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Discussione: Termometro Sondaggi

  1. #301
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    Lightbulb Sondaggi politici TP, Iran: quasi un italiano su due totalmente contrario a intervent


    Sondaggi politici TP, Iran: quasi un italiano su due totalmente contrario a intervento diretto o indiretto
    Bentornati con il sondaggio settimanale di Termometro Politico. La settimana è dominata dal conflitto in Medio Oriente e l’attacco di USA e Israele all’Iran monopolizza l’agenda internazionale. Così, chiediamo agli italiani se lo ritengano giusto, di chi sia la responsabilità, come potrebbe finire e quale ruolo dovrebbe assumere l’Italia. Chiudiamo, come di consueto, con le intenzioni di voto e la fiducia nella premier Giorgia Meloni. Cominciamo.
    Sondaggi politici TP, guerra in Medio Oriente: maggioranza degli italiani contrari all’attacco di USA e Israele all’Iran

    Partiamo dalla domanda forse più rilevante: è stato giusto attaccare l’Iran? La risposta degli italiani non restituisce una maggioranza contraria all’operazione militare condotta in autonomia da Trump e Netanyahu.
    Il 27,9% sostiene che l’attacco fosse inevitabile: non si poteva lasciare che l’Iran diventasse una potenza militare pericolosa, ed è doveroso fare cadere il regime. A questa posizione si aggiunge un più cauto 12,4% che giudica giusta la scelta di colpire la leadership e le capacità militari iraniane, ma considera maturo il momento per una de-escalation. Il fronte favorevole all’intervento raccoglie complessivamente il 40,3% del campione.
    Dall’altro lato, il 26,0% ritiene che, pur riconoscendo il pericolo iraniano, la strada della diplomazia resti la migliore e che i bombardamenti dovrebbero cessare immediatamente. Il 31,6% è ancora più netto: l’attacco è stato un atto illegale e criminale, e sia Israele che gli Usa rappresentano un pericolo per la stabilità regionale più grande dell’Iran stesso. La somma dei contrari raggiunge il 57,6%. Un dato che racconta un’opinione pubblica italiana tradizionalmente diffidente verso l’intervento militare.
    Sondaggi politici elettorali TP 6 marzo 2026, una guerra giusta o sbagliataLe responsabilità della guerra: Iran, Usa e Israele sotto accusa. Maggiori colpe dall’asse atlantico che da Teheran

    A chi attribuiscono gli italiani la responsabilità del conflitto in corso? Anche qui il quadro è frammentato, ma con alcune indicazioni chiare.
    La quota più alta — il 34,0% — indica l’Iran come principale responsabile, per le sue aspirazioni nucleari e i missili a lunga gittata che rappresentano una minaccia strutturale all’intera area. È la risposta che trova più consenso, ma che alla fine non costituisce una maggioranza assoluta.
    Subito dietro, quasi appaiate, infatti, troviamo due letture opposte. Il 28,1% attribuisce la responsabilità principale a Trump e agli USA, ritenendo l’attacco illegale e sconsiderato, capace di infiammare una regione già instabile. Il 27,3% invece punta il dito su Israele, accusato di avere aggredito sistematicamente i vicini, destabilizzando l’area e avendo colpito per primo. Considerando che si tratta di una operazione congiunta, le principali responsabilità del conflitto si riscontrano negli aggressori.
    Solo il 7,3% imputa la crisi alla precedente amministrazione americana e all’Europa, colpevoli di avere trascurato il dossier iraniano per anni.
    Il risultato complessivo è un’opinione pubblica che non si orienta verso un unico capro espiatorio, ma che tende a collocare la responsabilità principale sull’asse atlantico più che su Teheran.
    Sondaggi politici elettorali TP 6 marzo 2026, le responsabilità della guerra in Medio OrienteCome finirà la guerra in Medio Oriente: prevale lo scetticismo, ma nessuna resa dei conti definitiva

