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  1. #2701
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    Nyt: “La Cina usa tattiche simili alla Russia per influenzare il voto Usa”

    La Cina sulle orme della Russia per influenzare le elezioni americane. Pechino sta infatti ricorrendo ad alcune delle stesse tattiche usate da Mosca prima delle elezioni del 2016, ovvero cercare di aumentare ancora di più le divisioni già esistenti e attaccare le politiche di Joe Biden. Secondo le analisi di alcuni ricercatori citati dal New York Times, anche se gli obiettivi della campagna cinese non sono chiari c'è la possibilità che il governo cinese ritenga un secondo mandato di Donald Trump preferibile a quello del rivale Joe Biden.
    Nelle scorse settimane, l'intelligence ha messo in evidenza la crescente influenza della campagna cinese per instillare dubbi nella leadership americana, mettere a rischio la democrazia. La Cina - aggiunge il New York Times - sta costruendo una rete di account su varie piattaforme da usare in novembre. "Questo ricorda lo stile delle operazioni russe, ma la differenza è l'intensità" dell'operazione cinese, afferma Margot Fulde-Hardy, ex analista di Viginum, l'agenzia governativa che in Francia combatte la disinformazione online.

    https://www.rainews.it/maratona/2024...45f432ff3.html
    Mi hanno detto che sei fascia, che sei amica di Salvini,
    Ma io so che invece sei normale e quelli sono dei cretini...

  2. #2702
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    https://formiche.net/2024/03/trump-t...hmuck/#content

    ex presidente americano era stato il pioniere della lotta al social cinese. Ma ha cambiato obiettivo, prendendosela con il proprietario di Meta, il cui cognome è stato storpiato negativamente. Congresso e Casa Bianca tirano però dritti e sono pronti a varare un disegno di legge con cui la piattaforma di ByteDance dovrà vendere le quote entro pochi mesi
    08/03/2024

    “Se si elimina TikTok, Facebook e Zuckerschmuck (un prodotto per il diabete, ndr) raddoppieranno il loro business. Non voglio che Facebook, che ha barato alle ultime elezioni, vada meglio. Sono un vero nemico del popolo!”. Donald Trump ci ha abituato a voltafaccia di ogni genere, ma l’ultimo lanciato sul suo Truth Social è piuttosto clamoroso. Dopo aver dichiarato guerra a TikTok durante la sua presidenza, il tycoon adesso cambia obiettivo e si scaglia contro la piattaforma di Mark Zuckerberg, tra le prime a bannarlo dopo l’assalto a Capitol Hill. Lo fa ribadendo un concetto più volte espresso – le elezioni rubate – dimenticandosi tuttavia quanto il social cinese rimanga una vera e propria minaccia alla sicurezza per l’America.

    La storia è arcinota, ma forse è meglio ripercorrerla per comprendere quanto affermato da Trump. Nel luglio del 2020, qualche mese prima di perdere la Casa Bianca, aveva minacciato di bandire TikTok dagli Stati Uniti. Neanche la possibilità di cedere la maggioranza delle quote a Microsoft sarebbe stata sufficiente. Il mese dopo aveva cambiato idea, affermando che se l’azienda di Bytedance avesse voluto continuare a operare sul suolo americano avrebbe dovuto vendere le proprie azioni a una società statunitense, versando al Dipartimento di Stato una parte economica “sostanziale” derivante dall’accordo.

    Il 6 agosto, il presidente repubblicano varava l’ordine esecutivo 13942, con cui decretava tutto questo invocando anche l’emergenza nazionale. Tanto che TikTok lo ha portato in tribunale.

    Il problema di Trump è che oltre alle minacce non si è mai spinto oltre, abbaiando senza tuttavia mai mordere davvero. Il risultato è che ancora oggi, con un’amministrazione di colore opposto, Stati Uniti e TikTok sono in trattative per raggiungere un accordo che vada bene ad entrambi.

