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Discussione: Il Signoraggio

  1. #31
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Il Signoraggio

    S O V R A N I T Á M O N E T A R I A




    BASTA SIGNORAGGIO!




    La menzogna monetaria ha percorso tre secoli di storia ed è ovvio sia diventata ormai una verità scontata quella che IL DENARO E’ DI PROPRIETA’ DELLO STATO, il quale lo emette tramite la Zecca.

    Nell’immaginario questa ZECCA si chiama BANCA CENTRALE che, in effetti, si comporta come l’insetto parassita vampiresco..




    D: La Banca d’Italia è dello Stato? La Banca Centrale Europea è degli Stati europei?

    R: No. Neanche dello zero virgola %.






    E allora, direte voi, è solo una tipografia?

    Così dovrebbe.. invece LA BANCA VENDE LA MERCE-DENARO AL PREZZO FACCIALE, come se il tipografo che stampa i biglietti d'entrata a teatro mettesse in conto al committente il prezzo dello spettacolo per ogni singolo pezzo di carta..; il reale costo di una banconota da 500 Euro è di 3,00 Cent ma lo Stato l'acquista per 500 Euro, ipotecando il demanio e in più ci paga l'interesse.

    Oltre il danno la beffa!

    Beh, qualcuno penserà che comunque i flussi monetari sono regolati dalle merci, dalle risorse.

    Ma non è così..

    D: E’ dunque vero che non esiste più la convertibilità tra le banconote e l'oro?
    R: Sì, è vero. Dal 15 agosto 1971 non esiste la convertibilità delle valute nazionali in oro.
    Il presidente USA Nixon, infatti, pose fine agli Accordi di Bretton Woods, chiudendo la c.d. Gold Window, che prevedeva l’aggancio dollaro-oro dal 1944 (un oncia di oro = circa 35-37 dollari USA)





    La moneta è virtuale, convenzionale, un'allucinazione collettiva, governata dalla legge dell'accumulo e del profitto, così soggetta ad implosioni e paradossi, viene generata dal nulla sulla base delle stesse leggi di cui sopra.




    «La banca trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea dal nulla»
    . Paterson, fondatore nel 1694 della Banca d’Inghilterra, la prima Banca Centrale al mondo





    Questa illusione di ricchezza e povertà nasce dal SIGNORAGGIO.

    Esistono tre definizioni di "signoraggio" comunemente usate, con diversi gradi di "verità":

    definizione illusoria: in alcuni manuali di economia universitari si definisce "signoraggio" il denaro creato dal nulla dalla Banca Centrale per comprare titoli di Stato. Esso è in questo caso inteso come un ricavo del Governo, che in tal modo evita di chiedere tasse o soldi presso il pubblico (ma aumenta il debito pubblico!).

    definizione realistica: guadagno del sistema bancario derivante dalla differenza di interessi sui prestiti e sui depositi.

    definizione reale: guadagno del sistema bancario (fatto salvo il signoraggio sulle monete metalliche che va allo Stato) dato dalla differenza tra valore nominale e valore intrinseco della moneta emessa (di carta o elettronica che sia), al quale si aggiunge il guadagno sugli interessi.

    "Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri". Joseph Pulitzer (1847-1911)





    E' uno scandalo! Direte voi.. è scoprire l'acqua calda, IL QUID, non è possibile che nessuno per tre secoli non ci sia arrivato!

    Qualcuno sì.

    MARX per primo denunciò il Signoraggio e fu subito messo all'indice..

    Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a batter moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. Con queste banconote essa poteva scontare cambiali, concedere anticipi su merci e acquistare metalli nobili. Non ci volle molto tempo perchè questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato. A poco a poco essa divenne inevitabilmente il serbatoio dei tesori metallici del paese e il centro di gravitazione di tutto il credito commerciale. In Inghilterra, proprio mentre si smetteva di bruciare le streghe, si cominciò a impiccare i falsificatori di banconote. Gli scritti di quell’epoca, per esempio quelli del Bolingbroke, dimostrano che effetto facesse sui contemporanei l’improvviso emergere di quella genìa di bancocrati, finanzieri, rentiers, mediatori, agenti di cambio e lupi di Borsa.


    Karl Marx, Capitale, Libro I, Editori Riuniti, Roma 1974, {pp. 817-818}





    Ma i marxisti stessi oggi non ne sono più coscienti.. figuriamoci i capitalisti.. o la massa di frenetici consumatori per cui l'Economia è un'oscura scienza di indici Mibtel, PIL, tasso di sconto, di inflazione e giochi di Borsa..

    Ci arrivò anche Kennedy che si sganciò dalla Federal Reserve per coniare dollari di Stato e ossigenare l'America. Ma dopo pochi mesi lo eliminarono dalla faccia della Terra..

    "Il presidente Lincoln aveva bisogno di denaro per finanziare la Guerra Civile ed i banchieri internazionali gli offrirono un prestito al 24-36% di interesse; Lincoln rifiuto' la loro richiesta perche' non voleva gettare la nazione in tale enorme debito; Lincoln avanzo' la proposta al Congresso perche' approvasse una legge che autorizzasse a stampare banconote del Tesoro degli Stati Uniti. Lincoln disse 'Abbiamo dato al popolo di questa repubblica la piu' grande benedizione che abbia mai avuto - la loro propria moneta per pagare i loro debiti.'. Lincoln stampo' oltre 400 milioni di Dollari (senza debito ne interesse) e pago' i soldati, gli impiegati degli Stati Uniti e compro' forniture per la guerra. I banchieri internazionali non lo apprezzarono, volevano che Lincoln prendesse i soldi in prestito da loro in modo che gli americani fossero debitori di un interesse enorme sul prestito. La soluzione di Lincoln fece apparire questo ridicolo."

    Al di là di come li spese.. dimostrò che lo Stato ha facoltà di emettere moneta e poi morì..

    Mi dicono anche Umberto I..

    L'Asse Roma-Berlino-Tokio tentò di liberarsi dal giogo delle Banche Centrali e non fu mai un segreto per i potenti di chi fosse la sovranità monetaria.

    Nemmeno oggi. Ma oggi siamo in tanti a saperlo.





    Esistono sul pianeta MONETE COMPLEMENTARI, rari esempi di sovranità popolare monetaria. Vedi:

    Monete complementari




    Esistono persone che cominciano a porsi certe domande...

    1. Perchè lo Stato non si stampa da solo i soldi?

    2. Perchè conia le monete metalliche ma non stampa le banconote?

    3. Perchè emette Obbligazioni invece che stampare moneta esente da interesse?

    4. Perchè non esiste un elenco ufficiale dei proprietari della Banca d'Italia S.p.A.?





    La rivoluzione economica e sociale derivante dall'abolizione del Signoraggio sarebbe di proporzioni epocali per tutta l'umanità.

    Proprio oggi che la pazzia, l'alienazione, lo stress e le incertezze del futuro hanno raggiunto picchi da film horror.. mai come oggi la spinta evolutiva s'impone, senza moralismi o prevaricazioni di sorta, ma per la sola forza del buon senso a 360°.
















    Per approfondire, studiare il fenomeno, seguire e interagire col Movimento di denuncia del Signoraggio sono consigliati i seguenti siti web:




    SIGNORAGGIO :: SITI :: SIGNORAGGIO :: SITI
    Tutti i link, documenti essenziali, Faq
    SIGNORAGGIO NETWORK (signet@work) & PRIMIT denunciano la grande truffa dell'usura bancaria, del signoraggio e della riserva frazionaria
    Signoraggio Network, azione concreta, documentazione cartacea, forum, approfondimenti, Faq
    economical news business opportunities work at centrostudimonetari.org
    Rassegna stampa internazionale, indagini e monete complementari
    http://www.mclink.it/personal/MC0823/coupon.html
    Il mondo ha un problema (tradotto in 4 lingue)
    http://www.mclink.it/personal/MC0823...fosse_qui.html
    Lincoln e Kennedy
    DANEISTOCRAZIA = moneta debito = infibulazione economica (signoraggio privato = schiavitù)
    Blog di denuncia del Signoraggio=Schiavitù
    Maastricht e la perdita delle Sovranità Monetaria
    Maastricht e la perdita della Sovranità Monetaria
    http://www.mclink.it/personal/MC0823...apossibile.pdf
    Documento-manifesto sulla sovranità popolare monetaria
    BELLIA Home Page
    Reddito di Cittadinanza e Antropocrazia
    REDDE RATIONEM !!!
    Bankenstein, sito di denuncia, ricca bibliografia
    Benvenuti in SIMEC.org
    Il Simec, moneta al popolo
    Il sito del Signor Aggio
    Il signor Aggio.. Moneta a credito o moneta a debito?
    sovranitamonetaria : Comitato consumatori per la sovranità mo
    Lista Yahoo di Sovranità Monetaria
    http://www.joytopia.net/dateien/othe...ystory_ita.pdf
    Joytopia, utopia concreta, transizione e funzionamento della moneta pubblica.





    FATENE TAM-TAM !!!













    "Essenzialmente, l'attuale creazione di denaro ex nihilo (cioè dal nulla) operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. In concreto, i risultati sono gli stessi.

