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  1. #1701
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Il messaggio cristiano non dice che il "prossimo tuo" è solo colui che tu riconosci "simile o vicina a te" . Secondo il messaggio cristiano tutti siamo prossimi gli uni agli altri


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    Non esattamente. L'amore per il prossimo ha diversi gradi a cui corrispondono diverse intensità e doveri differenti. Prima dobbiamo amare la nostra famiglia, poi la patria ed infine il resto del genere umano.
    San Paolo lo disse chiaramente: "Se (...) qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele" (1Tm 5, 8).
    In merito, la dottrina è molto chiara (farò solo alcuni esempi, ma emblematici):

    "(...) con la carità siamo tenuti ad amare di più i nostri congiunti più stretti, sia perché l'amore verso di loro è più intenso, sia perché sono amati per più motivi. Ora, l'intensità dell'amore deriva dal legame di chi ama con l'amato. E quindi l'affetto verso le varie persone si misura dalla diversa consistenza del loro legame: cosicché ognuno è amato di più in base al suo rapporto col legame che lo rende amabile. Inoltre un amore va confrontato con l'altro in base ai rapporti reciproci dei vari legami.
    Perciò concludiamo che l'amicizia dei consanguinei è fondata sui legami dell'origine naturale; l'amicizia dei concittadini su una comunanza politica; e l'amicizia dei commilitoni sulla comune partecipazione alla guerra. E quindi nelle cose riguardanti la natura dobbiamo amare di più i consanguinei; in quelle riguardanti la vita politica dobbiamo amare di più i concittadini; e nelle cose di guerra i commilitoni" (San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae IIª-IIae q. 26 a. 8 co.).

    "Un uomo in più modi diviene debitore di altri, e secondo i loro gradi di dignità, e secondo i diversi benefici che ne ha ricevuti. Per l'un capo e per l'altro Dio è al primo posto, perché infinitamente grande, e causa prima per noi dell'essere e dell'agire. Al secondo posto come principi dell'essere e dell'agire vengono i genitori e la patria, dai quali e nella quale siamo nati e siamo stati allevati. Perciò dopo che a Dio, l'uomo è debitore ai genitori e alla patria. E quindi come spetta alla religione prestare culto a Dio, così subito dopo spetta alla pietà prestare ossequi ai genitori e alla patria. Ma nell'ossequio verso i genitori è incluso quello relativo a tutti i consanguinei; poiché la loro consanguineità dipende dai nostri genitori, come nota il Filosofo [Aristotele in VIII Ethic.]. Dell'ossequio poi verso la patria partecipano sia i compatrioti che gli amici di essa. Ecco perché la pietà si estende principalmente a codeste persone" (San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae IIª-IIae q. 101 a. 1 co.).

    "Ora, pertanto, se siamo obbligati per legge di natura ad amare e difendere particolarmente quella città nella quale siamo nati e cresciuti in questa luce, fino al punto che un buon cittadino non può dubitare di dover dare anche la vita per la patria, è molto più doveroso per i cristiani amare sempre la Chiesa. La Chiesa è infatti la città santa del Dio vivente, nata da Dio stesso e costituita dallo stesso Autore: è pellegrina qui sulla terra, ma sempre intenta a chiamare gli uomini per istruirli e condurli all’eterna felicità del cielo. Pertanto si deve amare la patria dalla quale abbiamo ricevuto il dono di una vita mortale: ma è necessario anteporle nell’amore la Chiesa, alla quale dobbiamo una vita che durerà in perpetuo: perché bisogna anteporre i beni dell’anima a quelli del corpo; i nostri doveri verso Dio sono molto più santi che non quelli verso gli uomini. D’altra parte, se si vuole giudicare rettamente, l’amore soprannaturale per la Chiesa e l’amore naturale per la patria sono entrambi figli della stessa sempiterna fonte, poiché hanno come causa e autore Dio stesso, dal che consegue che un dovere non può essere in contraddizione con l’altro. Possiamo e dobbiamo dunque amare l’una e l’altra: amare noi stessi; essere benevoli con il prossimo; amare lo Stato e il potere che vi presiede, e nello stesso tempo venerare la Chiesa come nostra madre, e con il massimo amore possibile tendere a Dio" (Leone XIII, Sapientiae Christianae, 1890).

