





Quando hanno deciso che la cugina di Ehud Barak di nome ObamA doveva dichiararsi uomo per fare carriera hanno inventato a posteriori il cognome Robinson che in realtà è la storpiatura del vero nome mentre donna Barak ha usato il cognome come nome.
Ci sono pure le immagini del certificato di nascita con scritto Obama II e non Barack II. Il numero si mette dopo il nome, mica era Elisabetta Windsor II






SCONFITTA USA
Michael Brenner
scheerpost.com
In Ucraina, gli Stati Uniti sono stati sconfitti. Si potrebbe dire che stanno affrontando la sconfitta o, più semplicemente, che stanno guardando in faccia la sconfitta. Nessuna delle due formulazioni è però appropriata. Noi statunitensi non guardiamo la realtà in faccia. Preferiamo guardare il mondo attraverso le lenti distorte delle nostre fantasie. Ci buttiamo in avanti su qualsiasi strada abbiamo scelto, senza degnare di uno sguardo il territorio che stiamo cercando di attraversare. La nostra unica luce guida è il bagliore di un miraggio lontano. È la nostra pietra miliare.
Non è che l’America sia estranea alla sconfitta. La conosciamo molto bene: Vietnam, Afghanistan, Iraq, Siria – in termini strategici, se non sempre militari. A questa ampia categoria potremmo aggiungere Venezuela, Cuba e Niger. Questa ricca esperienza di ambizioni frustrate non è riuscita a liberarci dall’abitudine profondamente radicata di eludere la sconfitta. Anzi, abbiamo acquisito un ampio inventario di metodi per farlo.
DEFINIRE E DETERMINARE LA SCONFITTA
Prima di esaminare questi metodi, specifichiamo cosa intendiamo per “sconfitta”. In parole povere, la sconfitta è un fallimento nel raggiungimento, a costi tollerabili, di certi obiettivi. Il termine comprende anche le conseguenze indesiderate di secondo ordine.
1. Quali erano gli obiettivi di Washington nel sabotare il piano di pace di Minsk e nell’ostacolare le successive proposte russe, nel provocare la Russia andando oltre le sue linee rosse, chiaramente delimitate, nel premere per l’adesione dell’Ucraina alla NATO, nell’installare batterie missilistiche in Polonia e Romania, nel trasformare l’esercito ucraino in una potente forza militare dispiegata sulla linea di contatto nel Donbass, pronta a invadere o a spingere Mosca ad un’azione preventiva? L’obiettivo era quello di imporre una sconfitta umiliante all’esercito russo o, almeno, di costringerlo a pagare costi così pesanti da indebolire il governo Putin. La parte cruciale e complementare di questa strategia era l’imposizione di sanzioni economiche così onerose che avrebbero dovuto far implodere la vulnerabile economia russa. Tutto questo avrebbero generato un enorme senso di ansietà che avrebbe portato alla deposizione di Putin – sia da parte di una cabala di oppositori (gli oligarchi scontenti avrebbero fatto da avanguardia) che con proteste di massa. Gli Stati Uniti prevedevano di instaurare un governo più flessibile, pronto a diventare una presenza volenterosa ma marginale sulla scena europea ed escluso da tutti i giochi internazionali. Per dirla con le crude parole di un funzionario moscovita, “un fittavolo nella piantagione globale dello zio Sam”.
2. L’addomesticamento della Russia era stato concepito come un passo fondamentale nell’imminente grande confronto con la Cina, designata come il rivale sistemico dell’egemonia americana. Teoricamente, questo obiettivo avrebbe potuto essere raggiunto sia allontanando la Russia dalla Cina (dividendola e subordinandola) sia neutralizzando totalmente la Russia come potenza mondiale facendo cadere la sua rigida leadership. Il primo approccio non era mai andato al di là di qualche debole gesto estemporaneo. Tutte le carte in tavola erano state puntate sul secondo.
