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Discussione: Fede o scienza?

  1. #10821
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    il tuo Dio-"utile" lo hai relativizzato più indietro con una definizione che tautologizza il concetto di utilità: "se hai a cuore qualcosa è perché lo ritieni utile" (è troppo impegnativo ritrovare dove lo dici ma correggimi se non ti riconosci in questa posizione)

    in questi termini se esistono individui inclini a rischiare la pelle per la "grandezza della Nazione" (sulle orme dei giacobini della Grande Nation) tu non li puoi rimproverare "i vostri fini e valori sono inutili, utile è ciò che rende la vita fisicamente confortevole" (anche se la ricerca della comodità spiega perché i bambini vengano sfruttati per pochi spiccioli nelle miniere congolesi)
    È bello ciò che è utile al tutto non cio che è bello per la parte. Qualcuno ritiene che sfruttare bambini congolesi non è "bello".
    Ovviamente il confine fra ciò che è la parte è cio che è il tutto è mobile e funziona per cerchi concentrici e si attiva e riattiva riconfigurandosi secondo variabili spesso assai complesse.
    Come vedi è un mondo complicato Troll. Più complicato delle tue semplificazioni alla "ci sono i furbi del male che si approfittano dei fessi del bene e il male vince sempre"

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  2. #10822
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    e invece i poteri positivi libici hanno disposto che gli stranieri in transito vengano internati e torturati come da accordi con i governi dell'Unione Europea


    il governo libico è responsabile dell'internamento e della tortura degli stranieri in transito nel territorio libico perché ha liberamente e sovranamente deciso questo concordandolo con i suoi complici dell'Unione Europea, e con questo? responsabile verso chi? se l'animalaro mi dice che sono responsabile della sofferenza e della morte di innumerevoli vite senzienti io gli rispondo "sì, sono responsabile, faccio uso della mia libertà rendendomi responsabile della sofferenza e della morte di innumerevoli senzienti, quindi? cosa intendi con 'responsabile'? a chi 'rispondo'? a Dio? alla Natura invocata dai giacobini con i loro diritti 'naturali imprescrittibili'? responsabilità verso chi o cosa?"
    L'Europa non ha nessun accordo con la libia al contrario dell Italia la quale non credo proprio abbia firmato un contratto con clausola di accettazione dei lager delle torture. Invece la questione delle torture è emersa dopo e infatti nell ultima lista deibpaesi sicuri redatta dallo stesso governo Meloni non compare la Libia e la magistratura italiana ha denunciato gli abusi in numerose sentenze.


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  3. #10823
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    questo se mi permetti non c'entra assolutamente niente col tema, dato che l'argomento "la libertà comporta responsabilità" funziona con l'anticapitalista che preferisce rinunciare alla libertà (di scegliere da sé come specializzarsi e competere sul mercato ecc.) in cambio di vitto e alloggio garantiti dalla collettività, ma non c'entra niente con la sovranità degli Stati (che "la libertà comporti responsabilità" potremo forse applicarlo nel caso in cui uno Stato africano diventato indipendente mendicasse aiuti all'Occidente, allora gli diremo "avete voluto essere liberi, ora siete responsabili di voi stessi quindi arrangiatevi", ma il fatto che gli Stati sovrani africani torturino stranieri in transito non c'entra nulla, sono sovrani e non devono rispondere a nessuno, tanto più che l'internamento degli stranieri lo attuano con la complicità dei governi europei stessi che sono anzi precisamente i mandanti di questi internamenti sanguinari)
    La libertà comporta responsabilità è il monito sul quale dovrebbero riflettere tutti quanti gli adoratori degli "uomini forti" dal carisma e dal piglio decisionista delle maniere forti e spicce. Sono coloro che per dirla con Fromm sono "in fuga dalla libertà" che annichilisce, spiazza e ti relega al ruolo di nullità oppressa da un mondo troppo grande e complesso.
    Molto più semplice e rassicurante essere parte di un ingranaggio che nella eocieta nasce e muore con un ruolo specifico. Scegliere è brutto. E se poi sbaglio?? A chi do la colpa. Chi appendo per i piedi a sputi e calci?

