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Discussione: Termometro Sondaggi

  1. #311
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    Lightbulb Sondaggi elettorali Swg, solo i 50enni hanno votato Sì


    Decisivo il voto dei laureati per il No
    È tempo di analisi e di bilanci dopo il referendum sulla giustizia. Come quelli di Swg, che nei propri sondaggi elettorali post-voto esamina come gli italiani si sono divisi, in base a diversi parametri. È subito evidente una marcata differenza in base all’istruzione: tra i laureati il No vince nettamente con il 42% contro il 24% di Sì, e un 34% di astenuti, mentre tra i non laureati i due schieramenti sono quasi in pareggio, con il No al 29% e il Sì al 28%.

    Anche la condizione economica ha inciso profondamente sia sul voto che sulla partecipazione. Tra i cittadini in una buona condizione economica, il No è stata al 35% e il Sì al 32%, quindi con un divario limitato e con un’astensione limitata al 33%. Tra chi vive una condizione economica difficile, invece, il disinteresse prevale con il 63% di astenuti, ma tra No e Sì il gap è stato più ampio, 23% a 14%.

    Infine, il dato generazionale evidenzia che il No è più forte tra i giovani di 18-24 anni, tra cui ha prevalso con 33% contro solo il 20% di No, ma anche tra i millennial 35-44enni, tra cui il divario è di 14 punti, 34% a 20%.
    È più grande della media anche tra gli over 65 tra cui il No ha raggiunto il 36% contro il 30% di Sì. L’unica fascia d’età in cui il Sì risulta vincente è quella tra i 45 e i 54 anni, dove raggiunge il 34% contro il 26% dei contrari. Nelle restanti fasce d’età la distanza è minore ma a favore del No.

    Sondaggi elettorali Swg, Futuro Nazionale è in calo

    Le intenzioni di voto di Swg sono state rilevate prima del referendum, ma secondo questi sondaggi elettorali il centrodestra si rafforza leggermente: Fratelli d’Italia si attesta al 29,5% con un lieve incremento dello 0,1% rispetto alla rilevazione precedente, mentre la Lega mostra segnali di vitalità crescendo dello 0,2% al 6,8%, ma Forza Italia subisce una flessione dello 0,2%, scendendo al 7,8%, ma Noi Moderati, che sale all’1,2% grazie a un progresso dello 0,1%. Questi aumenti sono in parte a danno di Futuro Nazionale di Vannacci, che invece è ancora in discesa di due decimali al 3,3%.
    Passando alle forze politiche di opposizione, il Pd si posiziona al 21,5%, registrando un calo dello 0,2%, giù anche il Movimento 5 Stelle vede una contrazione dello 0,1%, scendendo al 12,2%. Resta invece stabile l’Alleanza Verdi e Sinistra, al 6,6%.
    Nell’area centrista e delle formazioni minori, Azione cala al 3,4% perdendo lo 0,1%, mentre Italia Viva guadagna invece lo 0,2% arrivando al 2,5%, seguita da +Europa che si attesta all’1,4% con una perdita dello 0,1%. Le altre formazioni politiche raccolgono complessivamente il 3,8%, in crescita dello 0,3%.

    Questi sondaggi elettorali sono stati realizzati tra il 18 e il 23 marzo su 1.200 persone con metodo Cati-Cami-Cawi
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    Scritto da: Gianni Balduzzi
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  2. #312
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    Lightbulb Sondaggi politici TP: quasi 7 italiani su 10 credono a influenze negative da parte de


    Sondaggi politici TP: quasi 7 italiani su 10 credono a influenze negative o dannose da parte delle lobby ebraiche
    Bentornati con il sondaggio settimanale di Termometro Politico. La settimana è segnata dall’esito del referendum sulla riforma della Giustizia: il No ha vinto e chiediamo agli italiani cosa lo abbia determinato e quali conseguenze avrà sul quadro politico. Poi torniamo sulla guerra in Medio Oriente, con due domande: la posizione del governo italiano è condivisa? E quanto pesano, secondo gli italiani, le lobby ebraiche sulla politica occidentale? Chiudiamo, come sempre, con intenzioni di voto e fiducia nella premier Giorgia Meloni.
    Referendum, ha vinto il No: per uno su due è stato un voto contro Meloni

    Il referendum sulla riforma della Giustizia si è chiuso con la vittoria del No. Abbiamo chiesto agli italiani cosa l’abbia causata. La risposta è inequivocabile: il 52,8% ritiene che si sia trattato principalmente di un voto di opposizione contro il governo Meloni. Non un giudizio sulla riforma in sé, ma un atto politico.
    Il 28,0% è invece di avviso contrario: la riforma è stata rifiutata nel merito, non ha incontrato il gradimento degli elettori. Una lettura più tecnica e meno politicizzata, che attribuisce al risultato un valore istituzionale più che partitico.
    Le posizioni più radicali restano minoritarie. Il 9,3% legge nel No un rifiuto più ampio — a tutta la politica degli ultimi anni, sia di destra che di sinistra — mentre solo il 7,6% lo interpreta come un segnale di forza del Campo Largo, un voto di adesione a un progetto d’opposizione coeso.
    Il dato che emerge con più chiarezza è che oltre la metà degli italiani considera questo referendum un episodio di scontro politico, non un momento di partecipazione sui contenuti. Una conferma di quanto già rilevavamo nelle settimane precedenti alla consultazione, quando il 58% del campione prevedeva un voto orientato dal partito più che dal merito della riforma.
    Dopo il referendum il centrodestra è indebolito, ma nessuno si aspetta un terremoto