    Proprio giovedì, un comitato della Camera ha votato all’unanimità (cinquanta voti a zero) la promozione di un disegno di legge sulla sicurezza nazionale che imporrebbe a Bydance di vendere entro 165 giorni. A sostenerlo, scrive Axios, è anche la Casa Bianca che ha lavorato a stretto contatto con il gruppo, mentre in passato non aveva mai approvato niente di simile. Il conservatore Mike Gallagher, a capo del comitato sulla Cina, ha spiegato come “sarebbe saggio se il presidente si concentrasse su ciò che possiamo fare insieme – come repubblicani, come democratici, come americani – per resistere alla crescente aggressione comunista”.

    Non è detto che basti l’appoggio di Biden. Sebbene la maggior parte della politica è concorde, rimane comunque una mossa antipopolare, specialmente per la generazione più giovane. E questo lo sanno tutti, compresa TikTok che ha chiesto ai propri utenti di contattare il proprio rappresentante per chiedergli di non votare il disegno di legge. A conferma di come il braccio di ferro sia ancora in corso, nonostante Trump abbia un nuovo nemico.


    https://www.ilfoglio.it/esteri/2024/...pagna-6317522/


    per quanto riguarda TikTok sembra che molto abbia a che fare con una visita che Trump ha ricevuto a Mar-a-Lago qualche giorno fa: quella di Jeff Yass, miliardario conservatore che ha una fetta da 33 miliardi di dollari in ByteDance, e che ha minacciato di tagliare i fondi ai repubblicani se dovessero sostenere la legge contro TikTok.




    La questione del social network più usato dai giovani americani dopo YouTube è particolarmente complessa: il fatto che TikTok ponga un serio problema per la sicurezza nazionale americana è un tema condiviso da repubblicani e democratici, e Trump lo ha perfino confermato ieri dicendo che “se la Cina vuole qualcosa” – intendendo i dati degli utenti – “il social network gliela darà, e questo è un rischio per la sicurezza nazionale che aumenta”. Oltre che immagazzinare dati che possono essere messi a disposizione delle autorità cinesi per via della legislazione di Pechino, il social cinese è stato accusato in passato anche di operazioni d’influenza, con manipolazioni dell’algoritmo tali da esaltare solo la narrazione di Pechino, e di spionaggio. Nell’ultima settimana il dibattito attorno a TikTok si è intensificato: la commissione per l’Energia e il Commercio della Camera americana, giovedì scorso, ha votato all’unanimità una proposta di legge che costringerebbe ByteDance a vendere la società entro sei mesi. Il presidente americano Joe Biden ha fatto sapere di voler sostenere l’approvazione della legge, lui che nei mesi scorsi ha già vietato ad alcuni dipendenti dell’Amministrazione di scaricare l’app sul proprio smartphone. Eppure qualche settimana fa era stato lo stesso Biden a sbarcare su TikTok con un profilo ufficiale per parlare in modo più diretto con i giovani elettori, e la sera del discorso sullo stato dell’Unione decine di TikTok influencer sono stati invitati alla Casa Bianca per assistere all’evento.

    L’approvazione all’unanimità in commissione ha colto di sorpresa la leadership di TikTok America, che nei giorni scorsi ha iniziato una campagna martellante fra i suoi utenti parlando di “censura totale” da parte dell’Amministrazione Biden – che, come quella Trump quattro anni fa, in realtà chiede solo a ByteDance di cedere le sue quote. Sebbene il passaggio sia significativo, il percorso della legge è però particolarmente accidentato: se dovesse davvero passare in votazione al Congresso, ci sarebbero le possibili cause legali da affrontare.



    In molti mettono in dubbio la possibilità che la proposta di legge, scritta anche dal deputato repubblicano Mike Gallagher, che guida la commissione ristretta della Camera dei rappresentanti sulla concorrenza strategica tra gli Stati Uniti e il Partito comunista cinese, arrivi al Senato. Il motivo? La lobby dei repubblicani trumpiani. Due sono i nomi più potenti che i media americani hanno sollevato in queste ore. Il primo, come detto, è quello del milionario Jeff Yass, contrario a qualsiasi tipo di limitazione di TikTok in America – a settembre dello scorso anno un suo ritratto pubblicato sul Wall Street Journal lo indicava come “il miliardario che vuole tenere TikTok sui telefoni negli Stati Uniti”. Yass ha spinto la lobby pro TikTok al Congresso attraverso il gruppo conservatore Club for Growth, di cui è tra i principali donatori: da Club for Growth, secondo Politico, sarebbe stata pagata anche l’ex consigliera di Donald Trump Kellyanne Conway per convincere i repubblicani ad affossare la proposta di legge.
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  3. #2703
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA


  4. #2704
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    https://www.dagospia.com/rubrica-29/...ari-390082.htm

    (ANSA) - Donald Trump ha pagato la cauzione da 175 milioni di dollari per sospendere il verdetto sugli asset gonfiati delle sue società mentre procede con i ricorsi. La cauzione sospende la maxi sanzione da 454 milioni che gli è stata imposta per aver gonfiato gli asset delle sue società per spuntare condizioni migliori da assicurazioni e banche. Il pagamento evita il sequestro dei suoi asset. Nel caso in cui gli appelli di Trump non dovessero avere successo, l'ex presidente sarà chiamato a pagare tutta la sanzione che gli è stata imposta.

  5. #2705
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    https://www.theamericanconservative....s-no-accident/

    Mary Harrington una volta scrisse che l’America è una teocrazia satanica. Non nel senso letterale, ovviamente, ma più nel senso letterario del termine. “Forse la colpa è di Milton”, scrisse Harrington, “il principale propagandista di Cromwell è famoso per aver creato il Satana più comprensivo della storia della letteratura. Nel poema epico biblico Paradise Lost di Milton del 1663, Satana desidera il Paradiso a cui ha rinunciato, ma rifiuta ostinatamente di essere governato, dichiarando: “Meglio regnare all’Inferno, che servire in Paradiso”.
    Per semplificare, la tesi centrale è che l’America è una società pronta a venerare ideologicamente l’amor proprio radicale al punto da rappresentare una ribellione perpetua contro qualsiasi autorità e gerarchia naturale.
    Una qualificazione realistica plausibile a ciò è che l’America è una società rivoluzionaria (e ideologicamente protestante) fin dalla sua fondazione; ciò significa che, a differenza dei poteri dello status quo sazi disposizionalmente, ha bisogno di un senso di destino provvidenziale e di un senso di ribellione in relazione ad altri poteri e autorità. Forse è tutto qui. L’America si oppose agli imperi quando l’imperialismo era la norma globale. Ha poi cooptato il proto-imperialismo per contrastare altri imperi nel proprio emisfero.
    Le priorità imperiali imponevano che l’America avesse una base industriale e si espandesse da una costa all’altra. Le priorità imperiali dettavano un sistema educativo (Teddy) rooseveltiano per una cittadinanza repubblicana. Le priorità imperiali decisero la priorità delle risorse, le ferrovie, le diverse ortografie inglesi e l'alleanza con la Gran Bretagna, prima della guerra mondiale. Il rapporto speciale era una scelta puramente imperiale dell’élite di entrambe le parti, la maggior parte degli americani (e dei britannici) erano ambivalenti al riguardo. La Guerra Fredda fu un conflitto tra i cugini modernisti ideologici del liberalismo e del comunismo. I liberali laici fecero la pace con i concittadini religiosi, per sconfiggere il fascismo e il comunismo più fanaticamente laici e autoritari. Hollywood ha sfornato propaganda a favore della fede e della famiglia fino alla fine dell’alleanza di convenienza.
    Oggi non c’è competizione con l’élite liberale della sinistra autoritaria in tutto il mondo. Naturalmente il loro sguardo da Sauron è rivolto ai fedeli. Ecco perché vedono la Russia cristiana come una minaccia molto più grave della brutale Cina autoritaria e secolare. Se domani la Cina minacciasse davvero il potere americano, Hollywood si orienterebbe nuovamente verso il culto della fede, della bandiera e della famiglia. L’unipolarità spiega la politica estera e interna.
    Naturalmente, la gerarchia è lo stato naturale delle cose. L’argomento secondo cui la disparità gerarchica non è naturale ma materiale è la giustificazione fondamentale per qualsiasi totalitarismo. Per bilanciare ciò, l’élite liberale americana ha bisogno del potere statale per discriminare o fare pressione attivamente sull’una o sull’altra parte. Con questa logica si può giustificare un intervento e un controllo esterni illimitati per risolvere questo problema sempre e ovunque, anche cose che non sono risolvibili, come la cultura in Afghanistan, o la disparità educativa e materiale all’interno del nostro paese.
