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Discussione: Fede o scienza?

  1. #11321
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Se estrapoli un pezzo.... devo citare i passaggi singoli ? Ti assicuro che è quanto ti ho scritto la tesi di Harari in quel libro.
    c'è letteralmente scritto che Harari non sa dove andremo a finire ("La storia non ha ancora deciso dove finiremo, e per una serie di coincidenze potremmo essere indotti a rotolare sia una direzione sia nell’altra"), sostiene come tutti gli ecologisti piagnucoloni che"Dato che gli umani usano le loro capacità per contrastare le forze della natura e piegare l’ecosistema alle loro necessità e capricci, potrebbero causare effetti collaterali sempre più imprevisti e pericolosi. Che potrebbero essere controllati solo a spese di manipolazioni ancora più drastiche dell’ecosistema, causando un caos ancora peggiore", come può contraddirsi scrivendo che la via è segnata? dove lo scrive? mi fai vedere un passaggio dove lo sostiene? perché tutta la carrellata storica sul passato non implica la predizione di un'umanità unificata pacificamente, che molto probabilmente hai dedotto tu nella tua testa (se avesse scritto che considera inevitabile l'unificazione pacifica dell'umanità contraddirebbe totalmente le conclusioni incerte e dubbiose che ho visto e riportato qui poco fa, per cui sono proprio curioso di vedere da quali espressioni testuali hai tratto questa presunta idea di Harari)

  2. #11322
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Infatti gli anarchici credono ad una narrazione diversa, ma sono minoranza, se dovessero diventare estrema maggioranza, addio narrazione "Italia".
    gli anarchici sono costretti a tifare sollevazione anarchica all'unisono di tutta l'umanità (e connessa rivoluzione antropologica altrimenti ritorniamo daccapo agli antichi amori in risposta al caos conflittuale conseguente) perché sanno benissimo cosa vuol dire collasso dell'apparato gerarchico-militare con intrusione di poteri gerarchico-militari esterni (e abbiamo ben nota davanti agli occhi l'inefficienza degli anarchici di fronte alle macchine da guerra gerarchiche, non importa se "borghesi" o leniniste)

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Personalmente se devo fare una previsione sul ungo termine, prossimi 5 secoli, se prima non ci autodistruggeremo, immagino una decina massimo di macrostati, non immagino uno stato mondiale unico, a meno che non avremo una invasione aliena.
    vuoi dirmi che per tutto questo tempo quando parlavi della tendenza all'unificazione dell'umanità parlavi di "pochi macrostati"? io credevo avessi in mente la scomparsa del pluralismo delle grandi potenze in favore di uno Stato unico mondiale, questo è un colossale spostamento di goalpost; ai "pochi Stati giganti che dettano legge" (quelli piccoli subalterni non sono davvero rilevanti se non come pedine dei suddetti) ci siamo arrivati già nel Novecento, e comporta l'equilibrio del terrore nucleare senza devoluzione della sovranità militare a un potere unico sopraelevato

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Continui a fare esempi contingenti, non so che altro dirti se non rimandarti alla storia millenaria dell'umanità.
    nella "storia millenaria dell'umanità" un problema ecologico non si era mai posto, ora si è posto; evidentemente la logica da tacchino induttivista di estendere la tendenza del passato al futuro non funziona quando lo sviluppo tecnologico che ha riempito le pance minaccia di creare problemi senza precedenti e non previsti (ancora a metà Novecento nessuno ne parlava) all'umanità come paventato da Harari nel tuo libro

  3. #11323
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    se prima non ci autodistruggeremo
    ...tra l'altro questa non è una ammissione abbastanza grossa di pessimismo che contraddice tutto il discorso sulla "tendenza ineluttabile"?