    Se il voto è stato politico, quali saranno le conseguenze politiche? Anche qui il disincanto degli italiani si conferma una costante. La quota più alta — il 36,7% — ritiene che non cambierà nulla di sostanziale, ma che il centrodestra ne uscirà indebolito. Un segnale, insomma, non una svolta.
    Il 29,1% si spinge oltre e prevede cambiamenti nel governo, magari un rimpasto, cosa che effettivamente sta già succedendo. Una quota significativa, che però non implica elezioni: solo il 5,7% ritiene probabile uno scioglimento anticipato delle Camere. La maggioranza degli italiani non crede che il risultato del referendum possa destabilizzare l’esecutivo al punto da portarlo a casa.
    Il 27,1% va nella direzione opposta: il referendum non inciderà affatto sul consenso dei partiti alle prossime elezioni. Un elettorato che ha già digerito il risultato come un episodio nella storia di questa legislatura, non come un punto di svolta.
    Il quadro è coerente con quanto rilevato a febbraio, quando quasi il 70% del campione prevedeva conseguenze limitate o nulle nel lungo periodo. Gli italiani hanno imparato a non sopravvalutare l’impatto dei referendum sulla tenuta dei governi. Il 2016 fu un’eccezione, non la norma.
    Medio Oriente, la posizione del governo non convince

    Torniamo sulla guerra in Medio Oriente per chiedere agli italiani se approvano la posizione assunta dal governo italiano. Il giudizio qui è nettamente critico.
    La risposta più frequente, scelta dal 47,0% del campione, boccia l’esecutivo per eccesso di atlantismo: la posizione è troppo filo-americana, e l’Italia dovrebbe opporsi alla guerra come ha fatto la Spagna. È un dato che si allinea con quanto rilevato nel sondaggio del 6 marzo, quando il 44,7% chiedeva di condannare l’attacco e negare l’uso delle basi militari.
    Il 28,5% approva invece la linea del governo, ritenendola equilibrata e capace di preservare l’Italia da un’esposizione eccessiva. Il 14,9% la giudica sostanzialmente giusta, ma eseguita con troppe esitazioni e scarsa chiarezza comunicativa. Solo l’8,1% vorrebbe una posizione ancora più netta a favore di Usa e Israele.
    Il risultato aggregato è eloquente: il 47,0% vorrebbe meno atlantismo, l’8,1% ne vorrebbe di più.
    Sondaggi politici elettorali TP 27 marzo 2025, la posizione dell’Italia sulla guerraLobby ebraiche e politica occidentale: quasi 7 italiani su 10 credono a un’influenza negativa

    È la domanda più delicata di questo sondaggio, e anche quella con la risposta più netta. Abbiamo chiesto se Israele e le cosiddette lobby ebraiche influenzino molto la politica americana e occidentale. Il 54,9% risponde di sì in modo esplicito: attraverso il peso mediatico e finanziario, e a volte tramite ricatti, inducono i governi ad agire anche contro i propri interessi. Un altro 14,0% condivide la premessa dell’influenza, pur riconoscendone i metodi legittimi, ma la giudica in gran parte negativa per la società.
    Sommati, quasi 7 italiani su 10 esprimono una valutazione critica, se non apertamente ostile, verso l’influenza israeliana e delle lobby ebraiche sulla politica occidentale. Il 10,4% si colloca su una posizione più neutrale, riconoscendo l’influenza ma giudicandola in larga parte positiva. Solo il 13,0% risponde che si tratta dei soliti pregiudizi antisemiti e razzisti.
    Sondaggi politici elettorali TP 27 marzo 2025, le lobby ebraicheIntenzioni di voto 27 marzo 2026: FdI regge, il PD cresce, Lega in recupero

    Passiamo alle intenzioni di voto, rilevate tra il 25 e il 26 marzo su un campione di 3.000 intervistati con metodo CAWI — il più ampio delle ultime settimane, in ragione dell’importanza politica del momento post-referendario.
    FdI si conferma primo partito al 29,2% ma in forte calo rispetto al 29,6% della rilevazione precedente al black-out dei sondaggi. Il PD guadagna due decimi e sale al 22,2%, consolidando il secondo posto con il vento favorevole del risultato referendario. Il M5S perde un decimale e scende al 12,2%.
    Nel centrodestra, Forza Italia sale all’8,3% e allunga sulla Lega, che però recupera un decimale attestandosi al 7,3%. AVS resta stabile al 6,5%. Futuro Nazionale di Vannacci si conferma al 3,6%, mentre Azione scende di due decimi al 3,0%, tornando a ridosso della soglia di sbarramento. Italia Viva cresce al 2,4%.
    La fiducia in Meloni: ancora sotto il 40%

    Chiudiamo con la fiducia nella premier Giorgia Meloni. Il dato aggregato positivo — sommando “molto” (25,8%) e “abbastanza” (12,9%) — si ferma al 38,7%, ancora al di sotto della soglia psicologica del 40%. Il 52,0% dichiara nessuna fiducia, il 9,1% poca.
    Sondaggi politici elettorali TP 27 marzo 2025, fiducia in Giorgia MeloniSEGUI TERMOMETRO POLITICO SU FACEBOOKTWITTER INSTAGRAM
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    Scritto da: Alessandro Faggiano
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  3. #313
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    Lightbulb Sondaggi politici, Conte favorito alle primarie, ma Salis incalza


    Schlein solo terza nelle preferenze del popolo di centrosinistra
    Dopo il referendum il centrosinistraesce apparentemente rafforzato e intravede la possibilità di vincere le elezioni politiche del 2027, ed è per questo che si ricomincia a parlare di leadership del Campo Largo. Secondo gli ultimi sondaggi politici di Only Numbers oggi alle primarie Giuseppe Conte si attesterebbe come il candidato preferito raccogliendo il 12,8% dei consensi sul totale degli italiani. Alle sue spalle, però si posiziona Silvia Salis con il 9,8%, e la segretaria del Pd Elly Schlein è solo terza, fermandosi all’8,4%. Più staccati si trovano Matteo Renzi con il 4,5% e Angelo Bonelli con il 2,7%.
    Va tuttavia sottolineato che si tratta di una domanda rivolta a tutti e quindi ben il 51,0% degli intervistati dichiara che non parteciperebbe alla consultazione, mentre gli indecisi pesano per il 7,5%. Se si restringe il campo ai soli elettori di centrosinistra, Conte si rafforza raggiungendo il 30,5%, mentre il distacco tra le inseguitrici si annulla quasi completamente, ma rimane: Silvia Salis ottiene il 23,1% ed è sempre davanti a Elly Schlein con il 22,6%. In questo segmento specifico, Angelo Bonelli sale al 7,8% superando Matteo Renzi che raccoglie il 6,7%.
    Sondaggi politici Only Numbers, la partita delle primarie però sembra aperta