    "La Chiesa di Cristo, fedelissima depositaria della divina educatrice saggezza, non può pensare né pensa d'intaccare o disistimare le caratteristiche particolari, che ciascun popolo con gelosa pietà e comprensibile fierezza custodisce e considera qual prezioso patrimonio. Il suo scopo è l'unità soprannaturale nell'amore universale sentito e praticato, non l'uniformità, esclusivamente esterna, superficiale e per ciò stesso debilitante. Tutte quelle direttive e cure, che servono ad un saggio ordinato svolgimento di forze e tendenze particolari, le quali hanno radici nei più riposti penetrali d'ogni stirpe, purché non si oppongano ai doveri derivanti all'umanità dall'unità d'origine e comune destinazione, la chiesa le saluta con gioia e le accompagna con i suoi voti materni. Essa ha ripetutamente mostrato, nella sua attività missionaria, che tale norma è la stella polare del suo apostolato universale. Innumerevoli ricerche e indagini di pionieri, compiute con sacrificio, dedizione e amore dai missionari d'ogni tempo, si sono proposte di agevolare l'intera comprensione e il rispetto delle civiltà più svariate, e di renderne i valori spirituali fecondi per una viva e vitale predicazione dell'evangelo di Cristo. Tutto ciò che in tali usi e costumi non è indissolubilmente legato con errori religiosi troverà sempre benevolo esame e, quando riesce possibile, verrà tutelato e promosso. (...) N[on] è da temere che la coscienza della fratellanza universale, fomentata dalla dottrina cristiana, e il sentimento che essa ispira, siano in contrasto con l'amore alle tradizioni e alle glorie della propria patria, o impediscano di promuoverne la prosperità e gli interessi legittimi, poiché la medesima dottrina insegna che nell'esercizio della carità esiste un ordine stabilito da Dio, secondo il quale bisogna amare più intensamente e beneficare di preferenza coloro che sono a noi uniti con vincoli speciali. Anche il divino Maestro diede esempio di questa preferenza verso la sua terra e la sua patria, piangendo sulle incombenti rovine della città santa. Ma il legittimo giusto amore verso la propria patria non deve far chiudere gli occhi sulla universalità della carità cristiana, che fa considerare anche gli altri e la loro prosperità nella luce pacificante dell'amore" (Pio XII, Summi Ponticatus, 1939).

    Il "prossimo" di cui parla il Vangelo e la religione cattolica non è qualcosa di vago ed indefinito, ma è una persona reale in carne ed ossa. Ecco perché l'amore per il prossimo si estende in primis a chi è a noi simile o vicino. Simile come un famigliare o un connazionale. Vicino come può essere chi si trova in necessità estrema o grave: motivo per cui, se ci troviamo nella situazione di dover aiutare qualcuno che si trova nell'una o nell'altra necessità, è dovere morale farlo. Nel caso della necessità estrema di tipo corporale anche con grave pregiudizio personale, seppur non necessariamente con pericolo di vita, mentre nel caso della necessità grave finché può farsi senza grave danno personale, tranne quando lo esigano ragioni d'ufficio, di giustizia o di pietà.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  2. #1702
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Era una legge che riconosceva come danno per l'onore anche le relazione illecite (?) con figlie e sorelle.
    Non c'è niente di scandaloso. Era una legge adatta per la società di allora. Ecco perchè non mi stupisce che tu la ritenga giusta. Perchè sei un uomo di altri tempi
    Se ritieni che fosse una legge adatta per la società dell'epoca, al limite puoi ritenerla anacronistica o inopportuna per i tempi odierni. Non puoi considerarla (necessariamente) ingiusta. Se no ti tocca cambiare il contenuto della premessa della tua argomentazione
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  3. #1703
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Se in un filone di storia alternativa il tuo retaggio fosse stato diverso da quello di oggi tu di certo non penseresti "ah! se fossi stato il Giò di quel filone storico alternativo come sarei stato più felice!". Quindi francamente non vedo il danno che ne risulterebbe!
    Io sono io e tu sei tu. Preferisco essere me stesso e continuare ad esserlo che essere te. Non perché tu sia necessariamente peggiore di me, bensì perché esiste una cosa chiamata "amor proprio". Chi vuol essere come gli altri o diversamente da ciò che è spesso è un invidioso che non apprezza o non sa apprezzare ciò che ha.
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  4. #1704
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Questo che affermi per come io considero la famiglia ed il valore delle adozioni è una enormità. Ribadisco ancora. Ognuno coltivi la propria morale in tal senso.
    Se però un giorno ti saltasse in mente di adottare un figlio ti do un consiglio. Questa roba del fatto che un figlio adottivo non è identico ad un figlio naturale, al colloquio con gli assistenti sociali, non la dire. Tu glissa e vedrai che andrà tutto bene!
    Non so che concezione tu abbia di famiglia, dato che per te non esiste alcuna morale oggettiva e che tutto è relativo
    Nessun figlio è identico all'altro, nemmeno tra quelli naturali. Questo non significa amare di più uno o l'altro. Significa solo che ciascuno ha diritto ad essere amato, ma nessun ha diritto ad essere considerato ciò che non è, se effettivamente non lo è. Il resto è solo ipocrisia ammantata di egualitarismo.
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  5. #1705
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Io sono io e tu sei tu. Preferisco essere me stesso e continuare ad esserlo che essere te. Non perché tu sia necessariamente peggiore di me, bensì perché esiste una cosa chiamata "amor proprio". Chi vuol essere come gli altri o diversamente da ciò che è spesso è un invidioso che non apprezza o non sa apprezzare ciò che ha.
    Il problema è che in un filone di storia alternativa tu saresti te stesso, felice di essere te stesso e assolutamente indisponibile ad essere l'eventuale Giò di oggi. Quindi saresti pacifico e sereno esattamente come sei oggi

