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Discussione: Fede o scienza?

  1. #12651
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    Il dogma si salvaguarda tranquillamente da solo (san Bonaventura), quello che deve essere salvaguardato è il Sistema filosofico.
    Se così fosse non avreste bisogno del tomismo

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    - Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
    - Ne sei sicuro ?
    - Non ho alcun dubbio !

  2. #12652
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Se così fosse non avreste bisogno del tomismo
    Infatti come cattolici non l'abbiamo (sempre san Bonaventura), l'abbiamo come animali razionali.


    Ero Narel Jarvi...

  3. #12653
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    La tua domanda suppone, nemmeno troppo implicitamente, che ci siano dei "criteri conoscitivi" strutturali alla nostra mente e che questi criteri siano come le famose lenti colorate di Kant (o poco ci manca). Ma questa non è affatto una certezza ed è assurdo che la spacci come tale: il fatto che siamo noi che conosciamo non dimostra minimamente quanto affermi.

    No, tu hai avanzato un'ipotesi molto chiara: la nostra conoscenza non può dirsi oggettiva perché condizionata dalle nostre strutture biologiche e neurologiche e queste strutture potrebbero condizionarla al punto da offuscarci una realtà nella quale, a differenza di ciò che percepiamo, potrebbero celarsi contraddizioni effettive. Ricominci a lanciare il sasso, nascondendo la mano? Pertanto, la domanda legittima è: in che modo le nostre strutture biologiche e neurologiche potrebbero condizionarci in questi termini? Ossia: i nostri organi corporei come potrebbero condizionarci al punto da restituirci una realtà così falsificata?

    Se non esiste un condizionamento che potrebbe ingannarci in questo modo, non si capisce perché la nostra conoscenza non possa dirsi, quanto meno sotto quest'aspetto, incondizionata. Se preferisci: "assoluta". Anche se non è l'aggettivo che la metafisica usa (ma fa niente: ho capito che vuoi insistere sull'equivoco, perché pensi che faccia il tuo gioco).

    Riguardo alla "garanzia", ti ho già replicato diverse volte: ciò che è immediatamente evidente non necessita di alcuna garanzia ulteriore. Analogamente a come, visto che l'hai tirato in ballo tu questo esempio, non ho bisogno di garanzie ulteriori del fatto che io non sia il treno su cui sono salito.

    Capisco che non ti piaccia la risposta, ma non è un motivo né per dire che non te l'abbia data né per sostenere che io dia la veridicità dei principi primi dell'essere per scontata (se fosse così, non avrei elaborato una riflessione critica in merito o non avrei attinto a quelle elaborate dai filosofi).
    Ma come sarebbe che la mia domanda suppone che ci siano dei criteri conoscitivi strutturali alla nostra mente?
    Non siamo noi che conosciamo, la conoscenza non passa attraverso le nostre strutture biologiche e neurologiche, comunque le vogliamo chiamare, la conoscenza umana non è filtrata dai mezzi conoscitivi umani, come quella degli altri animali è filtrata dai loro? Come funzionerebbe allora la conoscenza, ti arriva una PEC dall’Assoluto-Universale-Necessario?

    Non si tratta di ipotizzare una realtà offuscata o falsificata, si tratta di spiegare come può la prospettiva umana essere assolutamente oggettiva, cioè attingere a quelle che chiami verità assolute. Voi tomisti pensate che l’uomo coi suoi mezzi possa entrare almeno in parte nel pensiero di Dio, quindi voglio sapere come può essere assoluta la conoscenza umana, chi garantisce questo accesso all’assoluto.



    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Io non mi limito a "pensare la realtà", come se fosse un atto tutto interno alla mia coscienza o alla mia mente. Io percepisco la distinzione fra una realtà a me interna (il mio "io") ed realtà a me esterna (le cose che ci sono) e di ciò ho chiara coscienza. Se sostengo che le cose esistono in quanto hanno il proprio essere e che i principi primi dell'essere sono universali è perché lo so in virtù di questa esperienza. È proprio l'esatto contrario di quanto dici ed il problema è sempre lo stesso: supponi che i principi primi dell'essere siano formulati autoreferenzialmente nel chiuso della stanza del pensiero, come se ci fosse "qualcosa" che ci schermi dall'attingere con oggettività - tu diresti: "con assolutezza" - alla realtà esterna.

    Il paragone con la scienza non è azzeccato perché la metafisica "lavora solo sulle parole"? Come se l'incontraddittorietà del reale fosse solo una parola... pensarlo ed affermarlo è ridicolo, oltre che errato!
    Ti avevo già spiegato che non sto mettendo in dubbio la distinzione fra io e realtà esterna, quindi la tua risposta non c’entra con la mia domanda. E questa distinzione non c’entra niente nemmeno coi principi primi dell’essere, non è il loro fondamento.
    Non si può parlare di principi primi dell’essere senza teorizzare l’essere e tutta l’interpretazione della realtà che ne deriva. Che la realtà sia fatta di enti, essenze ecc. è un’interpretazione metafisica della realtà, ma non è la realtà: quello di cui fai esperienza sono le cose fra cui distingui, che poi interpreti come enti: e dopo aver compiuto questo passo tu lo dimentichi, e dici: “io so che i principi primi dell’essere sono universali”. Dimenticando il momento dell’interpretazione, tu identifichi realtà e interpretazione della stessa - eppure te lo avevo già fatto notare.

