
Originariamente Scritto da
Lars
La pena di morte abbruttisce e deumanizza chi la applica, colpisce nell'onore il carnefice (vigliacco che uccide un essere reso inerme) a me farebbe sentire perennemente in colpa avallare una cosa del genere, o perfino permetterlo. Quando viene permessa una cosa del genere, specialmente senza certezza assoluta di colpa o con ravvedimento palese e quindi con crudeltà gratuita e animalesca, dobbiamo sentirci in colpa tutti. Chi non si sente in colpa è psicopatico o egoista.
Poi, non potrei mai partecipare fisicamente a una cosa del genere, perlomeno nel 99 % dei criminali, e anche in quell'1 % non ci riuscirei, e non si può pretendere da altri quello che non riusciremmo a fare solo perché ci fa comodo, che venga fatto ma nascosto... no troppo facile. I boia un tempo venivano reclutati tra criminali che si erano asserviti al potere, tra la feccia della società, persone senza rispetto per la vita altrui.
Posti tutti gli argomenti contrari razionali (Beccaria e co.), resta in piedi solo quello della giustizia retributiva a favore, la quale cade poiché la pena di morte è molto peggio del delitto (almeno della maggioranza) in quanto viene inflitta al condannato un'enorme sofferenza psicologica lunghissima che spesso la vittima del delitto non ha subito. Omettiamo i principi personali morali e religiosi.
Ma il dolore principale, il più forte, non è già quello delle ferite; è invece la certezza, che fra un’ora, poi fra dieci minuti, poi fra mezzo minuto, poi ora, subito, l’anima si staccherà dal corpo, e che tu, uomo, cesserai irrevocabilmente di essere un uomo. Questa certezza è spaventosa. (...) Uccidere chi ha ucciso è, secondo me, un castigo non proporzionato al delitto. L’assassinio legale è assai più spaventoso di quello perpetrato da un brigante. La vittima del brigante è assalita di notte, in un bosco, con questa o quell’arma; e sempre spera, fino all’ultimo, di potersi salvare. Si sono dati casi, in cui l’assalito, anche con la gola tagliata, è riuscito a fuggire, ovvero, supplicando, ha ottenuto grazia dagli assalitori. Ma con la legalità, quest’ultima speranza, che attenua lo spavento della morte, ve la tolgono con una certezza matematica, spietata. (...) Un solo uomo potrebbe chiarire il punto; un uomo cui abbiamo letto la sentenza di morte, e poi detto: “Va ti è fatta la grazia!”.(...) No, no, è inumana la pena, è selvaggia e non può nè deve esser lecito applicarla all’uomo. (Dostoevskij, L'idiota)
Si tratta di un fatto di coscienza, costringermi a vivere in una società dove si pronunciano ed eseguono tali cose "in nome del popolo" e quindi anche mio, è una violenza verso la mia coscienza. Come per un pacifista uno Stato che fa la guerra in nome suo. Obiezione di coscienza. Questo è il nodo principale per me. Not in my name.