
Originariamente Scritto da
Giò
In genere, quando si paragona qualcuno ad Hitler e qualche regime politico a quello nazionalsocialista è tendenzialmente per scopi denigratori. Ad ogni modo, già in parte ti sei risposto da solo rilevando che nel comunismo cinese odierno non c'è alcuna centralità "ideologica" della nazione concepita in termini razziali. Mi permetto di aggiungere a tale osservazione che è del tutto assente anche quel nazionalismo spirituale, "olistico" ed organico tipico del fascismo italiano e di molti fascismi europei o di una realtà "prefascista" e controrivoluzionaria come l'Action Française.
Nel caso del nazionalsocialismo tedesco, non parlerei di "liberismo". Il NSDAP, una volta giunto al potere, pur muovendosi nel quadro di un modello economico capitalista, assunse una prospettiva produttivista ma anche dirigista, talvolta in modo estremamente marcato. Che il nazionalsocialismo puntasse ad un superamento del capitalismo è un assunto condivisibile, ma che questo superamento implicasse la fine della proprietà privata dei mezzi di produzione, come invece sarebbe nella prospettiva social-comunista autentica, è da escludersi. Certamente si potrebbe dire che il nazionalsocialismo tedesco rispetto al fascismo italiano o alle esperienze autoritarie filo-fasciste, semi-fasciste o afasciste dell'Europa del periodo a cavallo tra gli anni '20 e gli anni '40 del Novecento ebbe un grado maggiore di collettivismo e di statalismo, ma questo non credo che sia sufficiente per metterlo sul medesimo piano della Cina. Detto fuori dai denti, riguardo al nazionalsocialismo tedesco si possono fare molteplici critiche, ma se c'è una cosa che gli riuscì fu creare un livello di benessere notevole, offrendo ai lavoratori tedeschi condizioni economiche di tutto rispetto senza sfruttamento. La Cina s'è indubbiamente arricchita negli ultimi anni, ma quali sono state le condizioni dei propri lavoratori durante il periodo dell'ascesa economica?
Ma la destra, inclusa quella odierna, storicamente si caratterizza per la difesa della proprietà privata, della religione, della famiglia e delle tradizioni, pur con le debite differenze dettate dai vari contesti sociali, culturali, politici, storici ed economici. Cose che nel comunismo - sia quello teorico che quello realizzato - non sono contemplate, se non talvolta in modo parziale e del tutto subordinato ad altri obiettivi ed ideali.
Riguardo a Marx, sicuramente lui fu molto influenzato dall'evoluzionismo darwiniano, ma in termini del tutto differenti rispetto all'influenza che l'evoluzionismo esercitò su talune tesi razziste. Marx nelle teorie di Darwin trovò la conferma che è l'ambiente - e per Marx l'ambiente erano le condizioni economiche - a "fare" l'uomo.
Che Hitler avesse un giudizio severo sulle cosiddette "religioni positive" non significa che fosse ateo. Persino dalle Conversazioni a tavola, la cui autenticità è stata da taluni messa in discussione, emerge un Hitler molto distante dal cristianesimo ma comunque orientato in senso religioso, seppur in un senso del tutto particolare e personale. D'altronde, è un fatto che l'ateismo durante il Terzo Reich fosse bandito. Seppur per pragmatismo, la libertà di culto delle confessioni cristiane, nonostante i contrasti col regime, non venne mai meno, nemmeno nei momenti di maggior tensione. Nella Cina attuale la tensione della persecuzione religiosa è stata allentata rispetto agli anni passati, ma siamo ben lungi dall'essere di fronte ad una "normalizzazione" sotto questo profilo. Se si trattasse di una repressione o di una discriminazione del cristianesimo per difendere il paganesimo locale, in un atteggiamento del genere si potrebbe rilevare un intento "identitario", per quanto distorto. Ma qui siamo di fronte ad un puro e semplice ateismo di Stato, disposto ad accettare la religiosità solo nella misura in cui si fa strumento delle mire del partito ed è subordinata alla politica di Pechino, senza nemmeno l'idea di fare della religiosità stessa un fattore di forza e propulsione del regime. Probabilmente perché la sola religione ammissibile per i comunisti è il comunismo stesso, che vive il paradosso di essere una "religione atea".
Che il modello cinese sia un'alternativa già adesso rispetto al modello occidentale è indubbio, ma l'interrogativo che io ponevo era se fosse un'alternativa valida e positiva (in tal senso dicevo "reale"). Me ne faccio poco di un modello in cui i salari vengono triplicati, ma in cui al tempo stesso l'aborto è permesso, dall'oggi al domani il partito di Stato può imporre politiche ultra-neomalthusiane obbligatorie, non viene riconosciuta alcuna sacralità al vincolo matrimoniale, la proprietà e l'iniziativa privata sono inesistenti o fortemente limitate non dal bene comune e dalla giustizia sociale ma dagli interessi unilaterali ed arbitrari di una casta di burocrati e tecnocrati, la religione è perseguitata o tutt'al più - se e quando va bene - confinata forzatamente in angusti spazi in modo che non dia fastidio al potere politico, ecc.
Nella visione fascista lo Stato è il "luogo" in cui gli individui possono realizzare se stessi subordinando i loro interessi a quelli della società, mantenendo però la propria personalità. Per ricorrere ad una citazione di Antonino Pagliaro, noto esponente della cultura fascista del tempo, il fascismo potenzia lo Stato nell'uomo e l'uomo nello Stato. Nella visione comunista lo Stato invece schiaccia l'uomo sotto il peso dello Stato. Ecco, quest'ultimo mi sembra il caso della Cina odierna, nonostante le aperture al mercato e al capitalismo o l'assunzione di qualche elemento nazionalista.
Previsioni è difficile farne, ad ogni modo è indubbio che questi aspetti tecnocratici del regime lo distanzino nettamente da una prospettiva radicalmente di destra.