

Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


Ma nlla logica classica matematica, non c'è implicazione "relativa" o "assoluta", nel senso che se c'è una implicazione necessaria, c'è o non c'è, ed è sempre relativa (o assoluta a seconda di come la si vuole intendere) alla implicazione medesima.
Se la proposizione in cui c'è l'implicazione descrive qualcosa di universale secondo il filosofo è assoluto, se si parla di un evento circoscritto, allora parla di relativo, ma non è l'implicazione ad essere relativa o assoluta, ma il contenuto estensionale della proposizione !
In altre parole è l'argomento della frase a riguardare qualcosa di relativo o assoluto, ma l'implicazione c'è o non c'è sempre assoluto formalmente, è una regola formale univoca.
Ma lui stava parlando di logica, di razionalità di implicazioni necessarie, non di altro, ergo ciò che ha detto è una emerita sciocchezza e poi ci viene a dire che i filosofi ne parlavano da tempo e che si studa al liceo... certo, ma non nel senso logico di cui lui sta parlando e lui non lo ha nemmeno capito.
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


Per liebniz la necessità contingente è una necessità che è tale solo nell universo creato da dio esistono le condizioni affinche tale necessità esista. Quell universo però è contingente perché avrebbe potuto non essere se dio così avesse scelto.
Ovviamente questa piramide di contesti in cui si animano queste curiose "necessità contingenti" ha al suo vertice Dio ed ha senso solo se si presuppone che dio esista.
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
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Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


Certo, ma sia nell'universo contingente sia in quello metafisico, trascendentale chiamiamolo come ci pare, l'implicazione necessaria è una, e deriva dal principio di non contraddizione e dalle regole logiche che, da quanto sostiene il ns. amico, non sono contingenti ma sempre universali, pertanto la necessità logica è sempre universale come formalismo, come regola.
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


Mi spiego ulteriormente: il modus tollens è una implicazione necessaria, che dice che da:
A - > B ma non-B quindi non A
(leggasi se è vera A allora è vera B, ma B è falsa, allora è necessariamente falsa anche A)
e
A -> B ma non-A quindi nulla. (qui molti commettono l'errore di sostenere che da non-A segue non-B cosa errata)
(leggasi se è vera A allora è vera B, ma A è falsa, allora nulla si può dire su B)
Questa regola di implicazione è necessaria sempre, è universale, INDIPENDENTE da ogni contesto e quindi indipendente anche dal significato di A e B.
Ergo la necessità in logica è sempre assoluta, non esiste la necessità relativa, perché è una regola indipendente dal significato delle parole.
E' come dire che 2+2 = 4 sempre, indipendentemente dal fatto che siano 2 mele o 2 pere.
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


Come ti dicevo pagine addietro, alcuni neotomisti ritengono il prs ridondante perché sostengono che siano già sufficienti il pdi, il pdnc, pdte e il pdc. Pagani si associa sostanzialmente a quest'opinione, dicendo che il prs è "teoreticamente superfluo" e che il risultato che Masnovo pensava di aver raggiunto, in realtà, era già stato raggiunto dalla semantizzazione dell'essere in confronto al non essere, come puoi leggere. Il punto quindi è che il prs tutt'al più può essere considerato superfluo, ma questo non porta ad affermare che tutto l'esistente, l'universo, possa non avere una causa.
Non gioca un ruolo nei due eventi, ma nella loro misurazione sì. E, data una certa posizione ed un certo moto locale, la misurazione non è opinabile, ma oggettiva. È un po' come se io dicessi che è soggettiva la distanza fra me ed un sasso solo perché, se mi sposto, aumenta la distanza fra me ed il sasso.
Se vuoi farti un'idea di cosa voglia dire il fatto che l'atto creatore sia al di sopra e al di fuori del tempo, prova ad immaginare un artista la cui opera d'arte è automaticamente prodotta tutta quanta nell'istante stesso in cui la pensa ed il cui pensiero di quest'opera d'arte è istantaneo.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Ho già risposto che la convenzionalità del linguaggio riguarda solo le parole scelte per indicare determinati contenuti, ma non implica che quei contenuti non esistano o siano opinabili. Il fatto che ogni categoria di enti (chiamarli "oggetti" o "cose" o "realtà" anziché "enti" - questo sarebbe solo, ed è, un mero "spostare il problema") abbia un proprio modo di essere in atto non rende la nozione di "ente" o quella di "essere" equivoca perché il tratto di similitudine fra tutti questi modi di avere l'essere è proprio possedere l'essere che spetta loro.
L'impressione è confermata in termini rigorosi dall'elenchos.
Che cos'è vero?
Che cosa significa contrario?
E cosa significa contraddittorio?
Va a finire che ti tocca tirar fuori la metafisica!
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Tu hai detto che noi immaginiamo cose che trascendono l'esperienza fisica, ma sta di fatto che noi non le immaginiamo, come invece facciamo per tutti gli enti di cui abbiamo un'esperienza di ordine fisico-sensibile. Come lo spieghi?
Questa non è una spiegazione fisica di come si possa trascendere l'esperienza fisica. Hai solo ribadito (la banalità) che noi pensiamo, condendo il tutto con un po' di retorica dal sapore un po' illuminista e un po' nietzscheano sull'infanzia dell'umanità.
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