



Riconosco di non essere ancora riuscito a comprendere la sua utilità oggettiva.
Non è un deterrente sufficiente.
Il tasso di omicidi degli stati dove viene applicata non è inferiore rispetto a quello degli stati dove non è contemplata.
In caso di errore giudiziario, eventualità impossibile da eliminare preventivamente, non è possibile resuscitare il condannato (almeno fino ad ora, in futuro tutto è possibile, magari tra cento anni il giustiziato ingiustamente potrà essere clonato).
Insomma, quale è la sua utilità?
E chi ne usufruisce?
"I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
Alle vittime basta il silenzio perchè ad esse apprtiene la verità!"


Se fatta su di te credo tutto il forum....e sarebbe già una prova valida dell'utilità.
Poi nel caso risultassi innocente (ma ci sono prove oggettive che tu non sia innocente, le cazzate che scrivi sono quasi 46.000 post inutili), faremo una seduta spiritica per farti parlare nuovamente
"La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile" (Corrado Alvaro)
È così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi




Interessante.
Ma vi è qualche particolare ancora poco chiaro ai miei occhi (sicuramente a causa del mio scarso intelletto).
Chi è un assassino?
E' assassino colui che determina la fine di una vita altrui o anche colui che la provoca indirettamente?
Un diabetico che uccide un pedone a causa di una crisi ipoglicemica mentre è alla guida è un assassino?
Uno spacciatore che taglia le dosi che vende in modo improprio provocando la morte di qualcuno dei suoi clienti è un assassino?
Chi copre, appoggia o sostiene un assassino o suoi complici è assassino egli stesso?
Insomma, quale è il limite tra l'essere un assassino ed il non esserlo?
Ed in quale modo è possibile riparare ad un sempre possibile errore giudiziario riconosciuto solo successivamente all'esecuzione?
Questo ancora non l'ho capito.
"I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
Alle vittime basta il silenzio perchè ad esse apprtiene la verità!"


Il fatto che ti poni queste domande assurde, le cui risposte sono di una banalità assurda, fa comprendere quanto tu di un discorso serio non riesci a tenere le fila, ma devi sempre scendere in casi personali "strappalacrime" oppure a domande fuori luogo.
E dimmi....e se l'assassino fosse un alieno, avremmo giurisdizione? Tanto per completare la serie di domande inutili.
"La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile" (Corrado Alvaro)
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_Non rinnegare e non restaurare__
Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
L'invidia ha due bocche; con una sputa miele , con l'altra sputa veleno e fiele![]()


Nell'ordine:
1° Non nego che le mie domande siano di una banalità assurda, come assurdamente banali sono le risposte che ad esse vanno esposte, ma tu non ne hai fornita nemmeno una. Devo quindi pensare che non sei in grado di rispondere ad una domanda banale?
2° La morte di qualcuno è sempre un discorso serio, e questi può morire ad opera di un sicario, di un errore progettuale o di un errore giudiziario. Oppure un impiccato da innocente possiede meno dignità di altri?
3° La morte di qualcuno è sempre un caso personale. Riguarda il magistrato che ha emesso la sentenza, riguarda i periti che hanno esposto le prove, riguarda i testimoni che hanno esposto la loro versione dei fatti. Riguarda marginalmente anche l'imputato che rischia il collo, ma noto che questi ai tuoi occhi non riveste alcuna importanza.
4° Le domande saranno fuori luogo, ma tu non sei egualmente in grado di rispondere. Sai cos'è un assassino? Lo sai per concetti soggettivi e personali o in base a presupposti oggettivi universalmente condivisibili? Tu sei un assassino o potenziale tale? Se lo sei meriti la forca? Se non lo sei come fai a dimostrarlo?
5° Un alieno in visita sulla terra deve in ogni modo rispettare l'ordinamento giudiziario del luogo dove egli si trova. Nel caso commettesse un omicidio, atto che sul suo pianeta è legittimo, potrebbe godere di attenuanti generiche e particolari legate al suo bagaglio culturale, ma non di esenzione dal reato.
P.S.: Deve essere comodo vivere di certezze come fai tu. Come lo è per un qualsiasi fondamentalista islamico.
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Se vuoi rispondo, così faccio contento anche te.Chi è un assassino?
E' assassino colui che determina la fine di una vita altrui o anche colui che la provoca indirettamente?
Un diabetico che uccide un pedone a causa di una crisi ipoglicemica mentre è alla guida è un assassino?
Uno spacciatore che taglia le dosi che vende in modo improprio provocando la morte di qualcuno dei suoi clienti è un assassino?
Chi copre, appoggia o sostiene un assassino o suoi complici è assassino egli stesso?
Insomma, quale è il limite tra l'essere un assassino ed il non esserlo?
Ed in quale modo è possibile riparare ad un sempre possibile errore giudiziario riconosciuto solo successivamente all'esecuzione?
Questo ancora non l'ho capito.
1) E' colui che con INTENZIONE E DOLO uccide un'altra persona, con le aggravanti, qualora ci siano.
In criminologia il termine assassino indica colui che, volontariamente, compie un omicidio.
https://it.wikipedia.org/wiki/Assassino
2) No, la responsabilità di un gesto, proprio perchè necessità il DOLO, è personale. Colui che la provoca indirettamente viene chiamato omicidio colposo, e di sicuro il soggetto responsabile non è un assassino.
3) No, per le motivazioni di cui sopra
4) No, il suo è omicidio preterintenzionale eventualmente.
5) No, ha solo fatto favoreggiamento, reato punibile sicuramente con pena, ma non è un assassino.
6) E' scritto sopra...il voler uccidere, con dolo, un'altra persona. Se poi parliamo di pena di morte per un assassino, ti dico che personalmente la reputo pena valida SOLO se si parla di pluriomicidi, terroristi, o gente che ha fatto il gesto con aggravanti di particolare efferatezza o su minori di anni 14.
7) Ancora con sta manfrina....l'ho scritto 200 volte...vai e leggiti le risposte date sopra.
"La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile" (Corrado Alvaro)
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