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  4. #10824
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Il tuo errore e che o si vive nell assolutismo pre rivoluzionario (e hitleriano) o si vive nell eden della perfezione liberal democratica di tolleranza e universale libertà e uguaglianza per tutti i popoli della terra. Scordando (fingendo di scordare) che nel mezzo c'è un gradiente e che l'eden lo avremo forse nel futuro alla Star trek.
    e dove lo vedi questo errore? ti ho solo fatto notare che se non assumi che i diritti umani valgano *universalmente* (e tu ora sembravi stranamente titubante proprio sulla questione dell'universalità) può essere che il tuo famoso amico "utile" ci porti a escludere coloro che non abbiamo interesse a beneficare

  5. #10825
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    L'Europa non ha nessun accordo con la libia al contrario dell Italia la quale non credo proprio abbia firmato un contratto con clausola di accettazione dei lager delle torture. Invece la questione delle torture è emersa dopo e infatti nell ultima lista deibpaesi sicuri redatta dallo stesso governo Meloni non compare la Libia e la magistratura italiana ha denunciato gli abusi in numerose sentenze.
    la Libia "non è un Paese sicuro" indipendentemente dai campi di concentramento perché dopo la rimozione di Gheddafi per volontà di Sarkozy e Obama è diventata un caos conflittuale; ho citato l'Unione Europea perché è messa sotto accusa dalle organizzazioni che si occupano di diritti umani

  6. #10826
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    È bello ciò che è utile al tutto non cio che è bello per la parte.
    e questo "tutto" per i più non è "l'Umanità", da cui la prevalenza degli interessi particolaristici di nazioni e classi sociali

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Qualcuno ritiene che sfruttare bambini congolesi non è "bello".
    e chi non lo trova bello si attacca al tram perché i critici dell'imperialismo li abbiamo presi a schiaffi nell'Otto-Novecento e dunque si continua la depredazione in forme post-coloniali, al netto che ora l'Africa sia ricoperta di Stati sovrani liberi di invitare potenze violatrici dei diritti umani come Russia e Cina

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Ovviamente il confine fra ciò che è la parte è cio che è il tutto è mobile e funziona per cerchi concentrici e si attiva e riattiva riconfigurandosi secondo variabili spesso assai complesse.
    Come vedi è un mondo complicato Troll. Più complicato delle tue semplificazioni alla "ci sono i furbi del male che si approfittano dei fessi del bene e il male vince sempre"
    "è bello ciò che è utile al tutto non cio che è bello per la parte" "sì ma sai com'è funziona per cerchi concentrici, quindi tu escludi i vitelli e io oltre ai vitelli escludo quell'umanità sofferente la cui esclusione tu non trovi bella" (poi ci sono quelli che non mangiano carne e tifano affondamenti dei barconi, ne conosco tanti e ci ho anche intrattenuto relazioni carnali)

  7. #10827
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    La libertà comporta responsabilità è il monito sul quale dovrebbero riflettere tutti quanti gli adoratori degli "uomini forti" dal carisma e dal piglio decisionista delle maniere forti e spicce. Sono coloro che per dirla con Fromm sono "in fuga dalla libertà" che annichilisce, spiazza e ti relega al ruolo di nullità oppressa da un mondo troppo grande e complesso.
    Molto più semplice e rassicurante essere parte di un ingranaggio che nella eocieta nasce e muore con un ruolo specifico. Scegliere è brutto. E se poi sbaglio?? A chi do la colpa. Chi appendo per i piedi a sputi e calci?

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    e questo discorso sull'uomo forte a cui delegare le scelte (simmetrico a quello che facevo io sugli anticapitalisti disposti a rinunciare alla libertà degli scambi commerciali, in cambio di vitto e alloggio erogati dalla collettività) non c'entra niente con il comportamento degli Stati sovrani di cui stavamo parlando:

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Questo però da agli africani la possibilità di autodeterminare un proprio concetto di diritto e di tutelare i loro cittadini e gli stranieri in transito come fanno gli altri paesi. La libertà comporta responsabilità. Che poi è il motivo per il quale molti non la vogliono.
    gli Stati africani non tutelano gli stranieri in transito, li internano in combutta con i loro amici occidentali e la loro libertà sovrana glielo permette, non dipende dalle scelte o dalla volontà degli stranieri internati "che rinunciano alla propria responsabilità per affidarsi all'uomo forte" (sono mere vittime impotenti e basta)

    tra l'altro l'internamento degli stranieri non presuppone nemmeno un ordinamento autoritario uomofortista come ci insegnano i bambini migranti nelle gabbie di Obama

