



Ma ti rendi no o ti le puttanate che stai dicendo ?
Ma.. hai mai aperto un libro di storia di questo paese?
Metà del territorio USA era Messico, quella popolazione mica è svanita… le ferrovie furono costrutte da migliaia di Cinesi.
Ispanici, AfroAmericano Ivano ecc ecc hanno avuto un ruolo determinante nella fondazione , costruzione e sviluppo del paese
La tua ignoranza e’ ad un livello stratosferico.
Per certo , fino a 100/120 anni fa , TU, in qu to Italiano, avresti contato cazzo, non eri bianco.. ergo… usando la tua logica, tu faresti parte di quelli che non avrebbero fatto un cazzo per il paese.
Fortunatamente la tua “Logica” si basa sulla tua ignoranza… e basta.
Il tuo non conoscete anche un imprenditore nero, implica solo che le tue conoscenze sono molto ristrette e che come sempre basi la tua realtà su ristrette vedute.. sei molto
Limitato, contieni le tue echo chambers personali con la realtà.
Anche solo restando nelle high tech, mai sentito parlare di Pindrop?
Mi sa di no…. Usa Google…
Oppure LISNR?
World Wide Technology (17 mld di $ di fatturato annuo, la 27esima azienda privata più grande degli USA e con oltre 9000 dipendenti, fondata dal miliardario David Steward… che bianchino NON lo è…)
No…? Non ne consoci una..?
Cazzo… vivi pure a NY, ovvero la città con la più elevata concentrazione di black-owned companies… esci da casa tua ogni tanto… allarga i tuoi orizzonti.. che sono, in tutta evidenza molto limitati… il tuo razzismo da due soldi ti fa fare affermazioni da fesso.
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Globalizzazione..... si grazie.


Ma.. hai mai aperto un libro di storia di questo paese?
Metà del territorio USA era Messico, quella popolazione mica è svanita… le ferrovie furono costrutte da migliaia di Cinesi.
Ispanici, AfroAmericano Ivano ecc ecc hanno avuto un ruolo determinante nella fondazione , costruzione e sviluppo del paese
No, non ce lo hanno avuto, Amati.
Basta con il wokeismo da quattro soldi.
Nessun imprenditore degno di questo nome e' mai stato nero. NESSUNO. Non lo era Carnegie o Ford o Rockfeller o JP Morgan....Edison, Bill Gates,
Eastman o Gates..... o moltissimi altri.
Non furono i neri a fare la rivoluzione contro gli inglesi...ne la guerra di seccessione.... Non c'erano neri durante la sbarco in normandia almeno in un numero degno di questo nome.
Non furono ne i neri ne gli ispanici ad andare sulla Luna. Ne ha costruire le universita o i principali centri di ricerca.
Di 45 presidenti eletti solo 1 o meglio "mezzo" era nero.
La quasi totalita delle infrastrutture come finanziamento e design le hanno costruite i bianchi.... NY dove sono io l'hanno fatta gli operai irlandesi e italiani....
I black-owned companies a NY??? hhhahahahahahhahahahahhahahahahahhahahaha
In cosa ???? Amati ma tu veramente sei una macchietta???
In cosa??? La citta e' piena di catene commerciali. O law firms o di consulenza contabile o ristoranti..... NESSUNA di queste e' stata fondata e controllata dai neri.
Poi se per te le imprese e' qualche liquor store dalle parti di Harlem....... ma siamo seri Amati, i neri sono purtroppo e sottolineo il PURTROPPO una liabilities oggi.....molto piu di 100 anni fa.


Madonna santa come quanto non sai un cazzo del paese nel quale vivi…
Lascia perdere con le tue asserzioni basate su tue vedute molto ristrette e sul non sapere iun cazzo del paese nel quale vivi.
Non c’entra un assoluto cazzo il “woke”.. che c’entra un cazzo in questo…
Stiamo parlando di fatti storici che tu ignori… in pratica da bravo facente parte della base MAGA et similia, stai ripetendo “talking points” senza neanche sapere cosa vogliano dire, in pratica t han fatto fesso.
Mi basta anche solo la tua prima frase per dimostrare che appunto, non sai un cazzo:
Paul, il tuo essere ignorante e razzista , non giustifica la tua voglia di rimanere tale.
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Globalizzazione..... si grazie.