    La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto"

    (Maurice Allais, La crise mondiale aujourd'hui, Parigi, 1991)








    “E’ un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perchè se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina” J. Henry Ford



    SOVRANITA' MONETARIA

  2. #32
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    Predefinito Rif: Il Signoraggio

    TROLL

    Ed ecco il troll di turno, con un solo messaggio dritto qui, giusto per perdere ogni credibilità di poter passare come normale utente.
    Il simpatico di turno, ci spiega che il signoraggio si studia nelle università, proprio in quelle come la Bocconi che fagocita babbei votati al culto del liberal-capitalismo, un dogma inviolabile. Quando questi polli scopriranno, ovviamente troppo tardi, di essere stati stuprati ripetutamente in quelle università, gli resteranno solo le lacrime...


    Debunker e Gatekeeper: facciamo chiarezza...
    Nei primi post di questo blog vi avevo promesso di pubblicare qualcosa sul perchè alcuni personaggi che fanno controinformazione o così sembrerebbe, facciano in realtà parte di un sistema che loro stesso alimentano, non andando al sodo della questione ed essendo legati alle catene dei maniplatori, un'argomento delicato e incomprensibile per i più, ancora legati ai 4 gatekeeper del momento: Travaglio, Grillo, Santoro, Di Pietro.
    In realta cene sono tanti altri ma loro in tv appaiono come gli irriducibili, potermmo aggiungere Noam Chomsky, Piero Angela e la sua banada: il CICAP, i vari comunisti che non vogliono parlare di signoraggio, e tutti gli altri che sostengono la versione ufficiale dell'11 settembre, in pratica tutto il mondo dei media uficiali.
    Per molti quindi questi personaggi sono degli eroi ma per chi è addentro alle cose per modo di dire velate del NWO, pifferai depistatori avanzatori di proposte e di informazioni che in realà non vanno a celare l'ossatura del sistema in cui viviamo.
    Ecco allora qualche articolo che descrive le categorie dei debunker e dei gatekeeper di cui ripeto parleremo ancora:

    E' iniziato il Nuovo Rinascimento

    Molti indizi suggeriscono che sia ormai iniziata la terza fase nell’evoluzione della fondamentale figura del debunker nel dibattito in Internet. Dopo Arcadia e Medioevo, ora tocca al Rinascimento. La prima fase ha avuto luogo approssimatamente dal 2002 al 2004, la seconda dal 2005 al 2008, la terza è appena cominciata, con l'avvento del 2009. (A chi non avesse ben chiara la definizione di “debunker” consigliamo di riguardarla, prima di proseguire, nel suo stesso interesse. Si trova in coda all’articolo).

    Per quanto Internet esistesse già da tempo (il cosiddeto Pleistocene), è stato indubbiamente l’11 settembre a trasformare la rete nel campo di battaglia globale che oggi conosciamo, dove si dibattono ormai tutti i più importanti argomenti che riguardano l’umanità. Falso terrorismo, scie chimiche, revisionismo storico, finanza internazionale, bugie mediatiche, poteri occulti, mafia medica, ecc. sono diventati tutti argomenti di scontro frontale fra chi trova ingiuste certe situazioni e chi invece vuole che restino immutate.

    Nei primi anni, con l’insorgere di queste problematiche, il debunker visse un periodo relativamente sereno – detto appunto Arcadia – nel quale gli bastava bighellonare allegro per la rete, buttando ogni tanto quà e là un “ma non diciamo stupidaggini!”. (Corrisponde alla prima fase descritta da Schopenhauer nel comportamento della società di fronte a una scomoda novità: il dileggio).

    Ma presto gli stessi debunker si resero conto che si trattava di problemi molto complessi e variegati, e dovettero organizzarsi seriamente per tenere a bada questo dilagare improvviso di ideologia destabilizzante.

    Iniziarono così gli anni bui del medioevo, dove il sangue scorse a fiumi, le bestemmie coprirono le parole, ...

    ... e ogni limite di decenza morale fu calpestato, nella disperata lotta di chi sa che per sopravvivere deve riuscire comunque a tagliare una testa più dell’altro. (E’ la seconda fase di Schopenhauer, la reazione virulenta).

    Poi di colpo fu la calma.

    Affrontati in qualche modo tutti gli argomenti più importanti, esulcerato all’inverosimile ogni aspetto più recondito, ci si rese conto che ormai Internet era diventato un luogo dove chiunque può trovare il meglio del meglio, su un fronte come sull’altro, di quanto è stato prodotto nel corso di questa lunga battaglia.

    Oggi non è più necessario rimettersi a discutere da zero ogni argomento del dibattito, basta confrontare le tesi già esistenti sui siti avversi, per potersi fare con serenità la propria opinione. (E’ la terza fase di Schopenhauer, l’introduzione della novità).

    Ecco quindi che il debunker, che fa di tutto per resistere al cambiamento, si ritrova a dover cambiare strategia. Di fronte al panorama desolante della novità, che ha ormai attestato le sue posizioni un pò dovunque, a lui non serve più convincere la gente che l’acciaio fonde a 40° sottozero, deve semplicemente evitare che troppe persone, informandosi qui e là, capiscano che non è vero.

    Tramonta quindi il debunker-guerriero medioevale, ormai lordo di sangue da non essere più nemmeno presentabile, e subentra il debunker-ideologico, molto più elegante e distaccato, che si presenta come il nuovo mecenate della verità in stile rinascimentale.

    Colto e delicato, con una approccio completamente diverso dai rudi antenati, il debunker ideologico si dedica esclusivamente ad una propaganda di ampio respiro, tesa a colpire nel suo insieme tutta l’ideologia destabilizzante, senza più sporcarsi le mani sui singoli argomenti (che fra l'altro non conosce nemmeno). Da oggi in poi lo sentirai semplicemente dire che “è stato smontato tutto”, mentre ti parlerà preoccupato di questa nuova malattia del secolo, il “complottismo”, che stranamente continua a diffondersi nonostante “non sia stato dimostrato un solo capo di accusa di una qualunque tesi complottistica”.

    La cosa non è affatto semplice, ovviamente, perchè ha di fronte nemici temprati dalle lunghe battaglie medioevali, che nel frattempo si sono guadagnati una reputazione non facile da scalfire al primo sparo di archibugio. Anche perchè appena si provano a sparare un pallettone vengono travolti da un fuoco di ritorno impressionante, che li obbliga a ritirate poco dignitose.

    Ecco allora spuntare l’arma segreta del debunker ideologico, vero e proprio Machiavelli rinascimentale. Laddove non sia possibile battere l’avversario sul campo, e sia necessario riconoscere le sue indubbie capacità critiche, si può sempre suggerire che queste capacità vengano usate a discapito del lettore stesso.

    Si suggerisce cioè - prima subdolamente, poi sempre più apertamente - che costui sia un gatekeeper, ovvero un personaggio mandato dal potere per “tenere buone le masse”, portandole a pascolare su prati appetitosi ma poco pericolosi.

    E’ una tentazione che purtroppo inizia a manifestarsi abbastanza spesso anche su questo sito, con frasi più o meno velate che cercano di alludere al “vero” ruolo del sottoscritto nel condurre le sue battaglie quotidiane.

    Di certo è molto più comodo che non stare ad argomentarle il singolo tema, perchè non devi più sforzarti di ragionare all’infinito, devi solo buttare là una mezza frase ambigua e vigliacca, nella speranza che poi germogli da sola.

    Naturalmente, non sta a me suggerire quale sia il mio vero ruolo nella rete. Posso solo ricordare che per definizione il gatekeeper è uno che porta il gregge su certi pascoli, proprio perchè vuole evitarne altri. E’ una accusa che si può quindi rivolgere a tutti quei personaggi che, per qualche motivo, si rifiutino sistematicamente di trattare certi argomenti scomodi, arrivando spesso a negarne l’esistenza pur di non doverlo fare.

    Vi sono ad esempio comici famosi che non riconoscono nemmeno l’esistenza delle scie chimiche, mentre una volta le denunciavano apertamente. Oppure popolari scrittori “da salotto”, che dicono che l’11 settembre è un problema “irrilevante”, mentre passano le giornate in TV a parlarci di Berlusconi. E si potrebbe anche far notare che questi personaggi, che condividono grandi fama e comfort personali, si sostengano curiosamente a vicenda.

    In tutto questo, io sfido chiunque ad indicare un solo argomento fra tutti quelli citati che questo sito non abbia trattato in modo approfondito e da ogni angolazione possibile, se non lanciato in primo luogo. (Se non sbaglio, fui fra i primi in Italia a denunciare le scie chimiche, alla radio e sulla rete). Nello stesso modo sfido chiunque a indicare un solo argomento “scomodo” al quale io abbia negato lo spazio in modo sistematico e ingiustificato.

    In conclusione: se io fossi un gatekeeper sarei semplicemente il più imbecille di tutti, perchè l’unico argomento da cui avrei tenuto lontano i miei lettori fino ad oggi sono la briscola ungherese e la pesca al cucchiaino.

    Mi rendo conto che questo articolo possa sembrare prematuro, ma mi piace pensare di aver sviluppato una certa sensibilità per queste nuove “correnti culturali”, per cui mi porto avanti e comincio a serrare bene le finestre di casa nostra.

    Vedrete fra non molto che non sbagliavo affatto.

    Massimo Mazzucco


    DEFINIZIONE DI DEBUNKER:

    Va sempre ricordato che discutere con le stesse posizioni di un debunker non significa esserlo in prima persona. Uno può essere perfettamente convinto di quello che sostiene, pur usando le stesse argomentazioni dei debunkers. Anzo, sono loro che gliele confezionano apposta.