    A seguire, abbiamo chiesto agli italiani come si aspettano che termini il conflitto. Le risposte delineano un quadro di incertezza diffusa, con una moderata prevalenza di scenari non risolutivi.
    Il 27,4% ritiene che l’Iran sarà costretto a rinunciare a ogni progetto nucleare e balistico, uscendo dall’episodio significativamente indebolito. Il 15,4% spinge verso uno scenario più radicale: la caduta del regime islamico e un cambiamento netto di governo. Sommati, quasi il 43% prevede un qualche forma di vittoria strategica per USA e Israele.
    Ma la quota di scettici è consistente. Il 24,2% ritiene che rimarrà tutto come prima: come già accaduto con la guerra del giugno 2025, l’attacco si rivelerà un massacro inutile senza ricadute strutturali sull’assetto regionale. Il 20,0% teme invece l’ipotesi peggiore: una guerra che si allarga in modo incontrollato, mettendo in pericolo milioni di persone, forse anche in Europa.
    Solo il 5,9% prevede una vittoria per l’Iran, con Usa e Israele costrette a fermarsi per i danni inferti dai bombardamenti iraniani. Un’ipotesi minoritaria, ma non trascurabile nel calcolo dei rischi percepiti. Insomma, qui la possibilità di un nuovo Vietnam è abbastanza lontana.
    Il dato più significativo è la quota combinata di chi prevede esiti negativi o nulli per l’offensiva: quasi il 50%. Una metà del Paese che non crede nell’efficacia dell’intervento militare, e che proietta su questo conflitto la stessa disillusione che aveva già manifestato riguardo al conflitto tra Russia e Ucraina.
    Sondaggi politici elettorali TP 6 marzo 2026, l’esito della guerraIl ruolo dell’Italia: quasi uno su due dice “assolutamente no” alla guerra

    L’ultima domanda tematica è quella politicamente più delicata per il governo Meloni: quale ruolo dovrebbe avere l’Italia in questo conflitto?
    La risposta più gettonata, scelta dal 44,7% del campione, è netta: l’Italia dovrebbe condannare duramente l’attacco — come ha fatto la Spagna — e negare l’uso delle proprie basi militari agli alleati. È una posizione che non lascia spazio a interpretazioni: un italiano su due vuole che il Paese esca dalla filiera operativa dell’offensiva. Una risposta che dimostra anche perché Pedro Sánchez abbia vinto la prima edizione del FantaLeader.
    Il 25,4% si orienta su una via di mezzo pragmatica: l’Italia come forza di mediazione, impegnata nella de-escalation piuttosto che nel supporto alle operazioni. Solo il 22,4% è disponibile a fornire assistenza logistica e di intelligence agli Usa, senza però partecipare direttamente. Appena il 5,6% sostiene che l’Italia debba affiancare attivamente gli americani nella difesa dell’area e negli attacchi alle basi iraniane.
    Il combinato disposto è eloquente: quasi il 70% degli italiani esclude qualsiasi coinvolgimento diretto, anche indiretto, nelle operazioni militari. Il governo, che gestisce basi NATO sul territorio nazionale usate anche per operazioni in Medio Oriente, si trova in una posizione strutturalmente difficile: la sua base elettorale atlantista spinge in una direzione, l’opinione pubblica complessiva spinge nell’altra.
    Sondaggi politici elettorali TP 6 marzo 2026, no all’intervento militareIntenzioni di voto 6 marzo 2026: FdI tiene, il M5S recupera, Lega ancora in affanno

    Passiamo alle intenzioni di voto, rilevate tra il 4 e il 5 marzo su un campione di 2.700 intervistati con metodo CAWI. Nessuna variazione rispetto a 7 giorni fa per i principali partiti italiani: FdI e PD sono fermi rispettivamente al 29,6% e al 22%. Risale, invece, il M5S, che rimbalza fino al 12,3% e fa segnare un +0,3% rispetto a 7 giorni fa.
    Nel centrodestra, calano sia Forza Italia che Lega, mentre Futuro Nazionale di Vannacci si attesta al 3,6%, in risalita di due decimi e consolidando la propria presenza oltre la soglia di sbarramento. AVS in leggero incremento, sale al 6,5%. Stabili le posizioni di Azione (3,2%) e Italia Viva (2,2%).
    sondaggi elettorali 6 marzo 2026La fiducia in Meloni crolla al 38,4%, nuovo minimo recente

    Chiudiamo con la fiducia nella premier Giorgia Meloni, che questa settimana registra un nuovo minimo. Il dato aggregato positivo — sommando “molto” e “abbastanza” — si ferma al 38,4%, in calo di un altro mezzo punto rispetto alla scorsa settimana.
    Si tratta del risultato più basso registrato nelle ultime settimane, dopo che il 20 febbraio la premier aveva recuperato fino al 40% spaccato. La tendenza di fondo resta di oscillazione intorno alla soglia psicologica del 40%, senza riuscire a stabilizzarsi stabilmente al di sopra di essa.
    Sondaggi politici elettorali TP 6 marzo 2026, fiducia in Giorgia MeloniSEGUI TERMOMETRO POLITICO SU FACEBOOKTWITTER INSTAGRAM
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    Scritto da: Alessandro Faggiano
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    Lightbulb Sondaggi elettorali Bidimedia, solo dell’1,2% la distanza tra i poli