    Tutto ciò per dire che, a differenza dell’idea che l’America stessa sia una teocrazia liberale “satanica”, è più facile vedere che l’America, come il resto dell’Anglosfera, è sotto il controllo di una classe sacerdotale secolare e liberale. Un agricoltore dell’Idaho o un piccolo uomo d’affari dell’Ohio hanno più cose in comune con uno di Mansfield, nel Regno Unito, o sulle rive del Volga che con il dipartimento di sociologia di Yale o la facoltà di studi di genere di Rutgers.
    E questo spiega più di ogni altra cosa perché la classe dei preti liberali celebra la Pasqua come il nuovo “Giorno della visibilità transgender”. L’editto presidenziale sul “giorno della visibilità” non è stato un evento casuale. È stato un gioco di potere deliberato e mirato da parte di coloro che conoscono il loro principale gruppo di supporto in tutto il paese e nel mondo. Gli editti presidenziali sono sempre come le carte reali, ogni singola parola pensata e pianificata. Se non capisci questo, non capisci la politica.
    La questione qui quindi non riguarda la neutralità dello Stato. Lo Stato americano non è mai stato “neutrale” né ha mai aspirato ad esserlo. Questo è un mito. L’attuale élite e lo Stato stanno attivamente minando una parte e promuovendo l’altra. L’idea che gli elegiaci della neutralità possano e vogliano difendersi da questa ideologia d’élite è un concetto ridicolo. In fin dei conti è, come tutti i conflitti, caldi o freddi, una guerra teologica. Naturalmente si può rifiutare di avere una teocrazia e va bene. Le possibilità di avere un Franco protestante sono vicine allo zero.
    Ma anche l’idea dawkinsiana secondo cui lo Stato americano può essere veramente laico, senza una visione del mondo dettata da una specifica religione, è assurda e antistorica. Ci sarà sempre una fede, una sorta di fede. Persino i giacobini – un movimento qualitativamente simile ai moderni internazionalisti liberali americani – adoravano la “ragione” in un tempio. È più o meno questo. Per cambiare la situazione, cambiare la classe dirigente e installare una controélite. Ristrutturare le modalità di propaganda, riformare le università, la burocrazia e lo Stato la teologia è la strada per cambiare il Paese. Non accadrà in un giorno e la neutralità non vincerà un conflitto teologico.
    Nell’affascinante libro di Edward Watts, The Final Pagan Generation, il cambiamento culturale che travolse l’Europa durò quattrocento anni. I romani, che erano abituati agli antichi dei e ai costumi più antichi, continuarono con le loro tradizioni, ma queste si mescolarono con nuovi simboli. Le persone venivano sepolte sia con divinità di legno che con crocifissi mentre una nuova fede lentamente inghiottiva quella vecchia. Ma i due fattori più importanti erano i poteri statali e il momento del cambiamento. I romani cambiarono solo quando cambiò il simbolismo dello stato; la rivoluzione è avvenuta dall’alto verso il basso e un gruppo di élite ha sostituito l’altro gruppo. Ci sono voluti secoli per trasformare la società.
    C'è una tendenza tra i commentatori a scegliere libri sacri e scritture che giustifichino la propria ideologia, i liberali si concentrano sull'eliminazione della povertà e i conservatori si concentrano maggiormente sulla virtù e sulla sessualità. Ma come storico militare, la lezione più importante che si può trarre sull’implementazione del potere politico dall’ascesa e dall’affermazione del cristianesimo è la necessità di una costante determinazione marziale. I cambiamenti saranno guidati dalle élite e arriveranno dall’alto. Sarà stabile, sottile e risoluto, senza rasentare il fanatismo, l’idiozia e l’aperta predicazione. E ci vorrà tempo.

