
Originariamente Scritto da
Robert Owen
Il paragone con il cartolaio che ha venduto la penna allo scrittore è senza senso, perché sostanzialmente con questo paragone assumi erroneamente che i lavoratori di un'azienda non facciano parte dell'idea imprenditoriale, cosa assolutamente non vera.
Ti faccio un esempio concreto: hai presente i famosissimi videogiochi di Super Mario e in particolare il videogioco storico "Super Mario Bros" (il primo di una lunghissima seria di videogiochi)?
Ebbene, Super Mario non è stato inventato dal padrone della Nintendo, ma da un lavoratore dipendente: Shigeru Miyamoto.
https://it.wikipedia.org/wiki/Shigeru_Miyamoto
Lui è anche l'autore dell'altro grande titolo della Nintendo, ovvero "The Legend of Zelda".
Chiunque conosca questo mondo sa benissimo che il 90% dei profitti e della fama della Nintendo derivano da questi due titoli: la gente compra le sue console per giocare ai videogiochi di Super Mario e Zelda, perché se fosse per giochi di Rally, di Formula 1 o sparatutto potrebbe prendersi qualsiasi altra console, per esempio la Play Station che ha una vastissima offerta di giochi come questi.
Quindi ti chiedo: ha senso paragonare il cartolaio con Shigeru Myamoto? Il cartolaio non mette l'idea imprenditoriale per il libro, mentre Myamoto è la linfa vitale dell'idea imprenditoriale della Nintendo.
A sua volta è probabile che anche Myamoto non abbia sviluppato da solo l'idea imprenditoriale (si prende il merito perché è il direttore creativo) ma che abbia ascoltato le idee dei programmatori o di altri dipendenti del reparto creativo.
È quindi corretto assumere che l'idea imprenditoriale venga sviluppata, pezzetto per pezzetto, dalle idee di un po' tutti i lavoratori messi insieme.
Non è che ti vengo a dire che quello che pulisce le toilette ha merito nello sviluppo dell'idea imprenditoriale, ma un programmatore magari anche si, perché magari mentre sviluppa una parte del gioco gli viene un'idea e la propone.
Il cartolaio non c'entra un tubo, perché la sua idea imprenditoriale è quella di vendere penne e lo fa. Non c'entra niente con l'idea imprenditoriale dello scrittore a cui ha venduto una penna.
Se un imprenditore riesce a dimostrare che l'idea imprenditoriale della sua azienda è sviluppata al 100% da lui allora non considero il suo profitto come plusvalore ma come guadagno da lavoro. Nel caso del padrone della Nintendo invece considero il suo profitto come plusvalore, perché sia l'idea imprenditoriale che il lavoro tecnico sono realizzati dai lavoratori dipendenti.
Comunque sono sostanzialmente d'accordo sul fatto che il lavoro sia una merce, però bisogna fare una distinzione tra un "libero professionista" e un "lavoratore dipendente", perché per quanto riguarda i secondi il problema è che sono essi stessi a essere considerati merce (non il loro lavoro) per come vengono trattati in certe imprese.
Di fatto i lavoratori dipendenti stanno da mattina a sera dentro l'azienda, quindi sono parte di essa: è per questo che è così importante difendere i loro diritti nei confronti di un'eventuale tirannia del padrone. Il cartolaio ti vende la pena e poi fuori dai coglioni: un lavoratore dipendente invece ha il fiato sul collo e spesso finisce per diventare lo schiavetto del padrone dell'azienda.