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Discussione: Fede o scienza?

  1. #12471
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    La mia non è una tesi né un’ipotesi, ma una semplice domanda: come possono essere assolute le conoscenze umane?

    A questa domanda la tua unica risposta è “perché non dovrebbero esserlo?”. Il che dimostra che tu dai per scontato che lo siano.

    Dici che le verità della metafisica sono assolute, ma non sai dire cosa garantisce all’uomo questo accesso all’assoluto. Il che è grave, perché è una questione che riguarda proprio la metafisica, e non il senso comune, né la scienza, ambiti in cui non ha senso parlare di verità “assolute”: l’assoluto è proprio un “brand” della metafisica, che lo ha venduto per secoli.

    Tu ti limiti a inquadrare il problema in termini di condizionamento, cioè pensando a elementi sensibili in grado di offuscare la conoscenza. Ma la questione è a monte, infatti dicendo che i sensi possono ingannare e l’intelletto no, sei punto e a capo: cosa garantisce all’intelletto questo "accesso" all’assoluto?
    No, tu hai avanzato un'ipotesi molto chiara: la nostra conoscenza non può dirsi oggettiva perché condizionata dalle nostre strutture biologiche e neurologiche e queste strutture potrebbero condizionarla al punto da offuscarci una realtà nella quale, a differenza di ciò che percepiamo, potrebbero celarsi contraddizioni effettive. Ricominci a lanciare il sasso, nascondendo la mano? Pertanto, la domanda legittima è: in che modo le nostre strutture biologiche e neurologiche potrebbero condizionarci in questi termini? Ossia: i nostri organi corporei come potrebbero condizionarci al punto da restituirci una realtà così falsificata?

    Se non esiste un condizionamento che potrebbe ingannarci in questo modo, non si capisce perché la nostra conoscenza non possa dirsi, quanto meno sotto quest'aspetto, incondizionata. Se preferisci: "assoluta". Anche se non è l'aggettivo che la metafisica usa (ma fa niente: ho capito che vuoi insistere sull'equivoco, perché pensi che faccia il tuo gioco).

    Riguardo alla "garanzia", ti ho già replicato diverse volte: ciò che è immediatamente evidente non necessita di alcuna garanzia ulteriore. Analogamente a come, visto che l'hai tirato in ballo tu questo esempio, non ho bisogno di garanzie ulteriori del fatto che io non sia il treno su cui sono salito.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    In sintesi, noi sappiamo che c'è una realtà esterna ed indipendente dal nostro intelletto perché ne abbiamo coscienza o, per meglio dire, perché è quanto possiamo affermare riflettendo attentamente su quel che a noi consta, ossia su ciò che ci testimonia la nostra coscienza nel fare l'esperienza del conoscere. E, nel riflettere su quanto sopra, non possiamo che ammettere l'ineludibilità del fatto che 'ciò che è a noi esterno' è tale a prescindere da noi stessi e dal nostro conoscere. Lo ammettiamo in forza di un'immediata evidenza che si giustifica da sé e non necessita né di ulteriori garanzie né, pertanto, di dimostrazioni. La conoscenza non può precedere se stessa né, tanto meno, ciò che n'è oggetto.
    Capisco che non ti piaccia la risposta, ma non è un motivo né per dire che non te l'abbia data né per sostenere che io dia la veridicità dei principi primi dell'essere per scontata (se fosse così, non avrei elaborato una riflessione critica in merito o non avrei attinto a quelle elaborate dai filosofi).

