
Originariamente Scritto da
HiroTome
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Le macchine usate erano Hasselblad 500 di serie, a funzionamento meccanico, le uniche differenze erano la soppressione del box reflex, la composizione avveniva a sentimento

, la verniciatura in bianco, l'utilizzo di lubrificanti
speciali e un plateau, un vetro, con sovrimpressi crocicchi a contatto con la pellicola.
A me del supporto usato nelle pellicole importa poco, per non dire niente, l'importante è che le emulsioni erano identiche a quelle delle pellicolo commerciali Kodak dell'epoca.
Ma le temperature sono poco importanti, quello che
bagna sono il vento solare e le radiazioni cosmiche, quelle le fermi con uno spessore di 2 metri d'acqua o equivalenti.
Nel documento di D. Stuart Nachtwey Medical Scinces Division e Lyndon B. Johnson Space Center, Houston.
Si trova, tra l’altro: cosmic ray flux per square centimeter of lunar surface per year (during minimum solar activity) contains 1.4279 x 10^8 particles per cm2 per year.*
*Counting only particles with a velocity greater than 10 MeV per nucleon.
Bisogna specificare che durante il minimo solare il vento è massimo e l'opposto.
1.4279 * 10^8 particelle per centimetro quadrato all'anno sono circa 4.5 particelle per centimetro quadrato al secondo, (1.4279 * 10^8 = 142'790’000 particelle per centimetro quadrato all'anno. In un anno ci sono 31'556’ 000 secondi; 142'790’000 / 31'556’000 = 4.52 particelle per centimetro quadrato al secondo). Con queste informazioni (durante il massimo solare bisogna dividere per 3.5) risulta difficile pensare che con esposizione alle radiazioni di ore, quando non di giorni, le pellicole non vengano colpite da particelle altamente energetiche, con la conseguenza di rimanere “segnate”.
La superficie esposta nella Hasselblad è di 56*56mm cioè più di 31 centimetri quadrati, ma non basta certo la vernice bianca a fermare quelle particelle che passerebbero ovunque, anche la pellicola avvolta sui rocchetti