  8. #10828
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Forse t'illudi di aver fornito una risposta, ma non è così. Come già detto nell'intervento precedente, affermare che noi "attribuiamo" ai nostri "umani strumenti (...) il carattere dell'universalità" implica sostenere che le nozioni ed i principi primi potrebbero non valere universalmente, ma un'ipotesi del genere è formulabile solo se si ha un termine di paragone che consente di individuare ciò che è effettivamente universale, distinguendolo da ciò che non lo è (o lo è solo, per l'appunto, ipoteticamente). In quale post hai fornito questo termine di paragone? Nessuno. Quindi, non ci sono basi di alcun genere per poter relativizzare l'universalità di nozioni e principi primi.

    La contraddittorietà della tua ipotesi è già stata esposta ampiamente: la nozione di ipotesi suppone quella di possibilità ed il requisito assolutamente necessario della possibilità è l'incontraddittorietà. Non serve ripetere, perché già evidente, che ipotizzare una realtà in cui il pdi e il pdnc non trovano riscontro significa sostenere la possibilità della contraddizione. Ma perché una possibilità sia considerabile tale dev'essere incontraddittoria, come appena ribadito. Quindi, la tua ipotesi contempla un'ossimorica possibilità impossibile.

    Dire che la nostra conoscenza non può essere totale ed onnicomprensiva non c'entra niente con l'affermare che non abbiamo alcun genere di conoscenze certamente universali e necessarie. Il tuo errore è pensare che "universale", in questo contesto, significhi - cioè sia sinonimo - di "totale ed onnicomprensivo". Ma non è così. Per questo pensi che io usi due pesi e due misure: non ti avvedi del fatto che una conoscenza di carattere universale e necessario non è affatto detto che sia esaustiva. Ed al tempo stesso non t'avvedi che una conoscenza che non è esaustiva non significa che sia necessariamente relativa o relativizzabile nella sua veridicità.

    Contraddire un dogma non implica una contraddizione? Non necessariamente in effetti - ma, stricto sensu, nozioni e principi primi (oggetto del contendere in questa nostra discussione) non sono dogmi (né, tanto meno, sono proposti come tali), cioè verità rivelate da Dio.

    Non è uno strawman argument perché lo hai scritto davvero, Gunthr. Devo nuovamente citare il tuo post? Oppure non ti rendi conto che affermare di non poter escludere che esistano realtà contraddittorie (ti sto citando testualmente) significa proprio ammettere la possibilità che ci siano enti che possono insieme esistere e non esistere, pur esistendo?

    Dire che io "postulo" il carattere necessario ed universale delle formalizzazioni operate dalla filosofia aristotelico-tomista dei dati del senso comune non giustifica minimamente il tuo atteggiamento perché il problema del mio postulare risiederebbe in una sua eventuale arbitrarietà, non nel postulare in quanto tale, se con "postulare" intendiamo il mero uso di una determinata nozione o proposizione come premessa necessaria di una dimostrazione.

    E quanto all'asserita (da te) inverificabilità, vale la pena ripetere nuovamente quanto già ho detto nell'intervento precedente: l'ineludibilità di quanto espresso in queste formalizzazioni è, a tutti gli effetti, una prova o conferma sufficiente del suddetto carattere universale e necessario.

    E come puoi distinguere una cosa dall'altra senza il pdi?

    I fisici considerano valide fino a prova contraria le conclusioni che hanno tratto da determinati esperimenti, ma se - ad es. - il pdi ed il pdnc non avessero portata universale e necessaria come potrebbero distinguere un risultato da un altro o capire se effettivamente una nuova prova smentisce le conclusioni precedenti?

    Dimentichi però che lo strumento di cui si parla è il pensiero. O, per meglio dire, l'intelletto. E l'intelletto è ciò che enuncia mentalmente la contraddizione. Se la mente produce tanto il pensiero della contraddizione quanto quello dell'incontraddittorietà, perché l'impronta che dà è proprio quella dell'incontraddittorietà?

    L'ho già scritto nell'intervento precedente:

    E che cosa renderebbe una valutazione veramente oggettiva, a tuo parere? Questo fantomatico osservatore esterno? Se sì, secondo quali criteri?

