Ancora una volta, di nuovo, stiamo assistendo al balletto "democratico" della spartizione delle poltrone.
Noi, persone per bene che stiamo a guardare, vediamo uno spettacolo che non è più nemmeno brutto ma qualcosa di peggio; è scontato.
Alcuni di noi sono andati a votare, altri annoiati, delusi, demotivati o giustamente disinteressati, no lo hanno fatto.
Ciò che ci accomuna è comunque l'essere spettatori, perché, come recita una famosa frase attribuita a Mark Twain "Se votare facesse qualche differenza, non ce lo lascerebbero fare". Ora più che mai non ha fatto differenza perché che sia Giorgia o Enrico ciò che cambia, soprattutto in politica estera, è solo la pettinatura.
Come più volte ho scritto continuare a votare le stesse persone pensando che accada qualcosa di diverso è da stupidi e le grandi aspettative riposte in Giorgia Meloni possono portare a altrettanto grandi delusioni.
La statista della Garbatella, volente o nolente, dovrà fare i conti con l'ingombrante presenza di Silvio Berlusconi, ad evidenziare che nulla cambia dove tutto sembra stia cambiando, che insiste nel mettere in una posizione di rilievo un'abile organizzatrice di intrattenimenti per adulti (ma si sa che noi poveri invidiosi delle prodezze nelle cene eleganti siamo solo invidiosi, perché nessuno ci ha invitato [n.d.r.]).
C'è anche il bambinone leghista in cerca di visibilità che avanza pretese, mostrando ancora velleità da statista nonostante abbia sbagliato, in tre anni, tutto ciò che poteva essere sbagliato.
Nel balletto dei nomi però pare vi siano due certezze. La Russa alla presidenza del Senato e un giovane leghista, Riccardo Molinari, rinviato a giudizio per falsificazione di materiale elettorale, a quella della Camera dei deputati.
La lista dei ministri deve ancora accontentare gli alleati di Giorgia e non sarà facile.
L'importante è non perdere di vista ciò che è veramente importante... Silvio c'è! E meno male, altrimenti che Italia sarebbe?
E noi, persone per bene, stiamo a guardare.




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