    Il debunker invece è una persona che PER PRINCIPIO, SISTEMATICAMENTE E IN QUALUNQUE CASO si dedica a smontare tesi contrarie allo status quo, che ci creda o meno.

    Trattasi, in utima analisi, di buonafede e di malafede.

    Un altro modo per individuarlo è quello di osservare la cura e l’attenzione che il debunker dedica allo smontaggio DELLE PERSONE, invece di dedicarsi esclusivamente agli argomenti trattati. Uno che discuta in buona fede potrà trovarsi d’accordo o meno con l’altro sull’argomento specifico, ma non gli verrà mai in mente di attaccarlo personalmente, in modo complessivo e radicale, perchè non ha alcun interesse a farlo. A lui interessa solo capire.

    Mentre il debunker ha già capito tutto, e mira proprio a screditare la persona, perchè vorrebbe screditare in quel modo tutto il suo operato.

    Il Blog di Sigerson: Debunker e Gatekeeper: facciamo chiarezza...

    Ultima modifica di Majorana; 01-09-10 alle 18:35
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  3. #33
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    Predefinito Rif: Il Signoraggio

    IL SIGNORAGGIO: UNA TRUFFA STATALE SCONOSCIUTA

    Il debito pubblico è aggravato dall'assurdo del poco noto sistema del signoraggio, che vedeva lo Stato italiano stampare moneta cartacea tramite una Banca d'Italia che, pur dovendo essere organo di controllo delle banche, con il mito della liberalizzazione, negli anni '90, trasformata in S.p.A., è diventata proprietà delle maggiori banche private, che da controllate diventano controllori di se stesse, mentre le banche centrali di ogni Stato europeo sono controllate da una banca centrale con capitale dello Stato. Ma con l'istituzione di una banca centrale europea (con sede a Francoforte) tutte le banche centrali di ogni Stato sono state private del potere di battere moneta. E' infatti la banca centrale europea che è diventata proprietaria di tutta la moneta cartacea in euro. Ogni Stato deve pagare un tasso di sconto del 2,5% annuo alla banca centrale europea su ogni quantità di moneta di cui chiede l'emissione, giacché si tratta di danaro prestato dalla banca europea. Questo 2,5% rappresenta un debito per ogni Stato, che, mentre in corrispondenza, per esempio, di 100 euro emesse, riconosce alla banca europea un suo credito corrispondente (che non verrà mai chiesto in restituzione), tuttavia dovrà pagare l'interesse del 2,5 aumentando in tal modo il debito pubblico in titoli di Stato. Precedentemente era la Banca d'Italia che, proprietaria della carta moneta (e non delle monete di metallo coniate dalla zecca di Stato), stampava la carta moneta e chiedeva allo Stato il pagamento di un interesse su ogni quantità di danaro stampata. La Banca d'Italia con un gioco di prestigio pone la sua percentuale di proprietà della moneta cartacea della zona euro (14,57) sotto la voce “passivo” per ripeterla poi sotto la voce “attivo” trasformandola in riserve, che essa pone a disposizione delle varie banche commerciali. Queste, sulla base di un deposito nettamente inferiore a titolo di garanzia della Banca d'Italia, ottengono, sulla base di un certo calcolatore, prestiti dalla Banca d'Italia per un importo nettamente superiore (per esempio da 100 a 2000) per poi trasformarli in prestiti ai loro clienti ad un tasso nettamente superiore, prestando così ai loro clienti del danaro ricavato...dal nulla. La questione del signoraggio (cioè della proprietà del danaro che viene sottratto alla proprietà dello Stato italiano, costretto a comprarlo, prima dalla Banca d'Italia in mano alle banche private, ed ora alla banca centrale europea, è una di quelle cose assurde che soltanto negli ultimi anni si sta cercando con fatica di rendere pubblica. V. su questo argomento di Antonio Miclavez e Marco Della Luna (Euroschiavi, Arianna 2007). Su Google scrivere “signoraggio per conoscere il dibattito che si sta affacciando su di esso. In particolare “Signoraggio, Banca d'Italia, Banca centrale europea”; “Domande frequenti-Signoraggio; Banche, banchieri e moneta;”. Inoltre gli interventi del prof. “Giacinto Auriti”. Coloro che negano che il signoraggio aumenti il debito pubblico (v. su Google “Come capire il signoraggio”; “frottole e illusioni sul signoraggio”) dovrebbero spiegare e giustificare il 2,5% di interesse che le banche centrali di ogni Stato debbono pagare alla banca centrale europea sul valore nominale di un biglietto carta moneta (che tipograficamente costa 30 cent.).


    Blog del prof. Pietro Melis: IL SIGNORAGGIO: UNA TRUFFA STATALE SCONOSCIUTA
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  4. #34
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    Predefinito Rif: Il Signoraggio

    Le armi del negazionista del signoraggio

    1 luglio 2010

    SARCASMO

    Alcuni politici (tutti), ad esempio uno per alcuni (tutti): il Presidente Gas Inerte dell'Addus-Bluff, deplora la natura del nostro attuale sistema bancario e monetario e ne illustra gli effetti negativi, per poi appoggiare falsi programmi o proposte di legge il cui vero scopo è di consegnare ai banchieri il potere in tutti gli organi di controllo nazionali.
    Esaminate ogni proposta di legge in se stessa. Informatevi!

    Il Senatore della Repubblica sarcasticamente sopra citato, commette un crimine, ignorando coscientemente come tutti gli altri suoi colleghi parlamentari (associazione a delinquere) la Legge dello Stato N° 262 del 28 dicembre 2005. (leggetela!)

    Qui ho usato solo un po' l'arma del sarcasmo, l'arma dei negazionisti del signoraggio, ma non ho negato la verità non ho affermato il falso.

    Il sarcasmo è l'arma di cui si avvalgono normalmente i banchieri e i loro servi, vedi la risposta in diretta televisiva di Bersani: "ma quanto sei forte" rivolta a Tremonti che evidenziava che una nuova emissione di denaro avrebbe costituito un ulteriore aumento del debito pubblico, identica tecnica dei fakes negazionisti di interDet di cui ho già ampiamente divulgato la natura prezzolata in questo articolo: [negazionisti del signoraggio]

    Essi hanno compreso perfettamente che il Cittadino medio italiano è in grado di sopportare qualsiasi tipo di attacco tranne il sarcasmo. Si adotta, quindi, il sarcasmo per annullare gli sforzi delle persone oneste che tentano di dire la verità riguardo alla politica monetaria.

    Si adotta il sarcasmo per mettere a tacere coloro che si sono levati per dare l'allarme a una precisa minaccia portata dal sistema bancario alle istituzioni di Stato e quindi al Popolo.

    Si adotta il sarcasmo per nascondere il fatto che gli organi di propaganda politica sia di sinistra, che di destra (la casta asservita) lanciando i loro finti strali contro i PADRONI, non pronunciano mai una parola contro i "PRIVATI BANCHIERI INTERNAZIONALI" proprietari delle banche centrali.

    Il Cittadino deve restare indifferente al sarcasmo dei negazionisti, sostenendo ciò che è semplice buon senso, deve prepararsi a sostenere i propri principi contro tutto il sarcasmo che una mente diabolica può escogitare.

    ATTACCHI PERSONALI

    Un'altra arma subdola a cui ricorrono i negazionisti è quella degli attacchi personali su internet mediante siti e blog asserviti contro coloro che, dopo aver scoperto la verità, si prodigano per diffonderla.
    Accade molto spesso che una persona che abbia esposto alcune semplici verità sul web venga succesivamente citata in modo distorto.
    Se non si ricorre esplicitamente alla distorsione degli articoli per timore di conseguenze legali, ne vengono scelti alcuni spezzoni per darne un'impressione superficiale, evitando l'essenza di ciò che l'autore ha trattato.

    Le persone oggetto di attacchi di questo tipo non hanno alcuna possibilità di replicare, perchè i siti e i blog che pubblicano gli attacchi sono chiusi al contraddittorio e ai fatti esposti dalle vittime della diffamazione, a meno che queste vittime non dispongano di fondi sostanziosi per promuovere un'efficace azione legale.

    I commenti che leggerete sono palesemente falsi, quindi i nomi che firmeranno i commenti sono i famosi fakes della rete creati ad arte per contrastare la verità.
    Non apparirà mai un nome e cognome corrispondente ad una persona reale.

    Uno dei modi più sottili di applicare l'arma degli attacchi personali è di ignorare completamente i punti del problema sollevato dall'articolista perchè a essi non si è in grado di ribattere, mentre la risposta si trasforma in un attacco contro lo stesso articolista.

    Quando il Cittadino lettore si accorge di questo espediente, è saggio da parte sua esaminare a fondo le effettive affermazioni dell'articolista, perchè, probabilmente, esse sono la verità e ogni tentativo di confutarla non potrebbe che renderla ancora più evidente.

    Un illustre scienziato scriveva, riguardo alla questione monetaria:
    "Mentire a pagamento è il miglior modo di fare carriera".
    Da molto tempo, molti si chiedono come sia potuto accadere che tanti individui assolutamente mediocri, se non addirittura inetti, siano diventati così importanti e abbiano avuto un così grande "successo".