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    prossimi 5 secoli
    in cinque secoli c'è tempo di determinare sviluppi tecnologici che rendono possibili i paesaggi più distopici; quello che negavo io comunque non era a priori l'unificazione dell'umanità, ma l'unificazione pacifica con devoluzione spontanea da parte di tutti delle armi a un soggetto terzo sopraelevato (se in questo tempo così lungo alcuni riusciranno a ideare armi che annientano l'avversario senza possibilità di rappresaglia c'è poco dubbio che verranno usate, similmente a come il divario tecnologico ha reso possibile l'impunita epopea coloniale di saccheggio e sterminio nei secoli dell'era moderna; come quando le tribù di selvaggi nudi venivano prese a cannonate l'argomento "non vi conviene fare i cattivi altrimenti si abbatterà su di voi la rappresaglia come da teoria dei giochi" in tal caso non varrà più)

  4. #11324
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    prima Aladar richiama alla "tendenza dell'umanità nei millenni", poi adesso evoca la possibilità dell'autodistruzione della specie umana; eppure nei millenni in cui l'umanità non era globalizzata e viveva confinata nella propria comunità tribale questa possibilità di autodistruzione della specie non c'era; forse che la "tendenza verso il meglio che col passare dei secoli e dei millenni ha riempito sempre di più le pance e reso sempre più comoda la vita" è arrivata a un punto contenente possibilità inaudite che scombinano la pretesa "visto che le condizioni materiali sono sempre andate migliorando ne consegue che miglioreranno sempre anche in futuro"?

  5. #11325
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Stai continuando a reiterare la fallacia del gusto vs ragione.
    I contratti esistono (anche se non esiste il pezzo di carta), si formano e si trasformano secondo modalità più o meno violente, ma non sono tutti uguali e appetibili diversamente in base al gusto come se si trattasse del gelato al pistacchio.
    Si possono formulare opinioni fondate su ragione circa i loro diversi gradi di utilità nei diversi contesti ambientali.
    Una forma di organizzazione sociale basata sui tagliatori di teste va bene nel Borneo, ma non funziona bene in società più complesse come quelle europee. Si può argomentare sul perché non funzionano e si può farlo senza tirare in ballo banalità come "siete i soliti progressisti buonisti e bamboccioni, mentre noi siamo i fighi post moderni esteti del male che trionfa sempre".


    Inviato dal mio SM-A536B utilizzando Tapatalk
    qual è il tuo criterio per stabilire quand'è che il contratto sociale è rispettato e quando non lo è? il contratto muore quando le istituzioni vengono rovesciate e rimpiazzate da altre?

  6. #11326
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Così come è una fantasia filo russa ritenere che Trump sia un pupazzo nelle mani di Putin e quindi pronto a soddisfare qualunque sua voglia.
    no, stavo ironizzando sui progressisti che credono questo, io so soltanto che è un fatto che Trump si attornia di propagandisti filorussi

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Nessuna amministrazione americana vuole l'escalation nucleare ma nemmeno vuole ridurre gli usa al rango di potenza secondaria. Se Trump riuscirà ad apparire come il pacificatore che ha messo a tacere Putin senza grosse concessioni di rilievo allora non ci saranno conseguenze. Altrimenti le conseguenze ci saranno eccome. E l'uomo non sembra tipo da lasciarsi influenzare da bluff così grossolani come quelli della guerra atomica.
    Del resto l'arsenale atomico le due super potenze, usa e urss, se le sono costruite proprio per non essere costrette a cedere ai ricatti nuclelari dell' altra!
    Se prima Putin aveva buon gioco a fare il "Sono il matto fascistoide che gioca con le atomiche" adesso i matti fascistoidi sono due!

    Inviato dal mio SM-A536B utilizzando Tapatalk
    l'Ucraina è vitale per la Russia che ce l'ha alle sue porte di casa, non lo è per gli Stati Uniti, da cui il differenziale di risolutezza già visto nel 2022 (si è disposti alla distruzione reciproca per ciò a cui teniamo, molto meno per ciò a cui non teniamo)

    che Trump si sveli "più risoluto di Biden perché è fascista" è la pia illusione di chi cerca di trovare un silver lining, un lato positivo nella sua elezione; in realtà in quanto fascista non condivide l'angoscia progressista nei confronti dell'autocrate omotransfobico ed è più incline ad attuare logiche kissingeriane di accordo sporco con Putin a scapito della Cina, "most consequential strategic competitor" degli Stati Uniti per economia e demografia