    Per quanto riguarda la percezione su chi risulterebbe effettivamente vincitore delle primarie, per i sondaggi politici di Only Numbers Giuseppe Conte dominerebbe ancora la scena con il 24,1% e in questo cas, Elly Schlein con il 17,6% supera di molto Silvia Salis, che invece scende invece in terza posizione con il 10,2%, seguita da Matteo Renzi al 4,5% e Angelo Bonelli al 3,1%.
    Tra i soli elettori di centrosinistra, il 34,8% è convinto della vittoria di Conte, mentre il 23,1% punta su Schlein e il 20% su Salis.
    Infine, il sondaggio esplora chi sia più attrezzato per sfidare e battere Giorgia Meloni. Anche in questo caso Giuseppe Conte guida la classifica con il 19,2% dei consensi totali. Silvia Salis viene ancora percepita come una sfidante più efficace di Elly Schlein, ottenendo il 12,2% contro il 9,8% della segretaria Pd. Matteo Renzi raccoglie il 6,9%, mentre Angelo Bonelli si ferma allo 0,5%.
    Nell’elettorato di centrosinistra, la fiducia in Conte come “anti-Meloni” sale al 34,2%. Qui Silvia Salis, con il 24,7%, supera in modo ancora più netto Elly Schlein, che viene indicata dal 18,9% degli elettori di area. Matteo Renzi viene scelto dall’8,5%, mentre rimane Bonelli avrebbe solo lo 0,5%.
    Questi sondaggi politici sono stati effettuati il 23 e 24 marzo su 800 soggetti con metodo Cawi
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    Scritto da: Gianni Balduzzi
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  4. #314
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    Lightbulb Sondaggi elettorali Noto, salgono Pd, M5S, Lega e FI


    Solo il 55% degli ex astenuti elettori al referendum tornerebbe a votare alle politiche
    Passato il referendum è tempo di verificare l’impatto che ha avuto sulle intenzioni di voto per i partiti. Secondo i sondaggi elettorali di Noto in realtà è un impatto limitato, il centrodestra non ne esce indebolito, anzi.
    Fratelli d’Italia, al 29%, registrauna flessione dello 0,5% rispetto all’inizio di marzo, ma per gli alleati c’è una crescita: la Lega guadagna addirittura l’1% e si porta all’8%, recuperando parte delle perdite subite a causa di Vannacci, mentre Forza Italia sale di mezzo punto raggiungendo quota 8,5%. Noi Moderati è stabile all’1,5%, mentre l’UDC, sondata anch’essa da Noto fa registrare un lieve progresso dello 0,2% portandosi allo 0,3%.
    Fa il suo esordio anche in queste intenzioni di voto Futuro Nazionale di Vannacci, che viene accreditata del 3%.
    Sul fronte delle opposizioni, il Pd cresce di mezzo punto al 22,0%, come il Movimento 5 Stelle, che si porta al 13%. Al contrario, l’alleanza Verdi-Sinistra subisce una contrazione di mezzo punto, scendendo al 6% dei consensi.
    Nell’area centrista e liberale, sia Azione che Casa Riformista-IV perdono lo 0,5% e scendono rispettivamente al 3% e al 2%, mentre rimane invariato il dato di +Europa all’1%.
    Gli altri partiti salgono infine al 2,7% con un incremento dello 0,7% e, dato rilevante, è previsto un aumento dell’affluenza dal 57% al 60%
    Sondaggi elettorali Noto, per il 57% Meloni non si deve dimettere

    Un dato rilevante dell’analisi post-referendum è che nonostante l’esito del voto, la maggioranza degli italiani ritiene che il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni non debba dimettersi: il 57% è contro l’abbandono dell’incarico, solo il 29% che invece auspica le dimissioni della premier, mentre il 14% è incerto.
    Tra chi ha votato Sì a essere per la fine dell’esperienza di governo è una maggioranza del 53%, ma non sono pochi, il 30%, quelli contrari, mentre tra gli elettori del Sì questi ultimi sono ben il 92%.
    Ci sono altri dati che dicono che l’esito del referendum non si tradurrebbe automaticamente in una sconfitta per il centrodestra. Tra chi si era astenuto alle precedenti elezioni e invece ha votato il 22 e 23 marzo, esprimendosi al 58% per il No, solo il 55% dichiara che oggi si recherebbe alle urne se ci fossero elezioni politiche, mentre il 40% rimarrebbe orientato verso l’astensione e il 5% non esprime una posizione.
    Per questi sondaggi elettorali tra chi voterebbe solo il 42% voterebbe Pd, M5S o altri partiti di opposizione, mentre il 35% per uno di governo, con un gap del 7%, al contrario di quello del 16% che si è visto tra No e Sì al referendum. Quindi tanti degli astenuti che sono contro la maggioranza e che si erano espressi il 22-23 marzo non tornerebbero a fare una scelta analoga alle politiche.
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  5. #315
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    Lightbulb Sondaggi elettorali Swg, il Pd è in ascesa


    Per gli elettori di centrodestra dopo il referendum comunque il Governo non si deve dimettere
    Le conseguenze politiche del referendum continuano a farsi sentire, ma le intenzioni di voto non sembra avere subito un terremoto. Il centrodestra è ancora in calo, ma secondo gli ultimi sondaggi elettorali di Swg è un arretramento molto limitato.
    Per esempio Fratelli d’Italia con il 29,5% si mantiene stabile e anzi Forza Italia fa registrare una crescita lieve dello 0,1% portandosi al 7,9%, mentre la Lega subisce una flessione dello 0,2% scendendo al 6,6%. Tra le altre probabili formazioni della coalizione, Futuro Nazionale resta fermo al 3,3% e Noi Moderati cala dello 0,1% attestandosi all’1,1%.
    All’opposizione è il Pd che mostra il dinamismo maggiore tra tutti con un incremento dello 0,5% che lo spinge al 22,0%. Anche il Movimento 5 Stelle segna un segno positivo, seppur solo dello 0,1%, raggiungendo il 12,3%. L’Alleanza Verdi e Sinistra resta invece ferma al 6,6%, pareggiando esattamente il valore della Lega. Nel campo del centro liberale, Azione non subisce variazioni restando al 3,4%, mentre Italia Viva perde lo 0,2% scivolando al 2,3%. Infine, +Europa si mantiene stabile all’1,4%.
    Tutte le altre liste raccolgono il 3,6% dei consensi, in calo dello 0,2%. La quota di chi non si esprime rimane molto alta, confermandosi al 29%.

