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  1. #51
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    Predefinito Re: Dio le ha provate tutte con gli uomini.

    Citazione Originariamente Scritto da Piermark Visualizza Messaggio
    Tuttavia, la Sacra Bibbia non è il libro più antico del mondo.
    Rispettando tutte le caratteristiche richieste, il libro più antico del mondo è il Sutra del Diamante di Dunhuang, testo della religione induista, che precede la Bibbia di ben 587 anni.
    Il Sūtra del Diamante è un celebre sūtra Mahāyāna della classe dei sūtra della Prajñāpāramitā.

  2. #52
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    Predefinito Re: Dio le ha provate tutte con gli uomini.

    Citazione Originariamente Scritto da Piermark Visualizza Messaggio
    Tuttavia, la Sacra Bibbia non è il libro più antico del mondo.
    Rispettando tutte le caratteristiche richieste, il libro più antico del mondo è il Sutra del Diamante di Dunhuang, testo della religione induista, che precede la Bibbia di ben 587 anni.
    E 587 anni non sono pochi....

  3. #53
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    Predefinito Re: Dio le ha provate tutte con gli uomini.

    Citazione Originariamente Scritto da Piermark Visualizza Messaggio
    Il Libro di Mormon risale alla fine dell'Ottocento!
    Questo è un vero intervento da cretino. Nell'ottocento venne tradotto da J. Smith, ma le tavole d'oro su cui vennero scritti i libri contenuti, risalgono a circa 500 anni prima di Cristo. Prima di sparare cazzate, leggi almeno i testi.

    Ragionando come te, si potrebbe affermare che la Bibbia risale a dopo la deportazione degli ebrei a Babilonia, perché le edizioni precedenti andarono perdute, visto la cura che ne ebbero gli ebrei... Quella che abbiamo, come antico testamento, è la Bibbia di Esdra.

  4. #54
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    Predefinito Re: Dio le ha provate tutte con gli uomini.

    Citazione Originariamente Scritto da Shirel Levi Visualizza Messaggio
    Secondo te, sarebbero Testi ispirati i libri scritti da autoproclamati e notori falsi profeti (ovvero Joseph Smith & Ellen G. White) ??? Pazzesco !
    Libri che oltretutto sono stati copiati e plagiati per l'80%
    Cerca, informati, documentati...
    L'unico Testo che può essere veramente ispirato da Dio si chiama LA SACRA BIBBIA ( ovvero la Torah Ebraica + il Nuovo Testamento Cristiano) !
    Non abbiamo assolutamente bisogno di libri scritti verso la fine dell' Ottocento, perché è evidente che non possono essere la Parola di Dio !!!
    Quelli sono testi opera della Massoneria che contraddicono pesantemente la Parola di Dio !
    In parole povere, sono testi scritti ispirati dall' Avversario, ovvero da Satana stesso che si è servito di falsi profeti per oscurare la vera Parola di Dio che ripeto un' altra volta si che LA SACRA BIBBIA !
    Sia gli Ebrei che i Cristiani di tutto il mondo ONORANO LA SACRA BIBBIA!
    Certamente, non la spazzatura Mormone e Avventistada gettare senza se e senza ma nel cestino dell' immondizia ( e quindi Dottrina & Alleanze , Il Libro di Mormon , la Perla di Gran Prezzo, Il Gran Conflitto, e così via...)
    Io, che ho letto praticamente tutti i testi mormoni e avventisti tradotti in italiano - quelli mormoni sono tutti tradotti -, affermo che sono di ispirazione divina e che invece siete tu e Piermark ad essere ispirati da Satana come inquisitori e sono le vostre filippiche che devono finire nel cesto dell'immondizia.
    Non esiste solo la Bibbia: i testi del filone giudaico-cristiano-musulmano-bahà'ì-ecc. si confermano a vicenda e smentiscono la vostra teoria di un Dio taciturno, che ha perso la parola dopo il testo Apocalisse.
    Per non parlare dei testi delle altre religioni di filone diverso: induista, buddhista, taoista, confuciana, zoroastriana, ecc.

  5. #55
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    Predefinito Re: Dio le ha provate tutte con gli uomini.

    === IL TERZO OCCHIO DEL MARIONETTO PINOCCHIO. NEUROSPASTOS OCULUS PUNDAX=== .

    Elemosina.

    L'elemosina che veniva predicata anche dai santi e in India e indice di "umiltà", predicata e attuata da nobili spiritualisti, genera la repulsione dell'umanità" occidentale, tecnologica e calvinista, descrivendola come una trasgressione, per sfuggire alla maledizione del lavoro comune . Eppure, chiedere l'elemosina richiede camminare, mettersi in testa spazzatura e secchi d'acqua (come accade in Pinocchio e il Vecchio Traditore), vivere per strada, al freddo, al gelo, al sole. Anche allora, l'accattonaggio e' fatica e rischio (soprattutto legati a malattie derivanti dall'esposizione alle intemperie e anche a disagi somatici). Pinocchio nota che, secondo il padre morale, si chiede l'elemosina solo ai "vecchi" e ai "malati". Ancora banale. Come se ognuno di noi, pur nel privato, non era vecchio nel corpo e malato nello spirito. Forse non siamo tutti cappellani virtuali? Non siamo forse noi questuiamo, giorno dopo giorno, giusto per mancanza di nsotra briciole di umanità?
    L'elemosina richiesta da Pinocchio ha una funzione metafisica. Si ribella al suo destino come un asino, e non vuole tirare il carro come carbone, ricevendo da lui invece del cibo gratis una risposta metaforica e di cattivo gusto: "beh, mangia due bei piedini del suo orgoglio, e fai attenzione a non prenderli". indigestione." Siamo nello "sciocchezzaio universale" o nel "comune eterno empireo". Paradossalmente elemosina e "ribaltata nel suo opposto, la superbia, o il primo dei peccati mortali. Un capriccio di grazia dal significato non etico".

    FRODE, FURTO, FURTO, AFFARI ILLEGALI.
    Il furto o l'imbroglio e lo “sforzo, l'empowerment”, anche il progetto criminale. È universalmente affermata l'intelligenza di alcuni abili truffatori del progetto, anche se è diretta a recriminazioni del male. D'altronde l'imbroglio può succedere, il furto idem. Poi c'è la prigione o una pistola da dare a chi viene sorpreso a rubare, per esempio. Pinocchio che vuole afferrare i fili del d0uva moscatel morso dalla fame rimane preda della gamba in una trappola posta in un campo per catturare grosse donnole. Il grande Mercurio, messaggero degli dei e delle divinità ammirate dalla mente intelligente, diventa il protettore dei ladri e dei truffatori. Lo stratagemma unisce la velocità della gazza, pronta a scappare dalla polizia se colta sul fatto. Il Gatto e la Volpe sono cattivi per definizione, non solo come ladri e ladri truffatori imprenditori locupletatio senza titolo. Si identificano in antichi commercianti nomadi, trafficoni ebrei medievali e rinascimentali, multinazionali degli investimenti, moloch dell'imbroglio legalizzati, espedienti pubblicitari e concorsi a premi mass-mediatici. La propaganda e “l'anima del commercio”. E la propaganda di Aprole, di qualsiasi venditore ambulante pronunciato, per vendere prodotti, aspirapolvere o seminare dentifrici nel campo dei miracoli. consigli pubblicitari” e concorsi a premi dei mass media. La propaganda e “l'anima del commercio”. E la propaganda di Aprole, di qualsiasi venditore ambulante pronunciato, per vendere prodotti, aspirapolvere o seminare dentifrici nel campo dei miracoli. consigli pubblicitari” e concorsi a premi dei mass media. La propaganda e “l'anima del commercio”. E la propaganda di Aprole, di qualsiasi venditore ambulante pronunciato, per vendere prodotti, aspirapolvere o seminare dentifrici nel campo dei miracoli.
    Compra, compra, compra, è "lo slogan messo in voga dai perenni truffatori dei trafficanti con la sanzione che se non si ripete il diktat" è quello di essere "un calcio di fortuna". La punizione non è “più” grigiosociale ma gialloludica. Atraverso il gioco si ha la non vincita e nessuna fortuna "implementata con le proprie mani".Le "organizzazioni umanitarie" organizzavano il gioco in tutte le sue forme, secondo la lezione Huizinga nella politica, nelle guerre, nella giustizia, massa di giochi sociali presi alla serietà assoluta. La somma dell'arte del teatro sociale e ancora ambulanti, travestimento. Il Gatto e la Volpe si travestono da Assassini (sempre il "come se"), altri gatti e altre volpi si travestono da preti, giudici, persone perbene Ladri, prostitute, Gli omicidi sono i nostri Cristi, dice Vivekananda, perché “grazie a loro possiamo essere considerati persone oneste. In definitiva, lo Stato stesso è tele paludate e autoleggittima nelle sue infinite morti omicide per la produzione delle merci e la circolazione dei veicoli. Le stragi tecnologiche, sotteraneamente approvate dalla comunita' e fittizziamente appioppate alla responsabilità individuale, in un populismo' per colpa, e' come se fossimo tutti no.' L'importante e' che tutti (o almeno la stragrande maggioranza) siano d'accordo. lo Stato stesso è tele paludate e autoleggittima nelle sue infinite morti omicide per la produzione delle merci e la circolazione dei veicoli. Le stragi tecnologiche, sotteraneamente approvate dalla comunita' e fittizziamente appioppate alla responsabilità individuale, in un populismo' per colpa, e' come se fossimo tutti no.' L'importante e' che tutti (o almeno la stragrande maggioranza) siano d'accordo. lo Stato stesso è tele paludate e autoleggittima nelle sue infinite morti omicide per la produzione delle merci e la circolazione dei veicoli. Le stragi tecnologiche, sotteraneamente approvate dalla comunita' e fittizziamente appioppate alla responsabilità individuale, in un populismo' per colpa, e' come se fossimo tutti no.' L'importante e' che tutti (o almeno la stragrande maggioranza) siano d'accordo.