    Sì e No al referendum sempre più vicini
    Nonostante Vannacci sia ormai parte della coalizione il centrodestra non sembra prendere il largo e anzi si restringe la distanza dal centrosinistra. Secondo gli ultimi sondaggi elettorali di Bidimedia il gap scende dello 0,7% a causa anche del calo di tre decimali della maggioranza.
    Sono in arretramento tutti e tre i principali partiti, Fratelli d’Italia che perde lo 0,2% andando al 28,7%, Forza Italia si posiziona che è la seconda forza della coalizione con il 7,7%, ma scendendo dello 0,3%, e soprattutto la Lega che si attesta al 6,1% con a perdita di ben lo 0,6%. Ne approfitta Futuro Nazionale che guadagna be lo 0,7% portandosi al 3,2%, mentre Noi Moderati chiude la compagine allo 0,9%, giù di un decimale in due settimane.
    Sul fronte opposto, il Pd guida i consensi nel Campo Largo con il 22,4%, in aumento dello 0,1%, seguito dal Movimento 5 Stelle al 12,6%, su dello 0,4%. Alleanza Verdi e Sinistra ottiene il 6,9%, scendendo sotto il 7%, ma rimanendo su livelli alti rispetto alla sua media mentre le formazioni minori della coalizione, Casa Riformista – IV e Più Europa, si fermano rispettivamente al 2,3% e all’1,2% e vedono rispettivamente una crescita e un arretramento di un decimale.
    Al di fuori dei due blocchi principali, il Centro Liberale raccoglie il 4,2%, trainato da Azione al 2,9%, con il Partito Liberaldemocratico allo 0,7% e Ora! allo 0,6%.
    Tra le altre liste, Democrazia Sovrana Popolare raggiunge l’1,0%, superando Rifondazione Comunista allo 0,7% e Potere al Popolo allo 0,5%. L’affluenza stimata si colloca tra il 52% e il 56%, con un 23% di indecisi.

    Sondaggi elettorali Bidimedia, no al 49,6% con affluenza bassa

    Per quanto riguarda il referendum sulla giustizia, i sondaggi elettorali di Bidimedia delineano tre diversi scenari basati sulla partecipazione al voto.
    Nello scenario base, con un’affluenza prevista al 48%, il Sì prevarrebbe con il 51,2% contro il 48,8% del No, dato calcolato al netto del 7,6% di indecisi. Questi ultimi sono visti in crescita dell’1,2%, mentre per i Sì e i No, se calcolati al lordo degli incerti, c’è un calo rispettivamente dello 0,9% e dello 0,3%, cosa che favorisce una riduzione dello scarto tra le due posizioni.
    Se però la mobilitazione dovesse crescere fino a un’affluenza alta del 51%, il vantaggio del Sì sarebbe maggiore, del 51,8% rispetto al 48,2% dei contrari, con un 9,5% di persone che non sanno ancora come esprimersi. Anche in questo caso però il distacco è visto in calo, considerando che i No aumentano di mezzo punto quando si considerano gli indecisi andando al 43,6%, mentre i Sì scendono dello 0,7% al 46,9%.
    Infine, in uno scenario di affluenza bassa stimata al 45%, il distacco si ridurrebbe ai minimi termini: il Sì rimarrebbe in testa con il 50,4% contro il 49,6% del No. In questa ipotesi, la quota di indecisi tra chi intende votare scenderebbe al 6,6%, in crescita dell’1,1%, mentre scendono i Sì.
    Questi sondaggi elettorali sono stati realizzati tra il 28 febbraio e il 1 marzo con metodo Cawi su 1000 intervistati.
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  3. #303
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    Lightbulb Sondaggi elettorali Eumetra, italiani fortemente contro la guerra


