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Discussione: Fede o scienza?

  1. #7441
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    su chi piscia piu lontano fra i filosofi e gli scienziati mi sembra non possano esserci dubbi, i filosofi non riescono neppure a pisciare oltre i loro stessi piedi

    scherzi a parte ne leibniz ne altri dimostrano nulla al riguardo e sembra difficile possano farlo dato che il PRS si riferisce a DUE eventi successivi non uno solo e non si vede come possa ricondursi ad affermazioni riguardo a uno solo. La sua formulazione concide con quella che tu stesso hai usato in almeno in un paio di post recenti, ha un significato chiaro e non obiezioni al riguardo perche e' uguale alla mia. La storia del PRS mi sembra irrilevante.
    Leibniz dice letteralmente che nulla è senza che abbia i requisiti necessari affinché esista. E quali sono questi requisiti necessari? Identità e non contraddizione.

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    Nella scatola ritrovi tutto e solo cio che ci hai infilato.
    Ma i concetti non sono scatole, se non per metafora.

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    tale selvaggi e' anteriore al '64 per cui certe cose non le poteva sapere (bell pubblica appunto nel 64 i suoi teoremi), di altri fisici tomisti non ho notizia.
    Ma p. Selvaggi non sposava l'ipotesi delle variabili nascoste che, se non erro, era già stata formulata da Bohm negli anni '50. O meglio: inizialmente Selvaggi riteneva che quello della mq fosse un indeterminismo solamente epistemico ma poi, come dice l'articolo-recensione che ho linkato, ammise che si fosse di fronte ad un indeterminismo intrinseco ai fenomeni stessi. Comunque, p. Selvaggi è morto nel '93, quindi ha fatto in tempo a vedere tutti i progressi compiuti in questo campo.
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  2. #7442
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    @TheMeroving

    Nel XIII secolo Aristotele era il fulcro di un emerito ciufolo, visto che Tommaso ha dovuto sudare sette camicie per farlo accettare.
    Mi sembra che ci sia riuscito piuttosto bene!

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  3. #7443
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    1) L'unicità di Dio è dimostrata dal fatto che se, per ipotesi, ci fossero due (o più) divinità, esse avrebbero necessariamente le stesse identiche caratteristiche (altrimenti non sarebbero divinità). Ma una cosa si distingue dall'altra se e perché ha qualcosa di differente e, pertanto, risulta impossibile che ci sia più di un Dio. Il problema che tu poni è quello dell'infinità di Dio, che è una questione diversa.

    2a) Ma Dio è la sua stessa natura ("natura" è solo un altro modo per dire "essenza"). Quindi non c'è alcuna dipendenza.

    2b) Che cos'è Dio? Dio è l'Essere stesso sussistente. Trascende tutti i generi e le specie.
    1) potrebbero esserci più divinità con potenze di crrazione diverse. Ricordi U famosi "motori di subparticelle"?

    2a) è come dire che Dio non può tradire se stesso ovvero uno dei suoi aspetti logici ovvero la sua essenza. Questo vuol dire che è dipendente da sé stesso? In un certo senso si perché non può scegliere di essere qualcosa di diverso da ciò che è.

    2b) questo non vuol dire che non sia "qualcosa" (buono, giusto ecc) e che non lo sia ad un certo grado.

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  4. #7444
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Anche se diamo per buono che col suo latino medievale volesse dire: “ciò che l’intelletto innanzitutto percepisce come notissimo è l’ente”, resta il fatto che questo "notissimo" si percepisce in modo generico, indeterminato e “confuso”, come hai detto tu. Qual è il primo passaggio necessario ad uscire da questa indeterminatezza e confusione, se non il nominarlo, associandogli una parola? E non si può negare che tutta la “conoscenza” che si può ottenere di questo essere discenda dalle potenzialità della parola stessa, e sia inseparabile da essa. A differenza della conoscenza delle cose, di cui certo possiamo avere diversi livelli, ma tutti con un referente concreto nelle cose stesse, questo non si può dire dell’essere (che peraltro non è nemmeno una cosa).
    Ho già descritto qui sotto, seppur sinteticamente, i passaggi successivi all'acquisizione della nozione indeterminata di "essere":