    LAVORO
    Pinocchio vive in un ambiente povero, dove il lavoro non è sufficiente per la vita economica e sociale, nell'ordine, almeno, di una star perbene e avendo il minimo necessario per vivere e nutrirsi. Il nuovo riconoscimento e' che anche il lavoro alienato e' fatica e rischio. Non dice chi ci lavora, quello cosiddetto onesto riesce a sottrarsi alla povertà. Il che in una moralità molto profonda può essere immorale, tutto un sistema di ingiustizia, ponendo il "tu devi" chiedere al kantiano portato principalmente dalla persona in generale e cioè "dallo Stato, dall'assistenza sociale e dall'aiuto ai più bisognosi". L'isola in cui arriva Pinocchio trasgredisce il cliché dell'isola come rifugio dai mali del mondo o bucolico ritorno alla natura. Anche l'oasi umana può essere una menzogna,

    GABBA DEL MONDO. L'ontologia MORALE.
    In nessuna la fame di essere sublimato e redento. O meglio riflette un progetto di riscatto "Io sono piu' buono di tutti e dico sempre la verita'. Dire la verita' e' essere molto buono. Ma che 'la verita'? La concretezza esistenziale passa attraverso la scelta in un doppio di ciascuno stato d'animo vissuto, creando un'infinità di ramificazione delle biforcazioni, dove, patafisicamente, e tutto uguale" al tutto. Nel labirinto rizosomatico c'e" il centro, questa periferia, in uno spazio articolato senza filo, senza alto e senza basso, senza alto né basso. A questo Caos viene poi ad afferrare i due corni del più "immediato dilemma" per verificare già "in essi l'assurdità" dell'ultima opzione razionale, on-off, la biforcazione amletica. Manca la conclusione dell'enigma ontologico perché “la verità” e “bugie e bugie e la “verità”. forse allora l'illuminazione e' questa estrema consapevolezza. Mantenere in costante oscillazione la tensione tra l'essere e il non essere, e non tentare mai di dissolversi nell'assoluto, ma solo nel relativo. Nell'insieme assoluto è sospeso. Questo movimento, e' stasi, ma soltanto sospeso (Età') da ogni giudizio. Pinocchio in ogni cosa, riguardo a se stesso, è alle prese non solo con brutte bugie (il gatto e la volpe), ma anche con la testa che parla di 'bontà o cattiveria' (coincidenza massmediatica degli opposti al contrario - piano etico). Allora, 'questo vecchio chiamato pane, che in genere è debole come lo stereotipo dei vecchi dovrebbe essere anche buono, quindi finge di dare da mangiare e invece gli versa un'intera bacinella d'acqua sulla testa. Anche il deliziosamente spiritoso Geppetto quando dice, in uno sforzo di autoconvinzione, che ha venduto il "cappotto perché faceva caldo". La retorica umana e il dominio della finzione, percio' cosa sono la metafora, l'allegoria, i proverbi, le parabole dei santi popolari. Sono solo una serie di finzioni precise che acquistano senso solo attraverso la riluttanza che ci sia qualcosa dall'altra parte
    una possibilità di fughe di notizie e ha anche affermato che ciò avrebbe infranto la rivendicazione principale. Alla fine nulla sfugge alla falsa prova, effettuata con mente consapevole e profonda. Così'e' quindi la verità', ma un 'come se'. Agire, pensare, amare come se....Il “come se” di Vaihininger si pone come guscio vuoto dove internamente e' possibile riporre tutte le molle della sostanza, che sarai ben protetta contro la scorza compatta esterna confusa come un assoluto . l'abile occultamento di un materiale morbido e fragile, pieno di bugie. È vero, tuttavia, che l’inganno sotto forma di autopersuasione può essere utilizzato come metodo per eliminare i disturbi. 'Geppetto non 'Cosi povero, ma fa i poveri. Lo si potrebbe immaginare, cambiando la mentalità attraverso una bella parabola, come ricchi.. Una bugia non può essere data machiavellicamente per scopi pratici e sociali come quelli sviluppati da Pinocchio. Per lasciare il Policlinico Caos, dove è stato portato avanti dopo il furto e il tentato suicidio, si inventa il sotterfugio verbale del "miglior divo" pur di liberarsi di quei luoghi dove altrimenti uno "si ammala" e torna all'ultimo in cerca della perdita del padre. Altrove il modello condiscendente viene messo in scena per fungere da talpa per aiutare i ladri nella rapina in banca. Cosi' salva la pelle e li fa arrestare, gridando al mondo il suo rifiuto di "la stella balla e tende il sacco ai disonesti!". Una menzogna, dunque, o meglio una menzogna non disapprovata dalla società", poiché "con sia l'individuo o un gruppo, si difende o tende a raggiungere il limite dell'utilità. In guerra, il maestro dell'inganno Ulisse inventa l'anatra troiana, e con essa salva la vita a migliaia di uomini e pone fine alla guerra. Questo proficuo imbroglio filosofico, gia' teorizzato in guerra dal filosofo militare cinese Sun Tzu (IV sec. aC) trova poi espressione nella sede religiosa. Nel Vangelo la parabola del postino disonesto legittima l'uso della menzogna da parte dei deboli per difendersi dai “forti”. già “teorizzata nella guerra dal filosofo militare cinese Sun Tzu (IV sec. aC) trova poi espressione nell'assedio religioso. Nel Vangelo la parabola del postino disonesto legittima l'uso della menzogna da parte dei deboli per difendersi dai “forti”. già “teorizzata nella guerra dal filosofo militare cinese Sun Tzu (IV sec. aC) trova poi espressione nell'assedio religioso. Nel Vangelo la parabola del postino disonesto legittima l'uso della menzogna da parte dei deboli per difendersi dai “forti”.
    Machiavelli imperat, ergo, a tutti i livelli. Ma chi definisce, a livello etico comune, cosa “e” lecito e cosa “non”? Solo una convinzione, la metafora del “come se” normalizzato dalla legge maggioritaria con il “cratos”, la forza (e non certo un rapporto intrinseco o naturale), impone il suo potere nel gruppo. La reazione della minoranza nei confronti dei potenti portavoce del pubblico costume, della loro mancanza di forza, e' un imbroglio ancora affidato, attuato con travestimenti, incantesimi e raggiranti artifici verbali. Nella socialita' tra l'essere e l'avere, alla fine appare la maggioranza. Un’altra forma di menzogna-verità”. La gente va per la pelle sociale, per il proprio habitus abituale. Il sarto ti rovinerà gli occhi per costruire l'abitudine che genererà il Monaco. Ma sotto la tunica, sollevandolo, non trovi nulla. L'acquirente getta in acqua l'asino Pinocchio con una pietra al collo, uccidendolo e scuoiando la dura pelle. Quando si ritira sopra il burattino e scandalizza il legno. L'uomo che ha rivelato la sua natura meccanica impreca ancora. Senza sapere che in questa rivelazione c’è «un rinnovamento verso il transumano.

    PIAZZA DEL TEATRO E IL TRUCCO CATARSI.

    Pinocchio non andrà a scuola, quindi lascia che attiri il teatro. Il teatro e' scuola. "Teatro edipico" o mangiatori o Mangiafreud non importa. La scena palestra della menzogna nobile. Se la vita e' un imbroglio prevalentemente inconscio, il teatro e la menzogna della menzogna. Il luogo della menzogna genera catarsi con la ricomparsa del Caos primordiale della menzogna. lo stesso inganno cosmico rappresentato dal Microcosmo del boccascena. Edipo e il Re della scoperta. Rileva una catena galattica rivoltagli dal destino contro di lui, situata in un pozzo Sfero sugli dei, il quale si scopre aver commesso inconsciamente un parricidio (per infilzare suo padre) Laio) e l'incesto (sposare la madre Giocasta). Da qualche parte ti e' urtato contro quello tra i valori della famiglia, rappresentare il livello metafisico della distruzione della funzione generatrice maschile e dello svilimento della donna, nella trasgressione sociale di tutti i ruoli. Pinocchio avvilito moralmente anche Geppetto, colpevole di avere da questi stesso nintificato essenzialmente la capacità di madre generativa. Pinocchio e' ri-creatore del circolo ordinario della procreazione, essendo propenso a recuperare la funzione della Grande Madre Mediterranea rappresentata dalla Fata Turchina, azzurra come il grande mare che circonda le nostre terre. Il nostro eroe da un lato e "pronto anche a uccidere suo padre, e sul letto Mangiafreud maledisse la sua origine meccanica e si dichiarò pronto a seppellire sotto la chiave meccanica le foglie marce del bosco, il martello, la pialla, i pezzi di legno, trovato nel profondo del suo inconscio, d'altronde Mangiafreud gli dice che Ma' (la madre) è un sogno, che nasce dalla fiamma interiore, la fiamma dell'immaginazione insegna Paracelso. L'alchemico Pinocchio dorato, dopo la nigredo sessista, si tinge di polvere di proiezione femminile. Alla fine, però, "al centro dell'odissea del burattino c'è l'identificazione con gli attori umani". In una rifrazione di specchi infiniti nella legnosità del pupazzo si rivela la forma dello stesso essere umano, tutto ridotto ad ammassi meccanici, a larve pseudoviventi. Lo specchio risolve l'inganno teatrale, svelando l'inganno della vita. Cosi' la triade si compie: trucco.teatro-vita. “Pinocchio e il “nostro fratello di legno”. E l'ultima fase, dopo essere entrati nelle profondità dell'esplorazione psicoanalitica, iniziato nel livello di conflitto emotivo con le forze genetiche. La patafisica interiore e' più freudiana. Freud è la rigenerazione del padre, che sempre muore e sempre rinasce come una salamandra nel fuoco o come il grillo parlante, ed entra nel percorso maschile nell'inconsciofemmina rivelando i tabù dell'inferno sessuale. Il pupazzo di neve e "pronto a cedere al rogo, perché" lui e eretico. Rivelato l'ombroglio teatro-vita, dissacrata l'unitarieta' della traslitterazione dei sentieri paralleli di un vero e' falso in una dimensione superiore del samadhi, dove tutto è vero, dove questa verità è il contrario di Tutto. Lo Psicodramma interruptus genera la sospensione (Età) di ogni giudizio, la fine della fede e della regione, la scoperta.