3. Per gli Stati Uniti, i vantaggi accessori di una guerra in Ucraina che avrebbe fatto cadere la Russia erano: a) il consolidamento dell’Alleanza Atlantica sotto il controllo di Washington, l’espansione della NATO e l’apertura, per il prossimo futuro, di un abisso incolmabile tra la Russia e il resto dell’Europa; b) l’interruzione della forte dipendenza di quest’ultima dalle risorse energetiche della Russia; c) la sostituzione del GNL e del petrolio [russi] con analoghi molto più costosi provenienti dagli Stati Uniti, cosa che avrebbe suggellato lo status di vassalli economici dei partner europei. Se poi quest’ultimo aspetto fosse stato un freno per la loro industria, ancora meglio.
I grandiosi obiettivi enunciati ai punti (1) e (2) si sono dimostrati palesemente irraggiungibili – anzi, fantasiosi – una verità lampante non ancora assimilata dalle élite americane. Quelli del punto (3) sono premi di consolazione di scarso valore. Questo risultato è stato determinato in buona parte, anche se non del tutto, dal fallimento militare in Ucraina. Ora stiamo per entrare nell’atto finale. La millantata controffensiva di Kiev non è andata a buon fine – con un costo enorme per l’esercito ucraino. L’esercito ucraino è stato dissanguato da massicce perdite di personale, dalla distruzione della maggior parte delle sue forze corazzate, dallo smantellamento di infrastrutture vitali. Le brigate d’élite addestrate dall’Occidente sono state fatte a pezzi e non ci sono più riserve da mandare in battaglia. Inoltre, il flusso di armi e munizioni dall’Occidente è rallentato, poiché le scorte americane ed europee si stanno esaurendo (ad esempio quelle dei proiettili d’artiglieria da 155 mm). La carenza è aggravata dalla ritrovata inibizione ad inviare all’Ucraina armi avanzate, dimostratesi assai vulnerabili alla potenza di fuoco russa. Questo vale soprattutto per i blindati: i Leopard tedeschi, i Challenger britannici, i carri armati AMX-10-RC francesi e i veicoli da combattimento (CFV) come i Bradley e gli Stryker americani. Le immagini grafiche dei rottami fumanti disseminati nella steppa ucraina non sono una buona pubblicità per la tecnologia militare occidentale o per le vendite all’estero. Da qui anche il rallentamento delle consegne a Kiev dei promessi Abrams e F-16, proprio per evitare che subiscano la stessa sorte.
L’illusione di un successo finale sul campo di battaglia (con il previsto logoramento della volontà e delle capacità della Russia) si fonda su un’idea sbagliata di come misurare la vittoria e la sconfitta. I leader americani, militari e civili, sono fermi ad un modello che enfatizza il controllo del territorio. La dottrina militare russa è diversa. La sua enfasi è sulla distruzione delle forze nemiche, con qualsiasi strategia adatta alle condizioni del momento. Solo successivamente, dopo aver preso il controllo del campo di battaglia, si potrà imporre la propria volontà. La tattica aggressiva degli ucraini consiste nel gettare le proprie risorse in continui attacchi volti a sfrattare i russi dal Donbass e dalla Crimea. Non riuscendo ad ottenere alcun risultato, [gli ucraini] si sono autoinvitati ad una guerra di logoramento, con loro grande svantaggio. A questa si è aggiunto l’ultimo tentativo di quest’estate, che si è rivelato suicida. In questo modo hanno fatto il gioco dei russi. Quindi, mentre l’attenzione si concentra su chi occupa questo o quel villaggio sul fronte di Zaporizhhia o intorno a Bakhmut, la vera storia è che la Russia ha smantellato pezzo per pezzo il ricostituito esercito ucraino.