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Ogni nozione o concetto implica necessariamente, da parte nostra, un'astrazione universalizzatrice del singolare conosciuto. La nozione di "essere" non fa eccezione. Questa nozione, inizialmente, l'abbiamo indistintamente nell'abstractio totalis all'origine della nostra attività intellettiva, che prescinde completamente dalle note individuanti dell'oggetto conosciuto. Poi, la riguadagniamo nel terzo grado dell'abstractio formalis. In quest'ultimo grado di astrazione, noi passiamo dall'informe al distinto e formalizziamo ciò che, inizialmente, abbiamo colto in modo indeterminato. Il nostro intelletto mantiene un costante riferimento all'oggetto conosciuto in questo processo astrattivo in virtù del quale ricava la nozione di "ente" e quella di "essere". Il passaggio è questo: noi vediamo per la prima volta in vita nostra - li cito a titolo meramente esemplificativo - un animale, un tavolo, un essere umano, una pianta, una roccia…inizialmente, non abbiamo idea di che cosa siano questi oggetti. Sappiamo solo della loro presenza: cioè che sono davanti a noi. Qui cogliamo la nozione di "ente" e quella di "essere" in modo ancora confuso o indeterminato. Poi, progredendo la nostra conoscenza, iniziamo ad individuare gli aspetti particolari di quelle cose. Queste peculiarità saranno, a loro volta, universalizzate dalla nostra astrazione. Perciò, diremo che quell'oggetto particolare è un animale, quell'altro è un tavolo, quell'altro ancora è un essere umano, quell'altro è una pianta e quell'altro ancora è una roccia. Queste parole sono i segni con cui noi indicheremo i concetti che abbiamo ricavato tramite la nostra astrazione. Poi, la nostra mente astrarrà ulteriormente ciò che connota universalmente e necessariamente tutte queste cose che, precedentemente, abbiamo determinato: è a questo livello di astrazione che iniziamo ad acquisire una nozione più rigorosa dell'ente e dell'essere. Se è vero che si può riflettere sul pensiero e sul linguaggio, questo non toglie che l'uno e l'altro rimandino sempre, direttamente o indirettamente, all'esperienza della realtà nella sua originalità ed immediatezza. In altri termini, se noi parliamo di "ente" e di "essere", lo facciamo perché queste nozioni le abbiamo ricavate sulla base della nostra stessa esperienza.
    Sicuramente l'"essere" non è una cosa, ma la nostra mente non ha affatto difficoltà a capire che l'essere è ciò che connota ogni cosa in quanto tale. Tant'è che, se noi parliamo di "essere determinato" o di "essere dell'ente", sappiamo che, nel primo caso, si sta parlando di un ente concreto con determinate caratteristiche che lo distinguono dagli altri mentre, nel secondo, che si sta parlando o di ciò in virtù di cui un determinato ente è tale (nozione di "essenza") oppure la sua esistenza. Quelle che chiami le "potenzialità" della parola confermano e non smentiscono che la nozione indicata da tale parola è trascendentale. Altrimenti, banalmente, non potresti "applicarla" necessariamente ad ogni cosa.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    La comprensione delle cose non cambia se cambia il loro nome, la comprensione dell’essere invece dipende dalla parola essere e dalla sua morfologia, senza le quali resterebbe una percezione indeterminata e confusa.
    Quel qualcosa "in più" che sai, una volta che passi dal confuso al distinto nella determinazione del concetto dell'ente conosciuto, però, guarda caso, è sempre compreso nella nozione di "essere" o di "ente".

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Non l’ho elusa: per stabilire se qualcuno è nazista, ci si accorda su ciò che significa “nazista” partendo dai dati disponibili (in questo caso storici). Il passabile grado di oggettività si basa su quell’accordo. Tu invece come faresti?
    Mi sembra, invece, che tu l'abbia elusa. Ovviamente, si può discutere che cosa significhi essere "nazista" ed altrettanto certamente lo si può fare partendo dai dati di fatto che la storia ci offre, ma non si può considerare oggettiva la conclusione di un determinato ragionamento senza un parametro in virtù del quale è possibile capire cos'è vero e cosa non lo è, cos'è certo e cosa non lo è, cos'è dimostrato, cosa non lo è e cosa è probabile. Altrimenti non c'è alcuna oggettività, ma solo arbitrarietà.
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  5. #7445
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    Berkeley e Schopenhauer sono filosofi del risentimento davanti allo sfacelo, non vanno presi del tutto sul serio.

    Invece i tre tenori + Leibniz sono il meglio che l'umanità ha prodotto per sperare di fondare etica e politica.
    Si ma anche liebniz postula l'esistenza delle monadi. Voialtri non fate altro che postulare..

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  6. #7446
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    Che genere di risultati dovrebbe portare la filosofia?
    Come la matematica fornisce strumenti per modellizzare la realtà dovrebbe fornire strumenti per capire i diversi tipi di modelli.
    Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna

  7. #7447
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Si ma anche liebniz postula l'esistenza delle monadi. Voialtri non fate altro che postulare..

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    Adesso come adesso postulano un po di attenzione per essere ascoltati.
    Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna

  8. #7448
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Si ma anche liebniz postula l'esistenza delle monadi. Voialtri non fate altro che postulare..

    Inviato dal mio SM-A536B utilizzando Tapatalk
    Non c'è nessun postulato, a forza di dividere non restano che monadi spirituali.

  9. #7449
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    @Darwin

    Non c'entra un tubo, perché ti sto proprio facendo notare che nessuno ha mai impedito agli scienziati di fare come gli pare, gli "ingegni minuti" ci sono sempre stati.

    Quando ci sono state le condizioni (del tutto a prescindere da Aristotele e soci) si è sviluppata la scienza moderna, che come CONSEGUENZA ha avuto il decadimento di un certo tipo di filosofia.

    Continui a scambiare le cause con gli effetti, inutile che mi tiri fuori sempre la solita minestra ideologica.
    Non è una minestra ideologica è la spiegazione di quello che è successo.
    Un certo tipo di approccio appena ha avuto la possibilità di essere applicato con continuità e con gli strumenti giusti (presente sempre Galileo e l'utilizzo della matematica) ha cominciato a dare risposte quantitative su determinate argomenti , e la risposta quantitativa si può utilizzare praticamente mentre quella qualitativa serve quasi sempre per parlare.
    Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna

  10. #7450
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Darwin Visualizza Messaggio
    Come la matematica fornisce strumenti per modellizzare la realtà dovrebbe fornire strumenti per capire i diversi tipi di modelli.
    Lo fa, a meno che l'obiettivo sia l'applicazione tecnologica. Immagino che l'articolo su Leibniz e l'ontologia informatica che ho postato non ti sia sfuggito, vero?

 

 
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