    L'Italia è piena di così detti "pezzi grossi", "esperti" e falsi leader in campo politico, religioso e commerciale, le cui dichiarazioni vengono enfatizzate dai media, per eliminare così la semplice verità e il buon senso.

    Citt. Sovr. Giovani Sandi


    Le armi del negazionista del signoraggio
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    Gli umori corrodono il marmo

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    Predefinito Rif: Il Signoraggio

    Replica ai negazionisti

    Così come la shoà, anche il signoraggio ha i suoi negazionisti, che sostengono che esso sia un'invenzione o il frutto di un equivoco. Noi riconosciamo il diritto a ogni forma di critica e di negazionismo (altrimenti saremmo antiscientifici), ma ci riserviamo quello di replicare e di additare errori e malafede.
    Da parte di alcuni negazionisti, alla nozione di signoraggio viene opposta, dal sistema bancario e dalla sinistra politica, un'obiezione logico-economica, che si può riassumere come segue:
    "La banca centrale di emissione cede cartamoneta, supponiamo 100 euro, in cambio di titoli di Stato, supponiamo per 100 euro, scadenti in 12 mesi al 4% di interesse l'anno. Lo Stato può quindi usare la cartamoneta così ricevuta (i 100 euro) per ripagare il debito capitale (100 euro), quando i titoli vengono a scadenza. Ne consegue che a buon diritto la banca centrale di emissione segna, nella propria situazione patrimoniale, all'attivo il valore del credito (+ € 100) nonché l'interesse ( + € 4), e al passivo il valore della cartamoneta emessa (- € 100). Ossia, i 104 euro tra titoli e interesse, che riceve in cambio della cartamoneta, non sono tutto guadagno netto, perché la banca deve sempre tenere a disposizione i titoli per renderli allo Stato qualora questo si presenti a essa con la cartamoneta per riscattarli. Onde non può venderli, incassare il ricavato e spartirlo tra i suoi soci o partecipanti. Ne consegue che il profitto della banca di emissione si riduce all'interesse percepito sui titoli, e da esso vanno tolte le spese etc. Quindi il profitto da signoraggio, o reddito monetario, praticamente non esiste o si riduce al tasso di interesse, il quale, a norma dell'art. 56 dello Statuto della Banca d'Italia, va per almeno il 96% allo Stato".
    Questa obiezione merita una confutazione attenta e articolata, ma non perché sia seria, bensì perché evidenzia ulteriormente l'assurdità di uno stato che si indebita per comperare da una banca centrale privata la cartamoneta che potrebbe stamparsi da solo a costo tipografico. La migliore confutazione di questa obiezione si trova nelle due storie "vere" che potete leggere nell'appendice. Ma già qui è opportuno fare alcuni rilievi.
    Innanzitutto, notoriamente, i titoli del debito pubblico sono titoli di credito trasferibili, come le cambiali, che vengono (originariamente o per il tramite di società di intermediazione finanziaria) acquistati dalla banca centrale di emissione. Questa può o tenerli nel proprio patrimonio, o ven derli a terzi.
    Se li trattiene, quando essi scadranno, lo Stato potrà pagarli o rinnovarli. Se li paga, la banca centrale incassa e realizza un utile, a fronte del quale non deve nulla ad altri... Se lo Stato, invece, li rinnova, allora la banca centrale rimane a credito - e i crediti sono una posta attiva del patrimonio.
    Se la Banca Centrale di Emissione li vende a terzi, realizza subito un profitto, ossia il prezzo della vendita, a fronte del quale non ha alcuna passività; e i terzi diventano titolari di un credito verso lo Stato; quando i titoli così ceduti scadranno, lo Stato li pagherà a chi ne sarà il detentore.
    In ambo i casi, la banca guadagna e la moneta emessa non costituisce in alcun modo per essa un passivo - quindi la sua appostazione come passività in bilancio è contraria alla realtà economica e giuridicamente errata (era corretta quando la banca di emissione era tenuta a convertire le banconote in oro a richiesta del portatore, perché questa sua obbligazio-ne era un debito, un passivo). Ne era consapevole il Governo Ciampi, che, nel suo disegno di legge, presentato il 10 Febbraio 1993, definì la moneta come "debito inesigibile" per la banca di emissione. Se è inesigibile, appunto, non è una passività - non è un debito. Ciò che non è esigibile, non è dovuto; e ciò che non è dovuto non è debito.
    In sostanza, è il gioco dei tre bussolotti: lo Stato realmente da, apparentemente riceve, dalla banca centrale di emissione; ma alla fine della giocata lo Stato rimane con un debito e la banca con un incasso o un credito vendibile sul mercato; e, se si va a verificare che cosa essa abbia ef fettivamente dato allo Stato come valore economico in contropartita, non si trova alcunché. Se, per contro, lo Stato emette in proprio la moneta (come talora fa con la cartamoneta e sempre fa con gli spiccioli), lo Stato si procura egualmente la cartamoneta di cui ha bisogno, con la sola differenza che non si ritrova indebitato e in deficit di bilancio. Ed è una bella differenza, che si traduce in meno tasse, quindi minori costi, minori prezzi, più sviluppo e più occupazione.
    In secondo luogo, dato che il credito della banca centrale di emissione costantemente si accresce degli interessi che via via maturano, il credito della banca di emissione verso lo Stato è sempre e per forza di cose superiore alla quantità di denaro circolante. Lo Stato chiede continuamente de naro alla banca centrale di emissione per coprire il proprio disavanzo di bilancio - disavanzo causato proprio dagli interessi sul debito pubblico - e non riduce praticamente mai lo stock capitale di debito pubblico. Dunque non può avvenire che lo Stato si presenti a riscattare massicciamente i pro-pri titoli di debito presso la banca centrale di emissione, mettendo questa in difficoltà in quanto la banca sia rimasta a corto di titoli del debito pubblico. D'altronde, non è che la banca centrale di emissione sia obbligata a vendere i titoli di Stato in suo possesso allo Stato, se questi glieli chiede. Tutto quello che lo Stato può fare è pagare questi titoli alla scadenza, in mano a chi ne sia titolare in quel momento; oppure comperarli sul mercato, in quanto siano offerti. Insomma, una volta che lo Stato abbia ceduto i propri titoli alla banca centrale di emissione, non ha più modo di recuperarli se non comperandoli a prezzo di mercato e in quanto disponibili.
    In terzo luogo, e soprattutto, basta guardare alla realtà: chi ha denaro che è accettato dal mercato, ha perciò potere di acquisto. Chi ha il potere di creare a costo zero denaro e di farlo accettare dal mercato (dai propri dipendenti, creditori, dallo Stato etc.), può aumentare a piacimento il proprio potere di acquisto sul mercato, a parità di beni e servizi disponibili sul mercato, diminuendo così il potere di acquisto degli altri soggetti e provocando svalutazione. Immaginiamo, per esempio, un piccolo stato dittatoriale, produttore ed esportatore di caffè, e in cui la moneta circolante è il peso. Il dittatore si mette a stampare nuovi pesos - ne stampa a costo tipografico, praticamente nullo, in adeguata quantità e li usa per comperare il raccolto di caffè, che poi vende all'estero e lascia i soldi ricavati in una banca delle Cayman Islands. Il dittatore si è già arricchito a spese della popolazione, che subisce una perdita del potere di acquisto del denaro proprio per effetto dell'immissione sul mercato di tutto questo contante, che scatena l'inflazione. I tassi di interesse schizzano in alto e così pure le tasse. I proprietari dei campi di caffè e di altri beni economici devono vendere perché non riescono a pagare l'accresciuto onere per tasse e interessi sui loro debiti. Il dittatore stampa altro denaro, finanzia le sue società e le sue banche, opportunamente costituite all'estero, e con esse fa incetta di questi beni, aumentando ulteriormente le proprie fortune e può pagare lautamente polizia, esercito e giudici per tenerseli fedeli contro le eventuali insurrezioni popolari.
    Ora, immaginate che il predetto dittatore e i suoi discendenti, nel tempo, conservando da un lato la sovranità monetaria entro la sua banca centrale di emissione, dall'altro lato riescano a costituire uno stato "democratico" con un parlamento eletto dal popolo - da un popolo che non sa che cosa sia e come funzioni la sovranità monetaria, come perlopiù non lo sanno i suoi rappresentanti - e avrete la base della moderna democrazia. Da questa base si sviluppano situazioni come quella che vivono oggi l'Italia, gli USA e molti altri paesi contemporanei.
    Va aggiunto che questo discorso si riferisce al solo signoraggio primario o di emissione, e dovrebbe essere ampliato al signoraggio secondario o creditizio, con cui le banche di credito, fingendo di prestare denaro ai loro clienti (in che senso fingano, sarà spiegato nel paragrafo "I mutui fantasma"), si fanno pagare da questi interessi e commissioni su mutui, anticipazioni e sconti non erogati; e inseriscono, nei propri bilanci, poste attive corrispondenti ai crediti per tali interessi e prestiti.
    Una seconda tesi negazionista si trova in Wikipedia e in una risposta a un lettore inviata dal consulente economico dell'On. Antonio di Pietro, prof. Antonio Borghesi, anche a nome dell'On. Di Pietro. Poiché i due testi sono pressoché identici, o uno ha copiato dall'altro, oppure essi sono stati scritti dalla medesima persona. Scrive questo illustre Professore:

    1. Il fatto che la banca centrale emittente iscriva al passivo il debito rappresentato dalla moneta emessa e all'attivo il credito di pari importo per il denaro che deve ricevere dallo Staio al quale la moneta stampata è destinata, fa esattamente pareggiare il conto economico e quindi nessun lucro particolare si manifesta a questo titolo a favore della banca centrale;

    Certo, ma, appunto, la banca non ha alcun diritto o ragione di mettere al passivo ciò che passivo non è. La teoria del signoraggio afferma che essa fa ciò allo scopo di pareggiare fittiziamente i conti, e non dichiarare un attivo patrimoniale e un profitto che invece esistono, e che, pertanto, essa dovrebbe girare allo Stato, invece che trattenerlo per i suoi soci.