    Sondaggi elettorali Swg, per il 41% ad avere perso al referendum è stata Meloni

    I dati dei sondaggi elettorali di Swg analizzano inoltre la percezione dell’opinione pubblica dopo l’esito del recente Referendum. Per il 41% degli italiani la principale sconfitta della consultazione è Giorgia Meloni. Seguono il Ministro Nordio con il 12% e Fratelli d’Italia con il 9%, mentre solo il 3% attribuisce la sconfitta a Forza Italia. Tanti, il 22%, non si esprimono.

    Sul fronte opposto, il Partito Democratico viene indicato come il principale vincitore, ma solo dal 15% degli intervistati, seguito da Elly Schlein con il 10%. Giuseppe Conte viene percepito come vincitore dal 7% e il Movimento 5 Stelle dal 4%. Resta tuttavia una quota maggioritaria del 39% che dichiara di non saper individuare un vincitore e un 25% che indica genericamente altri. Insomma, il referendum ha prodotto più sconfitti che vincitori.

    Cosa dovrebbe fare il Governo dopo il voto referendario? Si parla di elezioni anticipate, ma gli elettori di centrodestra mostrano una propensione alla continuità: il 56% ritiene infatti che l’esecutivo debba continuare a governare normalmente. C’è però un 24% degli elettori della stessa area chiede un rimpasto o la sostituzione di alcuni ministri. Solo il 12% suggerisce di chiarire i rapporti di forza interni alla maggioranza, mentre solo una piccola minoranza del 6% invoca le dimissioni del Governo.

    Questi sondaggi elettorali sono stati realizzati con metodo Cawi tra 25 e 27 marzo su 800 soggetti, quelli sulle intenzioni di voto tra 25 e 30 marzo su 1.200 persone con metodo Cati-Cami-Cawi
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  6. #316
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    Lightbulb Sondaggi politici TP: quasi 2 italiani su 3 non vogliono elezioni anticipate


    Sondaggi politici TP: quasi 2 italiani su 3 non ne vogliono sapere di elezioni anticipate
    Bentornati con il sondaggio settimanale di Termometro Politico. La settimana è ancora dominata dalle onde lunghe del referendum sulla Giustizia e dalla guerra in Medio Oriente. Chiediamo agli italiani se l’Italia debba negare agli USA l’uso delle basi per colpire l’Iran, cosa pensino del blocco al cardinale Pizzaballa al Santo Sepolcro, se sia il momento di andare a elezioni anticipate e chi preferirebbero tra Giorgia Meloni e Marina Berlusconi come presidente del Consiglio. Chiudiamo, come sempre, con intenzioni di voto e fiducia nella premier.
    Basi militari in Italia per guerra all’Iran: oltre il 76% vuole dire no agli USA, ma con sfumature diverse

    La domanda è diretta e politicamente urgente: l’Italia dovrebbe negare agli USA l’utilizzo delle basi italiane per le operazioni belliche contro l’Iran? La risposta del campione è netta, e va ben oltre la maggioranza.
    Il 43,1% sostiene che sì, si tratta di una guerra illegittima e che l’Italia dovrebbe rinegoziare la propria alleanza con gli Stati Uniti, da cui è ormai il momento di prendere le distanze. Non una semplice astensione da questo conflitto, dunque, ma una revisione strutturale del rapporto atlantico. Un dato che, se letto in chiave politica, ha pochi precedenti nella storia recente dei sondaggi italiani sulla politica estera.
    Il 33,0% è ugualmente favorevole al diniego delle basi, ma con una posizione più sfumata: l’alleanza con gli Stati Uniti va preservata, ma in questa guerra specifica l’Italia non può collaborare. È la posizione del dissenso selettivo, non dell’antiamericanismo strutturale.
    Sommati, il 76,1% del campione vuole che le basi vengano negate. Solo il 13,2% è disposto a concederle, a patto però di essere informato e reso partecipe dei piani operativi. Appena il 9,0% ritiene che sconfiggere l’Iran sia nell’interesse italiano e che concedere le basi sia il minimo da fare.
    È l’ennesimo sondaggio in cui l’opinione pubblica italiana si esprime con chiarezza crescente contro il coinvolgimento nel conflitto mediorientale.
    Sondaggi politici elettorali TP 2 aprile 2026, uso basi in Italia per guerra in IranIl caso Pizzaballa: per oltre la metà degli italiani, la polizia israeliana ha agito intenzionalmente