In prospettiva storica, ci sono due analogie istruttive. Nel marzo 1918, nell’ultimo anno della Prima Guerra Mondiale, l’alto comando tedesco aveva lanciato un’audace campagna (l’Operazione Michael) sul fronte occidentale, utilizzando una serie di tattiche innovative (con squadre di commando, truppe d’assalto, dotate di lanciafiamme) per sfondare le linee alleate. Dopo i primi successi che avevano consentito ai tedeschi di attraversare la Marna, ma con perdite molto pesanti, l’offensiva si era spenta e gli alleati avevano travolto queste truppe ormai esaurite, cosa che aveva portato al crollo finale in novembre. Più pertinente è la battaglia di Kursk del luglio 1943, in cui i nazisti avevano tentato di riprendere l’iniziativa dopo il disastro di Stalingrado. Anche in questo caso, dopo alcuni successi degni di nota nello sfondamento di due linee di difesa sovietiche, l’attacco si era arenato, molto lontano dai propri obiettivi. Quella battaglia aveva aperto la lunga e sanguinosa strada verso Berlino. L’Ucraina, oggi, ha subito perdite enormi e di entità (proporzionale) ancora maggiore, senza ottenere alcun guadagno territoriale significativo, non riuscendo nemmeno a raggiungere la prima cintura difensiva della Linea Surovikin. Questo spianerà la strada verso il Dnieper e oltre all’esercito russo, forte di 600.000 uomini e dotato di armamenti pari a quelli che abbiamo fornito all’Ucraina. Mosca è quindi pronta a sfruttare il suo vantaggio decisivo, fino al punto di poter dettare le condizioni a Kiev, Washington, Bruxelles e a tutti gli altri [Paesi della NATO].
L’amministrazione Biden non ha alcun piano per questa eventualità, né lo hanno suoi succubi governi europei. Il loro divorzio dalla realtà renderà questo stato di cose ancora più sbalorditivo e spiacevole. Privi di idee, dovranno arrabattarsi. Non si sa come reagiranno. Possiamo dire una cosa con certezza: l’Occidente collettivo, e soprattutto gli Stati Uniti, subiranno una grave sconfitta. Affrontare questa verità diventerà l’ordine del giorno principale.
CONTINUA
https://comedonchisciotte.org/sconfitta/
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


https://t.me/c/1701704569/20315
Immagini terribili da Boston.
110.000 merikani morti per droga.....
Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....




In Ucraina, gli Stati Uniti sono stati sconfitti.
Cioe siamo passati da "3 giorni e siamo a Kiev'...... a "gli Stati Uniti sono stati sconfitti...."
La vedo dura che siano stati sconfitti visto che non sono impegnati nella guerra in prima persona.....
Ma soprattutto non sono gli Stati Uniti che oggi hanno decine di migliaia di soldati dentro delle trincee puzzolenti in mezzo a campi di patate senza valore.
La Ruzzia e' stata cacciata via dai circoli economici/diplomatici che contano.
E le sue prospettive sono abbastanza negative, tocca andare a combattere e morire in una guerra che ormai non gli puo piu dare nulla..... gli mmmmericani nel frattempo se la spassano e in paese dove ci sta gente disposta a spendere anche 150 dollari a persona per andare a vedere questi concerti, per quanto di dubbio gusto, non se la passano certo male....


La crisi della droga negli USA: dall’avidità di Big Pharma al fallimento del governo
di Giulio Chinappi*
Il Global Times sta pubblicando una serie di articoli che esaminano i diversi aspetti del caos sociopolitico ed economico negli Stati Uniti. Di seguito la traduzione della prima puntata della serie.
Il problema dell’abuso di droghe negli Stati Uniti – una spina nel fianco della società statunitense da lungo tempo – è diventato più grave negli ultimi anni nel Paese insieme a un numero crescente di giovani che si rivolgono alla droga a causa della diminuzione delle opportunità economiche e dell’apparente morte del così detto “American Dream“, hanno detto gli analisti.
Le statistiche hanno mostrato che il 12% dei tossicodipendenti mondiali proviene dagli Stati Uniti, tre volte la proporzione della popolazione statunitense rispetto a quella del mondo, secondo un rapporto pubblicato dal ministero degli Esteri cinese.
Esperti hanno dichiarato al Global Times che il radicato problema della droga negli Stati Uniti riflette il fallimento degli Stati Uniti nella governance sociale. Nonostante l’impegno del governo degli Stati Uniti a risolvere il problema, finora non sono stati compiuti molti progressi, il che mette in luce la sua regolamentazione fallita su più sistemi e la sua incapacità di fornire una risposta efficace e completa.
Il problema della droga negli Stati Uniti è causato da un’interazione tra interessi economici, gruppi di pressione, nonché fattori sociali e culturali, ha detto al Global Times un esperto di relazioni internazionali presso la Fudan University.