  6. #2706
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    https://www.theamericanconservative....htly-agitated/

    Il 24 aprile 1985, il presidente Ronald Reagan trasmise un discorso in diretta alla nazione su un argomento che riteneva della massima importanza: la necessità di salvare le generazioni future dalle conseguenze di un’eccessiva spesa pubblica. “I fili del nostro passato, presente e futuro come nazione convergeranno presto verso un’unica questione fondamentale”, ha esordito. “Possiamo finalmente, dopo decenni di deriva, negligenza ed eccessi, mettere ordine nel nostro sistema fiscale?” La maggior parte degli americani viventi “non vedrà il danno che il nostro crescente debito causerà in futuro”, ha ammesso Reagan, ma i loro successori inevitabilmente lo faranno.
    Nei quasi 40 anni trascorsi dal discorso del presidente allo Studio Ovale, né il problema della spesa eccessiva da lui messo in guardia, né l’appello conservatore a risparmiare le generazioni future dalle sue conseguenze fiscali sono cambiati. Ma proprio perché il Paese si è così abituato ad entrambi, un importante cambiamento demografico è passato in gran parte inosservato. Con l’avvicinarsi dell’inevitabile resa dei conti di bilancio, quei discendenti un tempo lontani che condannavamo a soffrire per la nostra dissolutezza non sono più così lontani.
    Secondo l’ultimo rapporto finanziario del governo degli Stati Uniti redatto dal Dipartimento del Tesoro, Washington dovrà iniziare a coprire il deficit previsto di 9,5 trilioni di dollari di Medicare in soli sette anni e una responsabilità ancora maggiore della previdenza sociale pari a 68,8 trilioni di dollari in dieci. Aggiungete a queste cupe cifre il fatto che l’attuale debito federale di 34,4 trilioni di dollari aumenta di un trilione ogni 100 giorni, e il prossimo mix di tasse più alte e minori benefici non è più misurabile in decenni o forse addirittura anni.
    “Non è che gli Stati Uniti debbano ripagare subito l’intera montagna di debiti”, spiega Jamie Dimon, CEO di JPMorgan. Ma il Paese sta “andando a 60 miglia all’ora” verso un baratro fiscale e l’azione deve essere avviata “adesso” per evitare una catastrofe finanziaria.
    È ancora troppo presto per sapere esattamente quali fasce d’età saranno le prime a sperimentare uno stile di vita notevolmente ridotto dopo la Grande Depressione o fino a che punto le loro aspettative dovranno essere ridimensionate. Molto dipende dalla capacità degli Stati Uniti di continuare a vendere il proprio debito a tassi di interesse ragionevoli, dal livello di spesa per la difesa eventualmente necessario per contrastare gli avversari stranieri e dalla misura in cui uno o due progressi tecnologici imprevisti potrebbero attenuare almeno in parte il declino economico della nazione.
    Ma, come chiarisce il sondaggio Gallup sulla felicità nel mondo recentemente pubblicizzato (in collaborazione con l’Università di Oxford e altri partner), gli americani sotto i 30 anni sanno già che pagheranno un prezzo elevato per la lunga cavalcata felice dei loro anziani. Il calo degli Stati Uniti al 23° posto tra i paesi più felici dopo gli Emirati Arabi Uniti è dovuto in gran parte al pessimismo diffuso tra i suoi cittadini più giovani, secondo cui riusciranno mai ad avere successo economico quanto i loro genitori. Possono vedere, come ha affermato il defunto co-fondatore della Berkshire Hathaway Charlie Munger, che dovranno “abituarsi a guadagnare di meno”.
    Solo per il debito federale, i giovani di oggi hanno tutto il diritto di essere arrabbiati. Dopotutto, non è che ai loro predecessori mancassero abbastanza avvertimenti su dove avrebbe portato la spesa indisciplinata del governo, o tempo sufficiente per fare qualcosa al riguardo. Nonostante tutti i loro discorsi moralistici sul “salvare i loro nipoti e pronipoti” da una crisi economica prevenibile, coloro che sono venuti prima hanno fatto ben poco per fermarla.