  7. #11327
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    c'è letteralmente scritto che Harari non sa dove andremo a finire ("La storia non ha ancora deciso dove finiremo, e per una serie di coincidenze potremmo essere indotti a rotolare sia una direzione sia nell’altra"), sostiene come tutti gli ecologisti piagnucoloni che"Dato che gli umani usano le loro capacità per contrastare le forze della natura e piegare l’ecosistema alle loro necessità e capricci, potrebbero causare effetti collaterali sempre più imprevisti e pericolosi. Che potrebbero essere controllati solo a spese di manipolazioni ancora più drastiche dell’ecosistema, causando un caos ancora peggiore", come può contraddirsi scrivendo che la via è segnata? dove lo scrive? mi fai vedere un passaggio dove lo sostiene? perché tutta la carrellata storica sul passato non implica la predizione di un'umanità unificata pacificamente, che molto probabilmente hai dedotto tu nella tua testa (se avesse scritto che considera inevitabile l'unificazione pacifica dell'umanità contraddirebbe totalmente le conclusioni incerte e dubbiose che ho visto e riportato qui poco fa, per cui sono proprio curioso di vedere da quali espressioni testuali hai tratto questa presunta idea di Harari)
    Quello che ho riportato l'ho preso dal suo libro. Non si contraddice, sono contesti diversi.

    Comunque ecco alcuni riferimenti il primo si riferisce all'unità globale:


    Oggi quasi tutti gli umani condividono lo stesso sistema geopolitico (l’intero pianeta è suddiviso in stati riconosciuti a livello internazionale), lo stesso sistema economico (le forze del mercato capitalista modellano persino gli angoli più sperduti del globo), lo stesso sistema legislativo (i diritti umani e la legge internazionale sono validi ovunque, almeno teoricamente) e lo stesso sistema scientifico (in Iran, Israele, Australia e Argentina gli esperti hanno esattamente le stesse basi teoriche circa la struttura dell’atomo o la cura della tubercolosi). La cultura globale non è omogenea. Proprio come un corpo contiene molti tipi diversi di organi e di cellule, così la nostra cultura globale contiene numerosi e diversi stili di vita e di persone, dagli operatori di borsa di New York ai pastori afghani. Eppure tutti costoro sono collegati strettamente e si influenzano gli uni con gli altri in una miriade di modi. Anche se continuano a discutere e a combattere, discutono usando gli stessi concetti e combattono usando le stesse armi. Un vero “scontro di civiltà” è come il proverbiale dialogo fra sordi. Nessuno riesce ad afferrare quello che l’altro sta dicendo. Oggi, quando l’Iran e gli Stati Uniti fanno volteggiare le spade l’uno contro l’altro, parlano entrambi il linguaggio degli stati nazionali, delle economie capitaliste, dei diritti internazionali e della fisica nucleare. Si parla ancora molto di culture “autentiche”: ma, se per “autentico” intendiamo qualcosa che si è sviluppato in modo autonomo e che consiste di tradizioni locali antiche, libere da influssi esterni, bisogna affermare che non è rimasta nessuna cultura autentica sulla Terra. Nel corso degli ultimi secoli, tutte le culture sono state trasformate, fino a divenire quasi irriconoscibili, da un profluvio di influenze globali. Uno degli esempi più interessanti di questa globalizzazione è la cucina “etnica”. In un ristorante italiano ci aspettiamo di trovare spaghetti con salsa di pomodoro; in ristoranti polacchi o irlandesi, tante patate; in un ristorante argentino, di poter scegliere tra dozzine di tipi di bistecche di manzo; in un ristorante indiano, il peperoncino incorporato in qualsiasi altra combinazione di spezie; e in ogni caffè svizzero la specialità è una tazza di densa cioccolata calda sormontata da abbondante panna montata. Ma nessuno di questi alimenti, in realtà, è nato nei paesi citati. I pomodori, i peperoncini rossi e il cacao sono tutti di origine messicana; sono arrivati in Europa e in Asia solo dopo che gli spagnoli hanno conquistato il Messico. Giulio Cesare e Dante Alighieri non hanno mai arrotolato degli spaghetti con le loro forchette (le forchette peraltro non c’erano ancora); Guglielmo Tell non ha mai assaggiato la cioccolata; e Buddha non ha mai esaltato il gusto del proprio cibo con i peperoncini. Le patate sono arrivate in Polonia e in Irlanda non più di quattrocento anni fa. L’unica bistecca che si poteva ottenere in Argentina nel 1492 era di carne di lama. I film di Hollywood hanno divulgato un’immagine degli indiani delle praterie come provetti cavallerizzi che attaccano coraggiosamente le carovane dei pionieri europei per proteggere i costumi dei propri antenati. Questi nativi americani a cavallo non erano però i difensori di qualche antica e autentica cultura. Erano invece il prodotto di una poderosa rivoluzione militare e politica che percorse le praterie del Nord America occidentale nel Seicento e nel Settecento, in seguito all’arrivo dei cavalli europei. Nel 1492 non c’erano cavalli in America. La cultura dei Sioux e degli Apache nell’Ottocento possiede tante caratteristiche affascinanti, ma era una cultura moderna – un risultato di forze globali – molto più di quanto non fosse “autentica”. La visione globale Dal punto di vista pratico il più importante passo avanti nel processo di globalizzazione si ebbe negli ultimi secoli, quando gli imperi s’ingrandirono e il commercio si intensificò. Tra i popoli del mondo afroasiatico, americano, australiano e oceanico si formarono legami sempre più stretti. Così il peperoncino rosso arrivò nel cibo indiano e le mucche spagnole cominciarono a brucare l’erba in Argentina. Tuttavia, da un punto di vista ideologico, uno sviluppo ancor più determinante era avvenuto durante il I millennio a.C., quando si radicò l’idea di un ordine universale. Prima, per migliaia di anni, la storia aveva già cominciato a muoversi lentamente in direzione dell’unità globale, ma l’idea di un ordine universale che reggesse il mondo intero era ancora estranea alla mentalità comune. Homo sapiens si è evoluto pensando che la gente fosse divisa in “noi” e “loro”. “Noi” si riferiva al gruppo nelle immediate vicinanze, chiunque noi fossimo, mentre “loro” era riferito a tutti gli altri. In realtà nessun animale sociale è mai spinto da interesse nei confronti dell’intera specie cui appartiene. Non è che gli scimpanzé si curino degli interessi della specie scimpanzé; nessuna lumaca alzerà mai un tentacolo in nome della comunità mondiale delle lumache; a un leone, maschio alfa di un branco, non è mai venuto in mente di voler diventare il re di tutti i leoni; e all’entrata di un alveare non troveremo mai lo slogan “Api operaie di tutto il mondo, unitevi!” Ma, a partire dalla Rivoluzione cognitiva, Homo sapiens mostrò sotto questo aspetto una tendenza tutta propria e sempre più spiccata. Gli individui cominciarono a cooperare stabilmente con degli estranei, che essi consideravano “fratelli” o “amici”. Una fratellanza, peraltro, che non era universale. Da qualche parte, in quella vallata laggiù o al di là dei monti, si poteva ancora pensare che ci fossero “loro”. Quando il primo faraone, Menes, unificò l’Egitto intorno al 3000 a.C., fu chiaro che a quel punto gli Egizi e l’Egitto avevano un confine, e oltre quel confine erano appostati i “barbari”. I barbari erano stranieri, minacciosi e interessanti solo nella misura della terra che possedevano o delle risorse che l’Egitto voleva. Tutti gli ordini costituiti immaginari che i popoli hanno creato hanno sempre teso a ignorare una parte sostanziale dell’umanità. Il I millennio a.C. vide la comparsa di tre potenziali ordini universali; i loro fautori ebbero la fantasia di immaginare per la prima volta che l’intero mondo e l’intera razza umana potessero essere una singola unità governabile da un’unica serie di leggi. Tutti erano diventati “noi”, almeno potenzialmente. Non c’erano più dei “loro”. Il primo ordine universale che comparve fu di tipo economico: l’ordine monetario. Il secondo fu di tipo politico: l’ordine imperiale. Il terzo fu di tipo religioso: l’ordine delle religioni universali come il buddhismo, il cristianesimo e l’islam. Mercanti, conquistatori e profeti furono le prime persone che riuscirono a trascendere la divisione evoluzionistica binaria, “noi in contrapposizione a loro”, e a prevedere una potenziale unitarietà del genere umano. Per i mercanti, l’intero mondo diventava un unico mercato e tutti gli umani erano potenziali clienti. Essi cercarono di istituire un ordine economico che fosse applicabile a tutti e dovunque. Per i conquistatori, l’intero mondo diventava un unico impero dove tutti gli umani erano potenziali sudditi. E, per i profeti, nel mondo intero esisteva un’unica verità, e tutti gli umani erano dei potenziali credenti. Anche i profeti cercarono di istituire un ordine mondiale applicabile a tutti e dovunque. Nel corso degli ultimi tre millenni, si sono fatti tentativi sempre più ambiziosi per realizzare quella visione globale. I prossimi tre capitoli discutono i modi e le forme in cui si diffusero il denaro, gli imperi e le religioni universali. Cominceremo parlando del più grande conquistatore della storia, un conquistatore dotato di una straordinaria tolleranza e adattabilità, e capace di trasformare le persone in ardenti discepoli. Tale conquistatore è il denaro. Anche coloro che non credono nello stesso dio o che non obbediscono allo stesso re, sono più che desiderosi di usare lo stesso denaro. Osama Bin Laden, malgrado tutto il suo odio per la cultura americana, per la religione americana e per la politica americana, aveva una grande passione per i dollari americani. Come fu che il denaro riuscì là dove gli dèi e i re avevano fallito?

