
Originariamente Scritto da
Giò
(..)
Oggi non abbiamo chissà quale "consapevolezza sociale", oggi abbiamo perlopiù un forte individualismo, fomentato dalla chimera dell'egualitarismo. A furia di ripetere che siamo per davvero tutti uguali (e non solo in termini di dignità), si è creata l'illusione che ciò fosse vero. Quindi è chiaro che, in un clima del genere, l'idea che ci siano delle differenze e che ci si debba comportare di conseguenza suscita problemi. L'apartheid sudafricano, che comunque non è di certo un mio modello di riferimento, è crollato più a causa della pressione internazionale che per motivi interni. La fine che ha fatto la ex Rhodesia, abbandonando il regime segregazionista, è sotto gli occhi di tutti. Poi, se ragioniamo in termini di giustizia, concordo sul fatto che questi regimi avevano il difetto di essere troppo spesso carenti nella garanzia di quei diritti imprescindibili per ogni essere umano, a prescindere dalla razza di appartenenza, il che ha dato il pretesto per farli cadere ad ogni costo. Ma non sono di certo caduti perché "non funzionavano".
(...)
In quale opera di Aristotele sarebbe presente una frase del genere?
