



la difficolta', quello che ci toglie la sedia da sotto il culo, sta nell'ammettere che il nostro "voler essere buoni" e le filosofiche speculazioni sul "dover essere" sono il risultato di un processo evolutivo a cui non interessa il raggiungimento di alcun astratto optimum, di nessuna filosofica perfezione, ma della mera performance riproduttiva di un pool genico.
e per questo non sorprendera' che il nobile altruismo di alcuni possa convivere con il piacere di altri di torturare animali in un mattatoio o ebrei in un campo di concentramento, magari solo per vedere l'effetto che fa.
If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac








il fatto che io abbinassi la parola morale alla discussione sul "dover essere" separato dagli stati emotivi degli individui non vuol dire che lo ritenga "filosoficamente fondato" dato che sono d'accordo con la famosa legge di Hume, che sembrerebbe non lasciarlo in piedi; posto che ormai da qualche tempo quando discuto con i realisti morali non gli oppongo un relativismo o un antirealismo, ma faccio loro presente che questi "fatti morali" nell'iperuranio invisibile non ci fanno cadere il fulmine in testa se contravveniamo ad essi (ricordo un antispecista che definiva "irrazionale" chi mangia la carne; ma anche ponendo che le cose stiano così, per quale motivo dovrei vivere la ragione come una divinità che mi comanda come vivere, anziché come uno strumento per conseguire ciò che voglio*?)
*ovviamente Placido sa meglio di me cosa voglio veramente


Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).






in base a quale criterio autoreferenziale? la potenza consente di soverchiare la non-potenza come hanno imparato gli elettori di Salvador Allende o i palestinesi, e questo ha "darwinianamente" tutta una sua portata gravida di conseguenze, ma cosa dovrebbe dimostrare al livello in cui si parla di "perfezione", di "superiorità" e "inferiorità"?