Stiamo parlando di fatti storici che tu ignori… in pratica da bravo facente parte della base MAGA et similia, stai ripetendo “talking points” senza neanche sapere cosa vogliano dire, in pratica t han fatto fesso.
Amati stai parlando di territori che furono poi occupati dai bianchi...... cioe e' troppo lontano nel tempo.
Che gli ispanici fossero presenti prima della rivoluzione contro gli inglesi conta ben poco.... all' epoca gli USA erano una terra desolata.
Chi ha fatto evolvere realmente le cose ? Quali sono stati gli elementi storici importanti ? Chi ha guidato l' espansione e la colonizzazione del paese?
Chi ha costruito l' infrastruttura e la cultura politica/legislativa? Le istituzioni? Chi il sistema bancario e imprenditoriale? La dotazione industriale?
Ma di cosa stiamo parlando?


Ci sarà ancora l’America?
Il futuro del mondo libero dipenderà ancora da una sfida tra Biden e Trump
Linkiesta
Sul palco del Teatro Parenti, per l’ultimo panel della seconda giornata del Linkiesta Festival, c’è il vicedirettore del Post Francesco Costa: «I candidati che i due grandi partiti porteranno alle elezioni del 2024 sono quasi scontati, a meno che uno dei due non finisca in carcere nel frattempo»
Ph. Lorenzo Ceva Valla
Nel Novecento gli Stati Uniti facevano gli Stati Uniti nel mondo, ma oggi non è più così: a ogni elezione e a ogni cambio di presidenza si ribaltano le strategie, e dunque saltano gli accordi internazionali, cambia la visione del futuro. Così per i cittadini la visione del mondo americana diventa “sconfittista”, in qualche modo. «Gli Stati Uniti attraversano un momento delicato, che facciamo anche un po’ fatica a decifrare», dice Francesco Costa, vicedirettore del Post, salito sul palco di un Teatro Franco Parenti pienissimo con il direttore de Linkiesta Christian Rocca, nel panel che chiude la seconda giornata di lavori del Linkiesta Festival 2023, “Ci sarà ancora l’America?”.
«Negli Stati Uniti sono avvenuti cambiamenti destinati ad avere conseguenze per decenni», spiega Costa. «Alle nostre latitudini non sempre è facile leggere, capire e interpretare quel che accade in America. Facciamo un esempio con la narrazione del declino degli Stati Uniti, che non è una fantasia perché tra crisi economica del 2008, Trump, abbandono dell’Afghanistan, crescita della Cina, abbiamo visto che qualcosa c’è. Però è anche vero che queste storie sono molto simili a quelle degli anni Settanta, dove c’era un clima di grande insoddisfazione, in un periodo segnato dalla Guerra in Vietnam, la crisi petrolifera durante l’amministrazione Carter, la Guerra Fredda che sembrava andare in direzione dell’Unione Sovietica. E, insomma, la narrazione di oggi sembra figlia di una certa miopia, anche nostra, di chi la racconta. Forse dovremmo parlare un po’ di più di un Paese in cui milioni di persone cercano di entrare ogni giorno, che cresce economicamente, in grado di resuscitare la Nato dal suo stato di coma cerebrale, di essere ancora protagonista ovunque».
Il declino americano è iniziato, almeno nel suo racconto contemporaneo, durante l’amministrazione Obama. O meglio, Barack Obama si è posto come l’amministratore del declino americano, smantellando basi americane all’estero, diminuendo l’influenza in Europa, rispondendo troppo leggermente alla crisi siriana, e quel vuoto che ha lasciato è stato riempito da altre potenze, dalla Cina alla Russia, fino all’Iran.
«Di tutte le decisioni di Obama si potrebbe discutere per un secolo», osserva Costa. «In generale, Dobbiamo però pensare a due cose. L’accordo sul nucleare iraniano, un accordo storico anche per la politica iraniana, che poi è stato stracciato da Trump, con tutte le conseguenze che vediamo oggi sull’influenza iraniana in quel quadrante di mondo. Ma questo comportamento degli Stati Uniti dipende anche dal fatto che probabilmente questo è quel che chiedono gli elettori».