    In discesa FdI e Pd, sale ancora Futuro Nazionale
    La guerra scatenata contro l’Iran entra prepotentemente nell’attualità e anche nei sondaggi elettorali di Eumetra per La7. Che però iniziano sempre con le intenzioni di voto.
    In base a queste continua il calo del centrodestra, con Fratelli d’Italia che subisce una flessione dello 0,3% che lo porta al 29,4%, mentre Forza Italia scende all’8,5% perdendo lo 0,1%, lo stesso decremento registrato dalla Lega che si attesta al 6,5%. In territorio negativo troviamo anche Noi Moderati, che cala dello 0,2% scivolando alla soglia dell’1,0%. A guadagnare da questo arretramento è sicuramente Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che sale dello 0,3% in una settimana e si porta al 3,3%.
    Spostandoci nel campo del centrosinistra, il Pd registra una contrazione importante, dello 0,4%, scendendo al 21,6%, mentre risultano invece in crescita sia Alleanza Verdi Sinistra, che con un incremento dello 0,3% raggiunge il 6,6%, più della Lega, sia il Movimento 5 Stelle, che mostra segnali di ripresa crescendo dello 0,2% e portandosi all’11,8%.
    Segno più anche per +Europa, che sale all’1,6% grazie a un progresso dello 0,1%, lo stesso progresso di Italia Viva che sale al 2,3%. Azione invece perde un decimale calando al 3,3%.
    Il gruppo degli altri partiti viene stimato complessivamente al 4,1%, in crescita dello 0,2%.


    Sondaggi elettorali Eumetra, per il 68,3% la guerra contro l’Iran è ingiusta

    I dati dei sondaggi elettorali Eumetra mettono in luce anche una forte contrarietà dei cittadini verso gli la guerra contro l’Iran. Ben il 68,3% degli intervistati ritiene che l’attacco di Stati Uniti e Israele non sia una guerra giusta. Al contrario, i favorevoli all’azione militare si fermano appena al 15,4%, mentre la quota di chi non sa o non risponde è del 16,3%.

    Il giudizio popolare appare ancora più marcato sulla questione della logistica militare. Alla domanda se l’Italia debba seguire l’esempio della Spagna, che ha negato l’utilizzo delle basi americane nel suo territorio per le operazioni belliche, il 69,5% risponde in modo affermativo. I cittadini contrari a questa linea di diniego sono solo il 15,9%, mentre il 14,6% rientra nel gruppo degli indecisi. Si delinea quindi una netta distanza tra la maggioranza della popolazione e l’ipotesi di un coinvolgimento logistico del Paese.

    Questi sondaggi sono stati realizzati tra il 3 e il 4 marzo con metodo Cawi su 800 soggetti.
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  4. #304
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    Lightbulb Sondaggi politici, ora i Paesi Nato hanno più fiducia nella Cina che negli Usa


    Quella verso gli statunitensi è crollata al 21%, verso l’Ue è al 60%
    Solo il 21% della popolazione dei Paesi Nato approva il comportamento degli Stati Uniti. Si tratta di un calo drammatico rispetto al 35% del 2024 e, ancor più, rispetto al picco del 41% registrato nel 2021 all’inizio dell’amministrazione Biden. Questi sondaggi politici di Gallup mostrano come il gradimento verso gli Usa cambi radicalmente in base alla presidenza del momento, non a caso anche sotto la prima presidenza Trump si toccarono valori molto bassi. Quando approdò alla Casa Bianca nel 2017 ci fu infatti un’altra forte riduzione della fiducia, dal 48% raggiunto sotto Obama al 25%. Lontanissimo rimane il 50% del 2010, ma anche prima di Trump e di Obama gli Usa avevano visto tassi di gradimento molto ridotti, nel 2007 e 2008, sotto Bush junior, con il 19%.
    In compenso c’è stato un graduale aumento della fiducia verso l’Ue, che è al 60% dopo un picco del 65% nel 2023, e supera quella verso la Germania, che è stata abbastanza stabile, è al 54%, dopo essere arrivata al 61% nel 2020.
    Rimane poi bassissima la popolarità della Russia, al 10%, nonostante sia salita di 4 punti dal 2022 non è tornata al livello precedente all’invasione dell’Ucraina e quindi è sempre distante il “record” del 2011, il 24%. Un dato saliente è poi che per i cittadini dei Paesi Nato meriti più fiducia la Cina degli Usa, 22% a 21%. Nonostante in passato Pechino fosse arrivata al 28%, questo è il dato più alto raggiunto dopo il Covid.

    Ci sono tra l’altro doversi Paesi in cui la distanza tra Cina e Usa a favore della prima è ben più ampio di un punto. Per esempio la Grecia, dove il 42% approva Pechino e solo il 26% Washington, o la Turchia, 41% a 30%, in Spagna, 28% a 15%, in Bulgaria, 38% a 26%, in Slovenia, 29% a 19%. Viceversa polacchi e albanesi rimangono fedeli agli Stati Uniti, con il 68% e il 64% di fiducia.
    Sondaggi politici, la popolarità degli Usa scesa del 16% in Italia