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    So con certezza che siamo vincolati ai nostri criteri conoscitivi perché siamo noi che conosciamo, ed è attraverso quei criteri che noi conosciamo, non è così forse? Ma che la realtà così conosciuta sia la realtà nella sua assoluta oggettività, questo non possiamo accertarlo, perché non possiamo valutare dall’esterno il nesso pensiero-realtà, non possiamo assumere un punto di vista non “antropomorfico”. Noi non possiamo che osservare la realtà dal nostro punto di vista, dalla nostra prospettiva, e che questa prospettiva sia del tutto neutra non c’è modo di verificarlo. Tu invece dai per scontato che lo sia, come si è già visto.
    La tua domanda suppone, nemmeno troppo implicitamente, che ci siano dei "criteri conoscitivi" strutturali alla nostra mente e che questi criteri siano come le famose lenti colorate di Kant (o poco ci manca). Ma questa non è affatto una certezza ed è assurdo che la spacci come tale: il fatto che siamo noi che conosciamo non dimostra minimamente quanto affermi.

    Il resto è una ripetizione di argomentazioni che hai già esposto e alle quali ho già replicato.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Fuor di metafora vuol dire che non sappiamo se le conoscenze “universali e assolute” sono stella o costellazione.
    Se sappiamo che le costellazioni sono illusioni ottiche, perché non dovremmo sapere se le stelle esistono davvero oppure no?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Quello che sai è quali sono le condizioni logiche che ci permettono di pensare la realtà, perché le ha descritte Aristotele, ma non sai se queste condizioni siano anche leggi della realtà. Questo ti limiti a presumerlo, come faceva lui. Per fare dei principi logici dei principi della realtà è necessario immaginare che l’infinito sostantivato del verbo essere indichi qualcosa di reale, ancorché inesprimibile, a fondamento della realtà intera, e che le cose siano tali perché hanno questo essere, a cui si attribuiscono i principi della logica. Noi diciamo che questa o quella cosa esistono, e la metafisica cerca di fondare delle leggi universali della realtà su una parola che indica l’esistenza, ma, come già sappiamo, l’uso del verbo essere in uno dei suoi significati correnti non dimostra che sia sensata la metafisica dell’essere.
    Il paragone con la scienza è azzardato, perché la scienza non si limita a lavorare sulle parole come la metafisica, quindi andrebbe riscritto così:

    “Io sostengo, dopo aver osservato la realtà, che le cose esistono in quanto hanno l’essere, e che i principi dell’essere sono universali; se per assurdo così non fosse, non potrei distinguere fra me stesso e la realtà, e quindi nemmeno dire che esisto, ma dato che posso distinguere fra me stesso e la realtà, le cose hanno l’essere, e i suoi principi sono universali. Analogamente io sostengo, dopo aver osservato e studiato il fenomeno, che le cose cadono perché sottostanno alla legge della cadenza universale. Se per assurdo non ci fosse la legge della cadenza universale, la mela non cadrebbe: ma la mela cade, e questo dimostra che c'è la legge della cadenza, ed è universale”.
    Io non mi limito a "pensare la realtà", come se fosse un atto tutto interno alla mia coscienza o alla mia mente. Io percepisco la distinzione fra una realtà a me interna (il mio "io") ed realtà a me esterna (le cose che ci sono) e di ciò ho chiara coscienza. Se sostengo che le cose esistono in quanto hanno il proprio essere e che i principi primi dell'essere sono universali è perché lo so in virtù di questa esperienza. È proprio l'esatto contrario di quanto dici ed il problema è sempre lo stesso: supponi che i principi primi dell'essere siano formulati autoreferenzialmente nel chiuso della stanza del pensiero, come se ci fosse "qualcosa" che ci schermi dall'attingere con oggettività - tu diresti: "con assolutezza" - alla realtà esterna.

    Il paragone con la scienza non è azzeccato perché la metafisica "lavora solo sulle parole"? Come se l'incontraddittorietà del reale fosse solo una parola... pensarlo ed affermarlo è ridicolo, oltre che errato!

