
Originariamente Scritto da
HiroTome
Non ho idea di cosa abbia detto questo kaysing, certamente chi ha scritto quello sproloquio o è uno scemo o mente sapendo di mentire.
Lasciando perdere i fatti particolari almeno un punto nella sua risposta a K appare una supercazzola clamorosa.
Certo che l'effetto dida è poderoso, specialmente quando asseconda i propri bias.
"
Inoltre sulla Luna un oggetto esposto al sole riceve praticamente la stessa quantità di energia termica che riceve sulla Terra in alta montagna in una giornata limpida, perché l'irradiazione dipende dalla distanza dalla fonte di calore, e la Luna e la Terra sono sostanzialmente alla stessa distanza dal Sole. Non c'è nulla di magicamente incendiario nella luce solare che colpisce la Luna: è la stessa che riceviamo qui sul nostro pianeta."
Questo significherebbe che questo ipotetico cocuzzolo in una giornata limpida le sue rocce tenderebbero, dove esposte al sole, a raggiungere le temperature delle consimili sulla luna, e dove all'ombra idem.
E' del tutto evidente che è una scemenza oscena, anche ad 8000 metri sul livello del mare c'è l'atmosfera (che agisce come una sorta di volano) e tutto viene filtrato dalle fasce di Van Allen.
La ISS (stazione spaziale internazionale) orbita ad una quota di circa 400 km, poco sotto alle fasce di VA, le parti esposte al sole raggiungono i 121° C e quelle in ombra i -156° C.
Se potesse uscire nello spazio aperto, oltre le fasce di VA, la temperatura minima all'ombra sarebbe di circa 2.7 Kelvin (-270.45° C) quella massima al sole intorno ai 250° C. Temperature presenti contemporaneamente.
Infatti in assenza di atmosfera gli oggetti possono raggiungere temperature molto alte nelle zone esposte al sole, e molto basse in ombra, visto che l'assenza di atmosfera rende i cambi di temperatura repentini.
Sulla base dei dati forniti dalla NASA c'è chi ha eseguito simulazioni, conservative, secondo me molto conservative:
Le macchine usate erano Hasselblad 500 di serie, a funzionamento meccanico, le uniche differenze erano la soppressione del box reflex, la composizione avveniva a sentimento

, la verniciatura in bianco, l'utilizzo di lubrificanti
speciali e un plateau, un vetro, con sovrimpressi crocicchi a contatto con la pellicola.
A me del supporto usato nelle pellicole importa poco, per non dire niente, l'importante è che le emulsioni erano identiche a quelle delle pellicolo commerciali Kodak dell'epoca.
Ma le temperature sono poco importanti, quello che
bagna sono il vento solare e le radiazioni cosmiche, quelle le fermi con uno spessore di 2 metri d'acqua o equivalenti.
Nel documento di D. Stuart Nachtwey Medical Scinces Division e Lyndon B. Johnson Space Center, Houston.
Si trova, tra l’altro: cosmic ray flux per square centimeter of lunar surface per year (during minimum solar activity) contains 1.4279 x 10^8 particles per cm2 per year.*
*Counting only particles with a velocity greater than 10 MeV per nucleon.
Bisogna specificare che durante il minimo solare il vento è massimo e l'opposto.
1.4279 * 10^8 particelle per centimetro quadrato all'anno sono circa 4.5 particelle per centimetro quadrato al secondo, (1.4279 * 10^8 = 142'790’000 particelle per centimetro quadrato all'anno. In un anno ci sono 31'556’ 000 secondi; 142'790’000 / 31'556’000 = 4.52 particelle per centimetro quadrato al secondo). Con queste informazioni (durante il massimo solare bisogna dividere per 3.5) risulta difficile pensare che con esposizione alle radiazioni di ore, quando non di giorni, le pellicole non vengano colpite da particelle altamente energetiche, con la conseguenza di rimanere “segnate”.
La superficie esposta nella Hasselblad è di 56*56mm cioè più di 31 centimetri quadrati, ma non basta certo la vernice bianca a fermare quelle particelle che passerebbero ovunque, anche la pellicola avvolta sui rocchetti
