
Originariamente Scritto da
Triangolo nero
Mary Ann... ormai la politica è una metastasi tumorale dei potentati economici transnazionali... qualsiasi partito o movimento politico che deragliasse dai binari dei banksters e che avesse percentuali superiori alla soglia di sbarramento, verrebbe sciolto per decreto ministeriale.
I cani da guardia mediatici del sistema servono proprio a demonizzare chi non è allineato ai dettami di regime... non c'è alcuna possibilità di cambiare un sistema blindatissimo che non ammette alcuna voce fuori dal coro.
Un esempio è Salvini, aveva fatto roboanti promesse di voler togliere la "legge Mancino" se fosse diventato ministro... è diventato ministro, ha fatto il viaggetto di ordinanza in Israele e si è subito dimenticato della promessa fatta... e come lui si comportano tutti i politicanti eletti o meno.
Fondare un partito che non si comporti da vassallo di sua Maestà, nell'attuale temperie è assolutamente impossibile... esistono partiti "moderati" anti-sistema (penso ad esempio al Movimento 3V), ma non hanno alcun futuro nemmeno se vincessero le elezioni... in quel remoto caso vedresti lo spread salire alle stelle, vedresti la macchina del fango mediatica in azione (tutti i grandi giornalacci di regime sono controllati dai potentati economici), vedresti l'Europa dei banchieri "preoccupata" richiedere - e ottenere - sanzioni per l'Italia "disubbidiente", vedresti tutto questo e anche di più, in un crescendo continuo fino al "necessario" governo tecnico per riportare l'Italia nel "giusto" alveo globalista.
"Destra" e "Sinistra" sono concetti ormai ammuffiti e superati, è solo una dicotomia - che ci impongono - funzionale all'attuale sistema e nessuna cura è possibile per "sanare" un sistema corrotto, fallito, mortifero e putrido che si è trasformato in un malato terminale, bisogna solo cercare di accelerarne il decesso e sotterrare in fretta il cadavere... solo dopo il totale fallimento istituzionale si potrà ricostruire una politica sana.
Citando il dott. Valli... "Oggi ci troviamo in un deserto, siamo ai bordi di un deserto che va attraversato. Non ha senso negare il deserto, credersi in terra grata, fantasticare di poterlo aggirare o sperare che il tempo lo muti in eden. È un deserto. Sappiamo però che il deserto, del quale non vediamo oggi i confini, prima o poi finirà. E se non finisse, avremo almeno dato senso alla vita. Sappiamo che, non ora, ci saranno tempo e modo per ricostruire una città, rifondare una civiltà. Non ora. Nel deserto non si costruisce. Mancano le condizioni elementari, mancano i materiali, l'acqua, i rifornimenti, il vento ti sferza la faccia, la sabbia ti acceca, i miraggi t'ingannano, imperversano predoni, operano assassini, i tuoi compagni, e tu stesso, sono soggetti ad umani cedimenti. Nel deserto si può solo andare avanti, senza sperare di costruire. Si può solo cercare un riparo quale che sia, perché cala la notte e nell'incerto mattino riprende la marcia. Sempre vigili, in guardia. Ringraziando gli Dei per quelle poche oasi, per quella poca acqua. E magari anche il Sistema, che nella sua infinita bontà non ti ha ancora tolto l'aria per respirare. Nello zaino c'è quanto hai potuto salvare. C'è quello in cui credi. La tua vita. Che va portata al di là del deserto. Altri uomini, generazioni, individui sconosciuti, gente che mai vedrai, magari neppure i tuoi figli, verranno. La storia lo insegna. Anime simili alla tua, segmenti su una stessa retta, fedeli agli stessi Dei. Ne nasceranno ancora. Ne sono sempre nati. (...) Catastrofi seguiranno fra qualche decennio, anarchia e rovine per altri decenni, crollo di ogni istituto civile. Ma qualcuno ci sarà. A raccogliere, ad aprire lo zaino.
(...)
(Cuveglio - 16 novembre 2012)