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Il motivo per cui non si vede l’ora di scoprire come l'uomo abbia accesso a un modo di intendere non “antropomorfico”, e quale sia questo modo, è perché Mondin vorrebbe presentare la creazione dal nulla come un concetto logico e lineare, mentre inevitabilmente, in questo nostro “antropomorfico” modo di intendere, la creazione dal nulla è un’idea assurda. E sono assurde anche le spiegazioni con cui vorrebbe aggirare il problema. Infatti la logica pretende che la creazione sia anteriore al creato, mentre lui sostiene che il creato precede la creazione (“non si dà creazione prima del creato”). Ma, con buona pace della “relazione reale in termini unilaterali”, senza creazione non può esserci alcun creato, ed è assurdo sostenere il contrario.

    Le cose non migliorano se presenta la creazione dal nulla come “cominciamento assoluto dell’essere delle cose”. Infatti è vero che la metafisica permette di favoleggiare di varie tipologie di “essere”, per cui l’essere creerebbe un’altra specie di essere, che può diventare nulla, e che sarebbe - per ricorrere al tuo esempio - l’acqua prima che sia versata nei contenitori vuoti, ma questo non spiega dov’erano i contenitori vuoti, che, essendo stati anche loro creati, evidentemente non c’erano. Dov’era la materia prima della creazione? Purtroppo è l’idea stessa di creazione che presuppone movimento e cambiamento, non è colpa del “nostro modo di pensare” che non può “fare totalmente a meno delle immagini sensibili”. E visto che non si può che ricorrere al nostro modo di pensare, in questo modo di pensare l’idea di una creazione dal nulla è contraddittoria.
    Qui (e negli interventi precedenti) ho già dimostrato perché la prima delle due obiezioni di cui sopra è di natura sofistica: non tiene in considerazione le distinzioni, ben presenti a Mondin e prima ancora ad altri tomisti e allo stesso S. Tommaso d'Aquino, fra relazione reale, ideale/logica e mista ed in quale senso s'intende che la creazione segue il creato.

    La seconda obiezione invece suppone immotivatamente che il divenire sia un passaggio dall'essere al nulla (dici infatti: "l'essere creerebbe un'altra specie di essere, che può diventare nulla"), ma questa è solo l'interpretazione errata di Severino riguardo alla quale rimando alle considerazioni che farò qui sotto. Dov'era la materia prima della creazione? La creazione è la sola spiegazione razionale possibile dell'orgine del mondo proprio perché è la sola a dare ragione dell'esistenza della materia. Producendo tutto quanto l'essere delle cose, Dio produce anche la materia degli enti fisici.

    Non attribuisco "colpe" al nostro modo di pensare. Semplicemente, noi siamo fatti così: il nostro modo di pensare non può fare totalmente a meno delle immagini sensibili, che sono ipso facto immagini di una realtà diveniente che misuriamo col tempo. Che questo però renda contraddittoria la creazione dal nulla, intesa correttamente, è l'ennesima tua affermazione indimostrata.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Ma l’essere è indefinibile proprio perché è equivoco. Infatti Aristotele invece di definirlo dice che “l’essere si dice in molti modi”. Dunque non c’è nessun criterio in base al quale stabilire oggettivamente cosa sia l’essere, nessun criterio per verificare che ciò che ne dice uno sia più corretto di ciò che ne dice un altro, e quindi inevitabilmente non è possibile alcuna scienza dell’essere.

    Unità, molteplicità, vita, esistenza, sono termini di cui si può spiegare il significato, e l’eventuale ambiguità residua non rappresenta un problema, dal momento che nessuno pretende di farne principi universali e assoluti della realtà. Non si può spiegare invece cosa si intenda per “essere” senza ricorrere in maniera autoreferenziale al termine stesso, perché in fondo l’essere è solo un tratto di linguaggio, che viene arbitrariamente assunto come principio universale del tutto.

