Vedo che la contestazione ferve, bene.


Vedo che la contestazione ferve, bene.
"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.






https://www.huffingtonpost.it/esteri...ggio-12346406/
Venezuela a secco. L'Eldorado del petrolio resta senza benzina, si ricorre al sorteggio
Venezuela a secco. L'Eldorado del petrolio resta senza benzina, si ricorre al sorteggio
Nel Paese con le più grandi riserve di greggio al mondo, abituato ad avere carburante praticamente gratis, la gente fa i salti mortali per poter spostarsi in macchina. Conseguenza della gravissima crisi economica e del fatto che la produzione finisce quasi tutti su navi che salpano verso la Cina, per rimborsare i maxi-prestiti concessi al governo Maduro. Il quale dà la colpa alle sanzioni
Alle cinque e mezza di mattina nello stato venezuelano di Merida inizia la trasmissione via radio del sorteggio per la distribuzione della benzina sovvenzionata dallo Stato. Ad ogni stazione di rifornimento sussidiata della rete pubblica Pdvsa viene assegnato un numero finale di targa; appena il numero viene estratto, gli automobilisti corrono dal benzinaio a loro assegnato, pronti a fare fino a quattro ore in coda per tentare la difficile impresa di riempire il serbatoio. È una via crucis, perché quando la benzina arriva finisce quasi subito e si deve ricominciare tutto da capo. E così, nel Paese con le più grandi riserve di greggio al mondo, la gente deve fare i salti mortali per poter spostarsi in macchina.
Questa è solo una delle conseguenze della gravissima crisi economica che ha colpito il Venezuela, ma è tra le più irritanti se si considera che fino a otto anni Caracas era tra le potenze petrolifere al mondo con più di tre milioni di barili prodotti al giorno: oggi si producono meno di 500.000 litri, che finiscono quasi tutti sulle navi che salpano verso la Cina, come forma di pagamento dei maxi-prestiti concessi da Pechino al governo di Nicolas Maduro.
La situazione è drammatica e non sembra ci siano spiragli di miglioramento all’orizzonte. È uno shock per i venezuelani, abituati per anni ad avere una benzina praticamente gratis. Nel 2019 trecento litri di super costavano meno di un litro di latte o di un chilo di caffè. Un anno dopo, in piena pandemia, c’è stata la prima rivoluzione, con il governo che ha deciso di porre un prezzo fisso di mezzo dollaro al litro per la benzina comune, garantendo però una rete di 1.300 pompe con prezzi sussidiati dallo Stato. La differenza tra i due regimi è abissale, visto che nelle stazioni di servizi sussidiate della Pdvsa con mezzo dollaro si dovrebbe riuscire a comprare fino a 20 litri di benzina. Il condizionale è d’obbligo, perché nel frattempo il numero delle stazioni sussidiate è diminuito e la benzina a loro disposizione è calata vistosamente.
Di fronte alla scarsezza generale è scoppiato il contrabbando, con taniche di benzina venezuelana venduta illegalmente nei paesi vicini Colombia o Brasile, mentre in patria si è sviluppato il mercato nero dei “bachaqueros”, che vendono per strada benzina a prezzi da sciacallo, fino a 3 euro al litro. La situazione è ancora più grave per quanto riguarda il diesel, essenziale per il trasporto sui camion di merci ed alimenti oltre agli autobus urbani o interurbani. Anche a causa delle sanzioni commerciali imposte dagli Stati Uniti e paesi europei il Venezuela non riesce a importare i prodotti necessari alla raffinazione del gasolio, la scarsezza è tale da obbligare i camionisti a mettersi in fila per diversi giorni davanti ai benzinai. A farne le spese è la catena di distribuzione e tutto questo provoca una maggiore scarsezza di beni di consumo ed un ulteriore aumento dei prezzi in un Paese con un’inflazione che supera il 200% all’anno.
Il governo socialista di Nicolas Maduro dà la colpa alle sanzioni, ma non ammette che per anni non è stato fatto nulla per mantenere la manutenzione delle raffinerie nazionali, che oggi funzionano al 20% delle loro capacità. La corruzione, poi, è un fattore chiave. Diversi dirigenti della Pdvsa sono sotto inchiesta per un giro di mazzette miliardarie, Maduro è stato costretto a rimuovere dal suo incarico il potente ministro del petrolio Tarek El Aissimi, considerato uno degli uomini forti del regime chavista e accusato di intascarsi milioni destinati ai pozzi. Per Diosdado Cabello, numero due del governo, la pressione per la benzina è frutto della guerra psicologica di Washington sulla rivoluzione bolivariana. “Non dobbiamo farci condizionare dalla propaganda sporca dei “nemici della patria”. C’è molta gente che corre dal benzinaio anche quando ha più mezzo serbatoio pieno solo perché sente alla radio o alla televisione che inizia a scarseggiare. Così fate il gioco degli yankee, state a casa e aspettate che le cose migliorino”. Un discorso, il suo, al quale oramai nemmeno i più feroci sostenitori del chavismo credono più
Mi hanno detto che sei fascia, che sei amica di Salvini,
Ma io so che invece sei normale e quelli sono dei cretini...


