











Ma il ping-pong @Placido è materiale o è puro pensiero?
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !




Vabbe dai.. Placido Domingo..buonanotte..si è fatta una certa
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E chi dice che questo esclude che ricaviamo anche la nozione di "essere"?
Anche ammettendo che dalle cose che (ci) sono noi ricaviamo la nozione di "esistenza" (mai negato, d'altronde), questo non significa affatto che noi non ricaviamo anche la nozione di "ente" e la nozione di "essere" né smentisce che, concettualmente, la nozione di "esistenza" sia inclusa in quella di "essere".
In realtà, in una certa misura, la nozione di "esistenza" è convertibile in quella di "essere". E questo è possibile perché concettualmente la nozione di "essere" è antecedente a quella di "esistenza" (cioè l'"essere" comprende l'"esistenza" e l'"esistere").
Se non espliciti che cosa intendi dire, queste sono affermazioni abbastanza fumose. La totalità delle cose che esistono e divengono sono tali perché hanno tutte l'essere: non è un mistero. Se per "principio immanente" (ricordo che l'aggettivo "immanente" significa "insito in qualcosa") intendi il fatto che in ogni cosa ci sia l'essere secondo la natura propria alle singole cose, sfondi una porta aperta.
Pure qui sfondi una porta aperta: io stesso, citando la Vanni Rovighi, ho parlato di esse commune come "la nozione di essere (...) più universale, che si applica a tutte le cose ed esprime il tutto di ognuna, ma in modo indeterminatissimo". E questa è ovviamente un'astrazione.
Te l'ho già detto: non esiste alcuna definizione di "essere" perché quella di "essere" non è una nozione che esprime la realtà di un determinato insieme di enti distinguibili tramite genere prossimo e differenza specifica, ma ciò che è comune a tutti gli enti in quanto tali. Ossia: il fatto di avere l'essere, seppur in molti modi. Sarebbe come chiedere la definizione di "esistere" o di "vivere": non ci sono e, peraltro, entrambi non sono concetti univoci. Prendiamo la nozione di "esistere" o di "esistenza". Vogliamo forse dire che ogni cosa che esiste, cioè ha l'esistenza, esista nello stesso identico modo sempre e comunque? Non è da meno la nozione di "vivere" o di "vita". Tutto ciò che vive, cioè ha vita, vive nello stesso identico modo sempre e comunque? Eppure, in entrambi i casi siamo di fronte a nozioni che esprimono indubbiamente qualcosa di aderente al reale. Poi, se si vuole, possiamo entrare nel merito del concetto intensivo di essere, che è stato uno dei più importanti guadagni del pensiero di S. Tommaso d'Aquino nel suo aspetto eminentemente filosofico, ma finché si considera l'"essere" solo un dato linguistico non so quanto sarebbe proficuo.
Le conoscenze probabili per ovvi motivi non sono conoscenze né immediatamente né mediatamente evidenti. Sono frutto di conclusioni ottenute tramite un ragionamento per analogia con i sillogismi dimostrativi. La validità dei sillogismi dimostrativi è però subordinata alle autoevidenze che li fondano (come si verifica che queste autoevidenze siano effettivamente tali? Tramite il procedimento dell'elenchos, che però tu releghi a mero ed autoreferenziale esercizio linguistico). Tu invece ritieni che le autoevidenze non siano tali (o deprezzi l'autoevidenza ad un dare per scontato che ci sia/esista qualcosa, a seconda dei casi), non avvedendoti che, se riconosci validità alla dimostrazione sillogistico-deduttiva, non puoi non riconoscere validità a ciò che fonda tale dimostrazione, ossia nozioni e principi primi. Altrimenti cadrebbe anche la validità degli stessi sillogismi dimostrativi. E non potremmo avere nemmeno conoscenze probabili perché mancheremmo di un termine di paragone valido.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