Il problema della droga è il grande problema sistematico degli Stati Uniti. È difficile da risolvere. Gli Stati Uniti dovrebbero compiere maggiori sforzi come nazione e, allo stesso tempo, agire insieme ad altri Paesi. Invece di scaricare la colpa e fare accuse infondate contro altri Paesi, il che mina la cooperazione antidroga tra Cina e Stati Uniti, dovrebbero affrontare il proprio problema in modo diretto, hanno detto gli osservatori.
Fenomeno prevalente
Il National Center for Drug Abuse Statistics (NCDAS) degli Stati Uniti elenca otto categorie di droghe più comunemente utilizzate nel Paese: alcool, cannabis, cocaina, fentanil, oppioidi (riferiti principalmente a sostanze psicotrope sotto controllo), stimolanti soggetti a prescrizione, metanfetamine ed eroina.
Il 46% dei tossicodipendenti statunitensi riferisce di avere esperienza nell’uso di cannabis e stimolanti prescritti, il 36% ha usato oppioidi e metanfetamine, il 31% ha usato stimolanti prescritti, il 15% ha usato eroina e il 10% ha usato cocaina.
Darnell Turner, un giovane insegnante statunitense, ha dichiarato al Global Times che una buona percentuale di giovani intorno a lui fa uso di droghe, forse il 30% circa.
“Normalmente usano solo marijuana, tuttavia alcuni, specialmente i miei amici del college, prendono droghe ancora più pesanti, come cocaina e acido. L’Adderall, una droga usata per migliorare l’attenzione e la concentrazione, è estremamente comune negli ambienti educativi“, ha detto, aggiungendo che l’uso ricreativo delle droghe non è limitato solo alle giovani generazioni. Molte persone anziane soffrono a loro volta di tossicodipendenza.
“La maggior parte di loro prende droghe perché si annoia, o a causa della depressione causata dall’insicurezza economica. L’assunzione di droghe permette loro di attenuare il dolore della moderna società americana“, ha detto, sottolineando che questo è pericoloso e inutile.
Mentre i governi federale e statali degli Stati Uniti continuano a impegnarsi per affrontare il problema della droga, non sono riusciti a prendere misure sostanziali a causa delle attività di lobbying di vari gruppi di interesse, hanno affermato gli osservatori.
I rapporti hanno mostrato che le grandi aziende farmaceutiche negli Stati Uniti dedicano ingenti somme di denaro per spacciare narrazioni come “gli oppioidi sono innocui” e portare avanti la legalizzazione dei farmaci, nonché la promozione delle vendite e della prescrizione di farmaci. I legislatori che ricevono denaro da loro promuovono attivamente progetti di legge a beneficio di Big Pharma.
Il processo di legalizzazione della marijuana è un esempio lampante. Secondo un rapporto sul sito web OpenSecrets nell’aprile 2022, l’industria della marijuana e della cannabis ha speso oltre 4,2 milioni di dollari per fare pressioni su una varietà di questioni e leggi nel 2021, tra cui il Marijuana Opportunity, Reinvestment, and Expungement (MORE) Act del 2021 che mirava a rimuovere la marijuana dall’elenco delle sostanze controllate a livello federale.
Amazon ha a sua volta speso 14,5 milioni di dollari per finanziare attività di lobbying tra aprile e dicembre 2021 su una serie di progetti di legge, tra cui il MORE Act, si legge nel rapporto.
“Matt Gaetz, repubblicano della Florida, l’unico co-sponsor repubblicano del disegno di legge, ha ricevuto più soldi dall’industria della marijuana di qualsiasi altro membro del Congresso con $ 52.100 di contributi ricevuti dalla sua elezione nel 2017“, si legge.
Il governo degli Stati Uniti ha preferito gli interessi economici alla vita e alla salute delle persone, esercitando così una spinta sostenuta per la legalizzazione della droga nel Paese. Nonostante questa cupa realtà, il governo degli Stati Uniti, che dovrebbe svolgere un ruolo importante nella lotta contro una delle più grandi sfide per la salute pubblica, sceglie di restare a guardare le cose peggiorare, hanno detto gli osservatori.