    Vale il discorso che facevo sopra. Se il pdi fosse "relativo" - cioè, non necessario, universale, certo, oggettivo..., se non per nostra "attribuzione" arbitraria -, vorrebbe dire che non è detto che ogni cosa sia uguale a se stessa e vorrebbe pure dire che una stessa cosa possa essere e non essere simultaneamente e sotto il medesimo aspetto. Chiunque dovrebbe riuscire a capire che se non valesse universalmente il pdi cadrebbe qualsiasi distinzione, inclusa quella fra intelletto e realtà extramentale perché l'intelletto potrebbe insieme essere e non essere l'intelletto e la realtà extramentale potrebbe insieme essere e non essere la realtà extramentale.
    Che non esistano realtà contraddittorie non è vero in senso assoluto, ma solo relativo a una certa modalità di esistenza, e infatti anche tu hai detto che noi possiamo pensare qualcosa di contraddittorio, e anche parlarne e darne una rappresentazione, ma allo stesso tempo hai detto che la contraddizione “non è riscontrabile né realizzabile”. È chiaro che la seconda affermazione va intesa in senso ristretto, perché esistono ambiti in cui la contraddizione è parte della nostra esperienza. Per esempio il sogno, in cui è normale trovarsi di fronte a cose, luoghi e persone che sono e allo stesso tempo non sono le stesse. Oppure tutto il campo della creatività, della fantasia, dell’immaginazione, per esempio l’arte o la religione, in cui i principi della logica non sono vincolanti. Sono anche queste a loro modo forme di conoscenza, quindi invece di dire che la contraddizione non è realizzabile o riscontrabile, sarebbe meglio dire che anche la contraddizione fa parte della nostra esperienza, e infatti anche in termini metafisici si dovrà dire che la cosa immaginata o pensata che è, e insieme non è la stessa, è senz’altro un ente, con la sua esistenza.

    Al di là di queste circostanze invece, i principi di identità e di non contraddizione fanno parte degli strumenti con cui noi conosciamo e ci orientiamo nella realtà, strumenti imprescindibili, e in questo senso necessari, nel senso cioè che non ne possiamo fare a meno, come una macchina non potrebbe fare a meno del software con cui lavora. Strumenti anche universali, nel senso che li consideriamo operativi non in uno, ma in ogni uomo. Eppure non è questo il senso che tu attribuisci a queste definizioni: quando dici che l’uomo con i suoi strumenti può ottenere conoscenze universali e necessarie, intendi che può ottenere conoscenze vere a prescindere dall’uomo e dai suoi mezzi. Mezzi che però sono appunto umani, necessariamente vincolati alle nostre strutture biologiche e neurologiche, relativi ad esse, dunque tutt’altro che assoluti. Allora come si spiega questo salto fra mezzi relativi e traguardi assoluti? In base a cosa affermi che la realtà conosciuta da uno sguardo umano è la realtà a prescindere dallo sguardo umano, tale e quale sarebbe se fosse conosciuta da un ipotetico sguardo sovrumano?

    Rispondere che il rapporto perfettamente simmetrico fra pensiero e realtà è “autoevidente e, come tale, esso è necessario, così come sono necessari i termini in cui si presenta a noi” significa mancare il segno, perché autoevidente e necessario è semmai il rapporto fra pensiero e realtà, non certo la simmetria (o l’asimmetria) fra l’uno e l’altra. Su questo punto nessuna conclusione oggettiva si può ottenere, dal momento che di questo rapporto non possiamo essere osservatori esterni, ma solo, inevitabilmente, parte in causa.