    2. Che lo Stato iscriva al passivo il debito verso i risparmiatori che hanno acquistato i titoli, che vengono girati alla banca d'Italia in cambio di moneta, appare contabilmente corretto.

    Certo, ma lo Stato non dovrebbe emettere titoli, indebitando direttamente se stesso e indirettamente i cittadini, in cambio di niente, o meglio di banconote che paga al valore nominale anziché al loro costo tipografico - banconote che potrebbe stamparsi in proprio.

    "... l'ignoranza di taluni spinge a confondere la moneta intesa come strumento di pagamento con l'oggetto (banconota, moneta) che ha un costo di produzione modesto. Le Banche centrali non vendono un oggetto che costa poco e viene venduto a tanto. Non si può neanche dire che vendono moneta. Di conseguenza non esiste alcun guadagno stratosferico... ".

    Falso. Le banche di emissione vendono, ossia trasferiscono la proprietà di banconote allo Stato in cambio di titoli di Stato, ossia di cambiali dello Stato, promesse di pagamento, gravate di interesse.
    Alle banche di emissione le banconote costano pochissimo, solo il costo tipografico. Però se le fanno pagare al valore nominale.

    "Il discorso potrebbe essere vero se le banche centrali stampassero moneta a loro piacimento, ma così non è poiché la quantità di moneta in circolazione deve essere correlata alla ricchezza prodotta dal Paese."

    Non è vero che la moneta in circolazione debba essere correlata alla ricchezza prodotta: non vi è un vincolo oggettivo tra la seconda e la prima grandezza.
    Si può emettere (bene) moneta aggiuntiva al fine di realizzare investimenti che consentano un aumento di produzione di ricchezza, oppure (male) per coprire il disavanzo di bilancio, oppure (malissimo) al fine di produrre un rincaro una svalutazione della moneta e ridurre così il debito (pubblico o privato).
    Inoltre, le banche centrali stampano moneta talvolta senza che sia possibile controllare quanta ne stampano effettivamente, come avviene con l'euro, le cui banconote non hanno una numerazione progressiva -i numeri stampati su di esse sono codici con altre funzioni. È materialmente possibile che la BCE e le sue consociate, o meglio i loro dirigenti, stampino molti più biglietti di quanto dichiarano, e li usino per fini popri o per scatenare, quando farà loro comodo, un'ipersvalutazione.

    "La banca centrale guadagna sulla differenza tra il tasso che riceve tra il momento in cui stampa la moneta e il momento in cui incasserà i titoli che riceve dallo Stato.."

    Come può la banca emittente percepire interessi sui titoli di Stato prima che lo Stato glieli dia? Gli interessi maturano a scadenze regolari (coupons), oppure sono conglobati nel valore finale del titolo (zero coupon).

    "...ma non dimentichiamo che deve svolgere anche altri compiti: ad esempio spesso la moneta viene emessa per ritirare monete diventate vecchie e usurate ecc. "

    E questo che cosa c'entra mai col signoraggio?

    "Il signoraggio avrebbe invece luogo se le banconote venissero stampate ed emesse disancorate dalla ricchezza realmente prodotta dal Paese. In questo caso infatti ciò genererebbe inflazione, che come è noto crea un'ingiusta tassa, poiché determina un prelievo fiscale fittizio."

    È appunto quello che avviene. Una parte, di quello che avviene. Soltanto che il prelievo (fiscale) non è fittizio, è reale ma occulto, surrettizio. La gente non si rende conto che sta pagando una tassa ai proprietari della banca centrale di emissione. Si tratta di un tributo che viene pagato non in cambio di un servizio, ma come conseguenza di un rapporto di potenza tra pagatori e sfruttatori. Più esattamente, è il sovrapprezzo monopolistico delle banconote.

    "Non dimentichiamoci poi che sul reddito prodotto anche la Banca Centrale paga le imposte."

    Non dimentichiamoci, piuttosto, che il reddito prodotto come signoraggio non è dichiarato nel conto economico dei bilanci, mentre, nella situazione patrimoniale, l'attivo dato dal signoraggio è ingiustamente neutralizzato dall'appostazione di un passivo irreale, corrispondente al valore aggregato delle banconote in circolazione.

    "Altro discorso si potrebbe fare in ordine alla proprietà della Banca Centrale: sarebbe certamente più giusto, a mio parere, che le azioni della Banca fossero interamente di proprietà dello Stato."

    Giusto. E in effetti anche lo Statuto della Banca d'Italia, per esempio, vorrebbe che lo Stato e gli enti pubblici fossero titolari della maggioranza assoluta delle quote della Banca d'Italia. Però, chissà perché, si è fatto esattamente il contrario: le quote di proprietà di banche pubbliche sono state, attraverso la campagna di privatizzazioni dei governi di centrosinistra, passate contro legem (art. 3 dello Statuto) ai privati che hanno rilevato le azioni delle banche pubbliche privatizzate. Successivamente, in una trasmissione di Canale Italia, l'On. Di Pietro, capo dell'Italia dei Valori, smentendo il suo "esperto" e dimostrando di aver approfondito l'argomento, dichiarò che il signoraggio bancario è scandaloso, "peggio di una rapina" anche perché "legalizzato". Ora però Di Pietro dovrebbe prendere qualche iniziativa anche nel Consiglio dei Ministri, perché il signoraggio bancario non è uno dei problemi gravi, ma il problema principale dell'economia, della società e della legalità. Ogni ritardo, ogni omissione, da parte di chi lo ha capito e ha i mezzi per intervenire, suscita perplessità se non sospetto. Se qualcuno, nella maggioranza, non gli consente di agire contro il si-gnoraggio privato, lo denunci - oppure si dimetta da parlamentare e dal suo partito, altrimenti è incoerente e inattendibile. Infine, invitiamo l'On. Di Pietro a notare che le forze politiche si dividono non in progressiste e conservatrici, non in destra e sinistra, ma in forze di un'economia della produzione e del lavoro, e forze di una finanza di predazione.
    Da ultimo, rispondiamo a un'obiezione solo indirettamente negazionista rispetto al concetto di signoraggio: l'obiezione più volte mossaci dal giornalista Angelo Morini, conduttore di Canale Italia, che diverse volte ci ha oramai ospitato, e a cui va la nostra gratitudine e simpatia.
    Secondo Merini, il debito pubblico non è prodotto dal signoraggio, ma dal fatto che, semplicemente, lo Stato spende più di quanto incassa. Ossia, è dovuto al deficit di bilancio.
    Ovviamente, è vero che il debito pubblico è prodotto da una spesa pubblica superiore alle entrate e dall'accumularsi di questo disavanzo negli anni, con interessi passivi che si assommano a ogni scadenza. Anzi, questa è la definizione stessa di debito pubblico. Un soggetto economico normale, che ha più entrate che uscite, si indebita. Ma Morini trascura di considerare il fatto che lo Stato non è un soggetto economico normale, bensì un soggetto economico unico. Lo Stato, rappresentando il popolo (sulla carta costituzionale), è titolare della sovranità e dovrebbe, quindi, esercitarla. Tra i poteri sovrani esiste anche quello di emettere e immettere moneta nel mercato. Perciò lo Stato può e deve, nel collettivo interesse, coprire il proprio disavanzo emettendo moneta in proprio, senza indebitarsi. Ossia, nell'interesse collettivo, può estinguere il deficit a costo zero. Al contrario, quasi tutti gli Stati, nell'interesse particolare di proprietari privati delle banche centrali di emissione, emettono in proprio non il denaro, ma titoli di debito pubblico trasferibili a terzi, e li cedono alle banche centrali di emissione in cambio di pezzi di carta (banconote) da esse stampati a costo tipografico, ma che gli Stati pagano a valore nominale appunto scambiandoli contro titoli di debito pubblico trasferibili e gravati da interesse, e consentendo il suddetto gioco dei tre bussolotti. Interesse e capitale si accumulano anno dopo anno e l'Italia, per esempio, è arrivata a un debito pubblico pari al 108% del p.i.l. circa, con le dannose conseguenze che sappiamo per la collettività, ma con conseguenze estremamente positive e lucrose per le banche e le assicurazioni proprietarie della Banca d'Italia.
    Molto più sinteticamente si potrebbe rispondere al buon Morini anche nei seguenti termini: essendo il debito la conseguenza di uno sbilancio fra entrate e uscite, se lo Stato abdica alla sovranità monetaria cedendo ad altri il signoraggio, diminuisce le entrate e, a parità di uscite, aumenta di pari importo il debito.
    Ci si obietta anche, a questo punto, che, se lo Stato emettesse denaro per coprire il disavanzo, produrrebbe inflazione, o meglio svalutazione della moneta, perché aumenterebbe la quantità di moneta circolante a parità di beni e servizi, e il valore o potere d'acquisto della moneta è funzione diretta della quantità di beni e servizi sul mercato e inversa della quantità di moneta disponibile sul mercato.
    Questa obiezione è solo apparentemente logica. In realtà è essenzialmente ingannevole, almeno per due ragioni.
    Innanzitutto, e ovviamente, se lo Stato ha bisogno, in un dato anno, di procurarsi, supponiamo, un miliardo di euro per coprire il disavanzo di bilancio, la quantità di moneta circolante aumenterà egualmente di un miliardo di euro, tanto che lo Stato lo emetta in proprio quanto che lo faccia emettere dalla Banca Centrale di emissione. Anzi, nel secondo caso, aumenta di più di un miliardo, perché si aggiungono gli interessi su quel miliardo.
    In secondo luogo, è erroneo dare per scontato che la quantità di beni e servizi prodotti e disponibili rimanga immutata, anziché aumentare. Se vi è domanda di moneta, di credito, essa è diretta, almeno in parte, ad aumentare la produzione di beni e servizi, ma anche a realizzare infrastrutture, che aumentano l'efficienza e la produttività del Paese. Va anzi osservato che la regola, in fatto di deficit e di creazione statale di moneta, dovrebbe essere che lo Stato, allo scopo di prevenire la svalutazione monetaria, possa creare moneta aggiuntiva solo per valore pari a quello di investimenti produttivi e soprattutto infrastrutture - come nell'esempio dell'isola di Gurnesey, narrato altrove in questo libro - e non mai per spese improduttive, o per donare a tutti un demagogico salario di cittadinanza. In effetti, occorrerebbe istituire organi di controllo molto trasparenti e indipendenti per impedire emissione abusiva di moneta, consentendo ai cittadini di agire giudizialmente per bloccare questi possibili eccessi mediante class actions del tipo anglosassone.