Nell’ultimo decennio, i decessi per droga nel Paese sono aumentati in modo significativo; i numeri sono più che triplicati nel Delaware e nel New Hampshire. Secondo lo US Centers for Disease Control and Prevention (CDC), nell’anno successivo allo scoppio della pandemia (da aprile 2020 ad aprile 2021), più di 100.000 persone negli Stati Uniti sono morte per overdose di droga, otto volte il numero di morti per sparatorie e quasi il triplo del numero di decessi causati da incidenti stradali.
Cause sociali profondamente radicate
Nel corso della storia, la guerra alla droga degli Stati Uniti è fallita ripetutamente a causa non solo dell’incompetenza del governo, ma anche dei profondi problemi sociali del Paese, hanno riferito gli osservatori al Global Times.
Sono i vari fattori sociali complessi della società statunitense che, insieme, hanno portato il Paese a diventare gradualmente il più grande consumatore mondiale di droghe, hanno osservato. “Dalla guerra del Vietnam, alle crisi finanziarie e alla pandemia di COVID-19, l’abuso di droghe negli Stati Uniti è aumentato ogni volta che si sono verificati rallentamenti economici o importanti contraddizioni sociali“.
La guerra alla droga ufficiale degli Stati Uniti può essere fatta risalire al 1952, quando l’allora presidente Richard Nixon firmò il famoso Boggs Act per stabilire condanne obbligatorie per le condanne per droga.
L’atto e le leggi successive si rivelarono presto difettosi e poco pratici. Negli anni ’60 e ’70, la lunga guerra degli Stati Uniti in Vietnam ha innescato un “movimento di controcultura” poiché la società americana dell’epoca era invasa da sentimenti contro la guerra. Molti giovani, in seguito conosciuti come “hippy”, si riversarono per le strade brandendo cartelli che promuovevano l’amore, il rock psichedelico, il sesso e la droga.
Quasi il 40% degli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori americane alla fine degli anni ’70 ha riferito di aver fatto uso di droghe illecite, secondo i dati di un sondaggio finanziato dal National Institute on Drug Abuse (NIDA) degli Stati Uniti.
La pandemia COVID ha visto un altro aumento del consumo di droga negli Stati Uniti, poiché le statistiche NIDA hanno mostrato che 91.799 e 106.999 persone negli Stati Uniti sono morte per overdose correlata alla droga rispettivamente nel 2020 e nel 2021, con un forte aumento rispetto alle 70.630 del 2019.
Oltre alla recessione sociale o alle crisi che a volte stimolano l’uso di droghe, la grave inaccessibilità a un’istruzione di qualità destinata ai giovani è anche un altro fattore che contribuisce al problema dell’abuso di droghe negli Stati Uniti, hanno osservato gli esperti.
Per gli adolescenti statunitensi, “è più facile ottenere alcool che marijuana” era un sentimento comune in alcuni Stati, e le scene in cui gli adolescenti fumano marijuana non sono rare nelle serie TV americane o nei film di Hollywood. Nel 2021, secondo il NIDA, il 30,5% degli alunni dell’ultimo anno di scuole superiori e il 17,3% di quelli del secondo anno negli Stati Uniti hanno riferito di aver usato marijuana.
“I giovani cinesi sono avvertiti da genitori e insegnanti di stare lontani dalla droga fin dalla tenera età. Ma alcuni genitori e insegnanti americani, piuttosto che scoraggiare tale comportamento tra i loro studenti, possono persino incoraggiare un certo [uso di droghe]“, ha detto l’esperto della Fudan University. “Questi adulti hanno una consapevolezza antidroga molto debole e alcuni usano persino droghe loro stessi“.
In un contesto sociale così complesso, Nixon e i suoi numerosi successori negli ultimi decenni, tra cui Ronald Reagan negli anni ’90 e più recentemente l’ex presidente Donald Trump, hanno cercato di limitare il problema dell’abuso di droghe in vari modi. Tuttavia, pochissimi dei loro sforzi hanno funzionato davvero.
