Dipende da cosa si intende per "fascismo".


Dipende da cosa si intende per "fascismo".


L’IDEOLOGIA FASCISTA NELLA CINA DI CHIANG KAI-SHEK
L’AIUTO DI MUSSOLINI ALLA CINA
di Alessandro Lo Piccolo
Il pensiero fascista ha avuto in Cina una forte presenza attraverso la Società delle Camicie azzurre, organizzazione segreta nata all’interno del Kuomintang, Partito nazionalista retto dal Generale Chiang Kai-Shek. Tale società mirava di fatto a creare uno Stato fascista in Cina, basato sul controllo della società e dell’economia.
Il Fascismo italiano ebbe una maggiore diffusione in Cina. Da premettere che tra l’Italia e la Cina ci sono sempre stati grandi rapporti commerciali sin dal 1866, caratterizzati da un grande export italiano. Tali relazioni furono rinnovate in seguito ad un accordo bilaterale firmato dal Governo italiano con quello della Cina nazionalista di Chiang Kai-Shek il 27 novembre 1928.
Nel giugno del 1927 il nuovo Presidente della Cina del Nord Zhang Zuolin, che assunse il potere col grado di Generalissimo prima di Chiang Kai-Shek, aveva intanto l’appoggio di tutte le potenze europee (Italia inclusa), poi manifestò un ammirazione per il Capo del Governo italiano Benito Mussolini.
I generali e i politici cinesi vedevano nel Duce italiano un punto di riferimento, attribuendogli il merito di avere portato la stabilità nel proprio paese, dopo le tensioni sociali del primo dopoguerra, assicurandosi la devozione delle masse popolari. Questo appunto voleva Zuolin e il resto dei generali, cioè stabilizzare la Cina negli stessi modi come ha fatto Mussolini in Italia, assicurandosi così la fiducia del popolo.
Il termine “Faxisi zuyhi” entrò in uso nell’ideologia nazionalista cinese, idem la visione politica ed economica del fascismo italiano. Pubblicazioni sul fascismo italiano e sulla sua politica economica che ha prodotto risultati sorprendenti in Italia, quali il pareggio di bilancio, riforma della pubblica amministrazione, riorganizzazione del sistema delle imposte, hanno avuto un’eco in Cina, al punto che l’artefice di tali misure il Ministro delle finanze e del tesoro Alberto De Stefani (1922-1925), verrà nel 1936 chiamato dallo stesso Generalissimo Chiang Kai-Shek, a svolgere un ruolo di alto consulente economico.
Chiang Kai-Shek aveva preso come punto di riferimento l’ideologia mussoliniana, ma anche le altre simili ideologie che nel frattempo si diffondevano in Germania e Giappone. In comune i due regimi avevano la lotta al comunismo.
I nazionalisti, dal principio con il loro leader e fondatore Sun Yat-Sen però avevano cercato un’alleanza con tutte le formazioni politiche, compresa quella marxista, allo scopo di favorire l’unità del paese. Morto quest’ultimo, gli succedette Chiang Kai-Shek il quale in un primo tempo con l’ala intransigente del suo partito, dal 1927 al 1937 rifiutò ogni compromesso con gli altri movimenti politici.
Poi con la guerra col Giappone, mutò nel Kuomintang ogni atteggiamento, anzi cercò l’alleanza con i comunisti di Mao Zedong in chiave antinipponica. Il periodo tra il 1927 ed il 1938 è indicato dalla storiografia cinese, come quello dell’ideologia fascista. Chiang Kai-Shek promosse la formazione di un’organizzazione, denominata “società delle camicie azzurre”, simili alle formazioni italiane e tedesche.
Tale società era anche detta “ Tre principi del popolo”, ossia nazionalismo, condizione del popolo e democrazia. Il colore dell’azzurro assieme al bianco, nell’ideologia nazionalista del Kuomintang, volevano significare il “cielo” e la “terra”. Le camicie azzurre nacquero per stroncare con metodi violenti e fuorilegge ogni resistenza politica.
Come fece Mussolini in Italia, che “fascistizzò”le forze di polizia e gli uffici governativi, allo stesso modo anche in Cina era avvenuta un’esposizione all’ideologia dei vari apparati dello Stato. Mussolini e Chiang Kai-Shek non ebbero mai l’opportunità di incontrarsi, ma i loro rispettivi paesi hanno comunque stretto relazioni dal punto di vista politico e sociale, come mai era accaduto.
