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POL
Referendum Catalogna, eppure una buona parte della regione neanche parla catalano, le mappe
Il contestatissimo
referendum che si è svolto ieri in Catalogna sembra avere restituito l’immagine di un Paese in massa votato all’indipendenza. Con un tasso di approvazione della proposta del governo regionale che ha raggiunto il 90%.
Certo, l’
affluenza è stata particolarmente bassa, 42%, anche per l’opera di repressione dell’autorità centrale di Madrid. Diverse rilevazioni hanno però mostrato come con il tempo sia cresciuto il sentimento indipendentista. Anche come risposta alla repressione centralista.
E’ forte in molti osservatori la sensazione che la
strategia di Rajoy sia stata un errore. Che in realtà abbia trascinato verso l’indipendentismo un popolo che in realtà non lo ero.
E i numeri sembrano dare in parte loro ragione.
Una mappa de
Eldiario.es mostra come alle elezioni del 2015 i partiti indipendentisti non avessero raggiunto in realtà la maggioranza proprio nelle zone più popolose, in primis a Barcellona
Referendum Catalogna, a Barcellona una minoranza era per l’indipendenza e parlava catalano Praticamente
lungo la costa i partiti indipendentisti sia di destra che di sinistra nelle elezioni del 2015 ebbero meno del 50%. Si tratta dell’area
più ricca e globalizzata, dove vivono molti
immigrati, sia dall’estero, dall’Europa, che dal resto della Spagna. E tradizionalmente vota di più il partito socialista.
Non solo, dividendo in aree geografiche e storiche la Catalogna si osserva come sia divisa in modo piuttosto netto tra le “comarques” più catalaniste e meno. Ovvero tra quelle in cui si parla abitualmente il catalano, e quelle in cui lo fa solo una minoranza. Dalle terre dell’Ebro a Sud alle montagne pirenee a Nord, si supera il 60% nelle zone più
rurali. E tuttavia nell’area metropolitana di Barcellona non si superava il 27,8%. Una minoranza parlava catalano anche a Penedes e nell’area di Tarragona, adiacenti a
Barcellona.
Insomma solo una metà dei catalani in realtà potevano essere identificati come indipendentisti e a favore di un nuovo Stato. Tanto meno con una nuova lingua ufficiale diversa dallo spagnolo. Da ieri siamo invece in una t
erra incognita.
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Scritto da: Gianni Balduzzi
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