    La polizia israeliana ha impedito al cardinale Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, l’accesso al Santo Sepolcro. Un episodio che ha fatto rumore in Italia, anche per il peso simbolico che il luogo riveste per la tradizione cattolica. Abbiamo chiesto cosa ne pensano gli italiani.
    Il 30,2% — la quota più alta — legge l’accaduto come parte di un’opera sistematica di discriminazione da parte israeliana nei confronti delle fedi diverse da quella ebraica. Non un incidente isolato, ma un pattern. Il 26,0% lo interpreta invece come una ritorsione o un segnale deliberato verso il Vaticano, che nelle ultime settimane si è schierato apertamente contro le guerre condotte da Israele.
    Sommati, quasi il 56% degli italiani attribuisce all’episodio un carattere intenzionale, politico o discriminatorio. Solo il 17,4% lo considera un errore subito chiarito, ingigantito da una stampa troppo pronta a cavalcare la polemica. Il 22,2% sposta invece la responsabilità sul cardinale stesso: sapeva che i luoghi religiosi erano chiusi per via dei bombardamenti iraniani, ed è stato imprudente o ha voluto deliberatamente creare un caso.
    Il dato si inserisce in un quadro di percezione sempre più critica nei confronti di Israele che emerge con costanza dai nostri sondaggi nelle ultime settimane. L’episodio Pizzaballa — avvenuto in un contesto di guerra aperta e con una componente religiosa molto sensibile per l’opinione pubblica italiana — potrebbe aver acuito ulteriormente la percezione negativa sullo Stato di Israele.
    Sondaggi politici elettorali TP 2 aprile 2026, blocco a PizzaballaSondaggi politici TP: No ad elezioni anticipate per quasi due italiani su tre

    Dopo la sconfitta al referendum, si torna a parlare di elezioni anticipate. Abbiamo chiesto se, alla luce dell’esito referendario, sia il momento di tornare alle urne. La risposta prevalente è un no convinto, ma il fronte favorevole al voto anticipato è tutt’altro che residuale.
    Il 44,3% si oppone nettamente che afferma che “è ora di finirla con le polemiche strumentali, l’Italia ha bisogno di essere governata e non di infinite discussioni su elezioni anticipate”. È la posizione della stabilità a tutti i costi, che preferisce una legislatura che si consumi lentamente a un salto nel vuoto elettorale. Il 20,5% è sulla stessa linea, ma con un argomento aggiuntivo: “è giusto che la legislatura arrivi alla sua conclusione naturale, anche per dare un segnale di serietà istituzionale a livello internazionale”.
    Dal lato opposto, il 16,0% è abbastanza favorevole al voto anticipato per ragioni di efficienza politica: meglio evitare oltre un anno di logoramento e di dibattiti inutili su coalizioni e alleanze. Il 14,4% è invece nettamente a favore, sostenendo che il governo Meloni abbia ormai perso la propria legittimità popolare dopo la sconfitta referendaria.
    Sondaggi politici elettorali TP 2 aprile 2026, elezioni anticipateMeloni o Marina Berlusconi? Vince “nessuna delle due” con il 53,7%

    È la domanda più insolita di questo sondaggio, e forse anche quella più rivelatrice dello stato d’animo dell’elettorato. Abbiamo chiesto se, a oggi, si preferirebbe Giorgia Meloni o Marina Berlusconi come presidente del Consiglio. La risposta più gettonata non è né l’una né l’altra: il 53,7% del campione dice «nessuna delle due».
    Giorgia Meloni ottiene il 35,8%, Marina Berlusconi il 4,5%. Il 5,3% risponde che entrambe sarebbero valide e che a guidare la coalizione dovrebbe essere chi prende più voti o chi vince eventuali primarie.
    Il dato del 53,7% è il più interessante. Non si tratta di un rifiuto ideologico del centrodestra in quanto tale — molti di questi intervistati votano probabilmente partiti di centrodestra — ma di un segnale di insoddisfazione per l’offerta politica disponibile. Marina Berlusconi, al 4,5%, non sfonda. Al netto dei sostenitori storici di Forza Italia, la figlia del Cavaliere non sembra esercitare un’attrazione significativa sull’elettorato moderato. Almeno per ora.
    Sondaggi politici elettorali TP 2 aprile 2026, Meloni vs BerlusconiIntenzioni di voto 2 aprile 2026: FdI tiene, M5S e Lega cedono qualcosa

    Passiamo alle intenzioni di voto. È stata una settimana di piccoli aggiustamenti, senza grandi scosse nonostante il clima politico post-referendario.
    FdI si conferma primo partito al 29,2%, dato invariato rispetto alla settimana precedente. Il PD perde due decimi e scende al 22,0%, dopo il picco del 22,2% registrato in pieno effetto-referendum. Il M5S cede un decimale e arriva al 12,1%.
    Nel centrodestra, Forza Italia resta all’8,0% mentre la Lega recupera tre decimi e risale al 7,6%, interrompendo una fase di debolezza. AVS perde tre decimi e scende al 6,2%. Futuro Nazionale di Vannacci cede due decimi e si porta al 3,4%, tornando a ridosso della soglia. Azione resta al 3,0%, Italia Viva al 2,4%. +Europa sale al 1,8%.
    Il quadro complessivo non mostra movimenti strutturali: il centrodestra tiene e l’opposizione non riesce a capitalizzare il risultato referendario, almeno non ancora.
    La fiducia in Meloni: rimbalzo timido, ma resta sotto il 40%

    Chiudiamo con la fiducia nella premier Giorgia Meloni. Il dato aggregato positivo — sommando «molto» (26,7%) e «abbastanza» (12,0%) — sale al 38,7%, in linea con la settimana scorsa. Il 52,2% dichiara nessuna fiducia, l’8,6% poca.
    Il segnale leggermente positivo è nella componente «molto»: sale di quasi un punto rispetto al 25,8% della scorsa settimana, a 26,7%. Un rimbalzo contenuto, che impedisce un ulteriore scivolamento ma non consente di tornare stabilmente sopra la soglia psicologica del 40%.
    Sondaggi politici elettorali TP 2 aprile 2026, fiducia in Giorgia MeloniSEGUI TERMOMETRO POLITICO SU FACEBOOK TWITTER INSTAGRAM
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  7. #317
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    Lightbulb Sondaggi elettorali Tecné, netto calo per il centrodestra


