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Discussione: L'enigma Rudolf Hess

  1. #11
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  2. #12
    Avamposto
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    Predefinito Rif: L'enigma Rudolf Hess

    Il delfino di Hitler andò in Inghilterra -

    .
    10 maggio 1941: un aereo privato si alzò da una base tedesca. In piena guerra, l'aereo volò in casa del nemico inglese.

    Nella regione del Lanarkshire, nei pressi del castello del duca di Hamilton, il pilota si lanciò con il paracadute. Arrestato, chiese di parlare proprio con il duca, al quale svelò la sua identità. Era Rudolf Hess, uno dei grandi capi del governo nazista, da poco designato vice di Hitler.

    All'aristocratico inglese (che era un simpatizzante del Terzo Reich) presentò un progetto di pace: in realtà una spartizione del mondo basata sulla fine delle ostilità tra Germania e Inghilterra e sulla alleanza tra le due potenze.

    La guerra era troppo avanti e la proposta fu rigettata. In più i vertici del nazismo (ed Hitler stesso) smentirono Hess, definendolo semplicemente "pazzo".

    Tutto quadra con un documento: l'ultima lettera dell'aviatore solitario al Führer, in cui era scritto:

    "Se il piano fallirà, dirai che sono pazzo"

    Perchè in Inghilterra?

    C'era un legame tra sette segrete e organizzazioni esoteriche tedesche e inglesi che addirittura risaliva al Seicento?

    Il volo di Hess nascondeva un progetto esoterico, di sette occulte che avevano sostenuto il nazismo alle origini?

    Avevano veramente simpatizzato in giovinezza Adolf Hitler, Heinrich Himmler, Hans Frank (nominato poi da Hitler governatore della Polonia) e lo stesso Rudolf Hess per varie organizzazzioni attratte dalla magia e dall'occultismo.

    Alcuni decenni prima, tra Ottocento e Novecento, erano riapparsi circoli del tipo rosacroce, sia in Germania che in Inghilterra. Secondo Giorgio Galli - massimo studioso del nazismo magico - si ricreò un “ponte esoterico” tra i due Stati; quello stesso legame che aveva influito sulla Guerra dei trent’anni, devastando la Germania nel XVII secolo.

    A fine Ottocento, in entrambi i paesi era nata la “magia sessuale”, teorizzata dall'inglese Aleister Crowley, noto occultista e agente dei servizi segreti inglesi. Questo personaggio era stato iniziato dal tedesco Theodor Reuss, maestro della setta occultistica denominata Ordo templi orientis.

    Queste mode coinvolsero aristocratici e corpi diplomatici. A Londra, nel 1888, una serie di delitti a sfondo sessuale furono attribuiti al misterioso Jack lo squartatore, che, secondo qualcuno era un parente della regina Vittoria.

    Crowley aderì alla Golden Dawn - una filiazione della Società rosacrociana - e portò in Inghilterra le idee dell'Ordine del tempio d'Oriente. Era il tempo di altre suggestioni: la dottrina segreta della russa madame Blavatsky - fondatrice a New York, nel 1875, della Società teosofica, le cui tesi interessarono Hitler giovane - e l’antroposofia di Rudolf Steiner.

    Dai due movimenti vengono portati in Europa i principi orientali del Karma e della Reincarnazione. Soprattutto, però, viene affermata la possibilità di esperienze spirituali da parte di uomini superiori, capaci di slegarsi dalle convenzioni del quotidiano.

    Sono principi anche presenti nel romanticismo tedesco e nelle definizioni di una razza superiore, legate alle tradizioni nordiche, con le antiche deità pagane e i miti degli eroi.

    Tutto questo è più palese in Germania, ma non del tutto assente in Inghilterra, dove Rudolf Hess cercò un appoggio che lo stato di guerra non consentì.

    Dopo il suo volo in Inghilterra e dopo il processo di Norimberga, Hess passò tutta la vita in carcere, facendo sempre la parte del pazzo. Morì, nel 1987, nella fortezza tedesca di Spandau.

    "Suicidio", si disse. Qualcuno dice però che fu ucciso. Ma chi poteva avere interesse ad uccidere un pazzo di 93 anni?



    Il Nazismo Magico. Rudolf Hess

  3. #13
    Avamposto
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  4. #14
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  5. #15
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  6. #16
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  7. #17
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  8. #18
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  9. #19
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  10. #20
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    Predefinito Rif: L'enigma Rudolf Hess

    Il giovane Hess e l’ascesa nel Reich.
    Rudolf Hess nacque il 26 aprile 1894 da una famiglia benestante. Il padre si occupava di commercio e fu durante uno dei suoi viaggi di lavoro che nacque Rudolf, ad Alessandria d’Egitto; lì visse fino all’età di 12 anni, finchè, nel 1906, la famiglia Hess fece ritorno in Germania.

