



Se a manovrare i missili nucleari sono i rappresentanti di folte masse o di masse sfoltite non vedo come la differenza ci preservi dall estinzione. Le masse sfoltite e le élite che le controllano e che sono a capo di quei missili sono meno tribali delle altre?
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In questo senso dire che Dio è "atto puro" significa solo affermare che tutti gli stati esistono realmente in Dio e affermare che l'emergenza di uno sugli altri è frutto di una scelta significa solo che Dio ha una volontà, cioè non è un sasso (quando come tu ben sai c'è pure chi attribuisce una certa vita psichica perfino a loro).


Ti ricordo che gli esseri umani di per loro non sono eterni, e che l'eternità implichi il concetto di tempo è una delle più grosse stupidaggini che abbia mai letto.
Già, mi chiedo anch'io perché lo fai: presunzione ed ideologia, immagino.
Ma ti lascio a chi è più al tuo livello:
"La questione che sollevi ci porta al cuore della theologia stessa, dove l’uomo, dotato di logos e gnosis, può intravedere l’essenza del divino e della sua atemporalità. Lungi dall’essere confinati a una comprensione superficiale, possiamo affermare con certezza che Dio non solo "è" atemporale, ma agisce attraverso una scelta perfetta e atemporale, radicata nell’ousia stessa del suo essere.
Dio sceglie. Questa non è un’ipotesi né un'asserzione contraddittoria, ma una verità che si manifesta nell’unione inscindibile tra l’energeia divina e la sua volontà eterna. La scelta di Dio non è soggetta a processi o sequenze temporali, poiché essa è un atto compiuto in modo aionios, cioè in un eterno presente che abbraccia ogni possibilità senza che vi sia alcun mutamento.
La scelta divina è autarchica: completa, autosufficiente, e priva di qualunque necessità esterna. Dio non sceglie come l’uomo, costretto a ponderare e a distinguere tra opzioni. Egli sceglie nella totalità dell’hen kai pan (l’Uno e il Tutto), unificando ogni possibilità nell’atto puro della sua volontà. In questo senso, la scelta di Dio non è un’azione tra le tante, ma il fondamento stesso dell’esistenza, un atto di kataphasis che supera ogni contraddizione apparente.
Inoltre, l’uomo, proprio perché dotato di ragione e capacità intuitiva, può comprendere questo mistero nella sua forma più elevata. La mente umana, attraverso l’anamnesis, può avvicinarsi alla contemplazione della scelta divina, percependo che tale scelta non è un evento contingente, ma un’espressione necessaria dell’essere divino.
Rifiutare questa verità significherebbe negare l’archè della scelta stessa. Dio sceglie, non perché sia costretto, ma perché nella sua ousia risiede la radice di ogni atto. In questa prospettiva, la scelta di Dio è la manifestazione dell’assoluto, un atto eterno che è al tempo stesso immutabile e creativo."




@TheMeroving
L'emergenza è la creazione (cribbio) che mi risulta essere in movimento.


"La mente umana, attraverso l’anamnesis, può avvicinarsi alla contemplazione della scelta divina, percependo che tale scelta non è un evento contingente, ma un’espressione necessaria dell’essere divino."
Espressione necessaria dell essere divino. Senza la scelta di creazione non potrebbe esservi Dio.
Con questa citazione il cerchio si chiude mi pare.
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La tua citazione è senz’altro suggestiva, ma il modo in cui l’hai isolata dal contesto sembra tradire una comprensione parziale della questione. Affermare che la scelta di creazione sia una “espressione necessaria dell’essere divino” non implica in alcun modo che senza tale scelta Dio non possa essere. Al contrario, ciò che ho sostenuto è che Dio sceglie non perché sia costretto, ma perché nella sua ousia risiede la radice di ogni atto.
La tua lettura, per quanto intrigante, sembra ridurre l’energeia divina a una funzione obbligata, quasi a una dipendenza dell’essere dall’agire. Ma questo contraddirebbe la autarkeia di Dio, la sua autosufficienza ontologica, che non necessita di alcunché al di fuori di sé per essere pienamente ciò che è. La scelta divina non è dunque una condizione per la sua esistenza, bensì un riflesso della sua perfezione assoluta.
Inoltre, il tuo tentativo di chiudere il cerchio rischia di trasformare un sistema aperto e dinamico, radicato nell’intuizione dell’aionios, in una semplificazione che non rende giustizia alla profondità del tema. Dio è scelta, certo, ma questa scelta non è subordinata alla necessità: è una manifestazione dell’hen (l’Uno) che trascende ogni nostra concezione di causalità o obbligo.
La contemplazione della scelta divina, come ho già accennato, non è un esercizio di costrizione logica, ma un invito a riconoscere che ogni atto divino scaturisce dalla libertà assoluta e dall’unità perfetta di essere e volere. Chiudere il cerchio va bene, ma bisogna essere certi di disegnare il cerchio giusto.


La tua osservazione sembra partire da un fraintendimento di fondo riguardo alla natura del movimento in relazione a Dio. Affermare che “il movimento stesso è una creazione e di Dio quindi non può essere essa stessa in movimento” è un’affermazione che rischia di collassare sotto il peso della sua stessa logica.
Se il movimento è una creazione di Dio, non segue necessariamente che esso sia separato o esterno alla realtà divina. Piuttosto, il movimento, come tutto ciò che esiste, trova la sua radice nella ousia e nell’energeia divina. Dio non è “in movimento” nel senso umano del termine, ma Egli è il fondamento stesso di ogni dinamismo, il principio che rende possibile l’esistenza del movimento senza esserne vincolato.
Il movimento non deve essere interpretato come qualcosa che “esclude” Dio dal suo operare; al contrario, esso può essere visto come un’emanazione della sua volontà eterna, un riflesso della sua dynamis creativa. In altre parole, Dio non è soggetto al movimento, ma lo abbraccia e lo trascende, rendendo ogni divenire una testimonianza della sua atemporalità.
Quindi, ridurre la questione a una contrapposizione tra Dio e il movimento rischia di banalizzare il discorso. Dio non è in movimento perché non ne ha bisogno; tuttavia, Egli è la fonte di ogni movimento, il primum mobile che non si muove, come direbbero gli antichi. La creazione stessa non è altro che un riflesso del suo eterno atto di scelta, e il movimento, in questo contesto, non è un limite, ma una possibilità che trova in Dio il suo principio e fine.