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Discussione: è morto Cossiga

  1. #381
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    Predefinito Rif: è morto Cossiga

    Citazione Originariamente Scritto da Libertas Visualizza Messaggio
    No erano dei marxisti che volevano redimere gli operai e le prostitute ostridicolo: ostridicolo:


    Riti Riti GONZO :sofico:
    No, erano fascisti rossi, come li definivano gli ipocriti dell'epoca, vergognandosi del fatto che si dichiarassero comunisti:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Brigate_Rosse

    Sinistra proletaria annuncia la nascita delle Brigate rosse - Cronologia - Eventi storici e tesi di laurea

    Come vedi sono sorte da gente che si ispirava alle teorie di Hitler, Evola, Mussolini...

    Le ventose, presto!!!!!!!!!!!!!ostridicolo:
    Ultima modifica di Mauri61; 18-08-10 alle 13:32

  2. #382
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    Predefinito Rif: è morto Cossiga

    Citazione Originariamente Scritto da Libertas Visualizza Messaggio
    No no , parliamo di uccisioni e ordine pubblico.

    i contatti fra BR e ndrangheta e camorra sono noti, e magari lì incontravano pure qualcuno del msi. iaociao:




    (adesso lo so che t'incazzi, conta fino a 100 prima di rispondere. )
    ALMIRANTE CHIESE LA PENA DI MORTE PER QUESTI REATI CONTRO LO STATO, 2 VOLTE PER CHI SI PROFESSAVA DI DESTRA. NUN CE PROVA'
    ADA

  3. #383
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    Predefinito Rif: è morto Cossiga

    Citazione Originariamente Scritto da ada desantis Visualizza Messaggio
    ALMIRANTE CHIESE LA PENA DI MORTE PER QUESTI REATI CONTRO LO STATO, 2 VOLTE PER CHI SI PROFESSAVA DI DESTRA. NUN CE PROVA'
    ADA
    Brava Ada, mentre a sinistra c'era chi li incensava o al limite li definiva compagni che sbagliano.
    Ma non ricordiamoglielo più, che poi frignano...

  4. #384
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    Predefinito Rif: è morto Cossiga

    Citazione Originariamente Scritto da Kobra Visualizza Messaggio
    Ah, un giochetto, allora. Non siamo interessati.
    Perchè sei intelligente caro Kobra.
    ADAiaociao:

  5. #385
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    Predefinito Rif: è morto Cossiga

    Citazione Originariamente Scritto da Mauri61 Visualizza Messaggio
    Citazione Originariamente Scritto da Libertas Visualizza Messaggio
    e in seguito i black block a Genova da dove venivano?
    sono apparsi dal nulla e spariti dal nulla, a parte i caffè coi poliziotti...hefico:

    Anche delle vere origini delle BR sappiamo....NULLA ciao và iaociao:
    Mario Ferrandi
    Walter Grecchi
    Giuseppe Memeo

    Condannati per l'omicidio dell'agente Custrà.
    Le foto che li immortalano hanno consentito agli inquirenti di farli condannare.

    Ora mi dirai che questi erano "infiltrati", o provocatori pagati dai servizi deviati...
    La realtà (scomoda, ma non per questo cancellabile) è che in quegli anni i gruppi extraparlamentari di sinistra dettero vita a bande armate, coi risultati che possiamo "ammirare" facendo una ricerca su Google o qualsivoglia motore di ricerca...

    Ma secondo te "nulla sappiamo" della BR.
    No, non erano infiltrati, tutta la loro area era provocatoria, il discorso sarebbe complicato.

