Hegel è già immanentista, il suo ottimismo è monomondano (per dirlo alla Costanzo Preve) e lo spegnimento delle speranze ottimistiche degli storicisti è già avvenuto (anche se sopravvive Aladar che non ha introiettato il senso di essere appesi alla contingenza che un gran numero di contemporanei ha assimilato dagli sconquassi inattesi del Novecento, che gli ottocenteschi ignari di guerre mondiali, ricatti nucleari e stermini su scala industriale non sospettavano); io non so cosa dicesse il pagano Aristotele sul destino ultraterreno (tutto l'armonicismo greco sulla fantomatica coincidenza di virtù e felicità su questa terra si infrange sullo scoglio correttamente rilevato da Kant), ma Tommaso e presumibilmente Leibniz rientrano in pieno nella tradizione avviata dall'ingresso delle categorie bibliche nel mondo classico





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