    Hess partecipò alla prima guerra mondiale e fu proprio tra i suoi compagni di reggimento che conobbe Adolf Hitler, allora caporale. Nel 1920 Hess lasciò gli studi universitari ed entrò in politica, convinto da Hitler.

    In seguito Hess fece anche la conoscenza di Hermann Göring; i due divennero amici e insieme parteciparono al Putsch di Monaco nel 1923. In seguito al fallimento di questa rivolta Hess fu arrestato e con lui Adolf Hitler. Imprigionati insieme, Hess aiutò l’amico a scrivere il Mein Kampf, testo che sarebbe poi divenuto la colonna portante dell’ideologia del partito nazista.

    Negli anni seguenti Hess si avvicinò tanto a Hitler da meritare il titolo di “delfino” e nel 1933 venne nominato Reichsleiter, vice del Führer. La nomina gli derivò importanza e ampio potere nella scena politica del nascente Terzo Reich. Tuttavia Hess rimase il numero tre, dopo Göring e Hitler stesso.

    L’11 maggio del 1941 è la data della rottura tra Hess e Hitler. Quel giorno, infatti, il “delfino” si recò in Scozia. I motivi di questo viaggio sono ancora incerti (probabilmente un progetto segreto che comprendeva prima la pace con l’Inghilterra e poi il concentrarsi dell’offensiva nazista verso quelli che erano considerati i veri nemici, cioè Stalin e l’Unione Sovietica) ma sappiamo che la visita di Hess non fu gradita da Hitler che, incredulo, parlando alla radio, lo definì un pazzo. La sorpresa di Hitler e la pazzia di Hess potrebbero comunque essere ritenute una montatura; pare, infatti, che in una lettera che scrisse a Hitler prima di partire per l’Inghilterra, Hess abbia scritto: «Se questo piano dovesse fallire, nega qualsiasi responsabilità. Dì solo che sono pazzo». Alla fine Hess fu arrestato dagli inglesi, e questo gli fece evitare la condanna a morte durante il processo di Norimberga, essendosi la sua collaborazione con il governo nazista di fatto interrotta nel 1941[1].

    L’accusa, la difesa, la condanna.
    Il 20 novembre 1945 si aprì, nella cittadina di Norimberga, il famoso processo ai gerarchi politici e ai capi militari del governo nazista. L’accusa fu guidata dalle potenze risultate vincitrici nella guerra, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica.

    I capi di accusa furono quattro:

    Piano di cospirazione contro la pace per la conquista del potere in Germania e la successiva sopraffazione degli altri popoli.
    Crimini contro la pace e atti di aggressione.
    Crimini di guerra e violazione delle convenzioni (ad esempio Ginevra-Aja).
    Crimini contro l’umanità [2].
    Hess fu accusato di tutte e quattro le imputazioni, ma il suo processo durò solamente un giorno e mezzo. Infatti l’avvocato difensore di Hess, Günther von Rohrscheidt, depositò la richiesta di una perizia psichica per l’imputato, che mostrava chiari segni di squilibrio. Allora il tribunale nominò una commissione per stabilire lo stato mentale di Hess e ne derivò che l’ex delfino di Hitler soffriva di isteria e apparenti amnesie. Per questo, per tutta la durata del processo, l’unica difesa di Hess fu la sua presunta pazzia, una instabilità psichica in parte vera, ma che in seguito fu chiarita una volta per tutte. Infatti, ormai quasi al termine del processo, leggiamo nel verbale le seguenti parole di Hess:

    Mr. President, I would like to say this. At the beginning of the proceedings this afternoon I gave my defense counsel a note saying that I thought the proceedings could be shortened if I would be allowed to speak. I wish to say the following:

    “In order to forestall the possibility of my being pronounced incapable of pleading, in spite of my willingness to take part in the proceedings and to hear the verdict alongside my comrades, I would like to make the following declaration before the Tribunal, although, originally, I intended to make it during a later stage of the trial:

    Henceforth my memory will again respond to the outside world. The reasons for simulating loss of memory were of a tactical nature. Only my ability to concentrate is, in fact, somewhat reduced. But my capacity to follow the trial, to defend myself, to put questions to witnesses, or to answer questions myself is not affected thereby.