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  6. #1706
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non so che concezione tu abbia di famiglia, dato che per te non esiste alcuna morale oggettiva e che tutto è relativo
    Nessun figlio è identico all'altro, nemmeno tra quelli naturali. Questo non significa amare di più uno o l'altro. Significa solo che ciascuno ha diritto ad essere amato, ma nessun ha diritto ad essere considerato ciò che non è, se effettivamente non lo è. Il resto è solo ipocrisia ammantata di egualitarismo.
    Un figlio naturale non è uguale all'altro figlio naturale e quindi nella tua particolare concezione di "etica della famiglia" ad uno lasceresti più soldi che all'altro in virtù di una preferenza? Sulla base di quale preferenza? Simpatia?

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  7. #1707
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non esattamente. L'amore per il prossimo ha diversi gradi a cui corrispondono diverse intensità e doveri differenti. Prima dobbiamo amare la nostra famiglia, poi la patria ed infine il resto del genere umano.
    San Paolo lo disse chiaramente: "Se (...) qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele" (1Tm 5, 8).
    In merito, la dottrina è molto chiara (farò solo alcuni esempi, ma emblematici):

    "(...) con la carità siamo tenuti ad amare di più i nostri congiunti più stretti, sia perché l'amore verso di loro è più intenso, sia perché sono amati per più motivi. Ora, l'intensità dell'amore deriva dal legame di chi ama con l'amato. E quindi l'affetto verso le varie persone si misura dalla diversa consistenza del loro legame: cosicché ognuno è amato di più in base al suo rapporto col legame che lo rende amabile. Inoltre un amore va confrontato con l'altro in base ai rapporti reciproci dei vari legami.
    Perciò concludiamo che l'amicizia dei consanguinei è fondata sui legami dell'origine naturale; l'amicizia dei concittadini su una comunanza politica; e l'amicizia dei commilitoni sulla comune partecipazione alla guerra. E quindi nelle cose riguardanti la natura dobbiamo amare di più i consanguinei; in quelle riguardanti la vita politica dobbiamo amare di più i concittadini; e nelle cose di guerra i commilitoni" (San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae IIª-IIae q. 26 a. 8 co.).

    "Un uomo in più modi diviene debitore di altri, e secondo i loro gradi di dignità, e secondo i diversi benefici che ne ha ricevuti. Per l'un capo e per l'altro Dio è al primo posto, perché infinitamente grande, e causa prima per noi dell'essere e dell'agire. Al secondo posto come principi dell'essere e dell'agire vengono i genitori e la patria, dai quali e nella quale siamo nati e siamo stati allevati. Perciò dopo che a Dio, l'uomo è debitore ai genitori e alla patria. E quindi come spetta alla religione prestare culto a Dio, così subito dopo spetta alla pietà prestare ossequi ai genitori e alla patria. Ma nell'ossequio verso i genitori è incluso quello relativo a tutti i consanguinei; poiché la loro consanguineità dipende dai nostri genitori, come nota il Filosofo [Aristotele in VIII Ethic.]. Dell'ossequio poi verso la patria partecipano sia i compatrioti che gli amici di essa. Ecco perché la pietà si estende principalmente a codeste persone" (San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae IIª-IIae q. 101 a. 1 co.).