    Ma dove la fiducia negli Usa è diminuita di più secondo i sondaggi elettorali di Gallup?
    La Germania guida la classifica del dissenso con un calo di ben 39 punti in un solo anno, tra 2024 e 2025. Seguono il Portogallo (-38%), i Paesi Bassi (-26%) e la Svezia (-24%). Anche l’Italia mostra un segno meno marcato, con una flessione di ben 16 punti, mentre in Francia è di 15. In generale il declino è maggiore nell’Europa occidentale, in Paesi tradizionalmente più progressisti in molti ambiti, oltre che in Canada (-22%), ma anche presso i tradizionali alleati del Regno Unito (-16%).
    Solo in pochi contesti, come Turchia (+12%) e Ungheria (+9%), il consenso per gli USA è cresciuto, visto probabilmente il diverso posizionamento di Trump su alcune tematiche come la guerra in Ucraina o anche alcuni temi sociali.
    Di converso, un po’ ovunque è cresciuta la popolarità della Cina, ma soprattutto in Italia (+14%), Spagna (+15%), Belgio (+13%), Grecia (+14%), e poi in Ungheria e in Turchia, dove l’aumento è stato del 21%. Un deciso calo, del 7%, si è visto solo in Slovacchia.

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  5. #305
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    Lightbulb Spesa per la difesa, gli italiani i più contrari in Europa


    Solo nel nostro Paese chi pensa che si spenda troppo superano quelli che pensano si spenda troppo poco
    Rappresentiamo un’anomalia statistica nel contesto europeo: l’Italia è l’unico grande Paese europeo in cui la quota di chi pensa che la spesa per la difesa dell’Ue sia eccessiva (35%) supera ampiamente chi ritiene che stia spendendo troppo poco (solo il 12%). Per il 29% è giusta.
    Altrove le cose sono diverse. In Francia, l’opinione è più equilibrata, il 30% dice che la spesa è troppo bassa mentre per il 24% è troppa, così come in Spagna dove i primi, 21%, superano i secondi, 20%, di un solo punto. Qui prevale con il 40% l’opinione che debba rimanere com’è.
    In Polonia, Germania e Regno Unito però c’è una netta prevalenza di quanti credono che si spenda troppo poco, sono rispettivamente il 37%, il 40% e il 38%. Qui invece solo il 7%, il 15% e il 6% pensano che la spesa sia eccessiva. Non è un caso che siano anche gli stessi Paesi in cui l’opinione pubblica è più predisposta all’aiuto militare all’Ucraina, anche in modo politicamente trasversale.

    Solo il 47% degli italiani ha un’opinione favorevole della Nato

    Le risposte sulla spesa per la difesa sono piuttosto correlate a quelle sulla Nato. Dove le prime si indirizzano verso un aumento dei fondi c’è anche un gradimento più alto dell’Alleanza.
    La Polonia, infatti, si conferma il pilastro più solido della Nato: l’83% dei polacchi sostiene l’adesione e l’86% la considera vitale per la difesa. Seguono a breve distanza Germania (77%) e Gran Bretagna (76%).
    All’estremo opposto troviamo la Francia e l’Italia, dove il consenso è più fragile: solo il 54% dei francesi e il 56% degli italiani sostiene l’appartenenza alla NATO. In questi due paesi, poi, meno della metà della popolazione (rispettivamente 48% in Francia e 47% in Italia) dichiara di avere una visione “favorevole” dell’Alleanza, segnale di uno scetticismo radicato da tempo, e non a caso solo il 27% degli italiani e il 30% dei francesi è per un aumento del contributo finanziario alla Nato da parte dei loro Paesi, mentre in Polonia, Germania e Regno Unito si arriva al o si supera il 50%.
    In tutti i paesi monitorati, comunque, la percentuale di chi ritiene l’appartenenza all’Alleanza fondamentale per la sicurezza nazionale supera il dato di chi ne ha un’opinione favorevole, per esempio in Italia, 60% contro 47%, segno che c’è anche una quota di persone che ritengono l’adesione all’Alleanza Atlantica come un “male necessario”.