    I emphasize that I bear full responsibility for everything that I did, signed or co-signed. My fundamental attitude that the Tribunal is not competent, is not affected by the statement I have just made. I also simulated loss of memory in consultations with my officially appointed defense counsel. He has, therefore, represented it in good faith.”[3]

    Grazie a questa deposizione ci è possibile finalmente capire la vera natura della pazzia di Rudolf Hess e delle sue presunte amnesie: una serie di messe in scena unicamente a fini tattici.

    La mattina del 30 settembre 1946 l’udienza pubblica fu riaperta e la mattina del 1 ottobre furono pronunciate le sentenze di tutti gli accusati, una per volta. Rudolf Hess non fu condannato a morte, a differenza di 12 dei 19 imputati, ma delle 4 accuse a lui mosse fu incriminato solo per le prime due, cospirazione e crimini contro la pace. Condannato all’ergastolo, finì la sua esistenza nel carcere di Spandau dove, il 17 agosto del 1987, all’età di 93 anni, morì in circostanze misteriose, probabilmente suicida.

    La figura di Rudolf Hess è da sempre stata ammantata di mistero, dal momento che più che vero punto di riferimento politico fu simbolo di un esoterismo e di un occultismo che travolse gran parte dei seguaci nazisti. Nella sua presunta pazzia, infatti, Hess coltivò sempre la passione per riti iniziatici e misteriosi. Un fatto curioso che sottolinea questo carattere oscuro è la coincidenza della data della sua morte con il giorno in cui, sessantanove anni prima, era stata fondata la Thule-Geselleschaft, la società segreta alle cui idee si ispirò il partito nazionalsocialista, al quale Hess dedicò tutta la sua vita e per il quale commise crimini contro l’umanità che non possono essere in alcun modo giustificati.

    Pinerolo, aprile 2007 Elena Liuzzi

    Bibliografia

    Atti del Tribunale Internazionale Militare di Norimberga, I.M.T. Nuremberg (English version by the Avalon project at Yale law school): The Avalon Project : Documents in Law, History and Diplomacy (consultato nell’aprile 2007);

    Protocollo del Wannsee - 20 gennaio 1942 (English version by the Avalon project at Yale law school):

    http://www.yale.edu/lawweb/avalon/imt/wannsee.htm;

    Francoise DE FONTETTE, Il processo di Norimberga, Roma, Editori Riuniti,1997;

    Arrigo PETACCO, La Seconda Guerra Mondiale, Roma, Curcio, 1979;

    http://www.romacivica.net/anpiroma/n...ismobiog5a.htm (consultato nell’aprile 2007).


    --------------------------------------------------------------------------------

    [1] Cfr. http://www.romacivica.net/anpiroma/n...ismobiog5a.htm.

    [2] Francois DE FONTETTE, Il processo di Norimberga, Roma, Editori Riuniti, 1997.

    [3] Atti del Tribunale Internazionale Militare di Norimberga, I.M.T. Nuremberg (English version by the Avalon project at Yale law school): The Avalon Project : Documents in Law, History and Diplomacy.

    “Sig. Presidente, vorrei dire ciò. All’inizio della seduta questo pomeriggio ho dato al mio avvocato difensore un appunto dicendogli che pensavo che il processo poteva essere abbreviato se mi fosse stato permesso parlare. Desidererei dire ciò che segue:

    Per prevenire la possibilità di essere giudicato incapace di difendermi, nonostante la mia disponibilità a prendere parte al processo e a sentire il verdetto accanto ai miei compagni, vorrei fare la seguente dichiarazione davanti al tribunale, sebbene, in origine, io intendessi farla durante una fase successiva del processo:

    D’ora in avanti la mia memoria risponderà di nuovo al mondo esterno. Le ragioni della simulazione di perdita di memoria erano di natura tattica. Solo la mia abilità di concentrazione si è, di fatto, piuttosto ridotta. Ma la mia capacità di seguire il processo, di difendere me stesso, di porre domande ai testimoni, o di rispondere alle domande da solo non è stata con ciò intaccata.

    Sottolineo che mi prendo piena responsabilità per tutto ciò che ho fatto, firmato o cofirmato. Ma la mia fondamentale propensione a credere che il tribunale non sia competente non è influenzata dalla dichiarazione che ho appena rilasciato. Ho inoltre simulato la perdita di memoria anche nei consulti con l’avvocato difensore assegnatomi. Egli lo ha, perciò, affermato in buona fede.” (Traduzione dell’A.)


    Il processo di Norimberga e il numero tre del partito nazista, Rudolf Hess.

 

 
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