    I DIVINI mascalzoni E IL TRIONFO DEL GIOCO.
    Se l'isola e' il luogo dei dannati robota, il Paese dei balocchi e' il regno della gioia di vivere, dello spirito dell'allievo, dei chierici erranti, e Lucignolo e' il degno profeta. Lui e il Marcuse di Collodi che annuncia al mondo l'era della privazione alienante dello sforzo e della liberazione finale della reificazione, ovvero dal vero legno, quello della spiritualità “duro, compatto, anchilosante”. Dicono che il lavoro va fatto perché' il lavoro e' veramente il culmine dell'alienazione! (Marcuse). Wick e' Marcuse, ma' anche prima e oltre Marcuse. Annunciando che il cosiddetto 'nobile sforzo' riduce gli uomini in bestie, suggerisce la soluzione finale del Paese Immaginario Puro , il "dove si svolge la festa per sette giorni alla settimana. Traccia se "il sentiero luminoso del Divino Imbroglione Wakdjunkaga, il leggendario imbroglione dell'indiano Winnebago, eroe dalle mille avventure, oscillante tra lo spirito dello studente fallico, il picaresco e il fraudolento. Il gioco di Marcuse, capobanda e filosofo del '68, e' anche le disgrazie politiche del progetto cosmico che unifica tutti, anche nell'Hunting Act, questo vessillo e' Circo, che ha irregimentato le energie libere, usa la frusta per applicarne una delle tante regole del gioco, e paralizzano l'energia libera e dionisiaca di un gioco d'atleta come Pinocchio. L'altra faccia di Lucignolo e' Stirner ha ricoperto il ruolo di Pulcinella, essendo un unico estratto di gioia panico con cui si riscatta il crimine della supremazia dell'impuro, Natur Kultur. Il ragazzaccio, il cui nome nei giochi di parole si trasforma in Lu-Single, diventa alla fine l’emblema della giovinezza “giocosa”.
    La confusione linguistica avviene nell'Eden del gioco stesso' infinito, senza regole, a fronte di un caos universale mai scomparso né' né domo. E l'elogio dell'Asineria alla razionalita' allo sbando. Lucio (ancora gioco di lucignolo) di Apluleio, ridotto all'asino di cattivo becco, ne va di tutti i colori, finche' il risultato finale della sua iniziazione della somaresca del placet di rose alla dea Iside ruba prete e mangia. Ecco il miracolo : l'asino si trasforma in nobile principe dei miracoli giocosi. Ma poi, se il sentiero degli dei passa per il ponte degli asini, orecchie vivaci, Somaro! Viva la rivelazione dell'analfabetismo del Folle di Dio, il raglio del buricco infernale! Vivi dunque nella giocosa trasgressione, togli la pelle dell'asino, c'è il burattino e poi... l'oro di una bestia squaccosa e lucente. In estrema analisi le vere "povero Pinocchio' le amicizie sono gli altri, tutti gli altri nella mediocrità" diffusione di luoghi comuni, sottomissione a scherno dei ribelli tutti ingegnosi e vitali, poi compattati, praticati, regolati, legalizzati i diversi rimproveri. la banalità dell'inquisizione cosmica "Al gioco cosciente delle marionette!"

    Gennaro Francione

    "Vetriolo e in arcadia ego"

  6. #56
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    Predefinito Re: Dio le ha provate tutte con gli uomini.

    Citazione Originariamente Scritto da Piermark Visualizza Messaggio
    === IL TERZO OCCHIO DEL MARIONETTO PINOCCHIO. NEUROSPASTOS OCULUS PUNDAX=== .

    Elemosina.

    L'elemosina che veniva predicata anche dai santi e in India e indice di "umiltà", predicata e attuata da nobili spiritualisti, genera la repulsione dell'umanità" occidentale, tecnologica e calvinista, descrivendola come una trasgressione, per sfuggire alla maledizione del lavoro comune . Eppure, chiedere l'elemosina richiede camminare, mettersi in testa spazzatura e secchi d'acqua (come accade in Pinocchio e il Vecchio Traditore), vivere per strada, al freddo, al gelo, al sole. Anche allora, l'accattonaggio e' fatica e rischio (soprattutto legati a malattie derivanti dall'esposizione alle intemperie e anche a disagi somatici). Pinocchio nota che, secondo il padre morale, si chiede l'elemosina solo ai "vecchi" e ai "malati". Ancora banale. Come se ognuno di noi, pur nel privato, non era vecchio nel corpo e malato nello spirito. Forse non siamo tutti cappellani virtuali? Non siamo forse noi questuiamo, giorno dopo giorno, giusto per mancanza di nsotra briciole di umanità?
    L'elemosina richiesta da Pinocchio ha una funzione metafisica. Si ribella al suo destino come un asino, e non vuole tirare il carro come carbone, ricevendo da lui invece del cibo gratis una risposta metaforica e di cattivo gusto: "beh, mangia due bei piedini del suo orgoglio, e fai attenzione a non prenderli". indigestione." Siamo nello "sciocchezzaio universale" o nel "comune eterno empireo". Paradossalmente elemosina e "ribaltata nel suo opposto, la superbia, o il primo dei peccati mortali. Un capriccio di grazia dal significato non etico".

    FRODE, FURTO, FURTO, AFFARI ILLEGALI.
    Il furto o l'imbroglio e lo “sforzo, l'empowerment”, anche il progetto criminale. È universalmente affermata l'intelligenza di alcuni abili truffatori del progetto, anche se è diretta a recriminazioni del male. D'altronde l'imbroglio può succedere, il furto idem. Poi c'è la prigione o una pistola da dare a chi viene sorpreso a rubare, per esempio. Pinocchio che vuole afferrare i fili del d0uva moscatel morso dalla fame rimane preda della gamba in una trappola posta in un campo per catturare grosse donnole. Il grande Mercurio, messaggero degli dei e delle divinità ammirate dalla mente intelligente, diventa il protettore dei ladri e dei truffatori. Lo stratagemma unisce la velocità della gazza, pronta a scappare dalla polizia se colta sul fatto. Il Gatto e la Volpe sono cattivi per definizione, non solo come ladri e ladri truffatori imprenditori locupletatio senza titolo. Si identificano in antichi commercianti nomadi, trafficoni ebrei medievali e rinascimentali, multinazionali degli investimenti, moloch dell'imbroglio legalizzati, espedienti pubblicitari e concorsi a premi mass-mediatici. La propaganda e “l'anima del commercio”. E la propaganda di Aprole, di qualsiasi venditore ambulante pronunciato, per vendere prodotti, aspirapolvere o seminare dentifrici nel campo dei miracoli. consigli pubblicitari” e concorsi a premi dei mass media. La propaganda e “l'anima del commercio”. E la propaganda di Aprole, di qualsiasi venditore ambulante pronunciato, per vendere prodotti, aspirapolvere o seminare dentifrici nel campo dei miracoli. consigli pubblicitari” e concorsi a premi dei mass media. La propaganda e “l'anima del commercio”. E la propaganda di Aprole, di qualsiasi venditore ambulante pronunciato, per vendere prodotti, aspirapolvere o seminare dentifrici nel campo dei miracoli.
    Compra, compra, compra, è "lo slogan messo in voga dai perenni truffatori dei trafficanti con la sanzione che se non si ripete il diktat" è quello di essere "un calcio di fortuna". La punizione non è “più” grigiosociale ma gialloludica. Atraverso il gioco si ha la non vincita e nessuna fortuna "implementata con le proprie mani".Le "organizzazioni umanitarie" organizzavano il gioco in tutte le sue forme, secondo la lezione Huizinga nella politica, nelle guerre, nella giustizia, massa di giochi sociali presi alla serietà assoluta. La somma dell'arte del teatro sociale e ancora ambulanti, travestimento. Il Gatto e la Volpe si travestono da Assassini (sempre il "come se"), altri gatti e altre volpi si travestono da preti, giudici, persone perbene Ladri, prostitute, Gli omicidi sono i nostri Cristi, dice Vivekananda, perché “grazie a loro possiamo essere considerati persone oneste. In definitiva, lo Stato stesso è tele paludate e autoleggittima nelle sue infinite morti omicide per la produzione delle merci e la circolazione dei veicoli. Le stragi tecnologiche, sotteraneamente approvate dalla comunita' e fittizziamente appioppate alla responsabilità individuale, in un populismo' per colpa, e' come se fossimo tutti no.' L'importante e' che tutti (o almeno la stragrande maggioranza) siano d'accordo. lo Stato stesso è tele paludate e autoleggittima nelle sue infinite morti omicide per la produzione delle merci e la circolazione dei veicoli. Le stragi tecnologiche, sotteraneamente approvate dalla comunita' e fittizziamente appioppate alla responsabilità individuale, in un populismo' per colpa, e' come se fossimo tutti no.' L'importante e' che tutti (o almeno la stragrande maggioranza) siano d'accordo. lo Stato stesso è tele paludate e autoleggittima nelle sue infinite morti omicide per la produzione delle merci e la circolazione dei veicoli. Le stragi tecnologiche, sotteraneamente approvate dalla comunita' e fittizziamente appioppate alla responsabilità individuale, in un populismo' per colpa, e' come se fossimo tutti no.' L'importante e' che tutti (o almeno la stragrande maggioranza) siano d'accordo.

