
Originariamente Scritto da
Triangolo nero
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I casi più inquietanti – in un’Europa nella quale la Spagna e l’Italia rappresentano due anomalie interessanti, al meno dal punto di vista normativo – restano tuttavia quelli di Germania e Austria, dove si finisce in galera per aver osato criticare la “Verità di Stato” sulla seconda guerra mondiale. Gli imprigionamenti non riguardano solo storici di professione come Irving, o autodidatti come Zuendel, ma anche semplici cittadini critici verso le cifre, le modalità, l’origine causale degli stermini di ebrei nei lager nazisti. Caso limite è quello dell’arresto dell’avvocato
Sylvia Stolz nell’esercizio delle sue funzioni, per aver osato difendere il “negazionista” Zuendel: un evento drammatico, che richiama le pagine buie di certi processi dell’Inquisizione che – molti secoli fa
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La polizia del pensiero
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"Queste leggi assurde sono esse stesse protette da altri strati di nuove leggi ancora più assurde, che rendono
impossibile persino ai difensori d’ufficio di fornire una difesa adeguata e coscienziosa a coloro che ricadono sotto questi reati d’opinione. Qualunque legale tedesco o austriaco che ci provasse, potrebbe essere – e spesso lo è – colpito d’arresto da parte del giudice, per essersi compromesso con questi reati”. E’ questo il caso dell’avvocato
Sylvia Stolz, condannata qualche mese fa in Germania a tre anni e sei mesi di prigione.
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Tra poco anche in Italia? - Andrea Carancini
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Non sia mai che in Germania e in Austria arrestino e sbattano in galera persino gli avvocati (cfr.
Sylvia Stolz) che difendono i cosiddetti “negazionisti dell’olocausto” e che l’Italia non sia in linea con i cosiddetti “parametri europei”.
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Libera Opinione » Belpaese, appunti di viaggio
di Claudio Moffa - professore presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Teramo
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Sylvia Stolz è ormai in prigione da quasi un anno nel carcere di Heidelberg, Germania, sotto l’accusa di “negazionismo” dei crimini nazisti. Ma differentemente da David Irving – il noto storico inglese che nel 2005 di passaggio per l’Austria venne condannato per lo stesso reato a tre anni e fu liberato “appena” un anno dopo grazie all’abiura delle sue tesi – e di altri personaggi che si sono voluti cimentare con il rischioso discorso dell’ “Olocausto”, la Stolz non vanta alcun titolo di studiosa, e non è nemmeno una dilettante più o meno ideologizzata di storia della II guerra mondiale. Sylvia Stolz infatti è un avvocato, e in questa veste aveva incontrato due altri condannati in Germania per reati di opinione, il tedesco Germar Rudolf e il fiammingo Siegfried Verbeke, prima di decidere di difendere di fronte a un Tribunale tedesco un terzo “negazionista”, Ernest Zundel
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La Stolz ha difeso Zuendel e ha pensato quel che pensa qualsiasi bravo avvocato: che bisogna in qualche modo anche entrare nel merito del reato contestato, dimostrando non la “verità” storica (non dovrebbe essere questo il compito di quale che sia Tribunale) ma la piena legittimità di un dibattito su quale che sia questione storiografica. Così dice anche la Costituzione tedesca.
Ma è a questo punto che l’articolo 130 del Codice Penale tedesco – che in combinato con il 226 punisce con la prigione da 1 a 5 anni chiunque “neghi” crimini quali quelli definiti dall’ormai abusatissimo Tribunale di Norimberga – ha travolto anche lei: tre anni e mezzo di prigione, e la sospensione per ben 5 anni dalla professione di avvocato. Una morte civile, motivata con espressioni di sapore inquisitorio: la condannata, ha sentenziato il giudice Rolf Glenz, avrebbe usato il processo Zuendel per sostenere lei stessa le tesi negazioniste, tanto è vero che “ha un riflesso istintivo per rilasciare dichiarazioni di estrema destra”
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Italia Sociale
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Ricevo la segnalazione di un importante convegno sulla legiferazione repressiva della libertà di ricerca storica, che riproduco integralmente di seguito. Al centro delle relazioni sta
il caso incredibile dell’Avvocato tedesco Sylvia Stolz, incarcerata per avere difeso Ernst Zündel in un processo penale.
La condanna di Sylvia Stolz è il segno inequivocabile dell’abrogazione di millenni di civiltà giuridica europea, in nome della lotta contro la ricerca storica e il revisionismo. Si è infatti arrivati al punto di condannare non soltanto gli storici revisionisti per i risultati scomodi e destabilizzanti delle loro ricerche e dei loro studi, ma persino i legali che hanno l’ardire di difenderli.
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Ancora sulla tirannide democratica: il caso Sylvia Stolz | Huginn e Muninn