    Li ho conosciuti personalmente e da subito ho sentito il "fieto del miccio"

    Ma anche l'intero pci crollato ha così dimostrato di non essere un partito di sinistra,

    Craxi invece non era collegato alle BR, ma sempre latitante :sofico:

    Ci vuoi accusare anche Saragat e Pannella con le brigate rosse? hefico:

    comunque tutta la politica della prima repubblica finì in galera, anche i liberali,
    però nell'ordine pubblico erano irreprensibili secondo te...GONZO
    Ultima modifica di agaragar; 18-08-10 alle 13:45
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  6. #386
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    Predefinito Rif: è morto Cossiga

    Citazione Originariamente Scritto da Mauri61 Visualizza Messaggio
    Brava Ada, mentre a sinistra c'era chi li incensava o al limite li definiva compagni che sbagliano.
    Ma non ricordiamoglielo più, che poi frignano...
    Non mi faccio fregare ncav:da questi signori io caro MAURI 61
    , li conosco troppo bene.
    ADAncav: Hanno ammazzato mio padre. ste carogne.
    Ultima modifica di Ada De Santis; 18-08-10 alle 13:45

  7. #387
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    Predefinito Rif: è morto Cossiga

    Questa che riporto è un'analisi molto veritiera di ciò che avvenne in quegli anni.

    A sinistra, invece, dinanzi a quei primi colpi di pistola molti non vollero vedere né sentire. […] Soltanto alcuni ebbero l’onestà di ammettere subito che il terrorismo delle Brigate rosse e dei gruppi affini nasceva in casa, tra le file delle sinistre, e andava messo sul conto del Sessantotto, tra i frutti marci di quella straordinaria stagione di grandi slanci, di enormi sciocchezze e di terribili errori.

    Quelli che sparavano, infatti, non venivano da una terra di nessuno né ci erano sconosciuti. Li avevamo incontrati nelle università occupate, nei cortei contro la repressione, negli «scazzi» durante le assemblee. Erano giovani leninisti o cattolici radicali o anarchici disperati, o niente di tutto questo e tutto questo assieme. Passati attraverso le allucinazioni ideologiche dell’era contestativa e convinti davvero che «lo Stato si abbatte e non si cambia», alla fine della grande festa si erano ritrovati vittime della frustrazione per quel Sessantotto passato invano, profughi di una politica senza pazienza e senza modestia, impegnati in una corsa cieca lungo la scorciatoia pericolosa del «mai più senza fucile».

    Questi erano i terroristi che cominciammo a incontrare all’inizio degli anni Settanta. Ma fra le molte sinistre non si volle ammettere che erano facce note e alcune, un tempo, anche facce amiche. Circolò una tacita parola d’ordine: rifiutare il «problema terrorismo» come problema della sinistra e negare che un certo numero di compagni si fossero messi a sparare, a rubare, a sequestrare. Così gli opportunismi di partito, la paura di essere coinvolti in un discorso amaro, e un’invincibile tendenza ad autoingannarsi, strinsero alleanza e generarono un doppio errore.

    Il primo fu quello di non voler riconoscere l’identità politica delle bande clandestine e di classificarle come semplici gruppi criminali. Questo avvenne soprattutto con le bande marginali, prima fra tutte quella del «22 ottobre» di Genova, che non si fregiavano della leadership di laureati a Trento, bensì della guida più modesta di operai e sottoproletari. Quando l’origine politica delle bande non poté più essere smentita, si commise il secondo errore: quello di sfuggire alla verità con l’aiuto di figure che avevano, sì, a che fare con la politica, ma erano figure di comodo, immagini continuamente diverse, talora contrastanti, però sempre false. Fu l’epoca del camuffamento. Per non confessare che il terrorismo veniva dalle file della sinistra, si cominciò a parlare di «sedicenti» Brigate rosse, di fascisti travestiti, di provocatori organizzati dal padrone, di agenti dei servizi segreti addetti alla strategia della tensione, di mercenari al seguito di qualche complotto straniero.