    LAVORO
    Pinocchio vive in un ambiente povero, dove il lavoro non è sufficiente per la vita economica e sociale, nell'ordine, almeno, di una star perbene e avendo il minimo necessario per vivere e nutrirsi. Il nuovo riconoscimento e' che anche il lavoro alienato e' fatica e rischio. Non dice chi ci lavora, quello cosiddetto onesto riesce a sottrarsi alla povertà. Il che in una moralità molto profonda può essere immorale, tutto un sistema di ingiustizia, ponendo il "tu devi" chiedere al kantiano portato principalmente dalla persona in generale e cioè "dallo Stato, dall'assistenza sociale e dall'aiuto ai più bisognosi". L'isola in cui arriva Pinocchio trasgredisce il cliché dell'isola come rifugio dai mali del mondo o bucolico ritorno alla natura. Anche l'oasi umana può essere una menzogna,

    GABBA DEL MONDO. L'ontologia MORALE.
    In nessuna la fame di essere sublimato e redento. O meglio riflette un progetto di riscatto "Io sono piu' buono di tutti e dico sempre la verita'. Dire la verita' e' essere molto buono. Ma che 'la verita'? La concretezza esistenziale passa attraverso la scelta in un doppio di ciascuno stato d'animo vissuto, creando un'infinità di ramificazione delle biforcazioni, dove, patafisicamente, e tutto uguale" al tutto. Nel labirinto rizosomatico c'e" il centro, questa periferia, in uno spazio articolato senza filo, senza alto e senza basso, senza alto né basso. A questo Caos viene poi ad afferrare i due corni del più "immediato dilemma" per verificare già "in essi l'assurdità" dell'ultima opzione razionale, on-off, la biforcazione amletica. Manca la conclusione dell'enigma ontologico perché “la verità” e “bugie e bugie e la “verità”. forse allora l'illuminazione e' questa estrema consapevolezza. Mantenere in costante oscillazione la tensione tra l'essere e il non essere, e non tentare mai di dissolversi nell'assoluto, ma solo nel relativo. Nell'insieme assoluto è sospeso. Questo movimento, e' stasi, ma soltanto sospeso (Età') da ogni giudizio. Pinocchio in ogni cosa, riguardo a se stesso, è alle prese non solo con brutte bugie (il gatto e la volpe), ma anche con la testa che parla di 'bontà o cattiveria' (coincidenza massmediatica degli opposti al contrario - piano etico). Allora, 'questo vecchio chiamato pane, che in genere è debole come lo stereotipo dei vecchi dovrebbe essere anche buono, quindi finge di dare da mangiare e invece gli versa un'intera bacinella d'acqua sulla testa. Anche il deliziosamente spiritoso Geppetto quando dice, in uno sforzo di autoconvinzione, che ha venduto il "cappotto perché faceva caldo". La retorica umana e il dominio della finzione, percio' cosa sono la metafora, l'allegoria, i proverbi, le parabole dei santi popolari. Sono solo una serie di finzioni precise che acquistano senso solo attraverso la riluttanza che ci sia qualcosa dall'altra parte
    una possibilità di fughe di notizie e ha anche affermato che ciò avrebbe infranto la rivendicazione principale. Alla fine nulla sfugge alla falsa prova, effettuata con mente consapevole e profonda. Così'e' quindi la verità', ma un 'come se'. Agire, pensare, amare come se....Il “come se” di Vaihininger si pone come guscio vuoto dove internamente e' possibile riporre tutte le molle della sostanza, che sarai ben protetta contro la scorza compatta esterna confusa come un assoluto . l'abile occultamento di un materiale morbido e fragile, pieno di bugie. È vero, tuttavia, che l’inganno sotto forma di autopersuasione può essere utilizzato come metodo per eliminare i disturbi. 'Geppetto non 'Cosi povero, ma fa i poveri. Lo si potrebbe immaginare, cambiando la mentalità attraverso una bella parabola, come ricchi.. Una bugia non può essere data machiavellicamente per scopi pratici e sociali come quelli sviluppati da Pinocchio. Per lasciare il Policlinico Caos, dove è stato portato avanti dopo il furto e il tentato suicidio, si inventa il sotterfugio verbale del "miglior divo" pur di liberarsi di quei luoghi dove altrimenti uno "si ammala" e torna all'ultimo in cerca della perdita del padre. Altrove il modello condiscendente viene messo in scena per fungere da talpa per aiutare i ladri nella rapina in banca. Cosi' salva la pelle e li fa arrestare, gridando al mondo il suo rifiuto di "la stella balla e tende il sacco ai disonesti!". Una menzogna, dunque, o meglio una menzogna non disapprovata dalla società", poiché "con sia l'individuo o un gruppo, si difende o tende a raggiungere il limite dell'utilità. In guerra, il maestro dell'inganno Ulisse inventa l'anatra troiana, e con essa salva la vita a migliaia di uomini e pone fine alla guerra. Questo proficuo imbroglio filosofico, gia' teorizzato in guerra dal filosofo militare cinese Sun Tzu (IV sec. aC) trova poi espressione nella sede religiosa. Nel Vangelo la parabola del postino disonesto legittima l'uso della menzogna da parte dei deboli per difendersi dai “forti”. già “teorizzata nella guerra dal filosofo militare cinese Sun Tzu (IV sec. aC) trova poi espressione nell'assedio religioso. Nel Vangelo la parabola del postino disonesto legittima l'uso della menzogna da parte dei deboli per difendersi dai “forti”. già “teorizzata nella guerra dal filosofo militare cinese Sun Tzu (IV sec. aC) trova poi espressione nell'assedio religioso. Nel Vangelo la parabola del postino disonesto legittima l'uso della menzogna da parte dei deboli per difendersi dai “forti”.
    Machiavelli imperat, ergo, a tutti i livelli. Ma chi definisce, a livello etico comune, cosa “e” lecito e cosa “non”? Solo una convinzione, la metafora del “come se” normalizzato dalla legge maggioritaria con il “cratos”, la forza (e non certo un rapporto intrinseco o naturale), impone il suo potere nel gruppo. La reazione della minoranza nei confronti dei potenti portavoce del pubblico costume, della loro mancanza di forza, e' un imbroglio ancora affidato, attuato con travestimenti, incantesimi e raggiranti artifici verbali. Nella socialita' tra l'essere e l'avere, alla fine appare la maggioranza. Un’altra forma di menzogna-verità”. La gente va per la pelle sociale, per il proprio habitus abituale. Il sarto ti rovinerà gli occhi per costruire l'abitudine che genererà il Monaco. Ma sotto la tunica, sollevandolo, non trovi nulla. L'acquirente getta in acqua l'asino Pinocchio con una pietra al collo, uccidendolo e scuoiando la dura pelle. Quando si ritira sopra il burattino e scandalizza il legno. L'uomo che ha rivelato la sua natura meccanica impreca ancora. Senza sapere che in questa rivelazione c’è «un rinnovamento verso il transumano.

    PIAZZA DEL TEATRO E IL TRUCCO CATARSI.

    Pinocchio non andrà a scuola, quindi lascia che attiri il teatro. Il teatro e' scuola. "Teatro edipico" o mangiatori o Mangiafreud non importa. La scena palestra della menzogna nobile. Se la vita e' un imbroglio prevalentemente inconscio, il teatro e la menzogna della menzogna. Il luogo della menzogna genera catarsi con la ricomparsa del Caos primordiale della menzogna. lo stesso inganno cosmico rappresentato dal Microcosmo del boccascena. Edipo e il Re della scoperta. Rileva una catena galattica rivoltagli dal destino contro di lui, situata in un pozzo Sfero sugli dei, il quale si scopre aver commesso inconsciamente un parricidio (per infilzare suo padre) Laio) e l'incesto (sposare la madre Giocasta). Da qualche parte ti e' urtato contro quello tra i valori della famiglia, rappresentare il livello metafisico della distruzione della funzione generatrice maschile e dello svilimento della donna, nella trasgressione sociale di tutti i ruoli. Pinocchio avvilito moralmente anche Geppetto, colpevole di avere da questi stesso nintificato essenzialmente la capacità di madre generativa. Pinocchio e' ri-creatore del circolo ordinario della procreazione, essendo propenso a recuperare la funzione della Grande Madre Mediterranea rappresentata dalla Fata Turchina, azzurra come il grande mare che circonda le nostre terre. Il nostro eroe da un lato e "pronto anche a uccidere suo padre, e sul letto Mangiafreud maledisse la sua origine meccanica e si dichiarò pronto a seppellire sotto la chiave meccanica le foglie marce del bosco, il martello, la pialla, i pezzi di legno, trovato nel profondo del suo inconscio, d'altronde Mangiafreud gli dice che Ma' (la madre) è un sogno, che nasce dalla fiamma interiore, la fiamma dell'immaginazione insegna Paracelso. L'alchemico Pinocchio dorato, dopo la nigredo sessista, si tinge di polvere di proiezione femminile. Alla fine, però, "al centro dell'odissea del burattino c'è l'identificazione con gli attori umani". In una rifrazione di specchi infiniti nella legnosità del pupazzo si rivela la forma dello stesso essere umano, tutto ridotto ad ammassi meccanici, a larve pseudoviventi. Lo specchio risolve l'inganno teatrale, svelando l'inganno della vita. Cosi' la triade si compie: trucco.teatro-vita. “Pinocchio e il “nostro fratello di legno”. E l'ultima fase, dopo essere entrati nelle profondità dell'esplorazione psicoanalitica, iniziato nel livello di conflitto emotivo con le forze genetiche. La patafisica interiore e' più freudiana. Freud è la rigenerazione del padre, che sempre muore e sempre rinasce come una salamandra nel fuoco o come il grillo parlante, ed entra nel percorso maschile nell'inconsciofemmina rivelando i tabù dell'inferno sessuale. Il pupazzo di neve e "pronto a cedere al rogo, perché" lui e eretico. Rivelato l'ombroglio teatro-vita, dissacrata l'unitarieta' della traslitterazione dei sentieri paralleli di un vero e' falso in una dimensione superiore del samadhi, dove tutto è vero, dove questa verità è il contrario di Tutto. Lo Psicodramma interruptus genera la sospensione (Età) di ogni giudizio, la fine della fede e della regione, la scoperta.

