Direi che la Grazia non toglie niente alla natura ma la ricostruisce dopo la distruzione operata dal peccato. La natura ha il ruolo concreto e visibile nel risultato ma è passivo, non attivo. Come tu sai la materia è potenza non è atto.
Il testo che fa teologia è questo:
Rm 8,19-23
"La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo."
Commenta il Sales nella sua traduzione della Martini:
"Dà la ragione di questa attesa delle creature.
Il mondo creato, ossia la creatura sensibile,
è stato assoggettato, per la sentenza pronunziata
da Dio contro Adamo dopo il peccato (Gen. III, 17.
La terra è maledetta per cagion tua, testo ebraico),
alla vanità, cioè alla mutabilità, al deperimento, e
quindi alla corruzione e alla morte. Non per suo
volere. Le cose sensibili sono soggette a tale mutabilità,
« non per inclinazione della loro natura, per cui ben
lungi dall'amare la corruzione e la vecchiezza, che
da tale mutabilità deriva, amano anzi la propria
conservazione» (Martini), e oppongono resistenza
a chi si attenta di distruggerla, ma per volere di colui
che lo ha assoggettato con isperanza, cioè per
un'ordinazione di Dio, le ha rese partecipi della
maledizione scagliata contro l'uomo, loro re e sovrano.
Dio però ha lasciato loro la speranza che, nella futura
rinnovazione, saranno liberate da questa dura legge,
e saranno partecipi della glorificazione dell'uomo."
Insomma, bisogna rifuggire l'idea che ci siamo automatismi che contraddicono la libertà divina.





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