    L’eccessivo debito pubblico non è l’unico onere ingiusto imposto alle nuove generazioni di oggi dai loro anziani autoindulgenti. Quando, ad esempio, è scoppiata la pandemia di coronavirus, gli insegnanti pubblici del paese, che avrebbero dovuto fare gli straordinari per stimolare la mente dei loro studenti, hanno invece fatto pressioni per chiudere le scuole del paese il più a lungo possibile. Ciò nonostante l’evidenza, fin dall’inizio, che solo gli anziani e quelli con patologie preesistenti avevano qualcosa di serio da temere dal virus.
    Secondo studi del Brookings Institute e dell’Harvard Center for Educational Policy Research, il divario nello sviluppo accademico ed emotivo degli studenti che si è verificato durante il lungo lockdown non è stato un ritardo facilmente correggibile, ma un danno psicologico che affliggerà molti per il resto dell’anno. le loro vite. Ancora una volta, si è diffusa ampiamente, colpendo intere comunità, indipendentemente dalla razza o dal reddito degli studenti.
    Purtroppo, gli insegnanti e gli amministratori delle scuole pubbliche non sono stati gli unici educatori a sfruttare i giovani del Paese. Per decenni, college e università hanno diffuso il mito egoistico secondo cui indebitarsi pesantemente per una laurea quadriennale è un investimento “non si può perdere” nel futuro. E non solo se ci si specializza in qualche branca promettente della scienza o della tecnologia, ma in materie come gli studi di genere, la giustizia sociale o anche la storia della televisione.
    Al centro dell’attuale crisi del debito studentesco da 1.727 trilioni di dollari non c’è solo il fatto che molti di coloro che sono stati erroneamente convinti ad andare al college o all’università non si sono mai laureati, ma che quelli che lo hanno fatto non sono riusciti ad andare al college o all’università. avvicinandosi al rendimento promesso sulle loro tasse scolastiche. Un rapporto di febbraio del Burning Glass Institute e della Strada Education Foundation rileva che più della metà dei laureati di oggi finisce in lavori in cui i loro titoli non sono necessari e che la maggior parte rimarrà sottoccupata per il resto della carriera.
    E poi ci sono gli attivisti di sinistra che, nel loro ostinato perseguimento di un mondo senza emissioni di carbonio, non hanno avuto problemi a mobilitare il sostegno dei giovani con previsioni sulla fine del mondo basate su ricerche scientifiche false e sciatte. . Il risultato, secondo un sondaggio del 2021 condotto da Lancet Public Health, è che il 59% dei giovani di oggi tra i 16 e i 25 anni sono “molto o estremamente” preoccupati per il cambiamento climatico. E quasi la metà afferma di non poter funzionare normalmente a causa delle ansie legate all’atmosfera.
    Aggiungete la negligenza dei bisogni di sviluppo degli studenti durante il Covid, il comportamento di sfruttamento finanziario di college e università e le tattiche di allarme ecologico all’irresponsabile accumulo di debito pubblico da parte dell’America, e c’è da meravigliarsi che il tasso di suicidio tra gli adolescenti più grandi e i giovani adulti sia aumentato a dismisura? massimi storici? O che, secondo quasi tutti i parametri, anche i casi di ansia, depressione e stress tra questi gruppi di età sono più alti di quanto non siano mai stati?
    Né dovremmo sorprenderci che molti giovani abbiano trovato sollievo dalle loro prospettive apparentemente deprimenti nella reincarnazione risvegliata del marxismo, un’ideologia redistribuzionista che potrebbe non offrire un futuro migliore, ma almeno una quota uguale di qualunque cosa il futuro si rivelerà essere. . Sfortunatamente, ciò mina anche i valori che hanno maggiori probabilità di salvare il Paese dai suoi problemi fiscali: l’autosufficienza, l’ambizione e la fiducia nei principi fondanti della nazione.
    Tuttavia, le generazioni più giovani di oggi riescono finalmente a gestire la debole mano economica che abbiamo loro dato, quelli di noi nella seconda metà della vita possono solo sperare che mostrino più considerazione per il nostro benessere di quanto troppi dei nostri contemporanei siano mai stati disposti a mostrare per il loro.