    I DIVINI mascalzoni E IL TRIONFO DEL GIOCO.
    Se l'isola e' il luogo dei dannati robota, il Paese dei balocchi e' il regno della gioia di vivere, dello spirito dell'allievo, dei chierici erranti, e Lucignolo e' il degno profeta. Lui e il Marcuse di Collodi che annuncia al mondo l'era della privazione alienante dello sforzo e della liberazione finale della reificazione, ovvero dal vero legno, quello della spiritualità “duro, compatto, anchilosante”. Dicono che il lavoro va fatto perché' il lavoro e' veramente il culmine dell'alienazione! (Marcuse). Wick e' Marcuse, ma' anche prima e oltre Marcuse. Annunciando che il cosiddetto 'nobile sforzo' riduce gli uomini in bestie, suggerisce la soluzione finale del Paese Immaginario Puro , il "dove si svolge la festa per sette giorni alla settimana. Traccia se "il sentiero luminoso del Divino Imbroglione Wakdjunkaga, il leggendario imbroglione dell'indiano Winnebago, eroe dalle mille avventure, oscillante tra lo spirito dello studente fallico, il picaresco e il fraudolento. Il gioco di Marcuse, capobanda e filosofo del '68, e' anche le disgrazie politiche del progetto cosmico che unifica tutti, anche nell'Hunting Act, questo vessillo e' Circo, che ha irregimentato le energie libere, usa la frusta per applicarne una delle tante regole del gioco, e paralizzano l'energia libera e dionisiaca di un gioco d'atleta come Pinocchio. L'altra faccia di Lucignolo e' Stirner ha ricoperto il ruolo di Pulcinella, essendo un unico estratto di gioia panico con cui si riscatta il crimine della supremazia dell'impuro, Natur Kultur. Il ragazzaccio, il cui nome nei giochi di parole si trasforma in Lu-Single, diventa alla fine l’emblema della giovinezza “giocosa”.
    La confusione linguistica avviene nell'Eden del gioco stesso' infinito, senza regole, a fronte di un caos universale mai scomparso né' né domo. E l'elogio dell'Asineria alla razionalita' allo sbando. Lucio (ancora gioco di lucignolo) di Apluleio, ridotto all'asino di cattivo becco, ne va di tutti i colori, finche' il risultato finale della sua iniziazione della somaresca del placet di rose alla dea Iside ruba prete e mangia. Ecco il miracolo : l'asino si trasforma in nobile principe dei miracoli giocosi. Ma poi, se il sentiero degli dei passa per il ponte degli asini, orecchie vivaci, Somaro! Viva la rivelazione dell'analfabetismo del Folle di Dio, il raglio del buricco infernale! Vivi dunque nella giocosa trasgressione, togli la pelle dell'asino, c'è il burattino e poi... l'oro di una bestia squaccosa e lucente. In estrema analisi le vere "povero Pinocchio' le amicizie sono gli altri, tutti gli altri nella mediocrità" diffusione di luoghi comuni, sottomissione a scherno dei ribelli tutti ingegnosi e vitali, poi compattati, praticati, regolati, legalizzati i diversi rimproveri. la banalità dell'inquisizione cosmica "Al gioco cosciente delle marionette!"

    Gennaro Francione

    "Vetriolo e in arcadia ego"
    Nella lettura del brano del Vangelo di Matteo (2, 1-20), troviamo come protagonisti i Magi, i sapienti dell’Oriente, coloro che conoscevano i misteri del cielo stellato, dell’astronomia e del­l’astrologia. Dicono infatti: «Abbiamo visto sorgere la sua stella».

    Da un punto di vista storico, non si sa bene quale ruolo avessero i Magi, i màgoi o magousaîoi (aramaico magûšâia, pl. di magûšâ, da maga, «dono» di Dio), nella religione persiana, ma certo erano una tribú sacerdotale, una corporazione religiosa da cui provenivano i capi spirituali del mazdeismo, dell’antica religione persiana riformata dal profeta Zarathušthra: una religione tutta fondata sull’opposizione fra Luce e Tenebre, Bene e Male, Verità e Menzogna.

    I Magi erano, secondo lo storico delle religioni Mircea Eliade, una casta ereditaria di sacerdoti, come in India i brahmani o in Israele i Leviti: erano per antonomasia i sacerdoti orientali, che avevano la funzione di interpretare i sogni (Erodoto I, 107), di cantare gli inni e di fare i sacrifici. Erano comunque i sacerdoti tradizionali che avevano aderito alla riforma di Zarathušthra.

    La memoria dei Magi si è conservata per tutta la storia del cristianesimo: nella basilica di Sant’Apollinare a Ravenna i Magi sono raffigurati nelle vesti tradizionali persiane, con i pantaloni e il cappello frigio; poi nel IX secolo la tradizione (con Agnello di Ravenna) ne fissò i nomi: Gaspare è ara­bo, Melchiorre (Melqon) è persiano, Baldas­sarre è indiano. Si sa anche che Marco Polo ne venerò le spoglie a Sâwah (Seuwa?), in Persia. Ma al di là del ruolo storico dei Magi, queste figure rappresentano nel racconto evangelico qualcosa di ben preciso: come i pastori simboleggiano l’ideale del Giusto, i Magi simboleggiano l’ideale dell’Iniziato.

    L’Iniziato era nell’antichità il conoscitore del volere degli dèi, colui che aveva acquisito familiarità con il mondo spirituale grazie a un profondo cammino intessuto di speculazione e di conoscenza: era l’adepto dei misteri orfico-pitagorici, dei misteri egizi, dei misteri mitriaci. Si diveniva Iniziati perseguendo il “conosci te stesso” e lo scopo dell’Iniziazione era l’ottenimento dell’immortalità, il divenire un dio in terra. Dopo un’astinenza di dieci giorni, l’anima (il corpo eterico) viveva una condizione di lipopsichia: si sentiva cioè staccata dal corpo fisico e riceveva la “visione della divinità” (epoptia).

    L’ultimo grande esempio di saggio o di Iniziato che l’antichità ci ha lasciato è stato il teurgo neoplatonico (III secolo d.C.). La parola greca teurgo fu creata in contrapposizione con la parola teologo: colui che agisce sugli dèi o sul Divino si differenzia da colui che parla del Divino. Questa teurgia venne apertamente professata e praticata dai neoplatonici ateniesi, tanto che Proclo ne scrisse, riuscendo ad avere persino alcune personali visioni mistiche. Ma proprio perché l’Iniziato diviene “un dio”, la fiducia nella conoscenza diviene fiducia nella magia, tanto che lo stesso Proclo, nella Theologia platonica, presenta la teurgia come «un potere piú elevato di qualsiasi umana sapienza, che ha in sé i benefíci della divinazione, le forze purificatrici dell’Ini­ziazione e, in una parola, tutte le operazioni della possessione divina». Il saggio neoplatonico, il teurgo, usa la magia a fini religiosi, per acquisire l’immortalità o la divinizzazione dell’anima.

    È interessante osservare che questa via di divinizzazione si fonda su una serie di corrispondenze umano-cosmiche che sempre il pensiero antico ha riconosciuto e che la corrente neoplatonica ci ha tramandato con dovizia di particolari. Se ne coglie un esempio nella “tecnica iniziatica” (telestiké epistéme) che serviva a consacrare statue magiche per ottenere oracoli: una serie di simboli (animali, pietre o gemme incise, erbe, profumi, formule) legati a una certa divinità da un rapporto “simpatico” venivano nascosti all’interno della statua. Il neoplatonismo eleva insomma a via di santità e di perfezionamento spirituale la conoscenza per analogie tradizionalmente attribuita agli Egizi: la serie delle corrispondenze fra erbe, gemme e divinità astrologiche è la tipica materia magica degli Egizi.