    "Ora, pertanto, se siamo obbligati per legge di natura ad amare e difendere particolarmente quella città nella quale siamo nati e cresciuti in questa luce, fino al punto che un buon cittadino non può dubitare di dover dare anche la vita per la patria, è molto più doveroso per i cristiani amare sempre la Chiesa. La Chiesa è infatti la città santa del Dio vivente, nata da Dio stesso e costituita dallo stesso Autore: è pellegrina qui sulla terra, ma sempre intenta a chiamare gli uomini per istruirli e condurli all’eterna felicità del cielo. Pertanto si deve amare la patria dalla quale abbiamo ricevuto il dono di una vita mortale: ma è necessario anteporle nell’amore la Chiesa, alla quale dobbiamo una vita che durerà in perpetuo: perché bisogna anteporre i beni dell’anima a quelli del corpo; i nostri doveri verso Dio sono molto più santi che non quelli verso gli uomini. D’altra parte, se si vuole giudicare rettamente, l’amore soprannaturale per la Chiesa e l’amore naturale per la patria sono entrambi figli della stessa sempiterna fonte, poiché hanno come causa e autore Dio stesso, dal che consegue che un dovere non può essere in contraddizione con l’altro. Possiamo e dobbiamo dunque amare l’una e l’altra: amare noi stessi; essere benevoli con il prossimo; amare lo Stato e il potere che vi presiede, e nello stesso tempo venerare la Chiesa come nostra madre, e con il massimo amore possibile tendere a Dio" (Leone XIII, Sapientiae Christianae, 1890).

    "La Chiesa di Cristo, fedelissima depositaria della divina educatrice saggezza, non può pensare né pensa d'intaccare o disistimare le caratteristiche particolari, che ciascun popolo con gelosa pietà e comprensibile fierezza custodisce e considera qual prezioso patrimonio. Il suo scopo è l'unità soprannaturale nell'amore universale sentito e praticato, non l'uniformità, esclusivamente esterna, superficiale e per ciò stesso debilitante. Tutte quelle direttive e cure, che servono ad un saggio ordinato svolgimento di forze e tendenze particolari, le quali hanno radici nei più riposti penetrali d'ogni stirpe, purché non si oppongano ai doveri derivanti all'umanità dall'unità d'origine e comune destinazione, la chiesa le saluta con gioia e le accompagna con i suoi voti materni. Essa ha ripetutamente mostrato, nella sua attività missionaria, che tale norma è la stella polare del suo apostolato universale. Innumerevoli ricerche e indagini di pionieri, compiute con sacrificio, dedizione e amore dai missionari d'ogni tempo, si sono proposte di agevolare l'intera comprensione e il rispetto delle civiltà più svariate, e di renderne i valori spirituali fecondi per una viva e vitale predicazione dell'evangelo di Cristo. Tutto ciò che in tali usi e costumi non è indissolubilmente legato con errori religiosi troverà sempre benevolo esame e, quando riesce possibile, verrà tutelato e promosso. (...) N[on] è da temere che la coscienza della fratellanza universale, fomentata dalla dottrina cristiana, e il sentimento che essa ispira, siano in contrasto con l'amore alle tradizioni e alle glorie della propria patria, o impediscano di promuoverne la prosperità e gli interessi legittimi, poiché la medesima dottrina insegna che nell'esercizio della carità esiste un ordine stabilito da Dio, secondo il quale bisogna amare più intensamente e beneficare di preferenza coloro che sono a noi uniti con vincoli speciali. Anche il divino Maestro diede esempio di questa preferenza verso la sua terra e la sua patria, piangendo sulle incombenti rovine della città santa. Ma il legittimo giusto amore verso la propria patria non deve far chiudere gli occhi sulla universalità della carità cristiana, che fa considerare anche gli altri e la loro prosperità nella luce pacificante dell'amore" (Pio XII, Summi Ponticatus, 1939).

