
Originariamente Scritto da
Gunthr
Si può rispondere invece che “se il pdi fosse "relativo" - cioè, non necessario, universale, certo, oggettivo..., se non per nostra "attribuzione" arbitraria -, vorrebbe dire che non è detto che ogni cosa sia uguale a se stessa e vorrebbe pure dire che una stessa cosa possa essere e non essere simultaneamente e sotto il medesimo aspetto”?
Certamente no, perché se il pdi fosse relativo - relativo ai criteri con cui l’uomo conosce la realtà (individuazione di identità, elaborazione di definizioni ecc.) - e non anche una sorta di legge della realtà, non avrebbe alcun senso parlare di “cose”, e quindi nemmeno di contraddizione fra modi di esistenza delle “cose”, se non appunto a proposito della realtà filtrata e interpretata dai sensi e dall’intelletto umano.
Ma che questa sia la realtà nella sua assoluta oggettività, cioè anche a prescindere dal punto di vista umano, non possiamo certo darlo per scontato. Non vedo come si potrebbe eludere questo aspetto. Per spiegarlo con un’immagine, noi abbiamo evidenza che esistono le costellazioni, le distinguiamo e le nominiamo, e tuttavia oggi sappiamo che al di fuori della prospettiva umana non esistono, se non appunto come effetto prospettico, come effetto del nostro sguardo, che organizza in un’identità elementi originariamente irrelati. Il pdi, come tutti i mezzi intellettuali e sensibili con cui l’uomo conosce, costituisce lo sguardo, e la realtà, come tu stesso seppur a fatica ammetti, non è la descrizione della realtà. Questo ovviamente non significa che la realtà non esista o sia illusoria, significa semplicemente che è una realtà percepita, elaborata e conosciuta da noi, e che dunque riceve la nostra impronta.