In questa bella discussione vi è un grande assente: Evola.
Si è affrontato di tutto e molti aspetti dei vari fascismi.
Quanto prospettato da Evola come andrebbe interpretato?


In questa bella discussione vi è un grande assente: Evola.
Si è affrontato di tutto e molti aspetti dei vari fascismi.
Quanto prospettato da Evola come andrebbe interpretato?




1) Mussolini, in un primo momento almeno, e ciò lo si evince dalla lettura di "Comunismo Gerarchico", diede il proprio assenso al progetto 'spiritiano', giustamente visto come una possibile realizzazione dell'agognato "Socialismo Fascista", il quale, purtroppo, non fu realtà come quello NazionalSocialista. Gentile invece appoggiò in toto il progetto, a differenza del Bottai;
2) continuo ancora a non comprendere il perché un eventuale D.A.F. "italiano" avrebbe sottomesso ulteriormente i lavoratori, anziché liberarli dal servaggio cui la borghesia capitalistica li sottopose a partire dal XVIII secolo;
3) la lotta alla "libera concorrenza delle imprese", architrave del liberismo, non può essere vista in malo modo. Tra l'altro, non è veridico affermare che l'economia del Terzo Reich fosse guidata da "cartelli", né che i grandi capitalisti (cito sempre i 'classici' Krupp e Thyssen) abbiano tratto giovamento dalle politiche del regime. Basterebbe vagliare quale furono le loro 'parabole' per assicurarsi di ciò.


Evola è stato marginale durante il Ventennio fascista, anche se meno di quello che certi suoi critici hanno sostenuto o creduto. Indubbiamente è un pensatore interessante e molte delle sue idee sono giuste, ma purtroppo sconta il difetto del paganesimo, del perennialismo e dell'esoterismo. Inoltre, la sua visione economico-sociale spesso è troppo unilaterale, anche se certamente preferibile a quella di taluni "nazi-comunisti".
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Mi dispiace per @Avanguardia, a me non garba.




Da quello che è possibile rivenire dalla documentazione disponibile - invero, assai scarna: due appunti di Ugo Spirito ed uno di Ugo Ojetti che riferisce di un colloquio avuto con Balbo in merito -, Mussolini diede a Spirito il permesso di esporre le sue tesi e gli disse che riteneva giusto che le illustrasse durante il convegno. Non gli disse però che le avrebbe fatte proprie, pur sostendo che, a suo avviso, la direzione della storia andava verso l'unione tra capitale e lavoro. Un distinguo, se vuoi, sottile, ma decisivo. A quanto si è potuto ricostruire, è molto probabile che Mussolini avesse deciso di permettere a Spirito l'esposizione di queste tesi per cercare di "stanare" coloro che, dietro la maschera del fascismo, continuavano a voler portare avanti posizioni economiche sostanzialmente liberali e solo nominalmente corporativiste. L'altro obiettivo della manovra mussoliniana con altrettanta probabilità fu il sindacato. È vero che, stando alla testimonianza di Spirito, Mussolini, in seguito al caos suscitato dalle tesi sulla corporazione proprietaria, diede assicurazioni al filosofo aretino che non avrebbe subito danni dalla sua esposizione al convegno di Ferrara, ma va fatto notare che queste assicurazioni, a parte un articolo anonimo su "Il Popolo d'Italia" (difficile dire se scritto direttamente da Mussolini o se scritto da terzi per volontà del Duce) in cui si difendeva la vicinanza di Spirito all'ortodossia fascista, restarono lettera morta: non solo Spirito fu e rimase isolato, ma le decisioni che Mussolini prese da quel momento in poi in relazione all'ordinamento sindacale corporativo non andarono minimamente nella direzione auspicata da Spirito. Quanto a Giovanni Gentile, per quanto fosse personalmente legato a Spirito (era suo allievo), non mi risulta che abbia mai difeso la tesi della corporazione proprietaria pubblicamente.
Ad ogni modo, è solo un bene che il fascismo non si sia detto "socialista", dal momento che questo termine è perlomeno equivoco ed avrebbe affiancato il fascismo ad un insieme di ideologie che, anche nella meno peggiore delle ipotesi, ritengono comunque che il fine della società umana si esaurisca nel benessere economico e materiale degli individui (o tutt'al più della collettività organizzata, ma cambia poco). Sicuramente il fascismo ha fatto proprie le istanze positive del socialismo ed ha cercato di realizzarle, ma fortunatamente è stato "molto di più".
Mi pare di averlo già detto, ma lo ripeto: i padroni avrebbero potuto far pesare le loro maggiori competenze e la loro migliore forza organizzativa derivante dalla loro posizione socio-economica di partenza. I sindacati invece erano una garanzia giuridica e politica per i lavoratori di potersi difendere da questo "peso". L'altra alternativa sarebbe stata quella di un continuo diretto intervento del governo centrale o del partito, col rischio di rendere le dinamiche di questa ipotetica organizzazione unica ancor più inefficienti e farraginose di quelle delle corporazioni e dei sindacati già esistenti.
Io penso che la concorrenza fra le imprese, entro certi limiti, sia giusta: dev'essere una libertà di concorrenza regolata, regolamentata, disciplinata e limitata, ma non va soppressa. Ovviamente, è comprensibile che in determinati settori, soprattutto se strategici per il bene comune della società, lo Stato decida di intervenire direttamente attraverso provvedimenti di statalizzazione oppure preferisca, in particolar modo a fronte di determinate contingenze, ridurre al minimo la concorrenza stessa. Fatta questa precisazione, torno a risponderti nel merito di quanto avveniva nel Terzo Reich: non si sta dicendo che la politica economica tedesca fosse decisa a tavolino dai grandi cartelli industriali o dalle grandi famiglie del capitalismo tedesco. Questa sarebbe un'argomentazione faziosa, che peraltro tradirebbe la sua origine marxista. Ma resta il fatto che per diversi rami della produzione questi grandi cartelli erano previsti ed addirittura istituzionalizzati. Ora, a fronte di ciò, non si può negare che il riconoscimento e l'istituzionalizzazione di grandi cartelli industriali, con le loro relative competenze sui prezzi ad esempio, fosse tutt'altro che un danno per gli attori economici imprenditoriali già operanti sul mercato. Altrettanto indubbio è che questo non s'incastri molto con l'idea di un ordinamento economico nazionalsocialista rigidamente anti-capitalista.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


"L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
"Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
"O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch