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    Lightbulb Sondaggi politici, Macron e Meloni i leader più popolari in Europa


    Macron è molto più amato in Germania che in Francia, Meloni più in Polonia e Spagna che in Italia
    È, forse un po’ a sorpresa, Emmanuel Macron il leader con il gradimento assoluto più alto in Europa, con il 46% di opinioni positive secondo gli ultimi sondaggi politici di PollingEurope, di febbraio, seguito da Giorgia Meloni al 42%. In entrambi i casi i giudizi positivi superano del 7% i negativi, certo conta la maggiore popolarità rispetto ad altri protagonisti della politica europea.
    Male, invece, von der Leyen, con il 44% di giudizi negativi contro il 39% di positivi, fa peggio di Merz che ha la fiducia di meno europei, il 38%, ma solo il 34% di essi negativamente su di lui. Gli altri sono meno noti, così per Sanchez c’è un saldo positivo di +4%, ma che deriva da un 33% di giudizi positivi e un 29% di negativi. I sondaggi, va detto, sono stati fatti prima della guerra in Iran che lo ha portato alla ribalta. Saldo positivo, infine, ma scarsa popolarità, anche per il polacco Tusk, per il presidente del Consiglio europeo Costa e la presidente del Parlamento europeo Metsola.
    Sondaggi politici, il 53% dei tedeschi ha fiducia in Macron

    Emerge con forza il paradosso del “nemo propheta in patria”: i leader nazionali godono sistematicamente di maggior prestigio fuori dai propri confini. Secondo questi sondaggi politici Macron raccoglie il 53% di consensi in Germania ma appena il 30% in Francia; Giorgia Meloni vola al 51% in Spagna e al 49% in Polonia, a fronte del 31% registrato in Italia. Merz è solo al 34% in Germania, ma al 42% in Spagna.
    Anche Pedro Sanchez segue questo trend, risultando più popolare tra gli italiani (46%) che tra i suoi connazionali spagnoli (32%). Conta molto, insomma, la percezione dei leader per il loro ruolo internazionale che le politiche domestiche, spesso non conosciute.
    Il giudizio in base al voto per i partiti dei gruppi politici del Parlamento Europeo conferma come Macron piaccia all’area centrista e progressista: il suo gradimento tocca il 68% tra i liberali di Renew Europe, cui del resto appartiene, ma anche il 67% tra i Socialisti (S&D) e il 64% tra i popolari.
    Giorgia Meloni, invece, esercita un’egemonia trasversale sulla destra: oltre al 63% tra i conservatori dell’ECR, cui appartiene Fratelli d’Italia, mentre ottiene il 61% tra i Patriots for Europe e il 56% tra i sovranisti di ESN. Ursula von der Leyen, invece, trova un sostegno superiore al 50% tra socialisti, popolari e liberali, ma scende al 17% tra chi vota destra radicale. Bene Sanchez tra i socialisti, con il 51%, e in parte tra i Verdi e chi vota sinistra radicale.

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  7. #307
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    Lightbulb Sondaggi politici, il 64% degli europei ha un’opinione negativa di Trump


    Fa parzialmente eccezione la Polonia, dove si scende al 48%, in Italia si sale al 71%
    L’indice di gradimento di Donald Trump in Europa è molto negativo secondo i sondaggi politici di PollingEurope, e questa non è una novità, ma nell’ultima rilevazione si assiste a un calo generalizzato rispetto a ottobre 2024. La media dell’Unione Europea si attesta su un voto di 3,1 su 10, con il 64% degli intervistati che esprime un giudizio negativo (fascia 0-4) e solo il 25% che si esprime positivamente (fascia 6-10). In sedici mesi la valutazione media è scesa di 0,4 punti.
    C’è una certa polarizzazione tra l’Europa occidentale e quella orientale. I paesi più critici verso l’ex presidente statunitense sono la Francia e l’Italia, entrambi con una media di appena 2,5. In particolare, in Francia il 73% dei cittadini esprime un giudizio negativo, mentre in Italia fa lo stesso il 71%. Anche i tedeschi mostrano un forte dissenso, con il 69% di pareri negativi e una media di 2,8.
    Al contrario, la Polonia si conferma il Paese più favorevole a Trump, con un voto medio di 4,2 e una quota di pareri positivi che raggiunge il 37%, dato superiore di dodici punti rispetto alla media UE. Tuttavia, anche in Polonia si osserva un calo di 0,3 punti rispetto al 2024. La Spagna, infine, mostra una forte opinione negativa, del 62%, anche se un po’ inferiore a quella dei vicini, ma il sondaggio è stato fatto prima dello scontro tra Trump e Sanchez sulla guerra in Iran.
    Sondaggi politici, Trump piace a ci vota i Conservatori Riformisti

    Sotto il profilo dell’orientamento politico, secondo questi sondaggi politici la bocciatura di Trump è quasi unanime nell’area del centrosinistra e dei Verdi. Gli elettori di GUE/NGL (La Sinistra) e S&D (Socialisti e Democratici) assegnano a Trump un voto medio di 1,8, con l’82% di giudizi negativi e i Greens seguono con 1,9 e 80% di voti tra 1 e 4. Anche nell’area dei liberali di Renew Europe e del Partito Popolare Europeo, tuttavia, prevale un giudizio più negativo della media, rispettivamente con il 73% e il 68% di pareri sfavorevoli.
    Come è facile immaginare l’area conservatrice e della destra radicale mostrano una tendenza opposta. Però forse a sorpresa sono gli elettori dei partiti del gruppo ECR (Conservatori e Riformisti Europei), quello di Fratelli d’Italia e PiS polacco gli unici a dare a Trump quasi il 50% di gradimento. Quelli dei partiti dei Patrioti (come Lega e Rasseblement National) vedono più opinioni negative, 45%, che positive, 41%. Ed è un testa a testa, 40% le opinioni positive, 39% le negative, presso il gruppo ESN, delle Nazioni Sovrane, di Afd e Vannacci.
    Tra l’altro è proprio tra gli elettori di questo gruppo che c’è stato il calo maggiore del gradimento, di 0,9 punti.
    L'articolo Sondaggi politici, il 64% degli europei ha un’opinione negativa di Trump proviene da Termometro Politico.


    Scritto da: Gianni Balduzzi
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  8. #308
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    Lightbulb Sondaggi politici Usa, solo il 36% degli americani approva Trump sulla guerra


    Il presidente sta perdendo il sostegno degli indipendenti
    La gestione di Donald Trump attualmente è bocciata dalla maggioranza dei cittadini americani su ogni fronte analizzato, anche e soprattutto su quello della guerra all’Iran. Secondo i sondaggi politici di YouGov sul gradimento del presidente Usa i settori dove Trump incontra la resistenza minore sono la lotta alla criminalità e l’immigrazione: nel primo caso il saldo netto è di -4 (43% di approvazione contro 47% di disapprovazione), mentre nel secondo è di -8.
    Si tratta degli unici ambiti in cui il consenso supera la soglia del 40%. Al contrario, il divario cresce su temi come l’ambiente e le relazioni razziali, entrambi con un saldo netto di -19. Il dato peggiore in assoluto, come è facile immaginare, è però quello relativo alle indagini su Jeffrey Epstein, dove la disapprovazione tocca il 59%, portando il saldo netto a un pesante -35. Anche un pilastro tradizionale della retorica repubblicana come il settore militare vede Trump in difficoltà, con una disapprovazione al 52% e un consenso fermo al 38%.
    Significativo è poi il divario di 20 punti tra quanti, il 36%, approvano la gestione della guerra contro l’Iran e coloro che sono contro, il 56%

    Sondaggi politici Usa, ma l’81% dei repubblicani continua ad appoggiare il presidente sull’Iran

    Nell’ultima settimana di rilevazione (13-16 marzo 2026), la disapprovazione complessiva degli elettori è cresciuta dal 52% al 56%. A determinare questo smottamento è stata principalmente la componente degli elettori indipendenti: in soli sette giorni, la disapprovazione in questo gruppo è balzata dal 53% al 63%, segnando un incremento di 10 punti percentuali, a fronte di un crollo dell’approvazione dal 30% al 24%.
    Come è facile immaginare, tra i democratici l’opposizione alla politica estera di Trump è pressoché totale, con un tasso di disapprovazione del 92% che rimane invariato. Tra i repubblicani il consenso resta solido all’81%, sebbene si registri un’ erosione rispetto all’83% della settimana precedente. Questo marcato scontento tra gli indipendenti, unito alla tenuta del blocco di opposizione democratica, spiega anche il minimo storico raggiunto dal Presidente nel gradimento complessivo a marzo 2026.

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  9. #309
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    Lightbulb Sondaggi politici, gli americani ora preferiscono i palestinesi agli israeliani


    Decisivo il cambiamento tra i giovani dopo la guerra a Gaza
    Per la prima volta in oltre vent’anni di rilevazioni Gallup, l’opinione pubblica statunitense ha fatto registrare un sorpasso storico: secondo questi sondaggi politici americani le simpatie verso i palestinesi hanno superato quelle verso gli israeliani. Il 41% dichiara di simpatizzare maggiormente con la causa palestinese, contro il 36% che sostiene Israele. Questo ribaltamento segna il culmine di una tendenza decennale, accelerata drasticamente dagli eventi bellici degli ultimi anni.
    Ancora nel 2018 i favorevoli agli israeliani erano il 64%, scesi al 60% nel 2020 e al 55% nel 2022, prima di crollare dopo l’attacco a Gaza.
    Il dato più eclatante emerge dalla scomposizione demografica per fasce d’età. Tra i giovani americani di età compresa tra i 18 e i 34 anni, il divario è diventato un abisso: il 53% sostiene i palestinesi, mentre solo il 23% si schiera con Israele.
    Si tratta di un mutamento generazionale profondo se si considera che, ancora nel 2010, Israele godeva di un sostegno superiore al 50% anche in questa fascia.
    Sondaggi politici, tra i 40-50enni i palestinesi guadagnano il 13% in un anno