  7. #2707
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    https://edition.cnn.com/2024/04/01/p...D%20he%20said.


    Independent presidential candidate Robert F. Kennedy Jr. argued Monday that President Joe Biden is a greater threat to democracy than former President Donald Trump.

    His argument made on CNN’s “Erin Burnett OutFront” centered around being blocked on social media platforms during the Biden administration, which he labeled as an effort to “censor political speech” and undermine the First Amendment.

    “I can make the argument that President Biden is the much worse threat to democracy, and the reason for that is President Biden is the first candidate in history – the first president in history that has used the federal agencies to censor political speech, so to censor his opponent,” he said.

    Kennedy pointed to his removal from social media platforms, which he attributes to pressure from the Biden administration, as evidence of the president’s efforts to censor political speech.

    Kennedy’s Instagram account was suspended in 2021 “for repeatedly sharing debunked claims about the coronavirus or vaccines” but was reinstated last year shortly after he announced his presidential campaign. Meta, Instagram’s parent company, cited his White House bid as the reason for restoring Kennedy’s account in a statement.

    In December, the Supreme Court blocked Kennedy from joining a challenge to a case brought by the Missouri and Louisiana’s attorneys general concerning the Biden administration’s communications with social media companies about posts the government views as disinformation. Kennedy currently has a similar case pending in a lower court.

    Kennedy, who has made freedom of speech issues a central focus of his campaign, testified last year before the House Judiciary’s subcommittee on the weaponization of the federal government. Kennedy was invited by House Republicans to speak as part of their investigation into alleged censorship against conservatives at social media companies.

    Kennedy said that while he believes Biden and Trump are both ill-suited to be reelected in November, he does not believe rhetoric suggesting either candidate would “destroy democracy.

    He added that if he had to label one a greater threat to democracy than the other, he’d choose Biden because he feels the president has been “weaponizing the federal agencies” against his opponents.

    The independent candidate acknowledged that Trump’s attempt to overthrow the results of the 2020 presidential election “clearly is a threat to democracy,” but maintained his belief that Biden is the greater threat.

    “I think that is a threat to democracy, (Trump) overthrowing — trying to overthrow the election clearly is threat to democracy,” Kennedy said. “But the question was, who is a worse threat to democracy? And what I would say is … I’m not going to answer that question. But I can argue that President Biden is because the First Amendment, Erin, is the most important.”

    “I’m not going to defend President Trump on that, and it was appalling. And there’s many things that President Trump has done that that are appalling,” he added.

    The Democratic National Committee responded to Kennedy, saying in a statement that “there is no comparison” between Biden and Trump.

    “With a straight face Robert F. Kennedy Jr. said that Joe Biden is a bigger threat to democracy than Donald Trump because he was barred from pushing conspiracy theories online,” DNC senior adviser Mary Beth Cahill said in a statement. “There is no comparison to summoning a mob to the Capitol and promising to be a dictator on day one. Robert F. Kennedy Jr. laid to rest tonight any doubts that he’s a spoiler candidate by pushing his MAGA talking points in prime time.”

    In the interview, Kennedy minimized the potential risks of questioning the integrity of elections, as he’s done in previous presidential elections, but said he feels it’s important for voters who believe the election was stolen to not be persecuted for their belief.

    “People who say that the election is stolen… we shouldn’t make pariahs of those people. We shouldn’t demonize them. We shouldn’t vilify them. What we should be doing is saying, let’s all get together, Republicans and Democrats, and fix the election system,” he said.

    Kennedy said during the interview he believes the 2000 presidential election was “stolen,” and cited a Rolling Stone article he wrote in 2006 in which he questioned whether the 2004 presidential election was stolen.

    Kennedy, 70, initially launched his presidential campaign as a Democrat challenging Biden in the primary last year, before pivoting to run as an independent in October. Last month, he announced attorney Nicole Shanahan, 38, as his vice presidential nominee at a campaign rally in Oakland, California.

    He has never held office but has inspired a small contingent of supporters drawn to his advocacy against public health mandates and the influence of money on decisions made by government and private corporations. Kennedy has attempted to distance himself from his previous anti-vaccine rhetoric since launching his campaign last year, but he continues to attack Covid-19 vaccine mandates and pandemic-era lockdowns at campaign events.

    The son of former Democratic presidential candidate Robert F. Kennedy and the nephew of former Democratic President John F. Kennedy, Kennedy Jr. regularly uses his family’s legacy to bolster his campaign message – but several members of his family have criticized him for challenging Biden.

    Kennedy called Biden “a 40-year friend to me and my family,” but said he’s not worried about running for president without his family’s support, adding he feels “loved by them” despite their political differences.

