
Originariamente Scritto da
agaragar
La sfida che l’Europa non vuole raccogliere
Alberto Negri 28 ottobre 2017
Oggi abbiamo due Spagne, una monarchica a Madrid, una repubblicana a Barcellona. Non è la prima volta nella storia: nel 1934 l’indipendenza di Barcellona durò soltanto mezza giornata.
Ma il problema catalano potrebbe diventare europeo e innescare effetti imitativi. La Catalogna indipendente è isolata, non verrà riconosciuta dall’Unione europea né da altri Stati importanti,
la sua economia, quindi quella spagnola, sta perdendo investimenti. Ma non è con il commissariamento dei catalani che finirà una vicenda gestita malamente dal governo centrale....
L’atteggiamento europeo di sostenere Madrid ma anche di lavarsene in parte le mani è quasi suicida: già l’Unione ha perso la Gran Bretagna,
se poi si fanno largo le spinte indipendentiste sarà arduo tenere insieme l’Europa. La Catalogna è insomma una sfida all’Unione e all’ordine statuale uscito dalla seconda guerra mondiale,
già incrinato nei Balcani con la dissoluzione della Jugoslavia. L’Est europeo, per altro, non manda segnali confortanti sul piano della solidarietà europea.
Bisogna immaginare un futuro diverso per l’Unione. Certo l’Ue ha ottimi e razionali argomenti per sostenere che gli Stati devono andare verso una gestione sovranazionale delle finanze, della difesa, della politica estera.
Se i suoi cittadini intendono competere con le grande dimensioni di scala dell’economia americana o cinese dovranno fare blocco. Eppure ogni giorno abbiamo manifestazioni assai contrastanti:
lo stesso Stato sovrano non vuole rinunciare al controllo di attività ritenute vitali. Agita la golden share come la bandiera di un fante in trincea a difesa degli interessi nazionali.
E che fanno le regioni? Chiedono allo Stato di cedere il controllo e la gestione di fiscalità e servizi....
Il vessillo fiscale è stato anche quello della Catalogna prima che il comportamento negativo di Madrid facesse esplodere le forze indipendentiste.
Il radicalismo è stato incendiato dalle porte sbattute in faccia agli autonomisti che chiedevano un trattamento pari a quello dei baschi.
L’incrocio tra estremismo e arroganza è micidiale. Emergono spinte incontrollabili: il processo identitario, basato sui caratteri linguistici e storici, sommerge ogni considerazione razionale.
Si impone una narrativa che nei Balcani ha avuto effetti tragici. In un libretto diffuso dalla Generalitat di Barcellona campeggia la frase dello scrittore Josep Pla:
“La Catalogna è la regione più occidentale d’Italia”. Meglio noi degli spagnoli, insomma.
Il caso catalano ha una sua specificità. Dopo la fine della dittatura di Franco nel 1975, per mantenere la monarchia si diede luogo alle Comunidad autonome
mentre sarebbe stato forse più giusto avere una repubblica federale che però escludeva la corona, ritenuta allora una garanzia nei confronti delle forze armate legate al vecchio regime.
Il franchismo e il dibattitto sulla dittatura venivano così sepolti sotto il tappeto. Questa Costituzione rappresenta ma non contiene le forze centrifughe e i diversi interessi economici e identitari.
Ma la lezione catalana conta per tutta l’Europa: le spinte secessioniste derivano non tanto da questioni etniche come nei Balcani ma dalla crisi economica accompagnata dalla perdita di ruolo
e dalla frustrazione delle classi medie. I governi centrali e Bruxelles sono oggi nel mirino della loro rabbia.
La sfida che l’Europa non vuole raccogliere - Il Sole 24 ORE