    Ma rimane davanti al centrosinistra, soprattutto con Futuro Nazionale
    Gli effetti del referendum si fanno sentire anche per Tecné, che negli ultimi sondaggi elettorali per Quarta Repubblica mostra un centrodestra in deciso arretramento rispetto agli ultimi effettuati a metà febbraio per Dire.
    Fratelli d’Italia è in netto calo, passando dal 30,8% al 29,2% e perdendo ben l’1,6% in un mese e mezzo. Lo stesso trend colpisce Forza Italia, che crolla dal 10,3% al 9,1%, mentre la Lega vede una diminuzione più ridotta, solo di due decimali, ed è ora al 7,1%, anche perché il calo dovuto alla scissione del generale Vannacci era allora già avvenuta. Noi Moderati, infine, è allo 0,9%.
    Nel complesso il centrodestra è al 46,3%, una percentuale comunque ragguardevole, ma decisamente inferiore a quella del 48,4% che, pur senza Noi Moderati, raggiungeva in febbraio.
    È escluso dal conto, qui, Futuro Nazionale, che gode di un aumento di mezzo punto al 2,5%.
    Sondaggi elettorali Tecné, in ascesa il Movimento 5 Stelle

    All’opposizione, secondo i sondaggi elettorali di Tecné il Pd nonostante i cambiamenti politici avvenuti rimane assolutamente fermo, al 22,1% in entrambi i periodi presi in esame. È invece il Movimento 5 Stelle che vive una fase di crescita incoraggiante, riuscendo a incrementare i propri consensi dal 12,1% al13%. Segnali positivi giungono anche per l’Alleanza Verdi e Sinistra, che vede una crescita dal 6% al 6,4% in un mese e mezzo. Allo stesso modo, anche Italia Viva mostra di essere in leggero aumento, salendo dal 2,0% al 2,2%, mentre +Europa è stabile all’1,5%. Nel complesso il centrosinistra cresce al 45,2%, guadagnando l’1,5% rispetto a febbraio.
    Nell’area centrale Azione, poi registra un piccolo passo in avanti passando dal 3,0% al 3,2% e gli altri partiti sono quasi invariati, scendendo dal 2,9% al 2,8%.
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  8. #318
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    Lightbulb Sondaggi elettorali, solo lo 0,2% tra centrodestra e centrosinistra


    Silvia Salis sembra la sfidante più forte per Giorgia Meloni
    Nonostante il contributo di Vannacci e Futuro Nazionale, che ormai gran parte degli istituti considera parte integrante del centrodestra, la differenza tra le due coalizioni dopo il referendum è andato assottigliandosi secondo gli ultimi sondaggi elettorali di Bidimedia.
    Fratelli d’Italia, che si attesta al 28,3% dei consensi, subisce una flessione dello 0,6% rispetto alla rilevazione al referendum. Se Forza Italia e Lega sono stabili, al 7,4% e al 6,5%, Futuro Nazionale arretra di due decimali, andando al 3,0%, esattamente sulla soglia di sbarramento. Solo Noi Moderati nel centrodestra è in crescita, dello 0,2%, ed è quindi allo 0,9%. Nel complesso la maggioranza quindi scende al 46,1% perdendo lo 0,6%
    All’opposizione gran parte dei partiti risulta in ascesa, anche se di poco. Il Pd guadagna un decimale e va al 22,4%, il Movimento 5 Stelle cresce dello 0,2% e sale al 12,9%, ma a fare meglio è l’Alleanza Verdi e Sinistra, che balza al 7,1% con un aumento di tre decimali. In Aumento, dello 0,2%, è anche +Europa, all’1,2%, mentre perde un decimale Casa Riformista – Italia Viva, che è al 2,3% e nel complesso il Campo Largo così guadagna lo 0,7% andando al 45,9%, solo due decimali meno del centrodestra. Di fatto è un pareggio.
    In difficoltà appare invece l’area centrale: Azione perde lo 0,4% punti e scivola al 2,6%, nel complesso il Centro Liberale è al 3,7%, visto che Partito Liberaldemocratico e Ora! sono allo 0,6% e allo 0,5%.
    Fuori dai poli ci sono poi alcune formazioni di sinistra radicale, come Democrazia Sovrana Popolare, all’1%, Rifondazione Comunista, allo 0,85 e in salita di due decimali, Potere al Popolo, allo 0,7%. tutti gli altri non citati insieme sono all’1,7%.
    Sondaggi elettorali Bidimedia, il centrodestra vincerebbe le sfide dirette per l’elezione del premier

    L’analisi BiDiMedia si è concentrata anche su ipotetici scenari di scontro diretto tra la Presidente del Consiglio e i principali esponenti delle opposizioni. Secondo questi sondaggi elettorali prevarrebbe sempre la candidata di centrodestra, anche se non nella stessa misura. È anche una conferma della popolarità della premier, non a caso gli italiani sono anche contrari a eventuali elezioni anticipate.
    In una sfida bipolare contro Elly Schlein, Giorgia Meloni otterrebbe il 54,5% contro il 45,5% della segretaria del Pd. La distanza si accorcia leggermente in un confronto con Giuseppe Conte, dove la premier si attesterebbe al 53,6% delle preferenze contro il 46,4% del leader pentastellato. Tuttavia, l’avversaria che appare più competitiva è Silvia Salis, sindaca di Genova, che in uno scontro diretto con Meloni riuscirebbe a raccogliere il 48,9% dei voti, lasciando la Presidente del Consiglio al 51,1% e riaprendo virtualmente la partita visto il distacco solo del 3,2%.
    Questi sondaggi elettorali sono stati svolti tra il 27 e il 28 marzo con metodo Cawi e su panel telematico su 1000 intervistati
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  9. #319
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    Lightbulb Sondaggi elettorali Only Numbers, centrodestra in netto calo