    Più tardi si ricorse a un camuffamento meno lontano dalla verità: i terroristi, in fondo, sono soltanto dei compagni che sbagliano. Quel «compagni» suggeriva molte cose e avrebbe dovuto condurre le sinistre a un esame accurato dei rispettivi album di famiglia, primo passo verso un giudizio politico netto su chi si era dato alla macchia. Ma l’immagine aveva anche un suono quasi affettuoso, vi si sentiva la voce di chi è disposto a comprendere e poi a giustificare e infine a perdonare […], Così «il compagno che sbaglia» non rappresentò soltanto un’altra figura di comodo: fu l’alibi per rimandare sempre la condanna politica e morale dei gruppi clandestini, e per non riconoscere che il terrorismo rosso era per le sinistre e per la democrazia un nemico ancora più pericoloso di quello nero.

    Come non ricordare il tempo dell’ipocrisia, gli anni sino al ’74? Il mito dell’avanguardia armata andava ancora forte e sembrava in grado di attenuare la delusione per i tanti slogan scanditi invano. […] Quante volte, di fronte a una classe politica imbelle e spesso marcia, di fronte a un sistema di alternative bloccate che non offriva speranze a nessuno e tanto meno ai più giovani, quante volte non abbiamo pensato: «Meglio le Brigate rosse di chi froda il fisco, di chi ruba nelle casse statali, di chi specula sulla salute del prossimo»?

    Le indagini della polizia erano pure azioni provocatorie contro l’opposizione di classe, la scoperta delle basi clandestine semplici messe in scena delle questure, i giudici impegnati nelle indagini sul terrorismo di sinistra ciechi persecutori delle avanguardie ai quali non si doveva credere, mai, a nessun costo. E quando venne sequestrato il procuratore Sossi, molti videro in quel rapimento la giusta lezione inflitta a un magistrato conservatore e una lunga beffa giocata allo Stato democristiano e dei padroni. Poi anche i terroristi rossi fecero i loro primi morti. Accadde a Padova nel ’74. Ma poiché era stato versato sangue missino, neppure quelle due vite spezzate bastarono.

    Per spiegare un delitto che non rientrava nello schema del Robin Hood vendicatore però mai assassino, certuni inventarono per i loro lettori una macchinosa storia di faide interne al neofascismo che s’erano coperte con la sigla brigatista. Altri si rallegrarono, dal momento che i morti erano fascisti e quindi, secondo lo slogan, soltanto carogne, tornate finalmente nelle fogne.

    Altri ancora continuarono a dire: «Sì, uccidono. Ma hanno delle idee e lottano per cambiare questa società». E così, alla ricerca di quali idee avesse il terrorismo, ogni volantino venne studiato come la bozza di un progetto politico elaborato da compagni che forse continuavano a sbagliare ma che era importante ascoltare. Per la stessa ragione, ogni fuga dal carcere sembrò un’evasione dai Piombi dello Stato Imperialista delle Multinazionali. Ogni generale dei carabinieri impegnato a dar la caccia a chi sparava fu definito un repressore del dissenso, un germanizzatore per conto del compromesso storico, un potenziale golpista. Ogni clandestino preso con le armi in pugno ispirò a pietosi cronisti racconti gonfi di rammarico. E in queste cronache, anche i killer assassini, anche gli addetti alla bassa macelleria del terrorismo, ebbero diritto al titolo di «militanti rivoluzionari» e persino a quello di «combattenti» (contro chi? contro le vittime dei loro omicidi?).

    Ci vollero altri anni, e molti altri morti, e soprattutto l’assassinio di un operaio comunista e di un giudice amato dalle sinistre, perché quasi tutti aprissero gli occhi. Allora, sia pure in ritardo, si fecero alcune scoperte banali. La clandestinità non produceva politica, ma soltanto una disperata caricatura della politica. La guerriglia non creava consensi, ma unicamente volontà di reazione e misure di sicurezza a danno della libertà di tutti.