    Si può rispondere invece che “se il pdi fosse "relativo" - cioè, non necessario, universale, certo, oggettivo..., se non per nostra "attribuzione" arbitraria -, vorrebbe dire che non è detto che ogni cosa sia uguale a se stessa e vorrebbe pure dire che una stessa cosa possa essere e non essere simultaneamente e sotto il medesimo aspetto”?
    Certamente no, perché se il pdi fosse relativo - relativo ai criteri con cui l’uomo conosce la realtà (individuazione di identità, elaborazione di definizioni ecc.) - e non anche una sorta di legge della realtà, non avrebbe alcun senso parlare di “cose”, e quindi nemmeno di contraddizione fra modi di esistenza delle “cose”, se non appunto a proposito della realtà filtrata e interpretata dai sensi e dall’intelletto umano.
    Ma che questa sia la realtà nella sua assoluta oggettività, cioè anche a prescindere dal punto di vista umano, non possiamo certo darlo per scontato. Non vedo come si potrebbe eludere questo aspetto. Per spiegarlo con un’immagine, noi abbiamo evidenza che esistono le costellazioni, le distinguiamo e le nominiamo, e tuttavia oggi sappiamo che al di fuori della prospettiva umana non esistono, se non appunto come effetto prospettico, come effetto del nostro sguardo, che organizza in un’identità elementi originariamente irrelati. Il pdi, come tutti i mezzi intellettuali e sensibili con cui l’uomo conosce, costituisce lo sguardo, e la realtà, come tu stesso seppur a fatica ammetti, non è la descrizione della realtà. Questo ovviamente non significa che la realtà non esista o sia illusoria, significa semplicemente che è una realtà percepita, elaborata e conosciuta da noi, e che dunque riceve la nostra impronta.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    A parte il fatto che io ho detto una cosa lievemente diversa che tu riporti solo parzialmente, se c'è una cosa su cui gli studiosi sono concordi è che Aristotele non solo ritenesse possibile attingere alla verità in termini oggettivi, necessari ed universali ma anche che considerasse la sua filosofia proprio nei termini di una formalizzazione rigorosa di quanto materialmente contenuto nell'esperienza (alcuni addirittura eccedono considerando Aristotele una sorta di proto-empirista, che invece non fu).

    E qui emerge nuovamente che il tuo ulteriore problema è la fissazione anti-religiosa e, in particolare, anti-cristiana, che ti porta a scrivere gli spropositi di cui sopra.

    Se è vero, peraltro, che il concetto di "dogma" era estraneo all'aristotelismo per ovvi motivi, è falsissimo, invece, che la filosofia aristotelica non avesse per lo Stagirita stesso una ricaduta sul piano religioso, dato che della metafisica è parte integrante la teologia (non solo: c'è chi afferma, sulla base dello stesso testo aristotelico della "Metafisica", che quest'ultima è soprattutto una teologia).
    Quando dicevo che un filosofo aristotelico difenderebbe la sua visione delle cose senza essere costretto a presentarla come irrinunciabile, perché questa sua visione non avrebbe nessuna ricaduta religiosa sul piano dogmatico, intendevo dogma in senso letterale. Tu sei costretto a sostenere che se si mette in dubbio il tomismo si mette in dubbio la realtà, perché il tomismo ha per te una ricaduta dogmatica sul piano religioso, cioè esiste un dogma, stabilito da un papa, secondo cui si deve credere alle cosiddette cinque vie di Tommaso. Pertanto per te non si tratta semplicemente di filosofia, di una possibile chiave di lettura della realtà, ma di un dogma che va creduto, e che non puoi permetterti di mettere in discussione.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non vedo affatto ciò che dici tu.

    Innanzitutto, dire che quella che ho espresso sia "una certa interpretazione del nulla", sembra supporre che si potrebbe intendere ragionevolmente il nulla come qualcosa di diverso da una semantizzazione del "non essere", che noi formuliamo sulla base dell'esperienza dell'opposizione tra un certo modo di essere di un ente e quegli altri (modi d'essere) che esso non è. Ora, questo non è possibile perché l'alternativa a ciò sarebbe - per l'appunto - la reificazione del nulla. Errore nel quale, piaccia o meno, scivola Severino, no di certo il tomismo.

    In secondo luogo, si allontana completamente dal senso comune proprio chi vede l'opposizione fra "essere" e "non essere", di fatto, come opposizione fra due termini positivi. Anche in tal caso, va rimarcato che il tomismo sfugge all'accusa, mentre invece la filosofia di Severino no.

    Parlare di un "prima della creazione" se è, in un certo senso, inevitabile a causa della limitatezza della nostra capacità di espressione, non è del tutto appropriato perché il tempo stesso (misura del divenire secondo il prima e il poi) è parte integrante della creazione. Dio è l'unico, se così vogliamo (inadeguatamente) dire, presupposto necessario della creazione. Ma non v'è (né vi può essere) altro. Ed ecco perché si parla di creazione dal nulla.

    Non si dice, ovviamente, che questo sia immediatamente evidente. Ma che questo si allontani o addirittura contraddica il senso comune è altro paio di maniche.
    Dire che Severino, affermando che esiste solo l’essere e non il nulla, “reifica” il nulla, significa non aver capito nulla di Severino, che non lo reifica più di quanto faccia tu parlandone. Bisogna riconoscere che su questo punto Severino sostiene che del nulla si può dire una sola cosa: che non esiste. Tu invece arrivi a dire che dal nulla può uscire qualcosa, cioè che l’universo è stato creato dal nulla.