    Conte batte Schlein in ipotetiche primarie del Campo Largo
    Anche per Only Numbers la vittoria del No al referendum di marzo ha lasciato il segno ed è un segno molto più netto di quello che appare ad altri istituti. Secondo questi sondaggi elettorali il centrodestra appare in netto calo.
    In particolare Fratelli d’Italia fa registrare una flessione del 2,0% rispetto alla rilevazione dello scorso marzo e scende al 27,3%, pur rimanendo al di sopra del livello del 2022. All’interno della coalizione di governo, Forza Italia subisce anch’essa un calo, ma è solo dello 0,2% e va all’8,8%. Segue a breve distanza la Lega, che si attesta all’8,3% con una diminuzione analoga dello 0,2%. Chiude la compagine di maggioranza Noi Moderati, che invece sale di due decimali e va allo 0,7%.
    Futuro Nazionale, di Vannacci, si è ormai stabilizzato, è al 3,4%, in crescita dello 0,1%.
    Sul fronte delle opposizioni, il Pd si posiziona al 22,3%, e, al contrario che per altri istituti, non approfitta dell’arretramento del centrodestra accusando una perdita dello 0,7%. Al contrario, è il Movimento 5 Stelle che gode della maggiore crescita andando all’11,7% grazie a un incremento dell’1,2%, ma va detto che da Only Numbers era, ed è, stimato più debole che da altri istituti. L’alleanza Verdi-Sinistra, invece, resta solida al 6,5% senza variazioni di rilievo. Nell’area centrista e liberale, Azione con Calenda sale al 3,2% guadagnando lo 0,4%, mentre Italia Viva di Renzi scende al 2,4% perdendo lo 0,2% e +Europa si attesta all’1,9% con un buon progresso dello 0,5%. Le altre liste minori raccolgono complessivamente il 3,5%, mentre l’area del non voto, che comprende indecisi e astensionismo, rimane molto vasta al 44,7%, ma in calo, forse grazie all’affluenza al referendum.


    Analizzando le coalizioni, il totale del centrodestra raggiunge il 45,1%, con un calo complessivo del 2,2%. Il centrosinistra si avvicina, è al 30,7% se si conta solo Pd, Avs e +Europa, ma come Campo Largo si attesta al 44,8%, in crescita dello 0,8%, aggiungendo Movimento 5 Stelle e Italia Viva, ma un Campo Larghissimo con anche Azione raggiungerebbe il 48,0%. Nel centrodestra però non è calcolato Futuro Nazionale, con cui la coalizione arriverebbe al 48,4%.
    Sondaggi elettorali Only Numbers, per gli italiani rimane favorito il centrodestra

    Only Numbers ha chiesto anche un pronostico sulle elezioni del 2027 agli italiani. Il 32,8% di essi, secondo questi sondaggi elettorali, continua a scommettere sul centrodestra, mentre meno, il 28,6% prevede il successo dell’asse centrosinistra e Movimento 5 Stelle. Gli indecisi però sono la vera maggioranza relativa con il 37,2%.
    Infine, il sondaggio esplora ancora l’ipotesi di primarie del centrosinistra per la scelta del leader. Tra i soli elettori di centrosinistra, Giuseppe Conte è in testa con il 36,9%, seguito da Elly Schlein al 32,5%. Se si considera la totalità degli italiani, Conte raccoglie il 19,9% contro il 14,3% di Schlein. In questo contesto, il 52,0% degli intervistati dichiara che non parteciperebbe al voto, mentre tra gli elettori della coalizione gli indecisi pesano per il 17,4%.
    Questi sondaggi elettorali sono stati svolti tra il 6 e il 7 aprile con metodo Cati-Cami-Cawi su mille persone
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  10. #320
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    Lightbulb Sondaggi politici TP, tregua in Medio Oriente: per 6 italiani su 10 è una sconfitta d


    Sondaggi politici TP, tregua in Medio Oriente: per 6 italiani su 10 è una sconfitta degli USA
    Bentornati con il sondaggio settimanale di Termometro Politico. La settimana è dominata dalla tregua tra USA e Iran: chiediamo agli italiani chi ne esca vincitore e se reggerà nel tempo. Poi due domande sul tema della difesa, sempre più presente nell’agenda europea: la leva obbligatoria in Italia e il nuovo obbligo imposto dalla Germania agli uomini tra i 17 e i 45 anni. Chiudiamo, come sempre, con intenzioni di voto e fiducia nella premier Giorgia Meloni.
    Cessate il fuoco USA-Iran: quasi 6 italiani su 10 lo leggono come una sconfitta americana

    Il cessate il fuoco tra USA e Iran è la notizia della settimana, e la domanda che abbiamo posto è quella che si pongono in molti: chi ne esce vincitore? La risposta del campione è abbastanza netta: l’Iran ne sta uscendo vincitore.
    Il 28,2% ritiene che si tratti di fatto di una vittoria per l’Iran e di una sconfitta umiliante per Donald Trump: gli USA non hanno ottenuto nulla e hanno distrutto la propria autorevolezza internazionale. Il 31,4% è leggermente più sfumato ma sostanzialmente sulla stessa linea: il regime iraniano ha subito danni, ma gli USA non hanno ottenuto quello che volevano, e la bilancia pende a favore di Teheran. Quindi, praticamente 6 italiani su 10 vedono Teheran come vincitore (per ora) di questa guerra.
    Dall’altra parte, Solo l’8,6% lo considera una vittoria americana — l’Iran avrebbe ceduto per paura, dopo essere stato seriamente indebolito. Il 6,4% va dall’altro lato ed è deluso per altre ragioni: gli USA avrebbero dovuto portare a termine la missione fino alla caduta del regime.
    Il 21,4% si colloca su una posizione di equilibrio: non vince nessuno, e si spera che la pace torni in una regione difficile. È la lettura meno politicizzata, e anche quella meno diffusa.
    Il quadro si inserisce perfettamente nella traiettoria che i nostri sondaggi registrano da settimane: un’opinione pubblica italiana che non ha mai creduto nella legittimità né nell’efficacia dell’intervento militare americano, e che ora tende a interpretare la tregua (inficiata dai ripetuti bombardamenti di Israele sul Libano) come una conferma di quello scetticismo.
    sondaggi politici 10 aprile 2026 chi esce vincitore dalla tregua in Medio Oriente La tregua reggerà? Solo 1 italiano su 7 ci crede davvero

