



Va bene, ma se il dolore non è percepito dal soggetto che lo subisce viene meno il discorso del "perché far soffrire una persona".
Il punto è che lo Stato non può e non deve permettere l'eliminazione di una vita innocente per una ragione di giustizia. La soppressione di una vita può giustificarsi solo in questi tre casi distinti: legittima difesa, pena di morte e guerra.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Malandrina, io non lo so. Si va per gradi, si tenta. Bisogna provare a fare qualcosa, è sempre meglio che fare nulla e dire che non mi riguarda, dopo di me anche il diluvio. Non va bene. Al paese Italia mancano persone autorevoli che hanno a cuore la gente, il paese, la cultura, il territorio, la italianità ecc. Lo già detto, mi ripeto, mancano persone con cuore caldo, la mente fredda e le mani pulite.
“Non prenderti a cuore guadagno e perdita”


@mary ann, quello che dici è per molti versi giusto ed assennato ma, come già ti ho detto, se vuoi veramente cambiare la mentalità odierna, non si può fare a meno di allontanarsi significativamente dal sistema politico attualmente vigente.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).




Non ti seguo. Il dolore viene percepito da tutti, non ha importanza alcuna se uno è genio o non sa di essere al mondo. So che c'è una malattia, rarissima, tra l'altro, non mi ricordo come si chiama, quando una persona non percepisce il dolore fisico, ma si tratta di una malattia potenzialmente mortale, mi pare ovvio.
Beh, non sono d'accordo. In che modo possa vivere bene una persona nata senza metà del cervello? Può solo soffrire in modo atroce e, in più, far soffrire altre persone che prendono cura di lei e che percepiscono pure la sua sofferenza e quindi non vivono né loro né la persona malata.
“Non prenderti a cuore guadagno e perdita”


@Giò
Ma io sono dispostissima di allontanarmi. Allontanandomi, mi avvicino a ciò che propongo.
“Non prenderti a cuore guadagno e perdita”


Se tu mi dici che una persona "non sente niente di niente", vuol dire che il dolore non lo percepisce, pur subendolo.
Ad ogni modo, io non concordo minimamente con questa visione. Il dolore e la sofferenza, anche estremi, fanno parte della vita. In una certa misura, hanno anche una funzione "pedagogica" perché ricordano all'uomo che ha dei limiti e gli insegnano ad apprezzare meglio ciò che di positivo ha nella sua vita.
Nessuno comunque ha il diritto di decidere chi può o non può vivere in assenza di una colpa specifica: né lo Stato né, tanto meno, l'individuo.
Non far nascere una persona sulla base di una supposizione, per quanto poggi su dei dati ragionevolmente certi, è un atto arbitrario slegato da qualsiasi legge morale.
Non sappiamo quale sia il destino che ha riservato Dio a quella vita umana e non abbiamo il diritto di negare ad essa una possibilità, per quanto estremamente difficile possa essere.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).