La polarizzazione e estremizzazione del dibattito politico americano è iniziato leggermente prima di Obama, già durante la seconda metà dell’amministrazione di George W. Bush, con la crescita del Tea Party nel Partito Repubblicano. Subito dopo è nato, a sinistra, il movimento di Occupy Wall Street e tutta quell’ala più estremista del Partito Democratico. «Che i partiti siano cambiati è molto vero e questo in un certo senso è coerente con la storia americana», dice Costa. «Il loro bipartitismo in realtà si basa su questa trasformazione dei due grandi partiti, che si evolvono nel corso dei decenni. Perché hanno dei ricambi delle classi dirigenti molto liquidi, perché si basano molto sulle primarie. Il punto è che questo cambiamento è soprattutto un allontanamento progressivo dal centro, e quindi sta impedendo alle istituzioni di funzionare, perché queste istituzioni spesso hanno bisogno di un consenso bipartisan ma in quest’epoca trovare un compromesso tra due parti così diverse e distanti è impossibile».
Lo si vede dal fatto che oggi governare per Joe Biden è insolitamente difficile, premesso che si è trovato davanti a scenari davvero ai limiti dell’incredibile, a partire dall’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, la necessità di vaccinare tutti gli statunitensi, fino all’invasione dell’Ucraina. «L’amministrazione Biden ha mosso per il Paese un’enorme quantità di denaro in questo mandato, e l’ha spesa per industrie moderne, batterie per la transizione energetica e tecnologica», dice Costa, che sull’attuale presidente americano ha scritto un libro (oltre ad aver tradotto l’edizione italiana della sua biografia). «Chiaramente come ogni presidente ha una lista lunga di cose che non è riuscito a fare, ma si è guadagnato questo tentativo di rielezione, in una sfida così importante con Trump: non è stato un presidente assente o marginale, tanto meno senile, nonostante l’età».
D’altronde, guardando al Partito Democratico, è anche difficile immaginare altri nomi. La stessa vicepresidente Kamala Harris è rimasta molto in disparte in questi anni – al punto che quando Biden si è ammalato di Covid, la Casa Bianca ha comunicato che Harris non era stata contagiata perché i due non si vedevano da una settimana. «Va detto che Harris ha anche deluso sul fronte comunicativo. Perché è vero che non doveva avere un ruolo di rilievo sul fronte delle politiche, ma anche dal punto di vista dell’immagine pubblica non è stata all’altezza delle aspettative» dice Costa.
Nel Partito Repubblicano, a dire il vero, non è che vada molto meglio. «Per molti Repubblicani Trump è un problema perché è ingovernabile», spiega il vicedirettore del Post. «Molti preferirebbero un candidato più giovane e più centrato, di certo senza tutti i problemi legali di Trump, che per il giorno delle elezioni potrebbe già essere condannato».
Per gli elettori Repubblicani è praticamente impossibile minare il consenso di Trump: lui è in grandissimo vantaggio su tutti, e gli altri l’unico modo che hanno per provare a rosicchiare il suo consenso è essere più trumpiani di lui, che però vuol dire porsi come un fac-simile, un surrogato dell’originale, una condizione che raramente paga in un’elezione. «Trump la vittoria ce l’ha abbastanza in tasca», dice Costa. «Non va dimenticato che Trump è già stato presidente, e per molti elettori è ancora il presidente legittimo». Quindi sarà prevedibilmente Trump contro Biden. A meno che non arrivi una condanna per Trump: l’unico scenario in grado di cambiare le regole del gioco.
Una battuta finale, in tutto questo parlare d’America, è sull’Ucraina. C’è da considerare cosa accadrebbe al confine orientale dell’Europa in caso di elezione di Trump: «Sarebbe sicuramente una realizzazione del sogno di Putin di dividere l’Occidente, e sarebbe una catastrofe per gli ucraini e gli europei», secondo Costa. «Ma non dobbiamo mai dimenticare che questa cosa dipende da noi, da noi europei, che dovremmo forse smettere di aspettarci sempre che siano gli Stati Uniti a salvare la libertà e la vita degli europei».
"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.


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Interessante che Amati citi un miliardario nero......repubblicano.
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I due americani che esaltano gli USA ma non concordano praticamente su nulla, nemmeno su cosa siano gli USA in realtà.
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Ispanico significa poco, come termine, esattamente come bianco o caucasico.
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