    Il partito armato non aveva per la società italiana alcun progetto né riformatore né rivoluzionario perché si era sempre mosso lungo due ipotesi soltanto distruttive: trasformare la democrazia in un regime autoritario, in un nuovo fascismo, e, come fanno tutti i bravi cacciatori di teste, aggiungere assassinio ad assassinio. Oggi, finalmente, il terrorismo ci appare per quella cosa povera e feroce che è sempre stato. Brigate rosse, Prima linea e le più piccole bande sono un insieme di squadroni della morte che in quasi dieci anni hanno saputo costruire una cosa sola: la paura.

    L’Italia del dopoguerra aveva dimenticato quest’ombra nera, l’ombra di chi ti aspetta mentre vai al lavoro o rientri a casa, e ti uccide. Adesso gli squadroni della morte l’hanno rimessa accanto alla nostra vita. E ogni giorno vediamo ricominciare la paura. La paura di chi è stato colpito. La paura di chi teme di esserlo. La paura di chi, pur sentendosi fuori dal mirino di quelle pistole, osserva sgomento ciò che gli accade intorno; l’uomo ridotto a preda da terrorizzare e poi da abbattere […]. In questo modo, la storia del terrorismo italiano è, in realtà, la storia delle vittime del terrorismo. Infatti, che cosa potranno mai raccontare nei loro diari di battaglia gli squadroni della morte? Non certo l’inizio della guerra proletaria, non la fine del capitalismo, e neppure la distruzione dello Stato.

    Avranno soltanto da annotare una serie interminabile di atti violenti contro l’uomo, mascherati da «campagne di guerriglia» o da «fronti di combattimento», avranno soltanto da elencare i nomi degli innocenti assassinati […] È la povertà delle opere del terrorismo, e assieme la loro ferocia, ad aver suggerito questo libro. Accanto alla vicenda di uno dei tanti dannati dal mito dell’insurrezione, le storie qui raccolte sono quasi tutte moderne storie di briganti narrate da un versante scelto di proposito: quello di coloro che hanno provato sulla propria vita a che cosa conduce la logica dell’annientamento e la tecnica della caccia all’uomo. Certo, ci sono anche altre vicende da ricostruire […]. Ma oggi bussano alla nostra porta e chiedono di essere ascoltate queste voci, le voci di chi è stato spinto, inconsapevole, nell’inferno di una guerra dichiarata da una parte sola.

    Inserito il Mercoledì, 29 Novembre, 2006 alle 167 in I commenti di Carlà.

  8. #388
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    Predefinito Rif: è morto Cossiga

    Citazione Originariamente Scritto da Mauri61 Visualizza Messaggio
    No, erano fascisti rossi, come li definivano gli ipocriti dell'epoca, vergognandosi del fatto che si dichiarassero comunisti:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Brigate_Rosse

    Sinistra proletaria annuncia la nascita delle Brigate rosse - Cronologia - Eventi storici e tesi di laurea

    Come vedi sono sorte da gente che si ispirava alle teorie di Hitler, Evola, Mussolini...

    Le ventose, presto!!!!!!!!!!!!!ostridicolo:
    Tu forse ignori che Curcio prima di fare la tesi fu un militante cattolico :sofico:


    E Bottai era certo più marxista di lui. iaociao:
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  9. #389
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    Predefinito Rif: è morto Cossiga

    Citazione Originariamente Scritto da Kobra Visualizza Messaggio
    Ah, un giochetto, allora. Non siamo interessati.
    Se fosse fatto con dignità , e con onestà sarebbe un modo per esprimere ciò che si pensa di una persona, ma loro lo hanno fatto diventare un giochetto.
    ADA

  10. #390
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    Citazione Originariamente Scritto da ada desantis Visualizza Messaggio
    ALMIRANTE CHIESE LA PENA DI MORTE PER QUESTI REATI CONTRO LO STATO, 2 VOLTE PER CHI SI PROFESSAVA DI DESTRA. NUN CE PROVA'
    ADA
    Almirante con quella bocca poteva dire ciò che voleva....:sofico:
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

 

 
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