



So benissimo che non sono la medesima cosa e già te lo dissi nei post precedenti. E' chiaro però che ci sono elementi di analogia: la moderna società multirazziale non sarebbe possibile senza lo spostamento pregresso di una quantità consistente di persone che si differenziano considerevolmente dagli autoctoni per motivi di razza, lingua, cultura, religione, ecc.
A me pare proprio di sì, invece. Negli USA, ma purtroppo anche nel resto del cosiddetto "Occidente", le differenze etniche, culturali, religiose, ecc. sono centrifugate o comunque appiattite in nome della realizzazione di una società in cui predominano i valori economici sugli altri e vige il primato pressoché assoluto della tecnica. Chiaramente, un processo del genere incontra inevitabilmente - e provvidenzialmente, aggiungerei - delle resistenze e degli ostacoli perché le persone tendono maggiormente a stare tra i propri simili e con i propri simili. Poi, intendiamoci: è ovvio che le diversità genetiche non scompariranno mai, nemmeno se dovesse esserci una mescolanza di massa, ma ciò che rischia di scomparire o può scomparire è quella serie di differenze fra i popoli che si sono sedimentate nei secoli sotto svariati aspetti, da quello a razziale a quello culturale in senso lato.
Ancora con questo esempio? Ma non ti rendi conto che dall'Europa all'Africa, dalla California al Giappone, siamo quasi tutti con i vestiti delle medesime marche? La ristorazione etnica che conosciamo noi occidentali è una commercialata (tant'è che i ristoranti giapponesi nei quali gli europei vanno spesso e volentieri non fanno di certo una cucina giapponese tradizionale).
Sapresti indicare qualcosa dell'identità americana che non si riduca a quanto ho scritto?
Il colore della pelle è uno degli elementi che permettono di riconoscere la razza di una persona, ma ciò non vuol dire che la razza si riduca a ciò. E quel che contesto è pensare che il fattore razziale non abbia alcuna influenza nel "produrre" la cultura di un individuo e di un popolo. La nazione si definisce come aggregato sociale fondato sull'unità d'origine e di cultura delle persone che ne fanno parte. E come si fa a dire che un negro o un maghrebino o un cinese o un sudamericano sono italiani, dal momento che con noi non condividono l'origine etnica e razziale?
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


LOL, non esistono le "razze".
Ci sono le popolazioni che poi danno origini alle etnie.
Gli "italiani" geneticamente sono un miscuglio PAUROSO di tutto quello che esiste, sempre facendo notare che la maggior parte degli attuali tratti sono di origine BARBARA (NOMADI quindi a loro volta hanno raccolto di tutto girovagando, basta che ti guardi la strada fatta dai Longobardi dall'Elba alla pianura padana) e nemmeno latina.
E parliamo di 1200 anni fa, no 10.000.
Volendo essere "precisi" gli unici "itali" sarebbero certe famiglie calabresi.


Come si fa a dire che una persona, cresciuta in una famiglia italiana, che ha studiato, lavorato e vissuto in Italia, non sarebbe italiana, soltanto perché il colore della sua pelle è diverso?
Aspetto e cultura sono condizionati dai medesimi fattori ambientali ed è questo il loro legame, non è che il primo "produca" la seconda o viceversa. Per il resto, l'errore di fondo della tua analisi, secondo me, è quello di porre, eccessivamente in antitesi, novità e tradizione mentre la prima è effimera, senza radici nel passato, e la seconda è perduta, senza adattamento nel presente.


«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij


Cmq ditelo a Salvini, che sia Maria che Gesù erano "palestinesi"
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Molto semplice: perché è razzialmente estranea al popolo italiano.
Non ho parlato solo di "aspetto", ma di razza. La razza è condizionata da fattori ambientali? Sì, certo. La cultura è prodotta esclusivamente dal fattore etnico e razziale? Ovviamente, no: ho chiarito ampiamente nel corso di tutta la discussione che la cultura di un popolo è il prodotto dell'interazione di svariati fattori, tra cui quello razziale. Voi negate l'influenza (non dico la preponderanza, che ci può anche stare, ma la sola influenza) di questo fattore. Da qui il nostro disaccordo.
Novità e tradizione possono andare d'accordo, se la novità è concepita come sviluppo omogeneo. Se no, l'antitesi c'è eccome. Basta esserne consapevoli.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

