
Originariamente Scritto da
Manfr
Caro senatore Occidentale, il tema del nucleare taglia trasversalmente le parti. Io e Ronnie siamo a favore, i radicali del PL e molti a sinistra sono contrari e così via.
Quanto al resto, io sono convinto di una cosa: che la storia economica di questo secolo mostra come i due sistemi contrappostisi, capitalismo nella sua forma temperata dal keynesismo e nella sua forma più sfrenata, e statalismo, abbiano egualmente fallito. Oggi, l'economia di mercato soffre delle pastoie imposte dal corporativismo, da monopoli e oligopoli, e da una totale dipendenza dal settore finanziario, a cui si va a sommare quella che oramai è la "droga" abituale delle grandi aziende, l'aiuto statale.
Bismark, ai suoi tempi, seppe riconoscere che il puro capitalismo manchesteriano non poteva garantire la costruzione di una base industriale alla Germania e nemmeno il consenso sociale. Introdusse allora elementi di socialismo nella politica tedesca. Oggi siamo arrivati a un momento simile: in una fase in cui le destre europee propongono di rispondere alla globalizzazione con un arroccamento protezionista e identitario, Cameron in Inghilterra, appoggiato dai pochi superstiti dell'antico Red Toryism, lancia la parola d'ordine della
Big Society, del decentramento politico ed economico.
Nelle sue intenzioni, si tratta di una rivalutazione dell'antico sistema delle contee e del mutualismo dal basso: se sapremo affrancarci da queste tendenze passatiste, credo avremo trovato il nostro Bismark. Dal Welfare State, rigido ed escludente, possiamo passare alla Welfare Society, fondata sul mercato come creatore di solidarietà. Cooperative, azionariato popolare, capitalismo finanziario renano, gruppi di acquisto, agricoltura di prossimità, casse di mutuo soccorso, possono essere ingredienti di un nuovo mix tra Stato e mercato che renda i produttori e consumatori protagonisti diretti.
Se poi vogliamo parlare di strategie industriale, io sono uno schumpeteriano convinto: prima di tutto, dobbiamo innescare la spinta di uno sviluppo creativo, finanziando la scuola, l'università, e l'innovazione, riformandole in senso competitivo. Su questo il nostro programma enuncia delle chiare linee d'azione, che svilupperò in campagna elettorale. A questo vanno aggiunte due priorità: un Piano Energetico, prima nazionale e poi almeno europeo, e un Piano di Riconversione del nostro sistema industriale, che incentivi le grandi aziende a investire in innovazione e le piccole e medie ad affrancarsi dalla "tirannia" del subappalto, che tanti fallimenti ha portato in questa stagione, per farle cooperare tra loro.
Su questi punti sono disposto a trovare un compromesso con chiunque. Questa volta non ripeteremo gli errori del passato: intesa di programma, su riforme per PIR e per il Paese metaforico che andremo a governare. Incarichi e tutto il resto ... se ne discuterà. Ma le idee sono l'unico terreno su cui chiederò i voti, al primo turno e in caso di eventuale ballottaggio e, sopratutto, a elezioni finite.