Colui che ha avuto il merito di tessere queste relazioni è stato Galeazzo Ciano, genero del Duce, Console a Shangai dal 1930 al 1933. Egli voleva diffondere l’ideologia fascista nel paese asiatico, attraverso l’arma della propaganda allo scopo di coinvolgere il popolo.
Il mito del “fascismo italiano” era stato accolto con entusiasmo da Chiang Kai-Shek e dal suo staff, che cercò di introdurlo attraverso tutto il paese. Ma lo stesso Ciano voleva inculcarlo a tutta la massa popolare. Per agevolare tale scopo vennero promosse iniziative a livello culturale, per esempio a Pechino aveva incontrato alti dirigenti delle università cinesi, con lo scopo di potere introdurre lo studio della lingua italiana nelle sedi universitarie, mediante l’istituzione di singoli corsi di lingua.
Nell’ambito di queste relazioni, venne istituto con RD numero 142 del 22 aprile 1933 l’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente (ISMEO) presieduto dal Senatore Giovanni Gentile e da Giuseppe Tucci, che aveva anche inglobato la precedente lega italo-cinese.
Da ambo le parti vennero organizzati incontri o “gemellaggi” culturali: insegnanti italiani vennero mandati in Cina, mentre funzionari del Ministero dell’Educazione nazionale cinese, vennero invitati in Italia a visitare istituti universitari a Roma, Genova e Milano (gennaio 1933), mentre una commissione di studiosi e pedagogisti cinesi venne a Roma, allo scopo di documentarsi sulla cinematografia educativa italiana.
L’opera di penetrazione dell’ideologia fascista in Cina attraverso gli scambi culturali, messa a punto da Galeazzo Ciano proseguiva anche in altri campi: per esempio in campo giuridico,dove in seguito ad un incontro tra lo stesso Ciano ed il Ministro degli esteri e della giustizia cinese Lo Wen-Kan (luglio 1932) si discusse della disponibilità italiana di revisionare il codice penale cinese.
Alla fine venne inviato in Cina Attilio Lavagna, il quale nel periodo di permanenza (1933-1935) si occupò della elaborazione del nuovo codice penale cinese, che entrò in vigore il 1 luglio 1935 e della riorganizzazione del Ministero della Giustizia. Lavagna inoltre aveva tradotto in lingua cinese il codice Rocco e insegnò diritto all’Accademia dei Magistrati di Nanchino.
In altri campi, la collaborazione stretta tra i due paesi riguardò per esempio l’istituzione di un collegamento radio tra i due paesi, grazie all’intervento di Guglielmo Marconi; il sistema postale fu messo alle dipendenze di Evaristo Caretti.
Nel 1935 nel fervore di queste relazioni, la rappresentanza diplomatica a Nanchino si accrebbe, passando da uno status di legazione ad ambasciata. Cosa che per i cinesi rappresentava un orgoglio dal punto di vista internazionale. Questo idillio tra i due paesi però cominciò a vacillare dopo il 1936, quando Mussolini dopo avere conquistato l’Etiopia si avvicinò a Germania e Giappone, favorendo la politica panasiatica di quest’ultimo.
Considerando che la Cina nazionalista nel 1937 stava combattendo i giapponesi che ormai da anni volevano impadronirsi dell’intero paese, occupando prima la Manciuria nel 1931, poi il Nord del paese e di nuovo aggredendo il vicino asiatico con una nuova guerra che sarebbe durata fino al 1945, anno del crollo dell’Impero del Sol levante. Mussolini per non complicare infatti i rapporti con gli alleati giapponesi aveva ordinato a una nave che trasportava armi ai nazionalisti cinesi di autoaffondarsi al largo delle coste cinesi.
La politica mussoliniana ormai verso i nazionalisti di Chiang Kai-Shek era mutata, poiché per questioni ideologiche si era alleato con un altro potente paese, con cui tre anni dopo siglerà il Patto tripartito o Asse Roma-Berlino e Tokyo. Hitler e Mussolini volevano imporre un nuovo ordine in Europa, idem il Giappone in Asia.
Riferimenti bibliografici:
Gabriele Altana, L’Italia fascista e la Cina: un breve idillio, Aracne edizioni, 2017.
Orazio Coco, Colonialismo europeo in Estremo Oriente: L’esperienza delle concessioni, introduzione del Prof. Guido Samarani, Edizioni Nuova cultura, Roma 2017.