    Dire che le cose cambiano o passano è diverso dal dire che le cose non esistono di per sé, e che potrebbero non esserci: : questo è solo un modo di leggere il mutare delle cose, che non ha senso nella metafisica di Aristotele, né in quella di molti suoi interpreti, né in Severino. La metafisica di Aristotele non chiarisce come si deve intendere la materia prima? Quella di Severino fa a pugni col senso comune? Quella di Tommaso afferma la contraddittoria creazione dal nulla per cercare di conciliare aristotelismo e credenze religiose, e alla faccia del senso comune sostiene che il creato precede la creazione. Ognuno procede sulla base delle sue premesse, e dato che l’essere si dice in molti modi, non è possibile dire chi abbia torto e chi ragione, se non assumendo già le premesse di uno o dell’altro, come fai tu col tomismo.
    L'"essere" non è equivoco, ma analogo. Se fosse equivoco, indicherebbe cose fra loro affatto diverse - classico è l'esempio della parola "cane" in relazione alla costellazione e all'animale -, mentre invece l'"essere" può dirsi di cose differenti ma unite fra loro da una relazione. Questa relazione è onnicomprensiva? Sì, proprio perché quella di "essere" è una nozione trascendentale alla quale ogni cosa si può ricondurre: "(...) l'essere esprime tutta la realtà dell'oggetto di cui si predica e la esprime totalmente (ossia fino alle ultime differenze)" (S. Vanni Rovighi, Elementi di filosofia, II, p. 17).

    Se l'"essere" fosse equivoco, lo sarebbe né più né meno di quanto lo sarebbero termini come "unità", "molteplicità", "vita" ed "esistenza". Tutti termini che si possono dire in molti modi, a seconda del contesto in cui sono utilizzati. Il tuo doppio standard è palesemente dovuto ad un pregiudizio ideologico: affermare che questi termini non suscitano le tue obiezioni perché "nessuno pretende di farne principi universali e assoluti della realtà" rivela che fai dipendere l'equivocità della nozione di "essere" da quella che consideri una pretesa illegittima, mentre invece quest'assenza di pretesa da parte di (chi utilizza) concetti come "unità", "molteplicità", "vita ed "esistenza" non li renderebbe equivoci. Si comprende che questa non è una motivazione dettata dall'effettivo merito della questione ma del tutto occasionale e polemica.

    Ti si è detto in diverse occasioni non solo che quella di "essere" è una nozione dal valore analogico ma anche in che modi può essere intesa: ad es., come esse commune rerum, come ens concretum quidditati sensibili, come essere che esprime "quell'aspetto, quella forma della realtà per cui precisamente le cose sono reali, sono qualche cosa" (S. Vanni Rovighi, Elementi di filosofia, II, p. 12). Hai espresso perplessità sull'esse commune rerum e ti si è detto che tale nozione esprime il fondamento della relazione che intercorre fra le cose. Ti si è pure fatto notare che questa nozione viene da noi ricavata dalla nostra conoscenza inizialmente generica delle cose, che ci fa dire per l'appunto: ci sono delle cose, res sunt (oppure, per dirla in termini diversi: c'è qualcosa, aliud est). A parte ripetere nuovamente che la nozione di "essere" è equivoca, non hai smentito quanto detto.

    Se l'"essere" fosse solo un tratto di linguaggio, senza alcun appiglio al reale, non sarebbe intellegibile e non potrebbe venir utilizzato per esprimere frasi di senso compiuto inerenti la realtà. Altro punto che continui ad eludere, attaccandoti a Severino che considera "essere" tutto quanto allo stesso modo: dalle parole alle cose.