    Kennedy’s comments come after members of his extended family, including some of his siblings, celebrated St. Patrick’s Day at the White House last month and shared their support for Biden in a social media post. Biden replied to one post from Kennedy’s sister, Kerry Kennedy: “From one proud Irish family to another — it was good to have you all back at the White House.”

    And in a CNN interview last week, Kennedy’s sister Rory Kennedy said she’s concerned he’ll undermine Biden’s chances of defeating Trump.

    Kennedy told Burnett on Monday that he grew up disagreeing with members of his family regularly and still loves his family members who support Biden for president.

    “I have a big family, about 105 cousins on the last time we counted,” Kennedy said. “I have a big family. I don’t know anybody in America who’s got a family who agrees with him on everything.”

    “I come from a family, from a milieu where we came home at night, and ate dinner with my father and he would orchestrate debates between us and we were – in the same way that his father did with him. And we could disagree on issues, and we could disagree with passion and information, but we still loved each other. And I love Rory. I love my family. I feel loved by them.”

    Kennedy also noted some members of his family are supportive of his campaign, including his daughter-in-law Amaryllis Fox Kennedy, his campaign manager, and his first cousin Anthony Shriver, who he said also works for his campaign.

    Kennedy also downplayed concerns about playing the role of spoiler, arguing he believes neither Biden nor Trump will advance policy goals he wants prioritized, such as the national debt and the reduction of the US defense budget.

    “I don’t think either President Trump or President Biden are going to solve the debt crisis in this country, which is existential. I don’t think either of them are going to get us out of foreign wars, this addiction that we have to forever wars,” he said.

    “The chance for me to actually change the nature of governance in this country, to restore democracy, to restore our nation’s moral authority abroad, give us a foreign policy that is not based on war or projecting military power abroad, but on projecting economic power and moral strength. The chances of that happening are too great and too important for me to give up this contest,” he added.

  8. #2708
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    Citazione Originariamente Scritto da alpha12000 Visualizza Messaggio


    Una volta un giornalista Usa è andato in Russia per vedere come è la situazione dei russi.
    Ha fatto un intervista ad un russo.
    Come è la situazione qui in Russia.
    " Beh... Non ci possiamo lamentare....".
    "Ah, quindi va bene..."

    "No. Semplicemente non ci possiamo lamentare..."

    In Usa i cittadini si lamentano per l'inflazione alta. 3%
    In Russia è più del doppio. Ma non si lamentano proprio.... In quanto han problemi molto più gravi.
    Mi hanno detto che sei fascia, che sei amica di Salvini,
    Ma io so che invece sei normale e quelli sono dei cretini...

  9. #2709
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    Citazione Originariamente Scritto da Giulio962 Visualizza Messaggio
    Una volta un giornalista Usa è andato in Russia per vedere come è la situazione dei russi.
    Ha fatto un intervista ad un russo.
    Come è la situazione qui in Russia.
    " Beh... Non ci possiamo lamentare....".
    "Ah, quindi va bene..."

    "No. Semplicemente non ci possiamo lamentare..."

    In Usa i cittadini si lamentano per l'inflazione alta. 3%
    In Russia è più del doppio. Ma non si lamentano proprio.... In quanto han problemi molto più gravi.
    Decisamente off topic. C'è un motivo particolare per cui parli di Russia in un thread americano? Ai cittadini americani quello che succede in Russia interessa molto poco.

  10. #2710
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    Predefinito Re: Thread contenitore generico sugli USA

    Citazione Originariamente Scritto da alpha12000 Visualizza Messaggio
    Decisamente off topic. C'è un motivo particolare per cui parli di Russia in un thread americano? Ai cittadini americani quello che succede in Russia interessa molto poco.
    ma quella pessima vignetta che hai messo, era relativa agli Usa?
    perche' io ho fatto notare che gli Usa si lamentano dell inflazione al 3%.
    mentre in altri paesi, per esempio la Russia o un sud america, oppure in Turchia, dove l' inflazione e' al 50%, nessuno si lamenta perche' hanno ben altri problemi.
    Mi hanno detto che sei fascia, che sei amica di Salvini,
    Ma io so che invece sei normale e quelli sono dei cretini...

 

 
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