Vincenzo Moccia, La Cina di Ciano, Edizioni Libreria Universitaria Limena, Padova, 2014.
Mario Filippo Pini, Italia e Cina 60 anni tra passato e futuro, L’Asino d’oro edizioni, Roma 2017.


Di sicuro, non una distopia mao-capitalista. Lo Stato fascista subordina gli interessi individuali al bene comune della società, ma non al punto da annullare l'individuo nello Stato: "L'individuo nello Stato fascista non è annullato, ma piuttosto moltiplicato, così come in un reggimento un soldato non è diminuito, ma moltiplicato per il numero dei suoi camerati. Lo Stato fascista organizza la nazione, ma lascia poi agl'individui margini sufficienti; esso ha limitato le libertà inutili o nocive e ha conservato quelle essenziali" (Benito Mussolini, Dottrina politica e sociale del fascismo, 1932). Nel discorso all'assemblea del Consiglio Nazionale delle Corporazioni del 14 novembre 1933 il Duce disse: "Il nostro Stato non è uno Stato assoluto, e meno ancora assolutista, lontano dagli uomini ed armato soltanto di leggi inflessibili come le leggi devono essere. Il nostro Stato è uno Stato organico, umano, che vuole aderire alla realtà della vita". Parole emblematiche.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


La Cina è secondo me più a destra del fascismo classico, per questo non ti ritrovi...
Io in effetti mi posso considerare di estrema destra perchè sono molto più vicino alle politiche socialiste nazionali piuttosto che a quelle fasciste, io infatti mi considero più a destra del fascismo classico....nella Germania nazista ad esempio, Hitler vedeva in cattivo modo la religione come possibile forma di opposizione alle richieste dello Stato...per questo creò una religione cristiana "modificata", però lui in età adulta di per sè vedeva molto negativamente la religione e secondo me avrebbe cercato di far diventare la Germania atea dopo la guerra....io penso proprio che tu queste cose le sappia già visto che sei molto interessato a questo periodo storico...
A parte questo Xi Jinping eredita una Cina comunista in cui vigeva l'ateismo di stato ma sta puntando nella salvaguardia delle tradizioni cinesi (che sono chiaramente diverse da quelle cristiane)...cito da wikipedia
Xi Jinping sta virando sempre più a destra, è un leader molto diverso dai precedenti...da quando c'è stata l'apertura la Cina non è più comunista come lo era prima ma secondo me è molto più vicina al nazionalsocialismo, ho letto infatti che stanno implementando politiche naziste proprie della Germania hitleriana...hanno preso molto anche da Carl Schmitt un giurista nazista degli anni '30...questo spostamento a destra è molto recente ed è proprio di Xi Jinping. Xi Jinping fa gli interessi della collettività (è scritto nel documento N° 9 che ho citato prima) non degli individui presi singolarmente, questo mi pare simile alla "Volksgemeinschaft"...Xi Jinping a differenza dei leader cinesi precedenti è sempre più paragonato ad Adolf Hitler per quello che sta facendo (e non solo perchè tiene gli "uiguri" nei campi di concentramento)...In 2012 Xi Jinping was elected as the General Secretary of the Communist Party of China. During his early political career in the 1980s, Xi was the secretary of Zhengding County in Hebei, where he allied himself with Chan master Youming and helped the reconstruction of the county's Buddhist temples, explicitly expressing interest towards Buddhism. Once he became president of China, fighting moral void and corruption through a return to traditional culture became the primary tasks of the new government.[104] The government's project also involved restricting Christian churches, which resulted in some removals of crosses from steeples and churches' demolition. At least one prominent pastor who protested was arrested on charges of misusing church funds. A lawyer who had counselled these churches appeared on state television to confess that he had been in collusion with American organisations to incite local Christians.
https://www.youtube.com/watch?v=-zPPD8lQSEk
La Cina non è turbocapitalista nè globalista (nel significato corrente che è quello sorosiano), è a favore della globalizzazione economica, Xi Jinping ha precisato che è "economica", perciò esclude anche quella "sociale" che è volta alla distruzione delle nazioni, alla mescolanza dei popoli, all'anarchia, all'individualismo estremo, alla difesa delle democrazie liberali etc etc...la cooperazione economica tra gli Stati è un fenomeno normale proprio anche della Germania nazista e dell'Italia fascista...uno dei valori che è visto negativamente dalla Cina è proprio il "globalismo" (documento N°9 che ho postato sopra)...