    Affermare che le cose cambiano o passano è diverso dal dire che le cose non esistono di per sé? Se pensi che ci sia una differenza è solo perché conosci la visione filosofica di Severino che afferma l'eternità degli enti, che sarebbero determinazioni dell'unico essere che si manifesta progressivamente proprio con l'apparire (dell'apparire) di queste determinazioni. Con l'inconveniente non da poco che Severino non dimostra che le cose stiano così. La nostra esperienza invece ci dice che noi affermiamo che una cosa esiste se è presente a noi o ad altri e diciamo che non esiste più, se cessa di esser presente. La problematizzazione severiniana di questo dato fornitoci dal senso comune è dettata dal fatto che lui interpreta la formalizzazione filosofica di questo passaggio operata da Platone, Aristotele e filosofi successivi (fra cui l'Aquinate) nei termini di un passaggio dall'essere al niente, ma questa ricostruzione è errata: il divenire è un passaggio da un essere determinato ad un altro essere determinato che realizza la potenzialità insita nell'essere precedente e lo scorrere del tempo, che misura il divenire, non implica che l'ente non più presente non 'sia' più in senso assoluto, giacché factum infectum fieri nequit. Riguardo alla creazione dal nulla, non posso che rimandare a quanto già ti ho detto.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    E a loro volta i motivi di credibilità della fede saranno razionalmente discutibili: se invece lo si nega, diventano essi stessi argomenti di fede. Dunque per un tomista il criterio ultimo di verità viene dalla religione, e il dogmatismo consiste appunto nel respingere come falsa ogni posizione filosofica inconciliabile con la rivelazione.
    Se i motivi di credibilità non fossero universalmente persuasivi, non sarebbero motivi di credibilità. Se, ad esempio, i Vangeli non rendessero testimonianza di azioni che solo qualcosa che possiede gli attributi entitativi ed operativi di Dio può aver compiuto (mi riferisco ai miracoli di Cristo), non potrebbero indurre ad aderire alla religione cattolica. Come si potrebbe credere che Dio s'è incarnato in Gesù Cristo, se quanto operato da Cristo non fosse, per così dire, "degno" della divinità? E, a monte, come si potrebbe dire che Gesù Cristo è esistito, se non ci fossero testimoni che lo hanno conosciuto o persone che hanno conosciuto coloro che ne hanno testimoniato l'esistenza, la vita e le opere? Come scrisse il compianto mons. Antonio Livi: «A differenza dei preambula fidei, i motiva credibilitatis non hanno carattere metafisico, bensì storico-empirico; ma la connessione tra i due ordini di premesse della fede cristiana è stabilita dal fatto che determinati eventi storici e determinate situazioni di fatto possono fare da motivi di credibilità del teste solo se interpretati in un certo modo alla luce dei principi metafisici, ossia in definitiva alla luce dei preambula fidei. Ciò riguarda innanzitutto i segni o indizi della missione profetica, ossia le prove della credibilità dei profeti dell'Antico Testamento (...); quindi i segni o indizi relativi alla divinità di Gesù, il Verbo incarnato; infine, e di conseguenza, i segni o indizi della presenza di Dio nella vita della Chiesa fondata da Gesù (indefettibilità e santità della Chiesa nella storia); infatti, anche se tali segni sono sperimentati empiricamente nelle vicende storiche, essi sono indizi della presenza di Dio proprio perché presuppongono la certezza che ci sia un Dio creatore, il solo che possa santificare gli uomini (...) e il solo che possa inoltre operare interventi di carattere creativo (essendo un atto creativo la productio rei ex nihilo sui et subiecti). È a questi interventi di carattere creativo che si dà propriamente il nome di "miracoli"» (Antonio Livi, Razionalità della fede nella Rivelazione. Un'analisi filosofica alla luce della logica aletica, Casa Editrice Leonardo da Vinci, 2021, p. 199).