    I Magi sono insomma gli Iniziati che scrutano il cielo stellato, che hanno acqui­sito la conoscenza occulta della natura e del mondo divino da cui proviene l’uomo (mondo prenatale); sono i portatori dell’immaginazione e del pensiero intellettuale
    Genealogia salomonica
    Annunciazione a Giuseppe.
    Un angelo del Signore gli appare in sogno: “Gli porrai nome Immanuel”. Si realizza cosí la profezia della Virgo paritura in Isaia 7,14.
    Il Bambino nasce a Betlemme in una casa.
    I genitori ebbero altri figli: Simone, Giuda, Giuseppe, Giacomo e due figlie (Marco 6, 3).
    Lo visitano i Magi d’Oriente, che recano oro, incenso e mirra.
    Diaspora del Gesú salomonico verso l’Egitto.
    Un angelo avverte ancora una volta Giuseppe in sogno.
    Poi lo riavverte quando è l’ora del ritorno.
    Infine gli dice di andare in Galilea, a Nazaret.
    Chi è allora il Gesú descritto da Matteo?


    È un essere nel quale sono innate le forze dell’altro grande archetipo spirituale, anzi è proprio Zarathuštra reincarnato, come sostiene Rudolf Steiner: colui che aveva guidato l’antica umanità nella vita attiva, come il Buddha l’aveva guidata nella vita contemplativa.

    E questo non è in contrasto nemmeno con la religione persiana. I Magi credevano infatti nell’avvento di un Salvatore (Saošyant) partorito da una vergine. Come ricorda Ugo Monneret De Villard in un noto libro, Le leggende orientali sui magi evangelici (Città del Vaticano, 1952), i Magi erano astrologi persiani seguaci della dottrina astrale babilonese, che attribuiva a ogni uomo una stella o, per usare un linguaggio persiano, un’anima alata celeste (fravaši). Sui Magi fiorirono col tempo in Oriente tante leggende. Un testo dell’VIII secolo, per esempio, il Ketâbha dh eskôlyôn, di Teodoro bar Konai, riporta questa leggenda: Zarathušthra (Zaradušt) dice ai suoi discepoli presso una fontana: «il Salvatore sarà figlio di una vergine, concepito dal Logos e sarà ucciso sul legno». Poi il profeta persiano aggiunge: «Egli sorgerà dalla mia famiglia. Io sono lui e lui è me. Egli è in me e io in lui. Si vedrà una stella brillare e grandi prodigi avverranno… Dovrete custodire e conservare ciò che io vi ho detto, aspettando il termine, perché voi sarete i primi ad avvertire l’avvenimento del gran re, che i prigionieri attendono per essere liberati. E quando si leverà la stella invierete dei messaggeri carichi di doni, per adorarlo ed offrirglieli. Io e lui siamo uno».

    È possibile, come vogliono gli studiosi, che questa leggenda sia un riadattamento cristiano del mito persiano del Saošyant, per esigenze di proselitismo. Eppure questa leggenda acquisisce un altro valore se la interpretiamo alla luce della lettura esoterica dei Vangeli fatta da Rudolf Steiner. Che l’avvento del Messia sarebbe coinciso con il sorgere di una stella era già noto agli antichi israeliti. Come si legge infatti in Numeri 24,17, l’oracolo di Balaam recita: «Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe». Ora, questo Balaam, come scrive Monneret De Villard, fu identificato dalla letteratura esegetica cristiana dei primi secoli con lo stesso Zoroastro come guida dei Magi in Palestina.


    La stella vista da Balaam non è dunque che la stella del Gesú di Matteo, la stella-anima del Saošyant persiano. Dice Steiner: «Fu il “passaggio” [astrale] di Zarathušthra, il cammino della stella che si avviava verso la Palestina, a guidare i Magi sul loro cammino dai Misteri orientali verso la Palestina, dove Zarathušthra si preparava ad incarnarsi» (Vangelo di Matteo, O.O. N° 123). Anzi Steiner precisa che due categorie di uomini conoscevano l’imminente venuta del Gesú di Matteo: i Magi orientali e gli Esseni, la comunità spirituale che aveva creato un suo centro a Qumran, sulle rive del Mar Morto.

    Quale significato esoterico hanno i doni dei Magi? Ne hanno diversi. Secondo la tradizione essi recarono oro in quanto simbolo di regalità, perché il Messia secondo la Bibbia è anche re; recarono incenso in quanto esso è simbolo sacerdotale di preghiera (Es 30, 34-38; Lev 24, 5-9; Salmo 140, 2), che «sale come incenso al Signore»: dunque Cristo come sacerdote; recarono mirra perché quest’ultima è simbolo di farmaco che lenisce il dolore (ricordiamo che in Marco 15, 23 le donne offrono al Cristo sulla via del Calvario il vino mirrato per stordirlo), quindi di Cristo come taumaturgo, guaritore. Steiner (conferenza del 23 dicembre 1917, O.O. N° 180) suggerisce un’altra possibile interpretazione dei tre doni: oro come simbolo della conoscenza e della saggezza del divino; incenso come simbolo delle piú alte virtú umane; mirra come simbolo di ciò che è eterno nell’uomo, dell’immortalità. Altrove (R. Steiner, Vangelo di Luca, O.O. N° 114) Steiner dà un’interpretazione dei tre doni in sintonia con ciò che egli chiama la scuola di Zarathušthra, presso la quale l’oro era simbolo del pensare, l’incenso della devozione, la mirra della volontà. Insomma i Magi recano al futuro Cristo tre simboli sacri, perché lui sarà nello stesso tempo il Re del mondo, il Sacerdote del mondo e il Guaritore del mondo.



    Il Giusto e l’Iniziato



    Questi due ideali di santità, questi due tipi di “amici di Dio” – come ricorda Rudolf Steiner nella conferenza di Natale del 1920 (O.O. N° 202) – furono entrambi presenti alla scena della Natività di Gesú: da un lato, come ci narra Matteo, gli Iniziati d’Oriente, sotto le sembianze dei Magi, i portatori del pensare e dell’immaginazione celeste; dall’altro, come racconta Luca, i pastori, i Giusti d’Israele mossi dall’ispirazione e dalla concretezza del mondo: gli uni guidati dal cielo stellato (la stella), gli altri dalla profondità della Terra (il segno della mangiatoia). Sono gli ideali di santità che discendono direttamente dai due archetipi spirituali descritti in precedenza: l’Iniziato per eccellenza è Zarathuštra, il saggio che penetra spiritualmente il cosmo, colui che – secondo Steiner – incarnandosi nel VII secolo come Zaratas fu maestro di Pitagora. Zarathuštra è infatti il messaggero di una grande concezione cosmica che comprende una particolare cosmologia, una escatologia e una aspettazione messianica. Il Giusto per antonomasia è invece il Buddha, colui che rinuncia a ogni possesso terreno per il tesoro nei cieli; questo archetipo buddhico non si è mai spento e ha successivamente agito nella formazione del francescanesimo e del hassidismo ebraico.

    Questi due ideali di santità rivivono nei due bambini Gesú descritti da Luca e da Matteo, nel Gesú natanico e nel Gesú salomonico. Questi nomi derivano dal fatto che, secondo 2Samuele 5, 14, Davide aveva due figli, Salomone e Natan: il primo rappresentava la linea regale, il secondo quella sacerdotale. Per questo il Gesú di Matteo è detto da Steiner Gesú salomonico, mentre il Gesú di Luca è detto Gesú natanico.



    I due Messia

    Questa concezione steineriana dei due bambini Gesú viene confermata dalla stessa tradizione ebraica, che piú volte ha parlato dell’attesa di due Messia, uno sacerdotale e uno regale. Rudolf Steiner (Vangelo di Luca) sottolinea che già la letteratura ebraica preannuncia l’avvento messianico dei due bambini Gesú sotto forma di annuncio dei due Messia: ciò si evince dai Salmi (2, 1-8; 72, 5-8; 110, 1-4), che descrivono il Messia regale, e dall’Enoch etiopico: «Il figlio dell’uomo [= Messia] di Enoc è una figura celeste, umano-angelica, esistente in qualche modo prima della creazione. …Il figlio dell’uomo di Enoc è un essere sovrumano, celeste, che svolge compiti fin qui attribuiti soltanto a Dio, come il giudizio finale. Siamo su una linea messianica completamente diversa da quella politico-nazionale del figlio di David…» (G. Jossa, Dal Messia a Cristo, Brescia 1989).

    Il libro di Enoch, tuttavia, non fa parte della Bibbia, è un apocrifo, quindi non riflette le credenze della religione ebraica, caso mai riflette una delle sue correnti eterodosse. L’idea dei due Messia – dicono gli storici – deriverebbe da un preciso precedente storico: dopo la fine dell’esilio, negli anni 521-520, coesistevano l’uno accanto all’altro il sommo sacerdote Giosuè e il governatore persiano Zorobabele, discendente della dinastia davidica. Tuttavia con la scoperta dei manoscritti di Qumran è venuta una nuova conferma alla concezione steineriana dei due bambini Gesú. La comunità eremitica di Qumran – i cosiddetti Esseni – credeva infatti nel vero e proprio avvento di due Messia, uno politico, l’altro religioso.



    Quale fu il destino dei due bambini Gesú? Come si giunge poi al Cristo?



    I due bambini Gesú nacquero a poca distanza l’uno dall’altro: prima il salomonico e nove mesi dopo il natanico; tre mesi dopo il salomonico nacque Giovanni Battista. Per questo il bambino natanico e Giovanni Battista sfuggirono alla strage degli innocenti.