    Tratto dal libro: €uroSchiavi, autori: Avv. Marco Della Luna, Dott. Antonio Miclavez, Arianna Editrice.


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    Predefinito Rif: Il Signoraggio

    Il signoraggio, un trompe-l’oeil? N. Forcheri

    Riproponiamo con l’aggiunta di commenti e nuove argomentazioni, il tanto discusso articolo sul signoraggio. Soprattutto dopo che Comedonchisciotte ha rifiutato di pubblicarlo, mentre ha pubblicato ieri un articolo di Barnard che gira intorno all’argomento, ma senza l’indicazione di fonti (20 aprile 2010).

    Ricordo una serata di tarda primavera in Chianti, in un bel giardino sulle colline, un’esposizione di quadri e sculture originali, una tavola imbandita e un’allegra brigata in piedi, a mangiare, bere, parlare, nel prato. Era già notte e tra i visitatori si era creata, dopo tante ore, e in una platea di vecchi giovani, artistoidi, felici di esistere, ebbri di profumi, una distesa e fantasiosa convivialità, un’atmosfera di contagiosa allegria, di quelle che agli inizi dell’estate trascinano un’avviluppante ma elegante euforia.

    Due donne si stavano commiatando calorosamente: una dai capelli lunghi e rossi, l’altra di tipo mediorientale, guardata amorevolmente a vista dal fidanzato, quando improvvisamente succedette l’inaspettato, l’imprevisto, l’informale, il “non si dovrebbe fare”. Le due si perdettero in un bacio in bocca, lungo, passionale, languido, di quelli da film d’amore romantici e sdolcinati.

    Poi succedette qualcosa di ancora più surreale: le due stavano lì, nel bel centro della scena, in mezzo al chiacchiericcio e agli schiamazzi, in una scena fuori dall’ordinario, ma NESSUNO LE VEDEVA. Nessuno tranne il fidanzato, che la guardava sgomento, una bambina ed io (spero di non perdere mai l’abitudine di vedere, come fanno i bambini…).

    Quando un conoscente mi ha chiesto di fornirgli gli argomenti per aiutarlo a ribattere a Barnard che continua a non “vedere” il signoraggio, tacciando chi lo “vede” di come minimo poco autorevole – per non citare altri epiteti poco lusinghieri – mi è venuto in mente la scena di quella sera, tipico caso di effetto ottico/mentale (cfr. http://www.youtube.com/watch?v=Ahg6qcgoay4 ) dimostrato in un video-test in cui chiedono di osservare attentamente una scenetta e di conteggiare il numero di passaggi di palla effettuati dalla squadra bianca, in un gran viavai di persone; la mente, predisposta a contare il bianco, NON VEDE un grosso orso nero entrare, fermarsi in centro, saltellare e uscire, anche se gli occhi ne registrano l’immagine.



    Provare per credere: così come nel test del video, la maggior parte non vede l’orso in mezzo alla sala, così per il signoraggio, la massa è talmente intenta a contare le entrate e le uscite, che anche se lo vedesse, la mente non recepirebbe l’informazione…

    Nel caso del signoraggio, poi, esiste un terzo caso di figura, oltre a chi vede l’orso e a chi conta i passaggi: quello di chi userà tutte le sue energie per cercare di dimostrare, screditando, emarginando, infamando, che chi ha visto l’orso, ha avuto una visione, delira, poiché quell’orso, quell’imprevisto per il sentire comune o il sapere convenzionale, non ha spazio nella mente di chi guarda, predisposta ad altro.

    Definizione ed esistenza certa del signoraggio

    Perciò, mi permetto di ritornare sull’argomento “signoraggio” – spero per l’ultima volta – per dissipare i dubbi di chi non abbia ancora predisposto la mente a guardare e invito tutti a scorrere una Comunicazione ufficiale della Commissione europea alle istituzioni dell’UE e al Rappresentante generale UE Javier Solana, nel 2007 (http://register.consilium.europa.eu/...t05068.en07.pd) che non sembra mettere minimamente in discussione né l’esistenza né la definizione esatta di “signoraggio”, quella difesa dai cosiddetti “cialtroni”, “fanatici”, “complottisti”, laddove, al paragrafo sulla rendita monetaria da banconote e moneta metallica è scritto NERO SU BIANCO che:

    “La rendita monetaria delle banconote e delle monete metalliche

    La moneta in circolazione (contanti) costituisce una fonte di reddito (generalmente chiamato “rendita monetaria” o “signoraggio”) per l’ente di emissione. Nel caso delle banconote in euro, tale reddito è ricavato e successivamente distribuito tra le banche centrali nzionali dell’area dell’euro, secondo una chiave specifica basata sul PIL di ogni paese e sul dato demografico. La situazione differisce rispetto alle monete metalliche in euro, poiché il loro reddito (che corrisponde grosso modo al valore facciale della moneta meno i costi di produzione e di messa in circolazione) è riscosso dal paese di emissione di dette monete metalliche. Questa impostazione dovrebbe essere egualmente soddisfacente purché non intervengano grossi movimenti migratori “netti” di monete metalliche in euro tra gli Stati membri (cioé afflussi sistematici verso, o fuoriuscite da determinati paesi) nel quale caso dovranno essere previsti alcuni aggiustamenti specifici o generici al sistema.” (Trad. NF)(1)
    Sebbene la definizione di “rendita monetaria” o “signoraggio” sia stata astutamente accostata al caso delle monete metalliche, tale definizione si applica logicamente anche alle banconote. Le banconote, infatti, è chiaramente detto nel testo, procurano reddito per le banche centrali nazionali, contrariamente alle monete metalliche che producono reddito per gli Stati, un reddito che equivale alla rendita monetaria, o signoraggio, definita come “grosso modo il valore facciale della moneta meno i costi di produzione e di messa in circolazione”.

    Certamente, se sei intento a conteggiare nevroticamente le entrate e le uscite, il PIL e il debito pubblico, nell’intento maldestro di rientrare in saldo – sopportato dall’apparato legiferino dell’UE con tanto di minacce – sarà difficile soffermarsi sulle cause ancestrali e sulle definizioni di base. Che cosa guadagna la BC? Da dove viene il debito pubblico?

    La definizione di signoraggio, e la sua inequivocabile realtà con tutti i suoi effetti sulla nostra vita (economica), è corroborata da tanti altri testi ufficiali – sebbene non certamente divulgativi – ad esempio da uno studio del 2007 di William Buiter della London School of Economics (cfr. 2) dove l’autore conferma nel primo paragrafo del documento che il signoraggio è inteso“storicamente (come) la differenza tra il valore facciale di una moneta e i suoi costi di produzione e stampa. Nelle economie basate su fiat money [moneta decretizia sganciata dalle riserve auree, ndr] la differenza tra il valore facciale della banconota e i suoi costi marginali di stampa corrisponde quasi per intero al valore facciale della banconota, in quanto i costi di stampa sono praticamente nulli. Stampare fiat money è pertanto un’attività altamente redditizia (…)”.(estratto e tradotto dall’inglese, Buiter, Seigniorage )

    Figuriamoci quindi quando le banche creano moneta contabile che non ha nemmeno i costi di conio…

    Problemi di contabilità

    Com’è possibile che tale fenomeno sia occultato ai più? Semplicemente per un trucchetto contabile. Ce lo spiega indirettamente sempre Buiter – ma anche altri autori come Colignatus (3) e Richard Werner (4) – laddove spiega che le “liabilities” cioé le passività della BC, di cui la massa monetaria circolante, “(…) lo sono solamente a parole in quanto non rimborsabili: il titolare di moneta-base [banconote e monete metalliche] non può insistere in qualsiasi momento nel rimborso di un determinato importo di moneta-base se non ottenendo lo stesso importo nella stessa moneta (base)”. Sono quindi finte passività.