    A volte, comunque, sembra proprio che ti manchi la nozione di conclusività di una proposizione o di un'argomentazione, come se fosse qualcosa che ti ripugna.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    E tu a quanto pare non ti "avvedi" che “essere” da solo non è che l’infinito di un verbo, e che per dargli una valenza metafisica è necessario inserirlo in un’opposizione col nulla, come appunto fece Parmenide, e quindi non si può parlare di antecedenza logica. Da qui ebbe inizio il discorso sull’essere, senza questa opposizione originaria, niente essere.
    Questa è la tua ennesima "severinata". La relazione tra la nozione di "essere" e la nozione di "nulla" o "niente" (ossia: "non essere") è il classico esempio di relazione ideale o logica ma non reale: «Il rapporto essere-nulla non istituisce una relazione reale, bensì soltanto logica e mentale. Nelle proprietà dell'ente in quanto ente di Aristotele e dell'intera filosofia dell'essere non vi è la disponibilità dell'ente all'unione col niente, vi è la disponibilità a trasformarsi. In merito è necessario avanzare un'annotazione fondamentale: la negazione che l'essere fa del nulla non è pari alla negazione logica che il nulla fa dell'essere; tra le due vi è asimmetria radicale. Negando il nulla, l'essere non ha niente di reale che gli si opponga; mentre il nulla, opponendosi all'essere, non si oppone affatto [realmente, nota mia] poiché non c'è. Dire che il nulla non c'è significa che l'essere è intrascendibile, che l'essere non possiede contrario reale. Perché vi sia relazione reale reciproca due cose sono necessarie: che i due estremi siano reali, e che l'influsso di A su B e di B su A siano reali, il che per l'appunto nel nesso tra essere e nulla manca completamente» (Vittorio Possenti, Ritorno all'essere: addio alla metafisica moderna, Armando editore, 2019, p. 289).

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Ma è proprio il contrario: la realtà dei fatti dimostra che l’ambiguità di un termine non solo non impedisce la sua traduzione in un’altra lingua con un termine altrettanto ambiguo, ma la rende più semplice. Le difficoltà si pongono invece con termini che hanno un significato puntuale in una lingua e devono essere resi in altre con perifrasi e giri di parole. Nel caso degli arabi, è interessante sapere che la scelta cadde sul pronome personale maschile di terza persona (lui - egli - iddu) sostantivato, così che al vago “essere” corrisponde l’ancor più vaga luità o lui-ssenza, o magari iddità.
    Ma lui chi? Chi, cosa sarebbe questa luità? Non solo questa domanda corrisponde all’altrettanto inevasa “che cos’è l’essere?”, ma dimostra che la fede metafisica nell’essere si può trasferire armi e bagagli a un termine altrettanto vago.
    Se chiedessimo a un eventuale metafisico arabo di spiegare che cos’è la luità senza ricorrere al termine stesso, direbbe che è possibile, ma rifiuterebbe di farlo, proprio come hai fatto tu le volte che ti ho chiesto di spiegare che cos’è l’essere senza ricorrere alla parola essere.
    Stai eludendo il punto: se la nozione di "essere" è ambigua, perché si sentì la necessità di non tradurla con al-mawgud, bensì con un termine che non fosse, agli occhi del traduttore arabo, equivoco? L'espressione al-huwiyya fu coniata appositamente per evitare l'ambiguità di al-mawgud, come ti ho detto.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Il ricordo di un sogno è un ente, mentre ciò che si è presentato nel sogno un altro ente, che era contraddittorio. Cosa normale nel sogno, dove i criteri della logica sono sospesi, o non vincolanti, come tutti sanno.
    L'hai già detto, ma è una sciocchezza. Come fai a dire che "ciò che si è presentato nel sogno", che sarebbe un ente, era contraddittorio, se hai memoria di qualcosa di incontraddittorio? Fa quasi sorridere quel "come tutti sanno" - a proposito di chi dà per scontato qualcosa.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    È chiaro che vuol dire che Maria è figlia di Dio, ma nell’immagine di Dante è anche sua madre, e questo è contraddittorio, viola il pdnc. Non accusiamo Dante di violarlo perché, anche in questo caso, è normale che nell’espressione artistica si possa derogare dai principi della logica. E a questo proposito non devo mostrarti foto o quadri, visto che intendevo la letteratura, e l’ho anche detto. La poesia è arte, inutile cercare di polemizzare su questo.
    È l'espressione usata da Dante che viola il pdnc, ma non lo è la realtà che lui indica con quell'espressione: si tratta, per l'appunto, di una contraddizione apparente, ma non effettiva. L'arte non è fatta solo di letteratura o poesia, ma anche dalla pittura e dalla fotografia. Perciò, la mia richiesta è lecita.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    No, una certa quantità di acqua significa per esempio un litro d’acqua, e quel litro d’acqua non può essere contemporaneamente allo stato liquido e solido.
    L'idrosfera è tutta la quantità d'acqua presente sul nostro pianeta ed include simultaneamente l'acqua allo stato liquido, allo stato gassoso e allo stato solido: ti risulta contraddittoria?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    L’unione ipostatica si può realizzare anche in altri enti o vale solo in questo caso? Qualcun altro può essere molteplice quanto alle persone o è un’eccezione riservata a Dio? Perché se non valgono per altri enti, bisogna spiegare come mai queste eccezioni. Se la spiegazione chiama in causa la fede, nessun problema. Se invece non è una questione di fede, ma non viene spiegato perché sia esclusiva, allora l’unione ipostatica e la differenza fra sostanze e persone sono espedienti per negare che sia contraddittorio che uno stesso individuo sia più cose diverse, e che uno sia anche tre.
    Queste eccezioni sono dovute al fatto che parliamo di Dio, che è onnipotente, ma non sono eccezioni al pdnc. Sono eccezioni al normale corso delle cose.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