    Anche la generazione “di mezzo” (35-54 anni) ha invertito la rotta, con il 46% delle simpatie rivolte ai palestinesi rispetto al 28% per gli israeliani, in un solo anno il gradimento per questi ultimi è crollato del 17%, mentre quello per i palestinesi è salito del 13%.
    Solo tra gli over 55 Israele mantiene una maggioranza relativa, sebbene in costante erosione.
    Sempre questi stessi sondaggi politici come è facile immaginare mostrano un crescente supporto per le istanze politiche palestinesi, i favorevoli alla creazione di uno Stato palestinese indipendente in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza hanno raggiunto il massimo storico. Il 57% degli americani si dice favorevole a questa soluzione, a fronte di un esiguo 28% che si oppone. I favorevoli sono sempre stati maggioranza, ma 10 ani fa non andavano oltre il 44%
    È il segno di un chiaro cambio di sentiment che potrebbe essersi ulteriormente accentuato con la guerra all’Iran, condotta assieme a Israele.
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  10. #310
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    Lightbulb Sondaggi politici, il 40% degli italiani pensa che i concittadini siano immorali


    Me negli Usa raggiungono il 53%, record mondiale
    Da uno dei molti studi internazionali di Pew Research emerge un curiosità: gli Stati Uniti emergono come un caso unico tra le 25 nazioni monitorate se si parla di concetto di moralità: è l’unico Paese in cui la maggioranza della popolazione (53%) considera i propri concittadini “moralmente cattivi”.
    All’estremo opposto si collocano Indonesia e Canada, dove ben il 92% degli intervistati vede il prossimo in una luce positiva. Secondo questi sondaggi politici gli italiani si posizionano in una fascia intermedia, con il 59% che giudica i propri connazionali come “buoni” e il 40% immorali un dato superiore a Francia (55%) e Turchia (51%), ma distante dai vertici di fiducia sociale occupati da nazioni come Svezia e India (88%).

    La moralità può avere mille sfaccettature, le divisioni maggiori sono sul tema dell’omosessualità: qui il mondo appare diviso in blocchi contrapposti: da un lato nazioni come Nigeria e Indonesia in cui il 96% e il 93% degli abitanti la ritengono “moralmente inaccettabile”, dall’altro le democrazie europee, dove la condanna morale è ormai minoritaria.
    In Svezia e Germania, solo il 5% vede l’omosessualità come un errore morale. L’Italia mostra un’apertura consolidata: l’87% degli italiani non la considera un problema di natura morale (il 46% la ritiene accettabile e il 41% non la considera affatto una questione etica), con appena il 12% di pareri contrari.

    Sondaggi politici, solo per il 34% dei cristiani italiani l’aborto è immorale

    Emerge tuttavia un “gender gap” costante: in quasi tutti i paesi i maschi sono più propensi a condannare l’omosessualità rispetto alle femmine. In Grecia lo scarto è di 20 punti, mentre in Italia è più contenuto ma presente (+8 punti di differenza: 16% dei maschi contro l’8% delle donne).

    Un discorso analogo riguarda l’aborto, dove è la religione più che il genere a giocare un ruolo decisivo e geograficamente differenziato. Mentre in Nigeria e Indonesia la condanna è quasi unanime tra i credenti (oltre l’85%), in Europa l’appartenenza al cristianesimo non si traduce più automaticamente in opposizione morale.
    Secondo i sondaggi politici di Pew Research in Italia solo il 34% dei cristiani ritiene l’aborto inaccettabile, che diventano il 9% tra i non credenti. Questo dato contrasta nettamente con gli Stati Uniti, dove la maggioranza dei cristiani (59%) mantiene una posizione di ferma condanna. È anche il Paese in cui il divario tra cristiani e non è maggiore, del 36%, seguito da Spagna e Grecia.
    Il rapporto Pew sottolinea inoltre che, oltre alla fede e al genere, l’orientamento politico rimane un fattore discriminante: chi si identifica con la destra tende sistematicamente a percepire l’omosessualità e l’aborto come “moralmente inaccettabili” rispetto a chi si colloca a sinistra, confermando come i valori etici siano sempre più intrecciati all’identità ideologica.

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