    In quanto irradiato dal corpo spirituale del Buddha, il bambino natanico si rivelò contemplativo e ricco di sentimenti, mentre quello salomonico, in quanto re­incarnazione di Zarathuštra, si rivelò ben presto maturo. Poi quando il bambino natanico ebbe dodici anni e i genitori si recarono a Gerusalemme per la Pasqua, accadde che il Gesú di Luca svenne: da lui si distaccò la componente astrale buddhica che ritornò al Sambhogakaya e penetrò invece nel Gesú natanico nientemeno che l’Io zarathuštriano del Gesú salomonico, che vi cominciò a elaborare un nuovo corpo astrale (R. Steiner, Vangelo di Luca). A questo punto, dopo poco tempo, il bambino salomonico morí: era terminata la sua missione terrena.



    Il Giuseppe salomonico era già morto e qualche tempo dopo morí anche la madre del natanico, a 25 anni. A questo punto si formò una nuova famiglia, costituita dal Giuseppe natanico e dalla Maria salomonica, piú il Gesú natanico che però aveva in sé la personalità del salomonico.

    Ecco come nel Cristo si incontrano le piú grandi correnti spirituali: la corrente buddhica e la corrente zarathustriana. Alla luce di quanto si è detto potremo comprendere ciò che una volta disse il grande veggente lionese Maître Philippe, che presso i suoi discepoli Sédir, Papus e Marc Haven ebbe fama di Rosacroce: «Quando vuoi creare o perfezionare qualcosa che non esiste qui, tu rifletti sulla tua opera prima di farla. Questo pensiero non ancora realizzato è il modello di ciò che sarà la tua opera. Cosí Dio, prima di creare il tutto, pensò la sua opera: questo pensiero fu qualcuno, e fu il Cristo, la Vita, la Parola di Dio, il Pensiero di tutte le cose. Perché Dio ha creato tutto in immagine e poi, con il tempo, tutto si realizza».

    Se il Cristo è il modello, l’uomo dovrà conformarsi a questo modello per realizzare se stesso e giungere a una compiuta evoluzione spirituale: ognuno di noi dovrà lasciare che la vita del proprio corpo eterico si apra alla luce buddhica, alla compassione buddhica; che la vita del corpo astrale, la vita della conoscenza si apra all’ammirazione per la grande Saggezza che ha guidato il mondo. Solo cosí potrà sperimentare come il Cristo anima e vivifica l’Io di ogni essere umano, facendo di ciascuno di noi sulla Terra un portatore dell’amore.

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    Predefinito Re: Dio le ha provate tutte con gli uomini.

    Citazione Originariamente Scritto da Piermark Visualizza Messaggio
    Nella lettura del brano del Vangelo di Matteo (2, 1-20), troviamo come protagonisti i Magi, i sapienti dell’Oriente, coloro che conoscevano i misteri del cielo stellato, dell’astronomia e del­l’astrologia. Dicono infatti: «Abbiamo visto sorgere la sua stella».

    Da un punto di vista storico, non si sa bene quale ruolo avessero i Magi, i màgoi o magousaîoi (aramaico magûšâia, pl. di magûšâ, da maga, «dono» di Dio), nella religione persiana, ma certo erano una tribú sacerdotale, una corporazione religiosa da cui provenivano i capi spirituali del mazdeismo, dell’antica religione persiana riformata dal profeta Zarathušthra: una religione tutta fondata sull’opposizione fra Luce e Tenebre, Bene e Male, Verità e Menzogna.

    I Magi erano, secondo lo storico delle religioni Mircea Eliade, una casta ereditaria di sacerdoti, come in India i brahmani o in Israele i Leviti: erano per antonomasia i sacerdoti orientali, che avevano la funzione di interpretare i sogni (Erodoto I, 107), di cantare gli inni e di fare i sacrifici. Erano comunque i sacerdoti tradizionali che avevano aderito alla riforma di Zarathušthra.

    La memoria dei Magi si è conservata per tutta la storia del cristianesimo: nella basilica di Sant’Apollinare a Ravenna i Magi sono raffigurati nelle vesti tradizionali persiane, con i pantaloni e il cappello frigio; poi nel IX secolo la tradizione (con Agnello di Ravenna) ne fissò i nomi: Gaspare è ara­bo, Melchiorre (Melqon) è persiano, Baldas­sarre è indiano. Si sa anche che Marco Polo ne venerò le spoglie a Sâwah (Seuwa?), in Persia. Ma al di là del ruolo storico dei Magi, queste figure rappresentano nel racconto evangelico qualcosa di ben preciso: come i pastori simboleggiano l’ideale del Giusto, i Magi simboleggiano l’ideale dell’Iniziato.

    L’Iniziato era nell’antichità il conoscitore del volere degli dèi, colui che aveva acquisito familiarità con il mondo spirituale grazie a un profondo cammino intessuto di speculazione e di conoscenza: era l’adepto dei misteri orfico-pitagorici, dei misteri egizi, dei misteri mitriaci. Si diveniva Iniziati perseguendo il “conosci te stesso” e lo scopo dell’Iniziazione era l’ottenimento dell’immortalità, il divenire un dio in terra. Dopo un’astinenza di dieci giorni, l’anima (il corpo eterico) viveva una condizione di lipopsichia: si sentiva cioè staccata dal corpo fisico e riceveva la “visione della divinità” (epoptia).

    L’ultimo grande esempio di saggio o di Iniziato che l’antichità ci ha lasciato è stato il teurgo neoplatonico (III secolo d.C.). La parola greca teurgo fu creata in contrapposizione con la parola teologo: colui che agisce sugli dèi o sul Divino si differenzia da colui che parla del Divino. Questa teurgia venne apertamente professata e praticata dai neoplatonici ateniesi, tanto che Proclo ne scrisse, riuscendo ad avere persino alcune personali visioni mistiche. Ma proprio perché l’Iniziato diviene “un dio”, la fiducia nella conoscenza diviene fiducia nella magia, tanto che lo stesso Proclo, nella Theologia platonica, presenta la teurgia come «un potere piú elevato di qualsiasi umana sapienza, che ha in sé i benefíci della divinazione, le forze purificatrici dell’Ini­ziazione e, in una parola, tutte le operazioni della possessione divina». Il saggio neoplatonico, il teurgo, usa la magia a fini religiosi, per acquisire l’immortalità o la divinizzazione dell’anima.

    È interessante osservare che questa via di divinizzazione si fonda su una serie di corrispondenze umano-cosmiche che sempre il pensiero antico ha riconosciuto e che la corrente neoplatonica ci ha tramandato con dovizia di particolari. Se ne coglie un esempio nella “tecnica iniziatica” (telestiké epistéme) che serviva a consacrare statue magiche per ottenere oracoli: una serie di simboli (animali, pietre o gemme incise, erbe, profumi, formule) legati a una certa divinità da un rapporto “simpatico” venivano nascosti all’interno della statua. Il neoplatonismo eleva insomma a via di santità e di perfezionamento spirituale la conoscenza per analogie tradizionalmente attribuita agli Egizi: la serie delle corrispondenze fra erbe, gemme e divinità astrologiche è la tipica materia magica degli Egizi.

    I Magi sono insomma gli Iniziati che scrutano il cielo stellato, che hanno acqui­sito la conoscenza occulta della natura e del mondo divino da cui proviene l’uomo (mondo prenatale); sono i portatori dell’immaginazione e del pensiero intellettuale
    Genealogia salomonica
    Annunciazione a Giuseppe.
    Un angelo del Signore gli appare in sogno: “Gli porrai nome Immanuel”. Si realizza cosí la profezia della Virgo paritura in Isaia 7,14.
    Il Bambino nasce a Betlemme in una casa.
    I genitori ebbero altri figli: Simone, Giuda, Giuseppe, Giacomo e due figlie (Marco 6, 3).
    Lo visitano i Magi d’Oriente, che recano oro, incenso e mirra.
    Diaspora del Gesú salomonico verso l’Egitto.
    Un angelo avverte ancora una volta Giuseppe in sogno.
    Poi lo riavverte quando è l’ora del ritorno.
    Infine gli dice di andare in Galilea, a Nazaret.
    Chi è allora il Gesú descritto da Matteo?


    È un essere nel quale sono innate le forze dell’altro grande archetipo spirituale, anzi è proprio Zarathuštra reincarnato, come sostiene Rudolf Steiner: colui che aveva guidato l’antica umanità nella vita attiva, come il Buddha l’aveva guidata nella vita contemplativa.

    E questo non è in contrasto nemmeno con la religione persiana. I Magi credevano infatti nell’avvento di un Salvatore (Saošyant) partorito da una vergine. Come ricorda Ugo Monneret De Villard in un noto libro, Le leggende orientali sui magi evangelici (Città del Vaticano, 1952), i Magi erano astrologi persiani seguaci della dottrina astrale babilonese, che attribuiva a ogni uomo una stella o, per usare un linguaggio persiano, un’anima alata celeste (fravaši). Sui Magi fiorirono col tempo in Oriente tante leggende. Un testo dell’VIII secolo, per esempio, il Ketâbha dh eskôlyôn, di Teodoro bar Konai, riporta questa leggenda: Zarathušthra (Zaradušt) dice ai suoi discepoli presso una fontana: «il Salvatore sarà figlio di una vergine, concepito dal Logos e sarà ucciso sul legno». Poi il profeta persiano aggiunge: «Egli sorgerà dalla mia famiglia. Io sono lui e lui è me. Egli è in me e io in lui. Si vedrà una stella brillare e grandi prodigi avverranno… Dovrete custodire e conservare ciò che io vi ho detto, aspettando il termine, perché voi sarete i primi ad avvertire l’avvenimento del gran re, che i prigionieri attendono per essere liberati. E quando si leverà la stella invierete dei messaggeri carichi di doni, per adorarlo ed offrirglieli. Io e lui siamo uno».

