

_Non rinnegare e non restaurare__
Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
L'invidia ha due bocche; con una sputa miele , con l'altra sputa veleno e fiele![]()


Troppi ne aveva....
https://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Albino_Dalser
“L'essere umano sarebbe felice se tutto l'ingegno che gli uomini pongono nel riparare le loro idiozie, lo impiegassero nel non farle.”
George Bernard Shaw




Secondo la ricostruzione di Zeni, basata su un'intervista che questi afferma di aver avuto con la Dalser, sarebbe stato riconosciuto a Milano dal padre l'11 gennaio del 1916. Tuttavia l'atto di riconoscimento non è mai stato trovato[1][2]. Nel 1925 Benito Mussolini, da circa tre anni capo del governo, nello stesso anno del suo matrimonio religioso con Rachele Guidi, avrebbe assegnato al piccolo Benito Albino una dote di centomila lire in Buoni del Tesoro[3] ma, al di fuori di questa elargizione, non si occupò direttamente del bambino. I rapporti con Benito Albino furono invece tenuti dal fratello del duce Arnaldo che ebbe nei confronti del nipote un comportamento affettuoso.
Benito Albino visse con la madre in varie località fino al 1926 quando la donna, che non aveva rinunciato a proclamarsi legittima consorte del capo del fascismo, fu internata nel manicomio di Pergine e, successivamente, in quello di San Clemente nella laguna veneziana. Dopo il primo ricovero coatto della madre il bambino fu mandato in collegio prima a Moncalieri dai padri Barnabiti poi, dopo la morte dello zio Arnaldo, nel 1931, in un collegio di minore prestigio. Nel 1932 fu adottato da Giulio Bernardi, che ne divenne anche il tutore. Benito Albino non riuscì mai più a rivedere la madre e, secondo il giornalista trentino, sarebbe vissuto nel desiderio costante di essere riconosciuto dal padre.
Arruolatosi nella Regia Marina, dopo aver frequentato il corso di telegrafia[4] a La Spezia insieme con un nipote del padre adottivo, Giacomo Minella, si imbarcò con il compagno sull'esploratore Quarto in navigazione verso la Cina. Secondo le testimonianze di Minella, Benito Albino manifestò più volte ai commilitoni la sua stretta parentela con il duce. Fatto rimpatriare, fu anch'esso, come la madre, rinchiuso in un istituto psichiatrico a Mombello di Limbiate (l'allora grande manicomio provinciale di Milano), dove morì nel 1942 per consunzione[5]: alcuni studiosi hanno definito la sua scomparsa "un delitto di regime"[6], anche se non vi sono prove certe della parentela.


Aldo Togliatti, figlio di Palmiro sacrificato al Moloch comunista
Aldo Togliatti figlio di Palmiro, sacrificato al Moloch comunista
Aldo Togliatti nato il 29 luglio 1925 a Roma è morto a 85 anni, sabato 9 luglio 2011 nella clinica psichiatrica "Villa Igea" di Modena. Il padre, il guru del comunismo italiano Palmiro Togliatti, lo ha abbondato nel 1936 presso il famigerato collegio sovietico di Ivanovo a Mosca dove venivano allevati anche i rampolli degli altri despoti comunisti. Mentre Palmiro era impegnato a costruire l'abominio dello "homo novus" comunista e a vendere la balla dello "eden sovietico" sulla pelle di tanta gente che sottopone alle purghe staliniste, Aldino privato dell'affetto dei genitori perchè "figlio del partito" viene abbandonato e non riceve alcuna risposta alle lettere spedite ai genitori. Per Aldino il "Partito" non è l'eden e allora viene trattato come un "malato mentale". Nel 1945 Aldo ritorna in Italia laureato in ingegneria ma subisce l'ennesima ferita mortale: il "padre" Palmiro lascia la moglie Rita Montagnana per l'amante Nilda Iotti e addirittura adotta una bambina. Nel 1950 Aldo, umiliato e ferito profondamente, contrae la schizofrenia. Nel 1951 Aldo, insieme alla madre ebrea Rita, viene rispedito a Mosca mentre Palmiro ostenta la sua nuova "famiglia" comunista. Per Aldo e Rita è un inferno anche perchè scoppia in tutta la sua efferatezza l'antisemitismo comunista oltrecortina con purghe e assassini di ebrei. Tornando nel 1956 a rapporto dal suo principale, Stalin, Togliatti non ritiene opportuno - come al solito - andare a trovare la moglie e il figlio. Grazie allo stalinista Vittorio Vidali - più umano di Palmiro - Rita ottiene per se e Aldo il ritorno a Torino e il lavoro alla Sip per prendersi cura di Aldo. Nel 1979 Rita muore e Aldo ritorna forzatamente ad essere il "figlio [o meglio figliastro] del partito". Viene ospitato a Modena presso le Frattocchie, il Pci modenese, poi internato od ospitato - a seconda dei punti di vista - nella "casa di cura" nella stanza 227, quindi 429, l'unico ospite della struttura di cui non viene evidenziato il cognome e la cui presenza viene nascosta fino al 1993. La notizia della morte è stata data dopo il funerale. Perchè? Hanno paura che Aldo ci dica ancora una volta l'inopportunità di intitolare strade e scuole al signore Palmiro Togliatti? Il Moloch comunista ha divorato anche Aldo Togliatti. Noi lo affidiamo con la preghiera a Dio-Padre colui che in Gesù Cristo ha dato per amore di Aldo la sua vita sulla croce! Adesso Aldo conosce, finalmente, l'amore di Dio-Padre e madre!
Quanti figli privati dall'ideologia comunista del Padre, Dio Padre, e dell'affetto della propria famiglia e della Famiglia, la Chiesa.
Quanti capi comunisti locali della "commissione morale" che hanno trascurato i propri figli e messo negli orfanotrofi magari per sposare la staffetta partigiana locale e crearsi così una "famiglia" nuova in carriera.
La cortina fumogena dei gendarmi della memoria che ancora adesso si spacciano come paladini dell'uomo e di una società solidaristica non ci impedisce di sentirne e vederne l'olezzo infernale. Ultimamente si sente di nazisti novantenni che vengono condannati all'ergastolo per crimini efferati di 70 anni fa. Dove sono le condanne all'ergastolo dei comunisti - anche nostrani (basta pensare alla guerra civile post-bellica) - che sono stati protagonisti anche recentemente di crimini efferati?
Per il Duce non c'eranoprove certe della parentela , invece per Togliatti
era più che certo che fosse il figlio .
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Figli illegittimi di comunisti e di fascisti, aborti della Petacci e della Jotti, che vuoi farci noi donne amanti del potere e di leader potenti siamo fatte così, mentre la scrofa della Meloni grufola per i vicoli di Roma, tra tanta monnezza non morirà certo di fame.


Per il Duce non c'eranoprove certe della parentela , invece per Togliatti
era più che certo che fosse il figlio .
Se ti fa comodo? per Mussolini erano comodi anche i manicomi, e finiva tutto li, che schifo.






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"Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme." (Charles Bukowsky)