    Una finta passività, la massa monetaria circolante, su cui la BCE e le sue banche satelliti richiedono un rimborso allo scadere dei titoli di Stato. La teoria della finta passività coincide con quella di Auriti che affermava che la moneta circolante della BC non dovrebbe essere posta al passivo poiché non dovrebbe essere rimborsata, visto che non era sua. Metterla al passivo, da parte della BC, equivale ad appropriarsene, cioé a vantare un (finto) titolo che da un (vero) diritto a richiederne poi il rimborso.

    Basterebbe che la BC mettesse in attivo la massa monetaria creata dal nulla perché tutti i guadagni occulti da signoraggio risultassero nella contabilità, non solo gli interessi, creando non poco scompiglio sociale, proteste di tutti i tipi e magari un vero spunto per cambiare.

    Ma oltre al trucco contabile, la farsa deriva dal traffico attorno ai titoli di Stato, come unico strumento obbligatorio dell’amministrazione dello Stato, per ottenere la liquidità di cui ha bisogno per funzionare.

    Le aste dei titoli di Stato

    Una volta create le banconote, la BCE le immette nel sistema. Come? Ci sono fondamentalmente due sistemi diretti, le aste dei titoli di Stato e le operazioni di mercato aperto (capitolo a parte).

    Sebbene sia vigente il divieto espresso di acquisto dei titoli del debito pubblico da parte delle BC, in realtà tale divieto è opportunatamente raggirato, con il sistema delle aste pubbliche (5). A tali aste, che sono tutto fuorché pubbliche, possono partecipare unicamente i cosiddetti “specialisti dei titoli di Stato” (dealers), nominati da Bankitalia, con la moneta nuova di zecca presa in prestito al tasso di sconto dalla BCE. I dealers sono i primi prenditori del debito pubblico (italiano), possono condizionarne pesantemente l’andamento – ciò che non si privano di fare – speculando, poiché sono loro che decidono il prezzo, anche se del caso, mandando deserta un’asta per obbligare lo Stato ad aumentare gli interessi sui titoli.

    Gli specialisti dei titoli di Stato

    Sono loro che hanno in mano i debiti pubblici. Sono i primi prenditori del debito autorizzati dalla BC, coloro che per diritto infuso godono della ius primae noctis monetaria.

    Infatti gli specialisti dei titoli di Stato (6) rivendono i titoli alle altre banche commerciali e sul mercato aperto, lucrando un guadagno sicuro ed elevato sul bisogno di liquidità dello Stato, via via fino “all’ignara vecchietta” che costituisce una percentuale di meno del 10 % rispetto ai veri detentori del debito. Ogni passaggio di mano comporta delle commissionii bancarie. In caso d’investimento non riuscito – vedi subprime – sarà l’ultimo anello della catena a pagare, l’ignara vecchietta, poiché gli specialisti di Stato della lista, e i loro amici, avranno già realizzato il loro guadagno. Non solo la vecchietta, ma tutti noi, ci ritroveremo con un pugno di mosche in mano per colpa delle truffe in aggiotaggio, i traffici e le scommesse criminali sul fallimento degli Stati degli specialisti sopra.

    Ad esaminare la lista, si capisce come il nostro debito, la nostra politica, e la nostra vita siano determinate da poche banche, e pochi proprietari di banche:

    diritto italiano d.i. – diritto tedesco d.t. – diritto olandese d.o. – Ltd e PLC d.b.

    Banca IMI S.P.A. d.i.

    Barclays Bank Plc d.b.

    BNP PARIBAS (?)

    Citigroup Global Markets Ltd d.b.

    Commerzbank A.G. d.t.

    Crédit Agricole Corp Inv Bank (?)

    Crédit Suisse Europe Securities Ltd d.b.

    Deutsche Bank A.G. d.t.

    Goldman Sachs Int Bank (?)

    HSBC France (?)

    Ing N.V. d.o.

    JP Morgan Securitires Ltd d.b.

    Merril Lynch Int (?)

    Monte dei Paschi di Siena Capital Services banca per le imprese S.P.A. d.i.

    Morgan Stanley and Co Int Plc d.b.

    Nomura Int PLC d.b.

    Royal Bank of Scotland Plc d.b.

    Société Générale Inv Bank (?)

    UBS Ltd d.b.

    Unicredit Bank A.G. d.t.

    Ognuna di queste banche meriterebbe un capitolo a parte, si noti solamente che a determinare il prezzo del debito pubblico italiano figurano unicamente DUE banche di diritto italiano, Monte dei Paschi di Siena Capital Services Banca per le Imprese SPA, e Banca IMI, appartenente alla banca Intesa San Paolo, la quale vanta tra i suoi azionisti Blackrock (Barclays), Crédit Agricole e Société Générale mentre Monte dei Paschi è pesantemente influenzata nelle sue decisioni – con l’aiuto della rotella di scorrimento, Caltagirone – dai pesi massimi di Axa, azionista di MPS, che sono Air France, Suez GdF, Saint Gobain e… last but not least, BNP PARIBAS.

    BNP PARIBAS, accanto al cui nome non è apposta alcuna sigla del tipo giuridico di società, ha come principale azionista il governo francese (17%) oltre allo stato Belga (11%), e ha acquisito il controllo totale di BNL, è il partner privilegiato di Albert Frère, che è l’azionista di riferimento di Gaz de France Suez, principale privatizzatrice e inquinatrice dell’acqua nel mondo e in Italia, dove figura anche il presidente onorario del Bilderberg ex commissario europeo, il conte Etienne Davignon.

    Non è da ricercare in nessun’altra parte quel fenomeno per cui sia a destra sia a sinistra perseguono – più o meno – le stesse politiche, ad esempio quello strano senso di impotenza che pervade tutto il nostro Stato e la classe politica di fronte alla calamità della privatizzazione dell’acqua. Sono loro, gli specialisti dei titoli di Stato, e in particolare BNP Paribas e MPS, soci in affari in questo sporco negozio, a pagare e ricattare i nostri politici perché si faccia. Con il coltello dalla parte del manico… del debito pubblico.

    Come? Ad esempio con quei 17000 conti segreti della camera di compensazione Clearstream – le camere da compensazione servono in teoria a compensare i pagamenti tra banche – attorno alla quale uscì lo scandalo nel 2002 grazie al giornalista investigativo francese Denis Robert (7).

    E qua si quadra il cerchio: il signoraggio è il principale pervasivo fenomeno di conflitto di interessi/aggiotaggio, poiché accorda a un piccolo gruppo di banchieri un potere pressocché illimitato di comprare i politici, le leggi, le sentenze, i media, potendo permettersi di nascondersi dietro a uno schermo fumoso chiamato democrazia, con tanto di scatole cinesi, cooptazione, regole tecnicistiche e confusioni giuridico linguistiche.

    Per dirla in breve, c’è un piccolo gruppo di finanzieri parassiti che ha ideato un sistema per salassarci le rendite e i redditi, andandone a creare anche laddove non solo non sarebbe lecito, ma addirittura illegale e completamente immorale (brevetti dei semi, dei farmaci, acqua privata, royalties petrolio, diritti di Kyoto, rendite per i cordoni ombelicali, per il trapianto degli organi, per i neonati in provetta e così via dicendo); di questo sistema di racket “legalizzato”, il maggiore, quello maestro, è quello del signoraggio, il furto supremo che ruba con un difetto intrinseco nello strumento di misura – il denaro – ma invisibile ai più proprio perché al centro della scena economica in un viavai depistante. Persino quando qua e là, nei testi ufficiali, la verità spunta fuori baldanzosa con lapsus, parole, o addirittura frasi esaurienti, nonostante la grossissima cappa di censura, sovvenzionata a suon di milioni creati, e la lista di omicidi per far fuori gli elementi che oltre a sapere da dentro, manifestano di volere parlare, il fatto permane: il signoraggio troneggia in mezzo al salotto e pochi lo vedono, perché tutt’attorno è un gran gesticolare per distoglierne l’attenzione.

