@TheMeroving
Il tuo "sogno" è reale, ma i sogni seguono le regole dei sogni, cioè quelle della logica e parzialmente quelle della fisica.
Quella che tu chiami veglia sembra solo seguire le regole della fisica in modo più stringente.


@TheMeroving
Il tuo "sogno" è reale, ma i sogni seguono le regole dei sogni, cioè quelle della logica e parzialmente quelle della fisica.
Quella che tu chiami veglia sembra solo seguire le regole della fisica in modo più stringente.
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Questo perché i sogni sono il prodotto di una volontà (sebbene scarsamente consapevole).
Invece la materia stupida non può che seguire pedissequamente le leggi della fisica, ma non c'è motivo alcuno di chiudersi in questa gabbia.
Certe volte penso che l'unico motivo sia la paura di farsi prendere in giro dal compagno di banco.
Personalità come Platone e Porfirio sono giunte fino a noi, ma chissà quanti come voi sono spariti dalla memoria.
Purtroppo oggi la tecnologia ha aumentato enormemente anche la resilienza delle idee stupide.
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NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
“Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
"Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


Fuochino.
Hai azzeccato che è un aspetto, ma non "almeno" ma "solo" uno. Al primo ente creato ne basta uno per essere distinto dall'ente creatore.
Il problema però è che tu vedi la creazione come un'addizione, perché non ci sono enti finiti e ne viene aggiunto uno.
Certo, anche, ma non è solo un'addizione.
Perché noi sappiamo che all'Essere infinito non si può aggiungere nulla (altrimenti non sarebbe infinito). Se accetti questa definizione
allora sei prossimo, altrimenti va risolta.
Se l'accetto il quesito è: Lato materia è un'addizione e Lato Dio?
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mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


Anche ai tempi antichi, quando pensavano che la sede dei pensieri fosse il cuore, lo pensavano per motivi fisiologici, quindi la connessione pensiero corpo, non è una novità moderna, la novità moderna sta solo nella maggiore precisione.
Ma tutto questo, resta in ogni caso un pensato, non si può uscire dal pensiero per trovare la materia.
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Non m'interessano i tuoi attacchi personali, o sei in grado di confutare le mie argomentazioni, entrando nel merito, oppure, ripeto, fai prima ad abbandonare la discussione. Se sei bravo nelle formulette, ma non sei bravo a replicare alle argomentazioni dei tuoi interlocutori scrivendo in italiano non è un mio problema: trovati un interlocutore che discute con le formulette. Come già detto, non sei obbligato a confrontarti con me.
Mi dispiace essere brusco, ma quello che continua a non capire sei tu: con gli esempi che ti ho fatto ho dimostrato in primis che non esiste alcun nesso necessario fra l'essere in atto e l'essere nel tempo. Capito? Tu hai messo in relazione la temporalità e l'essere in atto, facendo intendere - o comunque questa era l'impressione - che fossero strettamente e necessariamente connessi, ma non è così.
In secondo luogo, quando tu parli di "atemporalità" della potenza fisica, stai ricorrendo ad un'espressione impropria perché, se il discorso verte sugli enti presenti nella nostra dimensione spazio-temporale, la potenza è insita in un ente che è pur sempre nel tempo. Si può parlare di atemporalità della potenza solo nel senso che non è detto che ci sia un momento preciso nel tempo in cui la potenza trova realizzazione (ammesso che la trovi), ma la cosa inizia e finisce qui.
Questo non crea nessun tipo di problema perché la potenza passiva trova realizzazione sempre in virtù di qualcosa che, invece, è già in atto e ciò è possibile perché la potenza non è un puro nulla, ma è una capacità reale inespressa presente nell'ente, che tra l'altro è nel tempo.
Invece è proprio quello il punto. La relatività non ha minimamente posto in discussione la solidità e la realtà dei principi primi. La relatività di Einstein ci dice solo che le misure dei fenomeni naturali che noi possiamo effettuare dipendono dalla nostra posizione e dal nostro movimento. Cosa c'entra questo con l'essere intellegibile? Pensi che questo renda ipoteticamente possibile che qualcosa possa essere e non essere simultaneamente e sotto lo stesso aspetto? Che il medesimo ente non sia uguale a se stesso?
Purtroppo sì e conosco pure gli innumerevoli danni che ha fatto (anche se lui probabilmente, in parte, aveva intenzioni opposte agli effetti che il kantismo ha provocato).
Sciocchezze, ma non posso attendermi molto di diverso da uno che ritiene che la relatività possa mettere in discussione i principi primi dell'essere e della conoscenza.
Affermazioni del tutto gratuite che non meriterebbero la minima considerazione. Tu - come ogni essere umano - hai la nozione di qualcosa di reale ma inespresso e quella di qualcosa di realizzato. Ce l'hai perché le sperimenti ogni giorno nella tua vita, anche su te stesso. E quelle nozioni Aristotele le ha chiamate "potenza" ed "atto". Se non ti piace questa terminologia, inventatene un'altra, se ne sei grado, ma esprimerai sempre - vuoi o non vuoi - quelle due nozioni.
CVD. Probabilmente, tu non sei nemmeno sicuro di esistere.
Ma tanto se non siamo certi del pdi e del pdnc, perché dovremmo essere certi delle tue formulette o di chatgpt? Ecco le contraddizioni in cui scadi.
Non lo ha fatto, altrimenti avrebbe dimostrato che il nulla è reale o che la contraddizione è possibile. Ma, a quanto pare, tu sei in questo ordine di idee assurdo.
Dipende in che senso lo intendi, ma se parliamo dell'essere, di ontologia, le "regole" non cambiano - né potrebbero cambiare.
Guarda che la contraddittorietà del dubbio universale l'ha già mostrata Sant'Agostino secoli fa, prima di giocare a fare lo scettico magari aprilo un libro sulla filosofia patristica o scolastica.
Questa risposta conferma ulteriormente che te la fai troppo addosso all'idea di essere completamente nell'errore.
Invece lo è perché, se un ente esiste, l'esistenza di questo ente non può dipendere dal nulla (perché il nulla non esiste) e, al tempo stesso, un ente non può essere simultaneamente causa ed effetto di sé medesimo.
Contenitore e contenuto non possono e non potranno mai violare le leggi dell'essere.
E tu studiati i testi di quegli studiosi che hanno dimostrato che il pdt è tutt'ora valido. Non che ci volesse un "genio": è talmente semplice...una cosa o è o non è, tertium non datur.
In bocca a gente che dubita del pdi e del pdnc, vero e falso sono solo flatus vocis.
Non c'è nessuna gratuità nella mia affermazione, ma come al solito il problema è che tu non riconosci il fondamento reale delle nozioni e dei principi primi.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

