mi permetto di avere parecchi dubbi in proposito. a mio parere è sbagliato parlare di diritti e di concessioni: qui si tratta di fare delle scelte politiche.
uno Stato può scegliere di non occuparsi del problema della disoccupazione perché non vuole utilizzare i proventi delle tasse per intervenire su questo punto. oppure uno Stato può scegliere di occuparsi del problema della disoccupazione, e lo può fare essenzialmente per due motivi. il primo è che lo Stato ritiene che le tasse debbano servire anche a garantire un livello minimo di vita a tutti i cittadini, indipendentemente dall'occupazione. il secondo è che lo Stato ritiene che la piena occupazione costituisca un vantaggio per la Società. nel primo caso fornirà un supporto economico ai disoccupati, nel secondo fornirà assistenza ai disoccupati in modo da permettere loro di trovare un lavoro. assistenza sia in senso economico secondo il concetto che "cercare un lavoro è un lavoro", sia funzionale, nel senso di creare le condizioni da una parte per aumentare la richiesta di lavoro, e dall'altra per creare le competenze adeguate alle nuove richieste. che è un po' il modello danese. poi c'è il modello americano per il quale è la libera impresa che, non sollecitata, crea le condizioni per una maggiore richiesta di lavoro.
ma, come dicevo prima, si tratta di scelte politiche, non di diritti o elemosine: fino a quando parleremo di diritti o concessioni non andremo da nessuna parte.





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