    Harari, Yuval Noah. Sapiens. Da animali a dèi: Breve storia dell'umanità. Nuova edizione riveduta (pp.214-218). Bompiani. Edizione del Kindle.
    costituito”. Le norme sociali che le sostenevano non si basavano né su istinti radicati né su relazioni personali, ma su un comune credo in miti condivisi. Come fanno i miti a sostenere interi imperi? Abbiamo già trattato un esempio di questo tipo: la Peugeot. Esaminiamo ora due dei più noti miti della storia: il Codice di Hammurabi del 1776 circa a.C., che servì da manuale di cooperazione per centinaia di migliaia di antichi Babilonesi, e la Dichiarazione d’indipendenza americana del 1776 d.C., che tuttora serve da manuale di cooperazione per centinaia di milioni di americani moderni. Nel 1776 a.C. Babilonia era la più grande città del mondo. Probabilmente anche l’impero babilonese era il più grande esistente, con oltre un milione di sudditi. Copriva gran parte della Mesopotamia, comprendendo il grosso dell’attuale Iraq e alcune regioni della Siria e dell’Iran attuali. Il re babilonese oggi più famoso è Hammurabi. La sua fama è dovuta principalmente al testo che porta il suo nome, il Codice di Hammurabi. Era una raccolta di leggi e di sentenze giudiziarie i cui obiettivi erano presentare Hammurabi come modello del giusto re; costituire la base per un più uniforme sistema giudiziario che valesse per tutto l’impero; infine insegnare alle future generazioni che cosa fosse la giustizia e come dovesse agire un sovrano giusto. Le future generazioni infatti ne tennero conto. L’élite intellettuale e burocratica dell’antica Mesopotamia fece di questo testo il proprio canone, e gli scribi continuarono a copiarlo per molto tempo anche dopo che Hammurabi era morto e il suo impero era ridotto in rovine. Il Codice di Hammurabi costituisce dunque una fonte preziosa per comprendere quale concetto gli antichi mesopotamici avessero dell’ordine sociale.35

    Harari, Yuval Noah. Sapiens. Da animali a dèi: Breve storia dell'umanità. Nuova edizione riveduta (pp.139-140). Bompiani. Edizione del Kindle.


    È possibile che i propugnatori dell’eguaglianza e dei diritti umani si sentano sdegnati di fronte a questa linea di ragionamento. Probabilmente, la loro risposta sarebbe: “Lo sappiamo bene che le persone non sono uguali biologicamente! Ma se noi crediamo che, sostanzialmente, siamo tutti uguali, questo ci consentirà di creare una società stabile e prospera.” In merito a ciò, io non ho niente da dire. Infatti, questo è esattamente quello che intendo con “ordine immaginario costituito”. Crediamo in un particolare ordine non perché sia oggettivamente vero, ma perché crederci ci permette di cooperare efficacemente e di forgiare una società migliore. Gli ordini immaginari non sono cospirazioni maligne o inutili miraggi. Sono invece l’unico modo con il quale grandi numeri di individui possono cooperare efficientemente. Si tenga in mente, però, che Hammurabi potrebbe difendere il suo principio di gerarchia usando la stessa logica: “Lo so benissimo che gli uomini di rango, i comuni e gli schiavi non sono in sé tipi differenti di persone. Ma se noi crediamo che lo siano, ciò ci consentirà di creare una società stabile e prospera.”

    Harari, Yuval Noah. Sapiens. Da animali a dèi: Breve storia dell'umanità. Nuova edizione riveduta (pp.145-146). Bompiani. Edizione del Kindle.


    È probabile che non pochi lettori si siano irritati nel leggere i precedenti paragrafi. Quasi tutti noi, oggi, siamo educati a reagire in questo modo. È facile accettare l’idea che il Codice di Hammurabi fosse un mito, ma non vogliamo assolutamente sentire che anche i diritti umani lo sono. Non c’è forse il pericolo che la nostra società crolli, se la gente si rende conto che i diritti umani esistono soltanto nella nostra immaginazione? Riguardo a Dio, Voltaire era solito affermare: “non esiste alcun Dio, ma non ditelo al mio domestico, se no di notte viene a uccidermi”. Hammurabi avrebbe detto la stessa cosa circa il suo principio di gerarchia e Thomas Jefferson circa i diritti umani. Homo sapiens non ha alcun diritto naturale, così come non hanno alcun diritto naturale i ragni, le iene e gli scimpanzé. Ma non diciamolo ai nostri domestici, altrimenti vengono a ucciderci durante la notte. Tali paure sono del tutto giustificate. Un ordine naturale è un ordine stabile. È impossibile che domani la gravità smetta di funzionare – dovessimo anche smettere di crederci. Al contrario un ordine immaginario è sempre in pericolo di collassare, poiché poggia sui miti e i miti svaniscono una volta che non ci si crede più. Per salvaguardare un ordine immaginario sono indispensabili continui e strenui sforzi. Alcuni prendono la forma della violenza e della coercizione. Gli eserciti, le polizie, i tribunali e le prigioni sono incessantemente al lavoro per costringere gli individui ad agire in consonanza con l’ordine immaginario. Se un antico babilonese accecava il suo vicino di casa, di solito una certa violenza era necessaria per applicare la legge dell’occhio per occhio. Quando nel 1860 la maggioranza dei cittadini americani giunse alla conclusione che gli schiavi africani erano esseri umani e dovevano dunque godere del diritto di libertà, ci volle una sanguinosa guerra civile perché gli stati del Sud accettassero l’idea. Tuttavia, un ordine costituito immaginario non può essere mantenuto con la sola violenza. Richiede anche che vi sia chi creda davvero in esso. Il principe di Talleyrand, che iniziò la sua camaleontica carriera sotto Luigi XVI, servì in seguito il regime rivoluzionario e poi quello napoleonico; mutò la sua fedeltà in tempo per finire i suoi giorni lavorando per la monarchia restaurata, e riassunse vari decenni di esperienza di governo dicendo che “si possono fare molte cose con le baionette, ma è piuttosto scomodo starci seduto sopra”. Un singolo prete può fare a volte il lavoro di cento soldati – molto più efficientemente e a costo più basso. Inoltre, quale che sia l’efficacia delle baionette, bisogna che ci sia chi le brandisce. Perché mai soldati, carcerieri, giudici e poliziotti dovrebbero mantenere un ordine costituito immaginario in cui non credono? Di tutte le attività collettive degli umani, la più difficile da organizzare è l’esercizio della violenza. Dire che un ordine sociale è mantenuto dalla forza militare suscita immediatamente la domanda: che cosa sostiene l’ordine militare? È impossibile organizzare un esercito con la semplice coercizione. Almeno alcuni dei comandanti e dei soldati devono per forza credere in qualcosa – sia esso Dio, l’onore, la madrepatria, la virilità o il denaro. Un interrogativo ancora più interessante riguarda coloro che siedono al vertice della piramide sociale. Perché vorrebbero imporre un ordine costituito immaginario se non ci credessero essi stessi? Si sente comunemente sostenere che forse l’élite ci crede per cinica bramosia. Ma un cinico che non crede in nulla è difficile che sia bramoso. Non ci vuole poi molto per far fronte alle necessità biologiche oggettive di Homo sapiens. Una volta che siano state soddisfatte, si può spendere il denaro che avanza per costruire piramidi, fare vacanze intorno al mondo, finanziare una campagna elettorale, supportare la vostra organizzazione terroristica preferita o investire nel mercato azionario e accumulare ancora più denaro – tutte attività, queste, che un vero cinico troverebbe del tutto insensate. Diogene, il filosofo greco fondatore della scuola dei cinici, viveva in una botte. Una volta Alessandro Magno andò a trovarlo proprio mentre prendeva il sole, e gli chiese se c’era qualcosa che potesse fare per lui. Al che il cinico rispose al sommo conquistatore: “Sì. Spostati un po’ più in là, perché mi stai facendo ombra.”

    Harari, Yuval Noah. Sapiens. Da animali a dèi: Breve storia dell'umanità. Nuova edizione riveduta (pp.146-148). Bompiani. Edizione del Kindle.
    mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
    Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172

  8. #11328
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    vuoi dirmi che per tutto questo tempo quando parlavi della tendenza all'unificazione dell'umanità parlavi di "pochi macrostati"? io credevo avessi in mente la scomparsa del pluralismo delle grandi potenze in favore di uno Stato unico mondiale, questo è un colossale spostamento di goalpost;
    La tendenza è verso l'unità. Che poi si arrivi effettivamente allo stato unico mondiale fra 1.000 anni, possibile ma è troppo lontano per poterlo immaginare realmente.

    Il mio punto è evidenziare il processo storico indiscutibile di unificazione dei popoli non con la forza delle armi, ma con la forza delle narrazioni.

    Che è poi, quest'ultima, la tesi di base di Harari: l'uomo è diventata la specie egemone sul pianeta grazie alla cooperazione, ottenuta attraverso la capacità di inventare storie e di convincere i propri simili a credervi.
    mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
    Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172

  9. #11329
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    qual è il tuo criterio per stabilire quand'è che il contratto sociale è rispettato e quando non lo è? il contratto muore quando le istituzioni vengono rovesciate e rimpiazzate da altre?
    In alcuni patti sociali codificati attraverso costituzioni capire quando siamo in presenza di uno stravolgimento del patto diviene semplice. In altri patti sociali diviene piu complesso. Ecco perché i primi sono da secoli considerati in Europa più funzionali di molti altri.

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  10. #11330
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    no, stavo ironizzando sui progressisti che credono questo, io so soltanto che è un fatto che Trump si attornia di propagandisti filorussi


    l'Ucraina è vitale per la Russia che ce l'ha alle sue porte di casa, non lo è per gli Stati Uniti, da cui il differenziale di risolutezza già visto nel 2022 (si è disposti alla distruzione reciproca per ciò a cui teniamo, molto meno per ciò a cui non teniamo)

    che Trump si sveli "più risoluto di Biden perché è fascista" è la pia illusione di chi cerca di trovare un silver lining, un lato positivo nella sua elezione; in realtà in quanto fascista non condivide l'angoscia progressista nei confronti dell'autocrate omotransfobico ed è più incline ad attuare logiche kissingeriane di accordo sporco con Putin a scapito della Cina, "most consequential strategic competitor" degli Stati Uniti per economia e demografia
    1) e io stavo ironizzando sulla stupidità dei filo russi che ritengono Trump un satrapo di Putin ai suoi ordini.

    2) L'ucraina non è vitale per la Russia. È vitale solo per la propaganda putiniana incentrata sul revanscismo imperialista della Grande Russia. A meno che tu non creda alla stupidaggine dei filorussi in base alla quale la Nato sia una minaccia per la Russia.

    3) Non è importante che Putin o Trump siano davvero fascistoidi. L'importante è l'immagine che loro stessi cercano di trasmettere all' esterno.

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