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  2. #12472
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    A quanto pare il nulla puo solo generare Dio.
    A quanto pare, secondo te, il nulla genera elettroni.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

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  3. #12473
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    si invece, perche non ha la possibilita' di operare alcuna scelta.
    Nessuno può scegliere di essere cio che si è. Nemmeno Dio. Questo è scritto nel manuale di istruzioni del gioco di ruolo chiamato "tomismo" e io mi attengo alle regole del gioco

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  4. #12474
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    A quanto pare, secondo te, il nulla genera elettroni.
    Oppure gli elettroni "sono"

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  5. #12475
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Nessuno può scegliere di essere cio che si è. Nemmeno Dio. Questo è scritto nel manuale di istruzioni del gioco di ruolo chiamato "tomismo" e io mi attengo alle regole del gioco

    Inviato dal mio SM-A536B utilizzando Tapatalk
    quindi la "ricerca vana della ricchezza che non dà la felicità" appartiene in ogni caso al loro essere per cui pure imbattendosi nelle verità contenute nei tuoi post non andranno a sdraiarsi sotto una palma invece di produrre ricchezza tassabile per il bene collettivo?

  6. #12476
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    si invece, perche non ha la possibilita' di operare alcuna scelta.
    E’ libero da impedimenti che costringono noi umani a dover fare delle scelte. Ha tutte le possibilità di operare scelte diverse ma dato che vuole il massimo bene sa qual’è la scelta giusta ed è assolutamente libero di attuarla, libero da impedimenti di ogni sorta.
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
    Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
    “Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


  7. #12477
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    se conseguire fini non rende davvero felici perchè tanto "lo sfigato resta depresso uguale", anche riprodursi è la ricerca vana di qualcosa che tanto non arriverà in ragione dei limiti della chimica del cervello?
    ci rende felici cio che l'evoluzione ci ha programmato a fare in media, poi c'e' sempre lo 0.3% della popolazione che sta a 3 sigma dalla media.
    If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac

  8. #12478
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Oppure gli elettroni "sono"
    Se gli elettroni "fossero" sarebbero l'Elettrone.


    Ero Narel Jarvi...

  9. #12479
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    A quanto pare, secondo te, il nulla genera elettroni.
    ovviamente non ho mai detto una simile sciocchezza.
    If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac

  10. #12480
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    quindi la "ricerca vana della ricchezza che non dà la felicità" appartiene in ogni caso al loro essere per cui pure imbattendosi nelle verità contenute nei tuoi post non andranno a sdraiarsi sotto una palma invece di produrre ricchezza tassabile per il bene collettivo?
    Penso proprio che i miei post non sortitanno alcun effetto su nessuno

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    - Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
    - Ne sei sicuro ?
    - Non ho alcun dubbio !

 

 
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