Sei mutui su dieci negli Stati Uniti sono a rischio. Non si tratta, però, del rischio di insolvenza, tipico in materia di prestiti ipotecari. Ma del rischio, tutto per le banche, che i mutuatari possano smettere di rimborsare il mutuo da un giorno all'altro senza che gli istituti di credito abbiano qualcosa a pretendere. Oppure possano vendere l'immobile senza addossare al nuovo compratore l'ipoteca iniziale. Questo perché c'è il sospetto che il sistema utilizzato per la registrazione dei mutui (e per le relative cartolarizzazioni) possa trasformarsi in un castello di sabbia.
È lo strano caso dei "mutui-non mutui", recentemente sollevato da due professori universitari, Christopher L. Peterson dell'Università dello Utah e Adam Levitin di Georgetown, rilanciato da un articolo del New York Times. Un caso da non sottovalutare perché rischia di avere ripercussioni sui bilanci delle banche di Wall Street i cui titoli la scorsa settimana, quando i rumor si sono intensificati, hanno, forse non a caso, zoppicato.
Ma a rinfocolare il caso dei "mutui fantasma" e dei pericoli annessi sul sistema finanziario americano è stata soprattutto la decisione di un giudice dell'Oregon che a inizio mese ha inibito Bank of America dal pignorare un immobile a un mutuatario insolvente. Il motivo? Secondo il giudice Garr M.King le leggi dello Stato dell'Oregon Bank l'ipoteca vantata da Bank of America nel caso specifico non esiste. O meglio, è impossibile risalirvi. Perché mancano i documenti che provano l'identità del proprietario che reclama il diritto di riavere il bene, cioè la banca. Questa decisione rischia di creare un pericoloso precedente che, qualora fosse replicato sulle migliaia di cause legali pendenti relative ai pignoramenti immobiliari negli Stati Uniti, potrebbe avere ripercussioni pesanti sui bilanci degli istituti di credito.
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Lo strano caso dei "mutui fantasma" che minacciano le banche americane - Il Sole 24 ORE




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