cito da questo link:
https://www.npr.org/sections/thetwo-...=1611603514553
In questo articolo viene scritto che Xi difende la globalizzazione ma solo intesa come "apertura" della Cina agli investimenti esteri, quest'apertura associata al socialismo potremmo chiamarla apertura al "liberismo produttivo" (propria della visione hitleriana delle politiche di Henry Ford, stando a quel che so)...le parole con cui viene descritta la visione di Xi sono estremamente di destra, si parla di "race-based identity" cioè identità basata sulla razza, qui non c'è comunismo come lo si intende in Italia "internazionalista" oppure "bolscevico" o cose simili, voglio spezzare una lancia in favore di Marx: Marx era molto di destra...è stato molto mal compreso quando parlava di "proletari di tutto il mondo unitevi" non era quello un invito alla mescolanza dei popoli, perchè all'epoca tutti coloro che vivevano in nazioni industrializzate erano di razza bianca...oltre a ciò, quando parliamo comunemente di "globalismo" riteniamo che il suo contrario sia "sovranismo" e non "autarchia", sbaglio? Il fascismo ha cercato l'autarchia ma secondo me più per necessità....non credo che l'autarchia sia economicamente positiva...In The Wall Street Journal, before Xi's speech, Andrew Browne anticipated that Xi would present himself as "globalization's great defender." But he wrote that Xi's vision of globalization is different than the cosmopolitan vision of many Davos attendees. Xi values national, race-based identity over multiculturalism, and "insists on absolute state sovereignty," Browne writes.
E' chiaro comunque che essere nazionalisti in Cina significa stare dalla parte della cultura tradizionale cinese oltre che dalla parte dell'identità cinese che è ovviamente diversa dall'identità bianca e cristiana occidentale....in questo non ci vedo nulla di male...io non mi aspetto e non posso aspettare che qualcuno in Italia riesca a far diventare l'Italia socialista e nazionalista, è essenziale che ci venga dato un aiuto da paesi che già lo sono. Questi paesi non possono che essere asiatici o comunque paesi in cui le social-democrazie e i vari "Soros" non sono riusciti ad attecchire e a mettere radici, anche per merito di sconfitte per la democrazia come quella del 1989...altri paesi di questo tipo potrebbero essere quelli musulmani e quelli dell'est europa...inoltre penso che sia giusto continuare a supportare le destre europee che comunque possono impegnare parecchio quelli di centro-sinistra (PD, Soros etc.). Le persone che sono di centro-sinistra che conosco io sono tutte contro la Cina, se la Cina fosse amica dei globalisti non vedo motivo per cui la dovrebbero odiare così tanto e dovrebbero averne paura. La Cina è diventata la nazione nemica numero uno di molte persone di centro-sinistra che conosco e forse la temono più del fascismo!
Mi pare essenziale prendere esempio e sostenere dall'Italia nazioni che stanno virando verso la destra socialista e nazionalista in opposizione alla social-democrazia liberale propria delle nazioni occidentali...in particolare sono convinto che questa svolta di destra sia propria di Xi Jinping, e penso che un altro leader suo successore non sarebbe in grado di fare quello che ha in mente lui...
Xi Jinping governa ancora da pochi anni (circa 8) per vedere appieno gli effetti della sua svolta verso destra bisognerà aspettare secondo me circa 10 anni...ora la Cina è appena entrata nel suo 14° piano quinquennale (2021-2025) e gli obbiettivi di Xi Jinping per questo quinquennio sono proprio quelli di ridurre le disuguaglianze che si sono create negli scorsi anni a causa della rapida crescita economica avuta.... io ho pochi dubbi che il futuro della Cina sarà grandioso e prosperoso e che verrà raggiunto per il 2049 (centenario della proclamazione della Repubblica Popolare di Cina) il "Chinese Dream" promosso da Xi Jinping stesso...
Oltre a ciò mi piacerebbe molto supportare attivamente la Cina, perchè mi piace la sua ideologia, anche in un possibile conflitto bellico contro le social-democrazie occidentali, se ci dovesse essere...


Molto interessante, grazie per aver condiviso queste informazioni...