l Venezuela, paese con le più grandi riserve petrolifere al mondo, non ha carburante alle pompe
Centinaia di venezuelani hanno fatto lunghe file per fare il pieno di carburante, un’ironia dato che il Venezuela è il quinto esportatore mondiale di petrolio.
La crisi venezuelana è diventata tangibile questa settimana nelle stazioni di servizio del colosso petrolifero, dove centinaia di persone erano in coda per fare rifornimento alle loro auto, ha riferito Reuters.
La situazione critica è dovuta a carenze dovute a fattori quali il calo della produzione di greggio, la diminuzione delle importazioni di prodotti e gravi rotture negli impianti di raffinazione interni, dove gli impianti sono vecchi e con poca manutenzione.
Il problema delgli impianti di raffinazione è talmente grave che anche quando c’è la benzina questa è di qualità talmente bassa che i motori prendono fuoco, per cui il paese è percorso da un’ondata di incendi di auto, come riportato da El Pais.
Questa è una brutta notizia per Cuba , dipendente com’è stata negli ultimi anni dal suo alleato di sinistra in questo settore, sulla base di accordi preferenziali che includevano lo scambio di petrolio per i servizi di migliaia di operatori sanitari.
“Ho visitato 4 o 5 pompe (stazioni di servizio) ed è stato impossibile rifornire il mio veicolo. Sono venuto qui come ultima alternativa e fortunatamente sono riuscito a riempire il serbatoio”, ha detto José Torres, 50 anni, mentre faceva benzina in una zona borghese dell’est della città.
La situazione più grave si verifica in città come Valencia e Balquisimeto. I caos nel ciclo produttivo hanno generato disagio tra gli utenti che hanno pubblicato sui social foto delle linee e delle stazioni di servizio chiuse per mancanza di benzina.
Il direttore dell’unità Commercio e approvvigionamento della compagnia statale Petróleos de Venezuela (PDVSA), Ysmel Serrano, ha dichiarato su Twitter che “sono state generate code in alcune stazioni in quattro stati del Paese, a causa del ritardo nel cabotaggio di benzina.” Madura ha addirittura mobilitato
Fallimenti operativi, nuovi gestori
I problemi alle stazioni di servizio derivano dal cambio dei nuovi funzionari esecutivi alla PDVSA e dai fallimenti operativi nell’industria petrolifera del paese con il carburante più economico del mondo. Il fatto che il carburante sia così economico fa si che da un lato chi può lo esporta aa prezzi migliori sui mercati internazionali, e che comunque le entrate finanziarie dal mercato interno non sono sufficienti a garantire le manutenzioni e il funzionamento delle raffinerie.
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https://scenarieconomici.it/il-venez...te-alle-pompe/
Mi hanno detto che sei fascia, che sei amica di Salvini,
Ma io so che invece sei normale e quelli sono dei cretini...


https://www.money.it/dedollarizzazio...no-solo-l-euro
Dedollarizzazione? Per ora i BRICS affossano solo l’euro
L’aumento dell’uso del dollaro ha avuto un impatto sulle altre valute internazionali: l’euro ha visto la sua quota di utilizzo scendere al di sotto del 25%, per la prima volta dal 2012.
L’allargamento dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) ha segnato un importante passo in avanti dal punto di vista geopolitico ed economico, rappresentando una sfida alla supremazia del dollaro statunitense nei mercati internazionali. Tuttavia, nonostante gli sforzi di diversi paesi, il processo di dedollarizzazione non è ancora completo. I dati forniti dal Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (Swift) hanno rivelato che il ruolo del dollaro nelle transazioni internazionali è attualmente in una fase di rafforzamento, con implicazioni significative per l’equilibrio finanziario globale.
Secondo i dati Swift, il ruolo del dollaro statunitense nelle transazioni internazionali è in costante crescita. Nel mese di luglio, la quota delle transazioni effettuate in dollari è salita al 46%, rappresentando un significativo aumento rispetto a dieci anni fa, quando tale percentuale si attestava leggermente sopra il 30% del totale.
Mi hanno detto che sei fascia, che sei amica di Salvini,
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La de-dollarizzazione è una priorità per la Russia, la cui economia è stata paralizzata dalle sanzioni imposte dall'Occidente per l'invasione dell'Ucraina ed è bandita dal sistema Swift, ma anche perché gli affari con il continente africano gli "interessano molto".
Ma, certamente, non è nelle corde dei nuovi entrati a far parte del gruppo, in particolare dell'Arabia Saudita che vive dei petroldollari, cosi' come gli Emirati Arabi Uniti. "Non è un'alternativa allo Swift", ha, infatti, specificato il ministro sudafricano, "si tratterà di un sistema di pagamento che faciliterà un approfondimento dell'uso delle valute locali".
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L'iniziativa è stata sostenuta dall'Unione africana e dalle banche centrali africane. "Stiamo tutti lottando per effettuare pagamenti per beni e servizi da un Paese all'altro a causa delle differenze nelle valute. E in mezzo a tutto questo, siamo tutti soggetti a un ambiente in dollari", ha detto Ruto. Questi si' potrebbe agevolare gli scambi intra-africani e dare un impulso all'economia continentale. Ma per fare questo non serve entrare nel circolo esclusivo dei Brics che, invece, potrebbe dimostrarsi non un'opportunità ma una trappola.
https://www.agi.it/economia/news/202...rica-22803141/
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La Ciena glielo sta appuntellando piano piano... un centimetro alla volta.
Cina, nuove mappe ufficiali includono parte del territorio russo
La Cina ha incluso nei suoi confini una parte di territorio russo in Siberia, lungo il fiume Amur. Lo Standard Map Service, l'agenzia statale che presenta ogni anno le mappe geografiche, ha presentato le versioni ufficiali del 2023 nelle quali per la prima volta fa parte una parte di Russia è indicata come parte della Cina. Si tratta dell'isola di Bolshoy Ussuriysky sul fiume Amur.
https://www.repubblica.it/esteri/202...15842-P5-S1-T1


Che è una paura condivisa praticamente da tutti i BRICS che non vogliono un'organizzazione a guida cinese, appunto.Ma per fare questo non serve entrare nel circolo esclusivo dei Brics che, invece, potrebbe dimostrarsi non un'opportunità ma una trappola.

