



1. Non lo nego, ci mancherebbe. Però, se l'oggetto del contendere è la validità delle cinque vie di S. Tommaso per dimostrare l'esistenza di Dio, mi sembra inutile soffermarmi su ciò che sostengono altre correnti filosofiche (a meno che, a tuo parere, non offrano argomenti convincenti per confutare la predetta dimostrazione). Non trovi?
2. Leibniz, come riportato nel testo di Pagani, formula il prs dicendo che nulla esiste senza che abbia i requisiti necessari all'esistenza. Se tu stesso dici che il decadimento del muone ed il successivo emergere dell'elettrone è reso possibile dal fatto che l'energia totale si conserva, mi sembra che il problema non sussista.
Certo (mi riferisco al grassetto), ma quella misura, fatta da quell'osservatore, resta quella e non può essere diversa, se non cambiando il moto e la posizione dell'osservatore.
Perché dovrebbero coincidere? Nell'esempio riportato, l'opera d'arte è distinta dall'artista. Il fatto che sia prodotta 'automaticamente' nello stesso identico istante in cui l'artista la pensa in modo immediato (per "modo immediato" intendo riferirmi al fatto che non c'è una successione di pensieri diversi nel concepire l'opera d'arte) non vuol dire che ci sia un rapporto d'identità fra l'artista e l'opera d'arte.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).




- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


tu la chiami dimostrazione, per me non raggiunge neppure di striscio uno standard dimostrativo.
"requisiti necessari all'esistenza" non capisco cosa veramente significhi.
L'elettrone viene dal mu, osservando generali leggi di conservazione (fra cui l'energia), tali leggi di conservazione non hanno nulla a che fare con il PRS che infatti resta violato.
Esempio: la statua "e' resa possibile" dal marmo, ma l'esistenza del marmo non rende ragione dell'esistenza di nessuna statua.
Inoltre se (PDI + PDNC + ...) implica il PRS e questo viene violato, segue che almeno uno dei principi nelle ipotesi viene violato (modus tollens).
E siccome ne esistono diverse di tali misure ugualmente oggettive cade l'idea di una misura oggettiva della simultaneita' di A e B.Certo (mi riferisco al grassetto), ma quella misura, fatta da quell'osservatore, resta quella e non può essere diversa, se non cambiando il moto e la posizione dell'osservatore.
A e B non ammettono la proprieta della simultaneita', come un punto nello spazio non ha la proprieta' della distanza.
se non coincidono, e non esistendo alcuna "successione", potremo allora con uguale diritto affermare che l'opera d'arte crea l'artista.Perché dovrebbero coincidere? Nell'esempio riportato, l'opera d'arte è distinta dall'artista. Il fatto che sia prodotta 'automaticamente' nello stesso identico istante in cui l'artista la pensa in modo immediato (per "modo immediato" intendo riferirmi al fatto che non c'è una successione di pensieri diversi nel concepire l'opera d'arte) non vuol dire che ci sia un rapporto d'identità fra l'artista e l'opera d'arte.
(argomento simile al piede sulla sabbia eterna: un esempio non fisico che vorrebbe supportare o addirittura dimostrare un accrocchio metafisico...)
If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac


Un ente materiale è sempre ulteriormente determinabile. Nel mondo fisico, nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma. Continuare a dire che questo supposto ente eternamente in atto veda la propria essenza coincidere con la propria esistenza senza essere assolutamente perfetto significa solo ripetere un'assurdità.
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Veramente te lo abbiamo detto in 3, ognuno con il proprio approccio, che tale ente non è contraddittorio. Può essere assurdo dal tuo punto di vista, ma è una possibilità logica non contraddittoria, che è l'unica cosa che rileva, in quanto è una (una delle diverse in realtà..) possibilità logica possibile pertanto alternativa a quella che sostiene il tomismo.
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172




Perché tu, probabilmente, pensi che le dimostrazioni siano solo le dimostrazioni fatte con l'ausilio del metodo matematico-sperimentale. Ma non è una posizione corretta.
L'espressione "requisiti necessari all'esistenza" indica le condizioni di possibilità di un ente.
Se l'elettrone emerge in seguito al decadimento del muone in virtù delle generali leggi di conservazione, la ragione del perché esiste c'è e tanto basta. Poi, francamente, non è che dobbiamo ogni volta mettere in discussione affermazioni filosofiche solo perché i fisici chiamano "principio di causalità" o "principio di ragion sufficiente" principi che non coincidono con la loro originaria formulazione filosofica.
Non vedo come possa cadere: semplicemente, ci sono diverse prospettive e, proprio perché sono diverse, la diversità delle misurazioni che ne risulta non le rende conflittuali.
No, perché è chiara la relazione fra la causa (l'artista) e l'effetto (l'opera d'arte).
Sarebbe ridicolo pretendere un esempio fisico di qualcosa che, se esiste, trascende la dimensione fisica dell'esistenza.
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