Io sostengo che la Cina comunista non è da sempre così di destra quanto lo è oggi ma solo dal 2012, da quando è salito al potere Xi Jinping...mi sembra che Xi Jinping stia facendo virare la Cina molto a destra...mi sembra che stia creando una Cina piuttosto diversa da quella precedente...




Premesso che "destra" e "sinistra" sono etichette convenzionali che spesso lasciano il tempo che trovano, mi permetto di dire che la tua visione di che cosa sia la destra e di che cosa sia la sinistra è fortemente distorta. Originariamente, la destra nasce come schieramento che si oppone ai principi della Rivoluzione francese del 1789, sia nei suoi risvolti moderati e "girondini" che nei suoi risvolti più estremi e "giacobini". Sinteticamente, potremmo definire la Destra utilizzando le parole del defunto Adriano Romualdi: "Esser di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberalismo o la democrazia o il socialismo. Esser di Destra significa, in secondo luogo, vedere la natura decadente dei miti razionalistici, progressistici, materialistici che preparano l’avvento della civiltà plebea, il regno della quantità, la tirannia delle masse anonime e mostruose. Esser di Destra significa in terzo luogo concepire lo Stato come una totalità organica dove i valori politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto «a ciascuno il suo» non significa uguaglianza, ma equa disuguaglianza qualitativa. Infine, esser di Destra significa accettare come propria quella spiritualità aristocratica, religiosa e guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea, e — in nome di questa spiritualità e dei suoi valori — accettare la lotta contro la decadenza dell’Europa". Inutile dire, perché evidente, che la Cina di Xi Jinping non c'entra assolutamente niente con tutto questo. Quanto al parallelismo con il Terzo Reich nazionalsocialista, esso può reggere ma solo fino ad un certo punto e con le più ampie riserve.
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Tocchi molti, forse troppi, argomenti per un solo post. Schematicamente, posso dirti questo:
1) personalmente, non nego che nella visione di Xi, ma anche nelle versioni precedenti del comunismo cinese, siano presenti elementi che, in senso lato, possiamo considerare nazionalisti o addirittura imperialisti e razzisti. Anche all'epoca di Mao fu così. Tuttavia, bisogna sempre chiedersi se questi elementi sono fondamentali o se invece sono accidentali o addirittura strumentali rispetto al complesso dell'ideologia di Stato o, per meglio dire, di partito;
2) anche se non la ritengo esaustiva ai fini di una comprensione approfondita del fenomeno, condivido la tesi di Marcello Veneziani per cui il nazionalsocialismo tedesco sia stato un'estremizzazione sia degli aspetti moderni (diciamo di "sinistra") che degli aspetti pre o anti-moderni (diciamo di "destra") del fascismo italiano, pur ovviamente calati debitamente nel contesto della Germania dell'epoca. Sarebbe interessante vedere non superficialmente se in questi aspetti più radicalmente moderni del nazionalsocialismo rispetto al fascismo ci siano dei punti di contatto con il modello comunista cinese sia del passato che odierno;
3) la filosofia di Marx è totalmente incompatibile con qualsiasi visione di destra (a meno che non si parli di certa destra liberista, con la quale indubbiamente il marxismo talvolta condivide la medesima prospettiva economicista) e sicuramente è incompatibile con una visione di destra radicale, dal momento che per Marx l'essere umano è un puro prodotto delle forze storiche, che si esauriscono nei rapporti di produzione e - quindi - nelle dinamiche di scontro tra le forze economiche. Il concetto di "prassi" di Marx, inoltre, è identificato dal filosofo di Treviri nella mera attività sensitiva...in entrambi i casi, siamo in pieno materialismo;
4) è controverso stabilire se Hitler volesse puntare ad una totale liquidazione della religiosità "tradizionale" tedesca - cioè quella cristiana - o di una sua ricomprensione all'interno della Weltanschauung nazionalsocialista. Quel che è certo però è che Hitler era fermamente contrario a qualsiasi forma di ateismo, che invece in Cina prospera tutt'ora;
5) il fatto che ci siano liberali progressisti che si scandalizzano per le cosiddette "violazioni dei diritti umani" in Cina non deve far dimenticare gli intrecci economici del mondo "anglobalista" con la Cina ed il volume di affari considerevole nel quale sono coinvolte parecchie multinazionali occidentali. Sicuramente non bisogna confondere ideologia ed opportunità economiche, ma non si deve nemmeno sottovalutare il livello di integrazione fra la nostra economia e quella cinese se si vuole analizzare seriamente quanto il paradigma economico-sociale e politico della Cina sia realmente alternativo a quello predominante nell'Occidente liberalcapitalista e "demo-tecnocratico". Anche durante la guerra fredda il modello occidentale liberaldemocratico si scontrava con quello del socialismo reale sovietico, ma quest'ultimo rappresentava solo una faccia della stessa medaglia materialista ed economicista. Quello su cui certi estimatori di destra dell'attuale Cina dovrebbero interrogarsi è se il modello cinese odierno non sia solamente una forma di tecnocrazia totalitaria senza la maschera democratica dell'Occidente liberale e mondialista e senza - per ora - l'inconveniente della società multirazziale e della manfrina politically correct sulle false rivendicazioni degli omosessuali, delle cosiddette "minoranze etniche" o "religiose", ecc.