    Il "prossimo" di cui parla il Vangelo e la religione cattolica non è qualcosa di vago ed indefinito, ma è una persona reale in carne ed ossa. Ecco perché l'amore per il prossimo si estende in primis a chi è a noi simile o vicino. Simile come un famigliare o un connazionale. Vicino come può essere chi si trova in necessità estrema o grave: motivo per cui, se ci troviamo nella situazione di dover aiutare qualcuno che si trova nell'una o nell'altra necessità, è dovere morale farlo. Nel caso della necessità estrema di tipo corporale anche con grave pregiudizio personale, seppur non necessariamente con pericolo di vita, mentre nel caso della necessità grave finché può farsi senza grave danno personale, tranne quando lo esigano ragioni d'ufficio, di giustizia o di pietà.
    Allora fammi capire una cosa. Quando si dice nel vangelo "ama il prossimo tuo come te stesso" Gesù con "prossimo" a chi si riferisce? Al padre? Alla madre? Al fratello maggiore? Al fratello "prossimo" per nascita? Tutti gli altri possono essere amati "meno di t stesso" o "più di te stesso"?

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  8. #1708
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Uccidere per legittima difesa produce lo stesso effetto che uccidere per rapina. Eppure le due azioni sono molto diverse e hanno nomi diversi.
    Proprio perché le due azioni sono diverse: nella legittima difesa non si cerca l'uccisione del prossimo ma la difesa di se stessi, da cui consegue o può conseguire l'eliminazione della vita dell'ingiusto aggressore. Il rapinatore che uccide per prendere il bottino sottrae ingiustamente qualcosa che non gli appartiene al suo prossimo e per farlo elimina arbitrariamente una vita innocente o comunque non responsabile di alcuna colpa.
    L'aborto di un bambino down suppone che la vita del down non sia degna di essere vissuta a causa della sua malattia genetica. Il ragionamento è: "Non avendo il down un buon corredo genetico, non merita di vivere perché la sua vita sarà improduttiva e sofferente". Si utilizza lo "status" genetico del down per emettere un giudizio di valore sulla sua vita e decidere così di sopprimerla. Se non è eugenetica questa, non so cos'altro possa esserlo francamente. Replicare che ciò avviene per evitargli un disagio personale non è un argomento dirimente per smentire che si tratta di un ragionamento eugenetico, dal momento che ciò che muove il ragionamento è sempre la medesima base di partenza, cioè una considerazione della vita altrui basata sulla qualità del suo patrimonio genetico. Se in più so che quest'azione abortiva, ripetuta in svariati casi, comporta inevitabilmente ed inscindibilmente la progressiva eliminazione dei down e della possibilità che ve ne siano, portando automaticamente un miglioramento della popolazione umana, non posso dire di non sapere che permettere che ciò avvenga significa permettere de facto la possibilità di una specie di eugenetica spontanea.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  9. #1709
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Un figlio naturale non è uguale all'altro figlio naturale e quindi nella tua particolare concezione di "etica della famiglia" ad uno lasceresti più soldi che all'altro in virtù di una preferenza? Sulla base di quale preferenza? Simpatia?
    Riconoscenza o necessità. Oppure lascerei tutto in parti uguali. Chi può dirlo? Le situazioni e le variabili sono tantissime. Tuttavia, l'assunto che il figlio naturale non sia come il figlio adottivo e viceversa è ineludibile. E' lo stesso che, giustamente, fa dire che il bambino adottato necessita, soprattutto in determinate circostanze, di maggiori attenzioni o cure rispetto ai figli naturali. Oppure, se parliamo dei rapporti tra figli naturali, non si può pensare che il fratello maggiore abbia le stesse responsabilità del fratello minore oppure che il primo abbia una maturità equivalente a quella del secondo, cosa che, ad esempio, gli consente una libertà maggiore rispetto al secondo. Insomma, i figli non sono tutti uguali, fuorché nella loro dignità di essere umani e nel fatto stesso di essere figli.
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  10. #1710
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Il problema è che in un filone di storia alternativa tu saresti te stesso, felice di essere te stesso e assolutamente indisponibile ad essere l'eventuale Giò di oggi. Quindi saresti pacifico e sereno esattamente come sei oggi

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    Ripeto: forse sì, forse no. Ma non m'interessa. E nemmeno è dirimente. Noi dobbiamo pensare all'hic et nunc. Il nostro retaggio è questo ed essendo il nostro dobbiamo difenderlo. Casa mia magari sarà meno bella o grande della tua, ma tu prova ad entrare illegittimamente nella mia ed io ti caccio comunque a pedate
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