    È possibile, come vogliono gli studiosi, che questa leggenda sia un riadattamento cristiano del mito persiano del Saošyant, per esigenze di proselitismo. Eppure questa leggenda acquisisce un altro valore se la interpretiamo alla luce della lettura esoterica dei Vangeli fatta da Rudolf Steiner. Che l’avvento del Messia sarebbe coinciso con il sorgere di una stella era già noto agli antichi israeliti. Come si legge infatti in Numeri 24,17, l’oracolo di Balaam recita: «Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe». Ora, questo Balaam, come scrive Monneret De Villard, fu identificato dalla letteratura esegetica cristiana dei primi secoli con lo stesso Zoroastro come guida dei Magi in Palestina.


    La stella vista da Balaam non è dunque che la stella del Gesú di Matteo, la stella-anima del Saošyant persiano. Dice Steiner: «Fu il “passaggio” [astrale] di Zarathušthra, il cammino della stella che si avviava verso la Palestina, a guidare i Magi sul loro cammino dai Misteri orientali verso la Palestina, dove Zarathušthra si preparava ad incarnarsi» (Vangelo di Matteo, O.O. N° 123). Anzi Steiner precisa che due categorie di uomini conoscevano l’imminente venuta del Gesú di Matteo: i Magi orientali e gli Esseni, la comunità spirituale che aveva creato un suo centro a Qumran, sulle rive del Mar Morto.

    Quale significato esoterico hanno i doni dei Magi? Ne hanno diversi. Secondo la tradizione essi recarono oro in quanto simbolo di regalità, perché il Messia secondo la Bibbia è anche re; recarono incenso in quanto esso è simbolo sacerdotale di preghiera (Es 30, 34-38; Lev 24, 5-9; Salmo 140, 2), che «sale come incenso al Signore»: dunque Cristo come sacerdote; recarono mirra perché quest’ultima è simbolo di farmaco che lenisce il dolore (ricordiamo che in Marco 15, 23 le donne offrono al Cristo sulla via del Calvario il vino mirrato per stordirlo), quindi di Cristo come taumaturgo, guaritore. Steiner (conferenza del 23 dicembre 1917, O.O. N° 180) suggerisce un’altra possibile interpretazione dei tre doni: oro come simbolo della conoscenza e della saggezza del divino; incenso come simbolo delle piú alte virtú umane; mirra come simbolo di ciò che è eterno nell’uomo, dell’immortalità. Altrove (R. Steiner, Vangelo di Luca, O.O. N° 114) Steiner dà un’interpretazione dei tre doni in sintonia con ciò che egli chiama la scuola di Zarathušthra, presso la quale l’oro era simbolo del pensare, l’incenso della devozione, la mirra della volontà. Insomma i Magi recano al futuro Cristo tre simboli sacri, perché lui sarà nello stesso tempo il Re del mondo, il Sacerdote del mondo e il Guaritore del mondo.



    Il Giusto e l’Iniziato



    Questi due ideali di santità, questi due tipi di “amici di Dio” – come ricorda Rudolf Steiner nella conferenza di Natale del 1920 (O.O. N° 202) – furono entrambi presenti alla scena della Natività di Gesú: da un lato, come ci narra Matteo, gli Iniziati d’Oriente, sotto le sembianze dei Magi, i portatori del pensare e dell’immaginazione celeste; dall’altro, come racconta Luca, i pastori, i Giusti d’Israele mossi dall’ispirazione e dalla concretezza del mondo: gli uni guidati dal cielo stellato (la stella), gli altri dalla profondità della Terra (il segno della mangiatoia). Sono gli ideali di santità che discendono direttamente dai due archetipi spirituali descritti in precedenza: l’Iniziato per eccellenza è Zarathuštra, il saggio che penetra spiritualmente il cosmo, colui che – secondo Steiner – incarnandosi nel VII secolo come Zaratas fu maestro di Pitagora. Zarathuštra è infatti il messaggero di una grande concezione cosmica che comprende una particolare cosmologia, una escatologia e una aspettazione messianica. Il Giusto per antonomasia è invece il Buddha, colui che rinuncia a ogni possesso terreno per il tesoro nei cieli; questo archetipo buddhico non si è mai spento e ha successivamente agito nella formazione del francescanesimo e del hassidismo ebraico.

    Questi due ideali di santità rivivono nei due bambini Gesú descritti da Luca e da Matteo, nel Gesú natanico e nel Gesú salomonico. Questi nomi derivano dal fatto che, secondo 2Samuele 5, 14, Davide aveva due figli, Salomone e Natan: il primo rappresentava la linea regale, il secondo quella sacerdotale. Per questo il Gesú di Matteo è detto da Steiner Gesú salomonico, mentre il Gesú di Luca è detto Gesú natanico.



    I due Messia

    Questa concezione steineriana dei due bambini Gesú viene confermata dalla stessa tradizione ebraica, che piú volte ha parlato dell’attesa di due Messia, uno sacerdotale e uno regale. Rudolf Steiner (Vangelo di Luca) sottolinea che già la letteratura ebraica preannuncia l’avvento messianico dei due bambini Gesú sotto forma di annuncio dei due Messia: ciò si evince dai Salmi (2, 1-8; 72, 5-8; 110, 1-4), che descrivono il Messia regale, e dall’Enoch etiopico: «Il figlio dell’uomo [= Messia] di Enoc è una figura celeste, umano-angelica, esistente in qualche modo prima della creazione. …Il figlio dell’uomo di Enoc è un essere sovrumano, celeste, che svolge compiti fin qui attribuiti soltanto a Dio, come il giudizio finale. Siamo su una linea messianica completamente diversa da quella politico-nazionale del figlio di David…» (G. Jossa, Dal Messia a Cristo, Brescia 1989).

    Il libro di Enoch, tuttavia, non fa parte della Bibbia, è un apocrifo, quindi non riflette le credenze della religione ebraica, caso mai riflette una delle sue correnti eterodosse. L’idea dei due Messia – dicono gli storici – deriverebbe da un preciso precedente storico: dopo la fine dell’esilio, negli anni 521-520, coesistevano l’uno accanto all’altro il sommo sacerdote Giosuè e il governatore persiano Zorobabele, discendente della dinastia davidica. Tuttavia con la scoperta dei manoscritti di Qumran è venuta una nuova conferma alla concezione steineriana dei due bambini Gesú. La comunità eremitica di Qumran – i cosiddetti Esseni – credeva infatti nel vero e proprio avvento di due Messia, uno politico, l’altro religioso.



    Quale fu il destino dei due bambini Gesú? Come si giunge poi al Cristo?



    I due bambini Gesú nacquero a poca distanza l’uno dall’altro: prima il salomonico e nove mesi dopo il natanico; tre mesi dopo il salomonico nacque Giovanni Battista. Per questo il bambino natanico e Giovanni Battista sfuggirono alla strage degli innocenti.

    In quanto irradiato dal corpo spirituale del Buddha, il bambino natanico si rivelò contemplativo e ricco di sentimenti, mentre quello salomonico, in quanto re­incarnazione di Zarathuštra, si rivelò ben presto maturo. Poi quando il bambino natanico ebbe dodici anni e i genitori si recarono a Gerusalemme per la Pasqua, accadde che il Gesú di Luca svenne: da lui si distaccò la componente astrale buddhica che ritornò al Sambhogakaya e penetrò invece nel Gesú natanico nientemeno che l’Io zarathuštriano del Gesú salomonico, che vi cominciò a elaborare un nuovo corpo astrale (R. Steiner, Vangelo di Luca). A questo punto, dopo poco tempo, il bambino salomonico morí: era terminata la sua missione terrena.



    Il Giuseppe salomonico era già morto e qualche tempo dopo morí anche la madre del natanico, a 25 anni. A questo punto si formò una nuova famiglia, costituita dal Giuseppe natanico e dalla Maria salomonica, piú il Gesú natanico che però aveva in sé la personalità del salomonico.

    Ecco come nel Cristo si incontrano le piú grandi correnti spirituali: la corrente buddhica e la corrente zarathustriana. Alla luce di quanto si è detto potremo comprendere ciò che una volta disse il grande veggente lionese Maître Philippe, che presso i suoi discepoli Sédir, Papus e Marc Haven ebbe fama di Rosacroce: «Quando vuoi creare o perfezionare qualcosa che non esiste qui, tu rifletti sulla tua opera prima di farla. Questo pensiero non ancora realizzato è il modello di ciò che sarà la tua opera. Cosí Dio, prima di creare il tutto, pensò la sua opera: questo pensiero fu qualcuno, e fu il Cristo, la Vita, la Parola di Dio, il Pensiero di tutte le cose. Perché Dio ha creato tutto in immagine e poi, con il tempo, tutto si realizza».

    Se il Cristo è il modello, l’uomo dovrà conformarsi a questo modello per realizzare se stesso e giungere a una compiuta evoluzione spirituale: ognuno di noi dovrà lasciare che la vita del proprio corpo eterico si apra alla luce buddhica, alla compassione buddhica; che la vita del corpo astrale, la vita della conoscenza si apra all’ammirazione per la grande Saggezza che ha guidato il mondo. Solo cosí potrà sperimentare come il Cristo anima e vivifica l’Io di ogni essere umano, facendo di ciascuno di noi sulla Terra un portatore dell’amore.
    https://ecoantroposophia.it/2020/09/...stica-aeterna/

 

 
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