
Originariamente Scritto da
adry571
Carige non come le banche del Pd. Le differenze nei salvataggi di Mps&C - Affaritaliani.it
Va ricordato che nel caso di Banca Carige l’intervento dello stato non prevede, per ora, alcun esborso per i contribuenti, avviene a fronte di un istituto che non ha passato gli “stress test” ma risulta pienamente solvibile e ben patrimonializzato dopo l’intervento dello Schema volontario Fitd e dovrebbe fungere da “ponte” per favorire la cessione di 2,5-3,5 miliardi di crediti deteriorati di vario tipo (Npl) da Banca Carige alla Sga, condizione necessaria perché qualche altra banca (Unicredit, Cariparma, Bper Banca e Ubi Banca i nomi più gettonati) possa farsi avanti per rilevare l’istituto ligure e chiudere definitivamente la vicenda.
Quando si ricorse alla “risoluzione” di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara stava invece per entrare in vigore la normativa europea sul “bail in” ossia la direttiva Bddr, tuttora in vigore, che prevede espressamente che una banca in dissesto (come apparivano gli istituti in questione, dopo 1,7 miliardi di euro di perdite e 6 miliardi di crediti deteriorati) dovrebbe essere mantenuta in attività “mediante l’uso di strumenti di risoluzione ricorrendo, per quanto possibile, a fondi privati, attraverso la vendita o la fusione con un acquirente del settore privato o previa svalutazione delle passività dell’ente, ovvero previa conversione del debito in capitale per effettuare una ricapitalizzazione”.
Alla fine al Fondo di risoluzione, pagato dalle altre banche italiane, andò un conto di 5 miliardi, mentre Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti furono ceduti a Ubi Banca per 1 euro e Cariferrara finì a Banca Bper, sempre al prezzo simbolico di 1 euro.