Peggio ancora, la repressione della droga ha causato “conseguenze negative non intenzionali“, come mettere a dura prova il sistema di giustizia penale americano, la proliferazione della violenza legata alla droga e un aumento delle questioni razziali a livello locale, ha affermato un articolo del 2016 pubblicato sul sito web statunitense di notizie e opinioni Vox.
Pertanto, poiché la guerra alla droga sembra impossibile da vincere, alcuni esperti di politica e storici statunitensi devono concentrarsi maggiormente sulla riabilitazione. Ironia della sorte, sembrano essersi arresi, rivolgendosi a sostenere “la depenalizzazione delle sostanze attualmente illecite e persino la legalizzazione di tutte le droghe“, afferma l’articolo.
Giochi di giri di denaro
L’incapacità di dare “prescrizioni” efficaci per prevenire l’abuso di droga spinge gli Stati Uniti a cercare freneticamente di scaricare la responsabilità sugli altri Paesi. Nel corso degli anni, i politici e i media americani hanno costantemente accusato la Cina di vendere fentanil o precursori chimici che finiscono sulle coste statunitensi.
“Questo tipo di gioco della colpa non avvantaggia nessuno tranne i politici opportunisti che desiderano deviare la colpa su un capro espiatorio. Questo capro espiatorio cambia regolarmente, dalla Cina, al Messico e persino alla Colombia. Ma nel caso della crisi del fentanil, il governo e il sistema sanitario degli Stati Uniti possono incolpare solo sé stessi“, ha detto Turner.
Turner ha detto al Global Times che il fentanil è stato diffuso negli Stati Uniti, non dai cinesi o dai messicani, ma dall’industria sanitaria statunitense, che ha un incentivo monetario a prescrivere farmaci in eccesso. “Se gli Stati Uniti sono seriamente intenzionati a combattere la crisi della droga, devono rimodellare radicalmente questo settore“.
Nel dicembre 2021, il governo degli Stati Uniti ha imposto sanzioni a 25 entità e individui presumibilmente coinvolti nel traffico di droga, tra cui quattro società chimiche cinesi e un cittadino cinese sono apparsi nell’elenco delle sanzioni per la fornitura di sostanze chimiche utilizzate per produrre il fentanil.
Il 18 gennaio, il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Ned Price, ha affermato che la Cina non è più una delle principali fonti del fentanil che arriva negli Stati Uniti, ma il dipartimento continua a prendere di mira i precursori chimici di origine cinese utilizzati nella produzione di fentanil.
In risposta, il 20 gennaio il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin ha affermato che la Cina ha svolto un ruolo attivo nella cooperazione internazionale tra le forze dell’ordine antidroga nel quadro delle convenzioni delle Nazioni Unite sul controllo della droga e ha sempre posto i precursori chimici sotto stretto controllo. La Cina è la prima al mondo ad aver ufficialmente categorizzato il fentanil come classe.
Le sanzioni statunitensi hanno avuto un grave impatto e limitato le capacità antidroga della Cina, ha affermato Wang, invitando gli Stati Uniti a revocare le sanzioni e a smettere di screditare gli sforzi della Cina per il controllo della droga.
Nel corso degli anni, la Cina ha collaborato attivamente con gli Stati Uniti, mentre gli Stati Uniti hanno scaricato le proprie colpe. L’atteggiamento degli Stati Uniti non è favorevole alla soluzione del problema, che ha davvero bisogno della cooperazione internazionale, dicono gli analisti.
Secondo i dati della Commissione Nazionale Cinese per il Controllo dei Narcotici, dal 2012 al 2019 la Cina ha informato le autorità antidroga statunitensi di 383 informazioni relative ai pacchi di fentanil, mentre gli Stati Uniti hanno informato la Cina di soli sei casi di contrabbando di fentanil.
“La cooperazione internazionale è del tutto necessaria, ma ciò che è più importante nella lotta contro la droga è l’introspezione e l’indagine sui profittatori nel settore degli affari, nel pubblico e, sì, anche nei settori governativi. Solo allora il governo degli Stati Uniti potrà prendere misure legittime per combattere la diffusione della droga“, ha suggerito Turner
*Fonte: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/02/16/la-crisi-della-droga-negli-usa-dallavidita-di-big-pharma-al-fallimento-del-governo/
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf