



https://eu.usatoday.com/story/news/p...y/73035741007/
Bernie Moreno wins Ohio Senate Republican primary, setting up high-stakes battle in November


Trump contro Biden. La lunga marcia per conquistare il voto della suburra inquieta
Le presidenziali si giocheranno nelle periferie di un numero ristretto di Stati chiave. Due all'Ovest (Arizona e Nevada), tre nel Midwest (Wisconsin Michigan, Pennsylvania) e la Georgia al Sud
I giochi sono fatti. A meno di clamorosi cataclismi legali o sanitari il primo martedì di novembre i cittadini americani saranno ancora una volta costretti a scegliere tra Biden e Trump, in una riedizione della contestatissima sfida che, nel 2020, ha visto prevalere l'ormai ultraottantenne presidente in carica. Ma non vi fate ingannare dal wishful thinking di chi è convinto, in un verso o nell'altro, che la partita sia già chiusa a otto mesi dal voto. Perché la campagna elettorale è appena cominciata e anche stavolta le elezioni presidenziali statunitensi si giocheranno sul filo di poche migliaia di voti, in un numero ristretto di stati-chiave: tre nel Midwest (Wisconsin, Michigan e Pennsylvania), due all'Ovest (Arizona e Nevada), uno al Sud (Georgia). Stiamo parlando di 6 stati che portano in dote 77 electoral votes (sui 270 necessari per arrivare alla Casa Bianca), che nel 2020 sono stati conquistati da Biden ma che nel 2016, con la sola eccezione del Nevada, erano stati vinti da Trump. La sfida, però, è più complicata di quello che può sembrare guardando distrattamente la cartina degli States con le sue macchie rosse e blu. Già scendendo un po' più in profondità, per esempio passando dal livello statale a quello di contea, è possibile notare come la polarizzazione del voto americano non investa soltanto le macroaree classiche in cui sono divisi gli Stati Uniti, ma percorra trasversalmente tutto il territorio. Le grandi città, soprattutto costiere, sono terreno di conquista incontrastato per il Partito Democratico. Nelle zone rurali, invece, come nelle piccole città, il Partito Repubblicano può godere di un vantaggio strutturale consistente che resiste ormai da decenni. C'è un posto, infine, dove nessuno dei due partiti domina nettamente sull'altro. E in cui, negli ultimi anni, si sono fatte e disfatte le fortune elettorali dei candidati, soprattutto alle Presidenziali.
Welcome to Suburbia. «Per gran parte del XX secolo ripete ormai da anni Joel Kotkin, definito dal New York Times con il singolare appellativo di uber-geographer gli americani hanno votato con i piedi, muovendosi inesorabilmente dalle città verso le periferie suburbane. Il risultato è che gli elettori dei sobborghi sono diventati determinanti per la politica, la cultura e l'economia nazionale». Secondo Kotkin, la rimonta elettorale dei Repubblicani dopo gli Anni Sessanta del secolo scorso è stata in gran parte un fenomeno suburbano. E tutte le volte che i Democratici hanno recuperato terreno, come negli anni di Clinton e Obama (ma anche nel 2020), è quando sono riusciti a conquistare circa la metà dei voti nei sobborghi. Il problema, per il partito di Biden, è che la sua anima urbana tende sempre a prevalere sulle posizioni dettate dal buon senso o, perfino, dai semplici calcoli elettorali. Durante gli anni dell'amministrazione Obama, c'è stato un diluvio di leggi draconiane sulla lottizzazione dei terreni, una spinta poderosa verso l'utilizzo dei trasporti di massa, oltre all'esplosione di politiche ambientali che sembravano studiate accuratamente per favorire le città e danneggiare i sobborghi. E dopo la parentesi trumpiana, questo atteggiamento ha caratterizzato anche l'era-Biden. Suburbia, del resto, non è mai piaciuta al mondo accademico, ai pianificatori di professione e agli intellettuali in genere, che oggi controllano il cuore e la mente del Partito democratico. Negli anni Sessanta, la critica principale della controcultura era al consumismo, al cibo prodotto in massa, alla plastica e alle grandi macchine. Più tardi i sobborghi sono diventati il simbolo della fuga razzista dei bianchi dalle città multietniche. Oggi le parole d'ordine sono tutte mutuate dalla mitologia ecologista, tanto che la lotta al cambiamento climatico è diventata uno degli argomenti-chiave contro la suburbanizzazione. Ma il filo rosso che unisce gli attacchi contro Suburbia nel corso degli anni è sempre lo stesso: il desiderio radicato e insopprimibile di cambiare il modo di vita scelto dagli americani. Naturalmente per il loro stesso bene.
La nuova America. Questa decennale guerra ai sobborghi, però, non sembra aver ottenuto gli effetti sperati. Se nel 1950 le città principali ospitavano quasi il 24% della popolazione degli Stati Uniti, oggi questa percentuale si è quasi dimezzata. Nel frattempo, i sobborghi e le periferie (le cosiddette aree extra urbane) sono cresciuti dal 13% della popolazione metropolitana registrata nel secondo dopoguerra all'86% del 2018. Negli ultimi dieci anni, Suburbia ha guadagnato 2 milioni netti di popolazione dalla migrazione interna, mentre le contee dei nuclei urbani hanno perso 2,7 milioni di persone. E questo trend si è accentuato nell'epoca della pandemia, quando le grandi città hanno perso altri 2 milioni di abitanti. Contrariamente a quanto spesso affermato dai media, questa tendenza è radicata nelle scelte della popolazione. Le ricerche condotte negli ultimi quarant'anni, infatti, dimostrano come la percentuale di popolazione americana che preferisce vivere nelle zone urbane sia sempre oscillata tra il 10 e il 20%. Mentre suburbs ed exurbs non scendono mai al di sotto del 50%. Tasse più basse, privacy, ridotti livelli di criminalità, buone scuole e comunità più a misura d'uomo sono le motivazioni principali di questa propensione. Oltre, naturalmente, alla possibilità di abitare in una casa più grande (l'incubo degli urbanisti), magari con giardino, dove far crescere i propri figli. A un prezzo che nelle città è semplicemente impossibile immaginare. In più, questa attrazione universale verso il suburban lifestyle è dimostrata dalla crescente diversità etnica che oggi caratterizza la fuga dalle città. «Nel 1970 scrive sempre Kotkin circa il 95% degli abitanti dei sobborghi era bianco. Oggi, invece, molte di queste comunità sono emerse come il nuovo melting pot della società americana. Insieme ai nuovi immigrati, anche gli afro-americani sono sempre più presenti nei sobborghi».
I sobborghi e Trump. È anche a causa di questa trasformazione demografica che Suburbia, per Trump, rappresenta un rischio, oltre che un'opportunità. I livelli di popolarità dell'ex presidente repubblicano, infatti, pur non disastrosi come quelli nelle grandi città, non sono particolarmente alti nei sobborghi, soprattutto tra l'elettorato femminile. Non è tanto una questione di programmi politici o di ideologie, quanto di appeal personale. Ma è proprio a questo tipo di elettori che The Donald deve guardare se vuole ribaltare il risultato del 2020. La possibilità, concreta, esiste. Perché la radicalizzazione green del Partito democratico è ormai troppo evidente per essere nascosta dai media mainstream. E gli americani sono, di solito, abbastanza scaltri per votare con il portafoglio. Per avere una concreta chance di vittoria, però, Trump deve riconquistare il cuore di Suburbia, facendo tornare all'ovile quegli elettori che come è già accaduto nei dintorni di Phoenix (Arizona) o Atlanta (Georgia) nel 2020 gli hanno voltato le spalle. Si può fare, ma sarà più difficile di quanto potrebbe sembrare con un presidente in carica sempre più a picco nei sondaggi.
https://www.ilgiornale.it/news/polit...a-2298425.html
Mi hanno detto che sei fascia, che sei amica di Salvini,
Ma io so che invece sei normale e quelli sono dei cretini...


All'elenco va aggiunto la North carolina.
E ci si dimentica di valutare l'impatto di Kennedy https://en.wikipedia.org/wiki/Robert...#Ballot_access


Esplode la bomba del debito americano e globale
di Mario Lettieri e Paolo Raimondi - 18/03/2024
Esplode la bomba del debito americano e globale
Fonte: Mario Lettieri e Paolo Raimondi
Le vicende finanziarie dovrebbero essere valutate per quello che sottendono, a volte situazioni negative. Attualmente sono gli Usa che preoccupano perché dal giugno 2023 ogni cento giorni il debito pubblico aumenta di ben mille miliardi di dollari. I dati sono eloquenti. Anzitutto va rimarcato che in dieci anni, dal 2014 a oggi, il debito americano è raddoppiato, passando da 17.000 miliardi all’attuale cifra di 34.500 miliardi. Molti ritengono che il modello “mille miliardi ogni 100 giorni” continuerà in futuro.
Il Congressional Budget Office, l’organismo indipendente che produce analisi economiche per il Congresso, stima che il deficit di bilancio annuale passerà da 1.600 miliardi di quest’anno a 2.600 miliardi del 2034. In altre parole, nel prossimo decennio gli Stati Uniti aggiungeranno quasi 19.000 miliardi di dollari all’attuale debito pubblico fino a un totale di 54.000 miliardi.
Nello stesso decennio soltanto per gli interessi gli Usa spenderanno più di 12.400 miliardi. Perciò si stima che la quota per il pagamento degli interessi sul debito potrebbe superare le altre voci di bilancio, comprese le spese per la difesa. Si tenga presente che le proiezioni sono fatte stimando che il tasso d’interesse dovrebbe scendere sotto il 3% dall’attuale 5,5%.
Questa è la realtà nascosta, volutamente ignorata per dar spazio soltanto all’esaltazione dei dati positivi relativi alle aspettative dell’aumento del pil e dell’occupazione.
L’Institute of international finance, l’associazione delle maggiori istituzioni finanziarie del pianeta con sede a Washington, afferma che nel 2023 la “bolla globale” del debito, quello pubblico, delle imprese e delle famiglie, con l’eccezione dei derivati finanziari, sarebbe aumentata di circa 15.000 miliardi di dollari portando il debito globale al livello di 310.000 miliardi! Un decennio fa era di 210.000 miliardi. Si tratta di un pericoloso trend mondiale.
Non si tratta di un malessere ma di una febbre da cavallo le cui cause risiedono in decenni di politiche finanziarie errate. Gli effetti si manifestano di volta in volta in modi differenti o in settori diversi ma sono sempre il frutto avvelenato di una finanza speculativa che inquina tutti i settori dell’economia. Lo abbiamo visto nella grande crisi del 2008-9, mai affrontata veramente, nelle bancarotte bancarie, nella liquidità a “go go” dei quantitative easing, nelle politiche della Federal Reserve del tasso di interesse zero prima e dell’impennata dei tassi poi per rincorrere l‘inflazione.
In questo quadro è stupefacente osservare che, mentre il debito e la liquidità crescono, hanno raggiunto i massimi storici anche l’oro, il bitcoin e Wall Street. L’oro ha superato i 2.000 dollari l’oncia, il bitcoin, la criptovaluta più conosciuta, è ritornato a valori impensabili, appena sotto i 70.000 dollari, con un aumento del 200% in 12 mesi, e S&P 500, il più importante indice azionario della borsa di Wall Street, ha sfondato ampiamente il punto massimo storico di 5.000 punti. Ovunque si guardi, i mercati azionari stanno battendo i record: l’indice europeo azionario STOXX 600 ha stabilito il proprio record intorno ai 500 punti e il Nikkei 225 giapponese ha superato il suo migliore valore precedente, fissato nel 1989.
Questa euforia è provocata in particolare dall’effervescenza dei titoli legati alle imprese dell’intelligenza artificiale. Per esempio, il produttore di chip AI Nvidia ha registrato l’incredibile crescita dei ricavi del 265% nel quarto trimestre 2024, facendo salire più del 60% il prezzo delle sue azioni da inizio anno. In verità occorre cautela perché di troppa euforia si può morire! D’altronde è già successo negli anni novanta con la bolla dei titoli IT, information technology, che, dopo avere drogato il mercato di Wall Street portandolo in un paradiso artificiale, nei primi anni del 2000 un crac, noto come dot-com crash, lo fece sprofondare nei più bassi gironi dell’inferno.
Molti negli Usa, a fronte dell’insostenibilità del debito propongono la riduzione dei deficit di bilancio, che significa tagli alla spesa pubblica. Sarebbe un giro di vite sul welfare, sulle spese sanitarie, sull’istruzione, sui trasporti, ecc., che andrebbe a colpire i livelli di vita della popolazione più povera e della cosiddetta middle class già depauperata. A Washington si stima che le entrate, che ammontano al 17,5% del Pil nel 2024, scenderanno al 17,1% nel 2025, per poi rimanere sotto il 18% fino al 2027.
In sintesi di tutto si parla, tranne che mettere mano alla finanza dominante sfuggita ai controlli con il rischio che possa riverberare i suoi effetti negativi in tutto il mondo. Questa è una ragione di più per chiedere al G7 e al G20 di affrontare lo spinoso problema.
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


L' ennesimo articoletto farlocco sul debito!


Il Texas e l’operazione “Lone Star” tra controllo del confine e tentazioni di secessione
https://www.analisidifesa.it/2024/03...di-secessione/
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia dell'Europa del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf






Nel futuro ci sarà una (nuova) secessione dall’Unione e la restaurazione della Repubblica del Texas? I segnali in tal senso non sono certamente pochi.
La raccolta di firma per pensare di promuovere questo scenario, fatta recentemente, in Texas e' miseramente fallita.