







Altroché @TheMeroving, altroché![]()


stringere la mano di una donna per la quale non si è mahram, non è permesso. Questo è basato su ciò che è confermato dal Profeta (sallAllahu ‘alayhi wa sallam) il quale disse, quando le donne gli davano la promessa di fedeltà:
“Non stringo le mani delle donne”
e i maschi cammellati che rifiutano donne medico...e i bambini che rifiutano maestre donne...?...
questi..."nuovi europei"...meglio perderli che trovarli...
la scienza è democratica...la realtà no...




La discendenza è il legame sussistente fra uno o più individui ed i suoi/i loro antecedenti. Se non viene portata avanti, la discendenza finisce. E' verissimo che ciò che la discendenza è o comporta apparterrà sempre a me, che ne sono il "frutto". Però se io non mi riproduco e non faccio in modo che la discendenza prosegua, tanti saluti alla discendenza. Analogamente, se l'identità di una nazione sotto il profilo etnico-biologico e culturale non viene trasmessa o viene profondamente modificata, tanti saluti a quella nazione. Il problema non è se la cultura africana sia o non sia superiore alla nostra: non è questo il punto e non lo è mai stato. Il problema si porebbe anche con una cultura analoga o addirittura superiore alla nostra. Ed infatti ciò che agli identitari di varia estrazione (dai più moderati ai più radicali) preme è la preservazione della nostra specificità etnica e culturale nel caos della globalizzazione mondialista e della cosiddetta "società liquida" in cui predomina un tipo umano sradicato. Insicurezza culturale? Prima ancora che di insicurezza culturale dobbiamo parlare di insicurezza demografica perché, anche se non fosse vero che nel lungo periodo, se continuiamo così, rischiamo di diventare minoranza in casa nostra, il dato oggettivo è che la demografia del Terzo mondo, da cui provengono gran parte degli immigrati, offre un quadro ben diverso da quello della demografia del Vecchio continente. Una promotrice della distruzione dei valori famigliari e di politiche abortiste ed anti-nataliste come Emma Bonino recentemente ha detto che abbiamo bisogno di immigrati perché noi italiani non facciamo più figli: questa è una delle più disgustose ipocrisie possibili perché il nostro declino demografico è figlio proprio di quella mentalità liberale, lassista, secolarizzata, individualista e progressista alla cui diffusione ha contribuito lei stessa con le sue ripugnanti battaglie politiche. E qui veniamo alla questione dell'insicurezza culturale: è ovvio che le nostre identità siano in crisi, ma questo proprio a causa di un processo di "deculturazione" diffuso nelle nazioni cosiddette "occidentali" promosso non a caso dai "soliti noti", cioè nichilisti di estrazione progressista e/o liberale. Se tu ad un uomo togli il respiro prima o poi morirà soffocato. Questa metafora esprime alla perfezione il rapporto fra gli europei e le loro identità nazionali di fronte all'infezione del marxismo culturale a cui ha aperto ampiamente la strada l'individualismo liberale (o che in altri casi c'è semplicemente andato a braccetto). Sostenere che basti che un bambino d'origine maghrebina frequenti la scuola italiana perché smetta di essere maghrebino, come se nel nucleo famigliare non apprendesse inevitabilmente la cultura nativa dei propri genitori, è ridicolo perché contrario alla realtà dei fatti. Al massimo, il bambino crescerà con una doppia identità culturale e questo ne farà un ibrido che non potrà certo dirsi italiano. Questa cosa può anche piacere a qualche etnomasochista ma evitiamo di dire che questo fenomeno su larga scala non significherebbe l'alterazione profonda della nostra identità nazionale.
Il "corso storico"? Solo Dio lo conosce, a noi uomini spetta solo difendere ciò che è buono e giusto anche se, apparentemente o momentaneamente, può risultare perdente. Che poi l'evoluzione naturale implichi, quasi deterministicamente, la fusione di ogni stirpe è solo un pregiudizio progressista e storicista, non la verità.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Non confondo nulla, Merovingio. Mi hai chiesto una comparazione fra la società italiana, quella taiwanese e quella congolese ed io ti ho elencato sommariamente quali sono i "parametri" che vanno confrontati, se si vuole procedere con la suddetta comparazione. Tutto qui. La cultura di un popolo non si esaurisce con il tasso di alfabetizzazione? E' vero, ma è comunque un fattore da prendere in considerazione per verificare il livello culturale di un popolo. E' l'unico? No, certamente. Ma dire che questo può essere o è un fattore da prendere in considerazione non lo si può contestare dicendo: "Non è esaustivo". Lo sappiamo già. Non è esaustivo, ma non va escluso. E lo stesso discorso vale per tutti gli altri "fattori" elencati. Da soli non sono esausitivi. Messi assieme ci dicono qualcosa. Non tutto, sicuramente, ma molte cose.
Proviamo con un esempio: se tu hai a disposizione un microscopio, sei in grado di rilevare cose piccolissime che ad occhio nudo non è possibile vedere. Se però io già vedo ad occhio nudo che esiste una determinata cosa, vuol dire che quella cosa potrà magari essere più piccola di altre esistenti, ma così piccola da essere insignificante non sarà.
Sei tu però quello che teme il verdetto di queste possibile ricerche, non quelli che accusi di avere un attaccamento morboso a supposti pregiudizi antichi![]()
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


E' inutile che mi ripeti che l'aborto di un singolo bambino down e pratiche eugenetiche imposte coattivamente non sono la medesima cosa: lo sappiamo già e l'abbiamo già detto.
Quello su cui continui ad essere elusivo è su questi due punti:
1) permettere ad una madre di abortire perché il nascituro è down significa riconoscere che l'essere down implica un'inferiorità tale da permettere l'eliminazione del feto. E' una considerazione fatta in virtù del corredo genetico del nascituro, considerato "scadente" e foriero di disagio per la madre che dovrebbe accudire questo bambino o per il down stesso, una volta uscito dal grembo materno;
2) stante quanto sopra, lasciare questa "libertà" ai singoli significa permettere che moltitudini di persone ragionino così e che, di fatto, si estinguano o riducano notevolmente i down nella nostra popolazione. E', ripeto, eugenetica spontanea. Volere che ci sia una norma che permetta questa possibilità non è un fatto neutro.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Può benissimo essere così, in determinate circostanze. Hai presente la parabola del buon samaritano? Se incontro una persona sofferente sul mio cammino e non la soccorro, a maggior ragione se nessun altro lo ha fatto o può farlo, manco gravemente contro la carità nei confronti del mio prossimo. E' il fatto che quell'uomo estremamente bisognoso sia lì, accanto a me, a rendermi responsabile della sua vita e del suo aiuto. Se non fossi stato lì, prossimo a lui, non avrei avuto alcun dovere particolare e grave nei suoi confronti.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).