    EnnediEffe. 4 aprile 2010

    Note

    “Monetary income from euro banknotes and coins
    Cash in circulation constitutes a source of income (generally called monetary income or seigniorage) for the issuing authority. In the case of euro banknotes, this income is pooled and subsequently distributed among euro-area national central banks according to a specific key based on each country’s GDP and population. The situation differs with respect to euro coins, as the income (which roughly corresponds to the face value of the coin minus the costs for production and putting into circulation) is collected by the country issuing the coin. This approach should be equally satisfactory provided that there are no strong “net” migratory flows of euro coins between Member States (e.g. systematic inflows to, or outflow from, certain countries), in which case certain (specific or general) adjustments to the present system will need to be envisaged.” Dalla Comunicazione della Commissione europea alle istituzioni europee
    “Seigniorage refers historically, in a world with commodity money, to the difference between the face value of a coin and its costs of production and mintage. In fiat money economies, the difference between the face value of a currency note and its marginal printing cost are almost equal to the face value of the note – marginal printing costs are effectively zero. Printing fiat money is therefore a highly profitable activity – one that has been jealously regulated and often monopolized by the State.” Da Seigniorage. William Buiter (http://eprints.lse.ac.uk/19733/1/Seigniorage.pdf )
    Colignatus: Un metodo corretto per contabilizzare la moneta nel bilancio della Banca centrale
    Richard Werner: A new Paradigm in Macroeconomics
    http://www.dt.tesoro.it/export/sites...estre_2010.pdf
    http://www.dt.tesoro.it/export/sites...braio_2010.pdf
    Révélation$ di Denis Robert, 2000 – Traduzione italiana di Marco Saba: “Soldi, il libro nero della finanza internazionale” 2002 Soldi. Il libro nero della finanza internazionale - Robert Denis - Nuovi Mondi - Libro e database di 38000 controparti in Clearstrem 38,000 Clearstream counterparties 2004


    Il signoraggio, un trompe-l’oeil? N. Forcheri
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  7. #37
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    Predefinito Rif: Il Signoraggio

    Godetevi i listati delle migliaia di conti neri usati dalle banche (per pagare – ma pochino – anche i Troll) presso CLEARSTREAM:

    CEDEL/CLEARSTREAM accounts 1995

    Clear Stream 2001

    38,000 Clearstream counterparties 2004

    Ci sono anche i nomi dei funzionari (porelli!!!) incaricati delle “bonifiche”….

    (fonte di Marco Saba)
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  8. #38
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    Predefinito Rif: Il Signoraggio

    EUROPOL assume troll:

    Help EUROPOL to find people to fight the seigniorage racket:

    Europol/2010/SNE/002 Operations Department Organised Crime Networks Unit Seconded National Expert 19.04.2010 *
    Europol/2009/SNE/020 Operations Department Organised Crime Networks Unit Seconded National Expert 12.04.2010 *
    Europol/2010/SNE/003 Operations Department Criminal Finances & Technology Unit Seconded National Expert 09.04.2010

    Please click here to see the salary table for Temporary Agent posts (effective as of 1 July 2008).

    In case you are interested to apply for one of the above vacancies please read the:

    Europol Recruitment Guidelines (pdf) and fill in the

    Application form(word)
    Application form for Seconded National Expert(word)
    To read the Staff Regulations of Officials and the Conditions of Employment of Other Servants of the European Communities click here.


    L'economista ($)mascherato: Help EUROPOL to find people to fight the seigniorage racket
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  9. #39
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    Predefinito Rif: Il Signoraggio

    Is Your Safe Haven a House of Cards?

    By Christopher Barker
    The Motley Fool, April 5, 2010

    If automatically dismissing allegations about the suppression of gold and silver prices as tinfoil-hat madness helps you to sleep better at night, then I wish you sweet dreams.

    If you prefer to consider the evidence on the merits; and draw your own conclusions, then you will want to read on.

    A recent extraordinary hearing held by the Commodity Futures Trading Commission (CFTC) to discuss the need for position limits in metals futures morphed unexpectedly into what I will argue was the grandest expose of potential fraud in modern financial history.

    A little background
    There is not an investor among us who has not been deeply disappointed by revelations of shady dealings in the financial sector over recent years. The list of prior assumptions about the economic landscape that people have been forced to begrudgingly shed stretches out like a list of Bernie Madoff's unsuspecting victims. We've witnessed the forensic discovery of Lehman's pre-collapse book-cooking, and now Goldman Sachs (NYSE: GS) has admitted (and defended) its role in disguising some of Greece's sovereign debt woes.

    Given a financial industry so awash in systemic impropriety, perhaps the notion of a scheme to manipulate and suppress the prices of gold and silver isn't so loony after all.

    I have been tracking this topic for several years, and we would need to sit down over a gigantic coffee to pour over all the verifiable evidence amassed by researchers like GATA (Gold Antitrust Action Committee), John Embry of Sprott Asset Management, silver analyst Ted Butler, and many others.

    Fools may recall GATA from a full-page ad that appeared in the Wall Street Journal in 2008 calling for an independent audit of the United States' gold reserves. GATA also "seeks to disclose and publicize the huge speculative short positions in gold taken by financial institutions and bullion banks" and has spent more than a decade compiling evidence of gold price suppression.

    One year ago, GATA board member Adrian Douglas issued a seminal report entitled Pirates of the COMEX, in which he deduced by comparing two sets of government-supplied data that JPMorgan Chase (NYSE: JPM) and HSBC (NYSE: HBC) were the principle holders of derivatives in precious metals. When only two entities control 85%-100% of a futures market segment, as Douglas alleged, they can effectively control the price of the underlying commodity. Fools eager to dig further into the reams of evidence pointing to price suppression in gold and silver are encouraged to visit my CAPS blog post here for a collection of relevant links.

    They finally have a whistleblower
    Whereas this research has come from the outside looking in, during the CFTC hearings the world was finally offered a glimpse from inside the alleged manipulation process. Andrew Maguire, a professional metals trader in London, has claimed colleagues from JPMorgan Chase bragged of their ability to knock down the price of silver at will.

    On February 3, 2010, in an email message posted here on GATA's website, he reportedly informed the CFTC's enforcement division of a manipulation event that would occur two days later when U.S. non-farm payroll data was released. He apparently then followed up with detailed insight into the process while it was occurring.

    Ultimately dissatisfied with the CFTC's response to his communications, Mr. Maguire alerted GATA of his allegations ... which were then made public by GATA Chairman Bill Murphy during the recent hearings.

    But wait ... the story gets bigger still.

    Is your "physical" gold or silver leveraged at 100:1?
    A critical exchange occurred after GATA's Adrian Douglas chimed into a conversation with his assertion that the leveraged market for physical metal is essentially a game of "paper backing paper." The underlying argument here is that the volume of gold traded daily at the London OTC metals exchange (LBMA) is so large (at about 20 million ounces of gold per day), that in fact the over-the-counter market for "physical" metal can not possibly be backed on a 1:1 basis by actual physical supply. As Mr. Douglas asserts: "it's fractional-reserve accounting, and you can't trade that much gold -- it doesn't exist in the world."

    Jeffrey Christian, founder of commodity consultancy firm CPM Group and "one of the world's foremost authorities on the markets for precious metals," brazenly confirmed Douglas' characterization of the metals market:

    The previous fellow was talking about hedges of paper on paper and that is exactly right. Precious metals are financial assets like currencies, T-bills, and T-bonds; they trade in the multiples of a hundred times the underlying physical and so people buying them are voting and giving an economic view of the world or a view of the economic world.

    In case you're thinking that Mr. Christian surely must have miscommunicated his intended point, he clarified most pointedly:

    People say, and you heard it today, there is not that much physical metal out there, and there isn't. But in the "physical market," as the market uses that term, there is much more metal than that. There is a hundred times what there is.

    I repeat: "There is a hundred times what there is." Did he learn from Bill Clinton what the definition of is is? I sure hope that kind of leverage never comes toppling down the way lesser leverage did in the mortgage securitization industry. Not to fear, assures Mr. Christian while commenting earlier on the short segment of the market, "there are any number of mechanisms allowing for cash settlements." It appears that he actually perceives no structural problem inherent in a metals market that would seek to deliver cash in lieu of physical bullion to investors who may be inclined to call this paper bluff. In some circles, one could call that for what it would be: default.

    Fools may recall a couple of instances in 2008 when physical supplies of bullion were very tight even as spot prices were mired in weakness. I believe that kind of anomaly results from an enormous disconnect between a leveraged market for paper gold and a much smaller market for actual, hold-it-in-your-hands physical bullion.

    Taking it all in
    If you have never considered the topics of price suppression or leverage in silver and gold before, this is a lot of material to process all at once. I believe that these revelations place this entire leveraged house of cards at risk. Conceivably, all it would take would be a few deep-pocketed investors overseas to call the market's bluff by demanding physical delivery of bullion, and the world's major futures exchanges could break down before our very eyes. Adrian Douglas points out that the LBMA exchange in London alone trades some $5.4 trillion per year in "gold" on a net basis. If the leverage of paper instruments to bullion stands anywhere near 100:1, then the implications are sufficient to make the Enron debacle look like child's play. Without mincing words, if the supposed quantities of gold and silver bullion simply are not there, then we may witness the greatest incidence of fraud in financial history.

    Investors with exposure to the popular gold and silver "bullion" proxies have some very critical assessments to make. Fools are encouraged to note that HSBC is the custodian for the holdings of the wildly popular SPDR Gold Trust (NYSE: GLD). On the silver side, we have JPMorgan Chase serving as custodian for the holdings of the iShares Silver Trust (NYSE: SLV). Both trusts indicate that underlying metal holdings are held on an allocated basis for the trusts, although the silver vehicle permits some 1,100 ounces of unallocated silver per trading day. This allocated nature of the holdings is enough to reassure many investors, but I still have my concerns.

    For my part, I have consistently stated my preference for Central Fund of Canada (AMEX: CEF), which has been around since 1961, and offers the magic words that discerning precious metal investors pine for. The fund holds "allocated, segregated and unencumbered gold and silver bullion and does not speculate in gold and silver prices". Another compelling alternative, the Sprott Physical Gold Trust ETV (NYSE: PHYS), was launched recently by the very firm that has been a vocal advocate for terminating the manipulation of the gold price for many years running.

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