    Al fisico che parla del big bang tu chiedi cosa c’era prima del big bang, lui risponde che non ha senso parlare di “prima” dell’inizio del tempo, e tu dai la stessa identica risposta a proposito del “prima” della creazione. Il fisico non aggiunge altro, accettando in questo modo un limite a ciò che può sensatamente (scientificamente) affermare, allo stato attuale delle sue conoscenze.
    Tu invece insisti dicendo che sarebbe contraddittorio pensare che prima del big bang non ci fosse nulla, perché a differenza del fisico pensi di poterti spingere oltre, ma così facendo cadi proprio in quella contraddizione che rinfacci a lui. Infatti dicendo che prima della creazione non poteva esserci altro che Dio, affermi che la realtà è stata creata dal nulla, materia compresa. Cioè proprio quell’idea che il senso comune troverebbe assurda, proprio quell’assurdità in cui non cadevano né Aristotele né Severino. L’uno ammettendo una materia prima insieme alla causa prima, l’altro affermando l’eternità dell’essere.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Vuoi che ci inventiamo un nuovo termine per esprimere lo stesso identico significato?

    Tu, che sei così "in fissa" sulla questione del linguaggio, dovresti sapere che i traduttori arabi di Aristotele coniarono il neologismo al-huwiyya per tradurre le parole τὸ ὄν e τὸ εἶναι. Nonostante gli arabi, originariamente, non avessero una parola specifica per indicare le nozioni di "essere" e di "ente", riuscirono a capire Aristotele. Come sarebbe mai stato possibile se la parola non seguisse il concetto tratto dalla realtà?
    Ma non c'è bisogno di “un nuovo termine”: dato che secondo te c’è una “materia enunciabile” dell'essere a prescindere dalla parola essere, ti ho chiesto di enunciarla senza la parola essere. Pensavo che potessi farlo in italiano, senza bisogno di complicarti la questione ricorrendo a lingue straniere. Ma vedo che continui a non volerlo fare.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  9. #10829
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    e questo discorso sull'uomo forte a cui delegare le scelte (simmetrico a quello che facevo io sugli anticapitalisti disposti a rinunciare alla libertà degli scambi commerciali, in cambio di vitto e alloggio erogati dalla collettività) non c'entra niente con il comportamento degli Stati sovrani di cui stavamo parlando:



    gli Stati africani non tutelano gli stranieri in transito, li internano in combutta con i loro amici occidentali e la loro libertà sovrana glielo permette, non dipende dalle scelte o dalla volontà degli stranieri internati "che rinunciano alla propria responsabilità per affidarsi all'uomo forte" (sono mere vittime impotenti e basta)

    tra l'altro l'internamento degli stranieri non presuppone nemmeno un ordinamento autoritario uomofortista come ci insegnano i bambini migranti nelle gabbie di Obama
    Troll...se gli stati africani non tutelano i loro cittadini sono cazzi loro!
    Non possiamo arrestare e processare un cittadino italiano perché in un altro paese commette un atto che non è nemmeno un crimine in quel paese. Se sfruttare bambini in Africa è lecito e un italiano li sfrutta possiamo dire che il tizio fa schifo, ma dal punto di vista legale non ci possiamo fare nulla.
    Altrimenti dovremmo allargare la boiata del Reato Universale per tutti i reati.
    Sarebbe una forma di assolutismo perché la condanna diventa una condanna morale e ideale e non una forma di protezione sancita dal contratto sociale.

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  10. #10830
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    e dove lo vedi questo errore? ti ho solo fatto notare che se non assumi che i diritti umani valgano *universalmente* (e tu ora sembravi stranamente titubante proprio sulla questione dell'universalità) può essere che il tuo famoso amico "utile" ci porti a escludere coloro che non abbiamo interesse a beneficare
    Io posso anche ritenere che i diritti universali valgano universalmente, ma posso imporre questo concetto solo usando la forza e quindi violando lo spirito degli stessi principi universali.
    È il paradosso degli esportatori dei diritti universali.


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    - Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
    - Ne sei sicuro ?
    - Non ho alcun dubbio !

 

 
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