    Abbiamo poi chiesto se la tregua tra USA e Iran reggerà nel tempo. Anche qui il disincanto è la nota dominante: solo il 14,6% risponde di sì in modo convinto, sostenendo che nessuna delle due parti ha interesse a riprendere le ostilità dato l’enorme costo economico del conflitto.
    Il 33,9% è più cauto ma sostanzialmente ottimista: la tregua reggerà, ma rimarrà una situazione di maggiore instabilità e tensione, con ricadute economiche significative legate al pedaggio che l’Iran farà pagare sullo Stretto di Hormuz. Una pace fredda, insomma, non una stabilizzazione.
    Il fronte degli scettici è però maggioritario. Il 31,5% prevede una ripresa dei combattimenti, anche se a livello di bombardamenti reciproci senza escalation terrestre. Il 12,5% è ancora più pessimista: la guerra riprenderà con un’escalation tale da portare al cedimento di una delle parti.
    Sommati, il 44,0% non crede che la tregua regga. Combinando anche i 33,9% che la ritengono fragile e instabile, si ottiene che quasi l’80% degli italiani guarda al futuro del Medio Oriente con preoccupazione o aperta sfiducia. È la fotografia di un’opinione pubblica che ha smesso di sperare e si aspetta una lunga stagione di instabilità.
    sondaggi politici 10 aprile 2026 chi esce vincitore dalla tregua in Medio Oriente Leva obbligatoria: quasi 6 italiani su 10 dicono sì, ma con sfumature importanti

    Il tema della difesa entra prepotentemente nell’agenda italiana, trascinato dal dibattito europeo sul riarmo. Abbiamo chiesto se, in caso di leva obbligatoria o di guerra, sia giusto richiedere lo stesso impegno a donne e uomini.
    Il 33,7% risponde sì senza distinzioni: va chiesto lo stesso impegno a tutte le donne al di sotto di una certa età, senza eccezioni. L’uguaglianza tra i sessi passa anche da qui. Il 24,0% condivide il principio ma introduce una variabile: la distinzione dovrebbe riguardare solo la presenza di figli. Le donne senza prole dovrebbero essere impegnate come gli uomini.
    Sommati, il 57,7% è favorevole a un coinvolgimento femminile su base di parità, almeno in linea di principio. Il 21,5% è su una posizione intermedia: le donne dovrebbero far parte dell’esercito, ma con compiti diversi, senza andare in prima linea. Solo il 6,8% ritiene che l’esercito debba essere appannaggio esclusivo degli uomini per ragioni di forza e attitudine.
    Il dato più rilevante è forse il 14,0% che non sa o non intende rispondere — una quota insolitamente alta per questo tipo di domanda, che suggerisce quanto il tema della leva obbligatoria, pur tornato d’attualità nel dibattito europeo, non è ancora diventato “di moda” nel dibattito pubblico italiano.
    sondaggi politici 10 aprile 2026 la possibile leva obbligatoria in Italia Il nuovo obbligo tedesco: per quasi 4 italiani su 10 è una mossa irresponsabile

    Proprio proseguendo su questo filone, la Germania ha introdotto l’obbligo per gli uomini tra i 17 e i 45 anni di chiedere all’esercito il permesso per lasciare il Paese per più di tre mesi. Una misura che ha fatto discutere in tutta Europa. Abbiamo chiesto agli italiani cosa ne pensano.
    La risposta più frequente, data dal 36,6% del campione, è di aperta critica: si tratta di una mossa irresponsabile del governo tedesco, pensata per preparare i cittadini a una guerra che nessuno vuole. Non una misura di difesa prudente, ma un segnale allarmante di una deriva bellicista.
    Il 21,6% la legge invece in modo positivo: è una formalità burocratica giusta e comprensibile, la Germania sta finalmente prendendo sul serio le esigenze della difesa — cosa che l’Italia non fa. Il 16,9% è diviso in parti uguali tra due posizioni: chi la considera eccessiva ma comprensibile data l’aggressività della Russia, e chi la giudica fonte di inutile allarmismo, aggiungendo che in ogni caso è ingiusto che riguardi solo gli uomini.
    Il 36,6% che parla di mossa irresponsabile si inserisce in un quadro coerente: gli italiani guardano al riarmo europeo con diffidenza crescente, e la misura tedesca — percepita come un passo verso la militarizzazione della società civile — viene respinta dalla quota più ampia del campione.
    sondaggi politici 10 aprile 2026 nuovo obbligo in Germania Sondaggi elettorali TP, intenzioni di voto 10 aprile 2026: calma piatta per FdI e PD

    Passiamo alle intenzioni di voto, si tratta di una settimana di sostanziale stabilità, con pochi movimenti degni di nota. FdI si conferma primo partito al 29,2%, invariato da tre settimane. Il PD resta al 22,0%. Il M5S recupera due decimi e torna al 12,3%, dopo il lieve calo della scorsa settimana.
    Nel centrodestra, Forza Italia perde un decimale e scende al 7,9%, mentre la Lega cede tre decimi e si porta al 7,3%. AVS recupera tre decimi e risale al 6,5%, tornando ai livelli di fine marzo. Futuro Nazionale resta al 3,4%, Azione al 3,0%, Italia Viva al 2,4%, +Europa al 1,8%.
    Il dato più significativo è la sostanziale immobilità del sistema: da tre settimane FdI e PD sono inchiodati rispettivamente al 29,2% e al 22,0%. Il referendum non ha spostato i rapporti di forza in modo strutturale e la guerra in Medio Oriente non ha prodotto effetti elettorali misurabili.
    QUI, IL SONDAGGIO DELLA SCORSA SETTIMANA
    La fiducia in Meloni: ancora stabile sotto il 40%, la soglia non si avvicina

    Chiudiamo con la fiducia nella premier Giorgia Meloni. Il dato aggregato positivo — sommando «molto» (26,3%) e «abbastanza» (12,8%) — si ferma al 39,1%, in linea con le ultime settimane. Il 52,1% dichiara nessuna fiducia, l’8,5% poca. Rispetto alla scorsa settimana (38,7%) c’è un recupero di quattro decimi, ma la premier rimane stabilmente al di sotto della soglia psicologica del 40%.
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