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Credo che questa visione di destra fosse propria solo di Adriano Romualdi, anche perchè è centrata sulla rivoluzione francese che ebbe conseguenze solo sul mondo occidentale non anche quello orientale, fortunatamente...
Analizzando i partiti che sono considerati di centro-sinistra/sinistra oggi mi sembra che abbiano in comune la difesa delle libertà individuali, perciò leggendo ciò che hai postato sul fascismo mi è venuto in mente l'ideologia di sinistra...per il resto penso che il modo per cui si considera un partito di destra o di sinistra sia cambiato da es. 100 anni fa...
Riguardo ai parallelismi con il Terzo Reich, dopo aver letto articoli che raccontavano di come i teorici dell'ideologia cinese recente avessero cominciato a studiare più approfonditamente la Germania nazista e in particolare le idee del giurista Carl Schmitt, ho pensato che poteva starci una forte analogia... per wikipedia l'ideologia cinese è socialista (con gli adattamenti al 21° secolo rientranti nelle "caratteristiche cinesi del socialismo") e nazionalista (i cui caratteri sono diversi da nazionalismo a nazionalismo chiaramente, quindi si tratta di un "nazionalismo cinese")...per wikipedia italiana il nazionalismo cinese è di "sinistra" ma mi pare un'assurdità propria forse di chi non accetta che il comunismo/socialismo può essere di destra oppure di chi pensa che la Cina ragioni in termini "social-democratici" e "democratici liberali" per es. di uguaglianza completa tra i popoli, di libertà individuale come elemento centrale della società e non su modelli di difesa della "razza/etnia/tradizioni", considerati invece razzisti o negativamente da quelli di centro-sinistra. Cliccando sul collegamento per "nazionalismo di sinistra" mi pare inoltre di vedere qualcosa di molto lontano da quello che è la Cina, quindi per me la Cina è nazionalista di destra...
La Cina di Xi Jinping, diversa dalla Cina precedente, secondo me potrebbe essere considerata di destra radicale, in tema con questa sezione...


Si può cercare di "relativizzare" quanto si vuole la definizione di Adriano Romualdi, ma è un fatto storicamente incontestabile che il concetto di "destra" faccia il suo esordio con la Rivoluzione francese e nei termini di un'opposizione alle innovazioni sia giacobine che girondine in nome della difesa della monarchia, degli ordini sociali tradizionali, delle corporazioni, della Chiesa, della religione cattolica, della famiglia fondata sul matrimonio indissolubile, ecc.
È del tutto evidente che il concetto di "libertà essenziali" del fascismo non è lo stesso delle ideologie liberali e progressiste. Per fare un esempio molto chiaro di che cosa Mussolini intendeva per libertà essenziali possiamo leggere quanto segue: "Il governo fascista ha ridato al popolo italiano le essenziali libertà che erano compromesse o perdute: quella di lavorare, quella di possedere, quella di onorare pubblicamente Iddio" (30 luglio 1925). E per comprendere quali fossero i limiti alla libertà che il fascismo intendeva può venirci in soccorso ancora una volta Mussolini: "Se per libertà s'intende il diritto di sputare sui simboli della Religione, della Patria e dello Stato, ebbene io dichiaro che questa libertà non ci sarà mai" (28 ottobre 1923).
Non credo che un'analisi su una realtà così complessa come la Cina si possa basare su Wikipedia.
Indubbiamente quella cinese è una realtà da studiare ed analizzare con attenzione, ma da qui ad etichettarla in tal senso ce ne corre parecchio.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).