C'è chi si oppone al dogma della mafia del riscaldamento globale.
Ci sono comunque ricercatori scettici sul ruolo antropico nell'attuale riscaldamento: essi rappresentano una minoranza nella comunità scientifica, sebbene negli ultimi anni il loro numero abbia conosciuto un significativo aumento[10]. Tra questi "scettici" vi sono, tra gli altri, anche il premio Nobel Kary Mullis, oltre che ex membri dei vari comitati IPCC come i meteorologi Hajo Smit, Philip Lloyd e Roy Spencer, nonché fisici dell'atmosfera come Fred Singer e i climatologi John Christy e William D. Braswell. In particolare una teoria antagonista al riscaldamento globale è l'ipotesi Gaia da parte di James Lovelock.
Le criticità espresse da tali ricercatori sono diverse, nascono a partire dalla diminuzione della temperatura media globale che si è verificata approssimativamente tra il 1940 e il 1976[11](che i climatologi mainstream tendono a spiegare con gli effetti dell'oscuramento globale) nonostante continuasse ad aumentare con la stessa costanza la concentrazione di CO2 nell'atmosfera nel medesimo intervallo di tempo, rimarcano l'abbassamento/stasi della temperatura globale osservato nell'ultimo decennio rispetto al picco del 1998 e la presunta politicizzazione ed estremizzazione dei documenti conclusivi dell'IPCC ed esprimono perplessità sulla possibilità di stabilire una relazione di causa-effetto tra aumento di CO2 e riscaldamento globale. Alcuni di essi inoltre rimarcano il ruolo di altri fattori naturali sul clima tra cui il principale sarebbe la variazione dell'attività solare, ma anche l'effetto dei raggi cosmici, che avrebbe un ruolo sulla formazione delle nubi in bassa troposfera e quindi sul mutamento climatico mentre altri studi scientifici su tale correlazione hanno dato invece esiti negativi (l'esperimento CLOUD avvenuto al CERN di Ginevra ha provato a svelare con certezza l'effetto dei raggi cosmici sulla formazione delle nubi, attribuendovi un peso molto minore di quanto ipotizzato). Viene inoltre messa in dubbio la validità degli attuali modelli climatici utilizzati che non sarebbero in grado di ricostruire efficacemente il clima passato né sarebbero stati in grado di predire la stasi del surriscaldamento dell'ultimo decennio[12], vuoi anche per la stima della sensitività climatica.
È tutt'oggi tema di accese discussioni anche la reale entità del riscaldamento e relative cause, dovute al fatto che il clima terrestre non è considerabile come un sistema statico, avendo presentato nella sua storia cambiamenti graduali, ma intensi anche senza l'intervento dell'uomo. Sia ai tempi dell'Impero Romano che nel Medioevo le temperature medie sono state leggermente più alte che in altri periodi, permettendo la colonizzazione della Groenlandia e la coltivazione estesa di viti nell'Europa del Nord. Entrambi questi periodi sono stati seguiti da periodi di raffreddamento climatico: a Londra il fiume Tamigi gelava tanto da permetterne il passaggio a cavallo e lo svolgimento di mercati natalizi sulla sua superficie ghiacciata. In tale ottica si colloca la cosiddetta controversia dell'hockey stick in merito alla comparazione tra il riscaldamento attuale e l'optimum climatico medioevale.
Tutte queste tesi sono state raccolte in un documentario della CBC. Il matematico e fisico teorico Freeman Dyson, che fin dagli anni 70 teorizzava la necessità di attuare il sequestro del carbonio piantando nuovi alberi in aree enormi,[13] nel 2007 ha invece rivalutato la questione affermando che «...l'allarmismo sul riscaldamento globale è fortemente esagerato» dopo aver calcolato che «...il problema dell'anidride carbonica nell'atmosfera è un problema di gestione del terreno, non un problema meteorologico». Secondo lo scienziato gli errori commessi sarebbero legati al fatto che nessun modello matematico atmosferico o oceanico è in grado di predire il modo in cui dovrebbe essere gestita la Terra;[14][15] infine sottolinea che dovrebbero avere maggiore priorità altri problemi globali.[16]
In particolare alcuni scienziati sostengono che il sistema Terra avrebbe in sé sufficienti elementi stabilizzatori che tendono a reagire alle variazioni di temperatura in modo da mantenere quest'ultima costante o quasi. Un caso di questo genere è quello dell'"Ipotesi Iris", di Richard Lindzen, del Massachusetts Institute of Technology, la quale propone che mentre l'atmosfera tropicale si riscalda, i cirri nuvolosi diminuiscono, consentendo al calore della radiazione infrarossa di uscire dall'atmosfera verso lo spazio.[17][18].Lo stesso Lindzen tratta criticamente punto per punto i dati e le teorie sulle origini e conseguenze del fenomeno del riscaldamento globale di origine antropica.[19]
Di contro, come rilevato dallo stesso articolo di Science, la maggioranza degli scienziati concorda sul fatto che sia necessario trovare urgentemente sistemi di contenimento delle emissioni: tra essi, per quanto riguarda l'Italia, vi è il premio Nobel Carlo Rubbia. In quest'ottica il ricorso al solare termodinamico e all'energia nucleare garantirebbe un importante contributo nella diminuzione delle emissioni di gas serra.[20] Molti sono gli scienziati che, pur riconoscendo il ruolo antropico, sono scettici riguardo alle misure adottate per contenere le emissioni e ritengono che il protocollo di Kyoto sia troppo blando e poco incisivo in termini di risultati sul clima. Ad aumentare la perplessità vi è il fatto che i principali emettitori di anidride carbonica (USA e Cina) non lo applicheranno sulle proprie economie.
https://it.wikipedia.org/wiki/Contro...che_ai_modelli





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