    Quando in ogni risposta che dai torni a parlare del principio di contraddizione, lo fai perché gli attribuisci un significato non solo logico, ma ontologico.

    Non ti accorgi in questo modo che una cosa è dire che esistono le cose, un’altra del tutto diversa è dire che quelle cose “hanno l’essere”: la seconda è un’interpretazione basata sulla prima, un’interpretazione che presuppone l’idea di un principio comune del tutto, chiamato “essere”, a sua volta basato unicamente sul fatto che noi diciamo che le cose esistono, e lo possiamo dire anche col verbo essere. Siccome di tutte le cose noi diciamo che “sono”, si conclude che “l’essere” sia il principio del tutto: passaggio del tutto arbitrario dal piano delle parole al piano della realtà.

    Quindi, quando tu dici che se il principio di non contraddizione non fosse una legge della realtà, le cose potrebbero essere e non essere quello che sono, commetti lo stesso errore di chi dice che senza “l’essere” le cose non potrebbero nemmeno esistere: c’è al fondo una falsa identità, una fallacia del parassita. C’è la dimenticanza di parlare già da una precisa prospettiva, quella della metafisica dell’essere.

    In breve: senza fede metafisica nell’essere, niente valore ontologico del principio di non contraddizione.



    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se l'"essere" fosse equivoco, lo sarebbe né più né meno di quanto lo sarebbero termini come "unità", "molteplicità", "vita" ed "esistenza". Tutti termini che si possono dire in molti modi, a seconda del contesto in cui sono utilizzati. Il tuo doppio standard è palesemente dovuto ad un pregiudizio ideologico: affermare che questi termini non suscitano le tue obiezioni perché "nessuno pretende di farne principi universali e assoluti della realtà" rivela che fai dipendere l'equivocità della nozione di "essere" da quella che consideri una pretesa illegittima, mentre invece quest'assenza di pretesa da parte di (chi utilizza) concetti come "unità", "molteplicità", "vita ed "esistenza" non li renderebbe equivoci. Si comprende che questa non è una motivazione dettata dall'effettivo merito della questione ma del tutto occasionale e polemica.
    Hai perso il filo. L’ambiguità dell’essere non dipende dalla pretesa di farne un principio universale, la sua ambiguità compromette quella pretesa, e quella di farne oggetto di una scienza. Problemi che non si pongono con parole come unità, molteplicità, vita, esistenza, anche qualora rimanesse un margine di ambiguità una volta data loro una definizione.


    Citazione Originariamente Scritto da Vanni Rovighi Visualizza Messaggio
    L'essere esprime tutta la realtà dell'oggetto di cui si predica e la esprime totalmente.
    Il verbo essere esprime tutta la realtà dell'oggetto di cui si predica e la esprime totalmente.
    Cioè, come già sappiamo, in uno dei suoi usi correnti il verbo essere significa esistere. Ma il fatto che noi usiamo il verbo essere per parlare della realtà non significa che il verbo essere sostantivato esprima un principio trascendentale della realtà.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Ti si è pure fatto notare che questa nozione viene da noi ricavata dalla nostra conoscenza inizialmente generica delle cose, che ci fa dire per l'appunto: ci sono delle cose, res sunt (oppure, per dirla in termini diversi: c'è qualcosa, aliud est). A parte ripetere nuovamente che la nozione di "essere" è equivoca, non hai smentito quanto detto.
    Dato che di tutte le cose noi diciamo che “sono”, si conclude che “l’essere” sia il principio del tutto, passaggio del tutto arbitrario dal piano delle parole al piano della realtà.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se l'"essere" fosse solo un tratto di linguaggio, senza alcun appiglio al reale, non sarebbe intellegibile e non potrebbe venir utilizzato per esprimere frasi di senso compiuto inerenti la realtà.
    Fallacia del parassita: il verbo essere viene usato per esprimere frasi di senso compiuto inerenti la realtà, il che non significa che sia altro che un tratto di linguaggio. E naturalmente qualunque tratto di linguaggio - per esempio il catasterismo - può essere intelligibile senza che questo implichi che abbia un appiglio al reale.



    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se i motivi di credibilità non fossero universalmente persuasivi, non sarebbero motivi di credibilità. Se, ad esempio, i Vangeli non rendessero testimonianza di azioni che solo qualcosa che possiede gli attributi entitativi ed operativi di Dio può aver compiuto (mi riferisco ai miracoli di Cristo), non potrebbero indurre ad aderire alla religione cattolica. Come si potrebbe credere che Dio s'è incarnato in Gesù Cristo, se quanto operato da Cristo non fosse, per così dire, "degno" della divinità? E, a monte, come si potrebbe dire che Gesù Cristo è esistito, se non ci fossero testimoni che lo hanno conosciuto o persone che hanno conosciuto coloro che ne hanno testimoniato l'esistenza, la vita e le opere? Come scrisse il compianto mons. Antonio Livi: «A differenza dei preambula fidei, i motiva credibilitatis non hanno carattere metafisico, bensì storico-empirico; ma la connessione tra i due ordini di premesse della fede cristiana è stabilita dal fatto che determinati eventi storici e determinate situazioni di fatto possono fare da motivi di credibilità del teste solo se interpretati in un certo modo alla luce dei principi metafisici, ossia in definitiva alla luce dei preambula fidei. Ciò riguarda innanzitutto i segni o indizi della missione profetica, ossia le prove della credibilità dei profeti dell'Antico Testamento (...); quindi i segni o indizi relativi alla divinità di Gesù, il Verbo incarnato; infine, e di conseguenza, i segni o indizi della presenza di Dio nella vita della Chiesa fondata da Gesù (indefettibilità e santità della Chiesa nella storia); infatti, anche se tali segni sono sperimentati empiricamente nelle vicende storiche, essi sono indizi della presenza di Dio proprio perché presuppongono la certezza che ci sia un Dio creatore, il solo che possa santificare gli uomini (...) e il solo che possa inoltre operare interventi di carattere creativo (essendo un atto creativo la productio rei ex nihilo sui et subiecti). È a questi interventi di carattere creativo che si dà propriamente il nome di "miracoli"» (Antonio Livi, Razionalità della fede nella Rivelazione. Un'analisi filosofica alla luce della logica aletica, Casa Editrice Leonardo da Vinci, 2021, p. 199).
    Ma come fai a dire che sono “universalmente persuasivi” e non razionalmente discutibili degli argomenti come: i miracoli, la resurrezione, le profezie, la diffusione e la santità della chiesa, la verità e la bellezza e sublimità della dottrina cristiana…? Questi argomenti sono soggettivamente persuasivi, cioè qualcuno li troverà persuasivi, e qualcun altro no.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se sappiamo che le costellazioni sono illusioni ottiche, perché non dovremmo sapere se le stelle esistono davvero oppure no?
    Qui veramente dovresti rileggere la frase a cui stavi rispondendo, non aggiungo altro.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Questa è la tua ennesima "severinata". La relazione tra la nozione di "essere" e la nozione di "nulla" o "niente" (ossia: "non essere") è il classico esempio di relazione ideale o logica ma non reale: «Il rapporto essere-nulla non istituisce una relazione reale, bensì soltanto logica e mentale. Nelle proprietà dell'ente in quanto ente di Aristotele e dell'intera filosofia dell'essere non vi è la disponibilità dell'ente all'unione col niente, vi è la disponibilità a trasformarsi. In merito è necessario avanzare un'annotazione fondamentale: la negazione che l'essere fa del nulla non è pari alla negazione logica che il nulla fa dell'essere; tra le due vi è asimmetria radicale. Negando il nulla, l'essere non ha niente di reale che gli si opponga; mentre il nulla, opponendosi all'essere, non si oppone affatto [realmente, nota mia] poiché non c'è. Dire che il nulla non c'è significa che l'essere è intrascendibile, che l'essere non possiede contrario reale. Perché vi sia relazione reale reciproca due cose sono necessarie: che i due estremi siano reali, e che l'influsso di A su B e di B su A siano reali, il che per l'appunto nel nesso tra essere e nulla manca completamente» (Vittorio Possenti, Ritorno all'essere: addio alla metafisica moderna, Armando editore, 2019, p. 289).
    Quella di Parmenide sarà anche una severinata, fatto sta che Platone ed Aristotele la presero molto sul serio - non è colpa mia se tutta la metafisica si fonda proprio su quella opposizione originaria. Peraltro, se di fatto il discorso sull’essere non ha mai smesso di parlare di nulla, cioè di qualcosa che non è reale, questo non depone a favore di quello che dici. Lo dimostra il fatto che mi rispondi citando un testo che parla di “negazione che l’essere fa del nulla”, espressione che afferma proprio quell’opposizione fondante: reale o ideale non ha importanza, perché irrinunciabile.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Stai eludendo il punto: se la nozione di "essere" è ambigua, perché si sentì la necessità di non tradurla con al-mawgud, bensì con un termine che non fosse, agli occhi del traduttore arabo, equivoco? L'espressione al-huwiyya fu coniata appositamente per evitare l'ambiguità di al-mawgud, come ti ho detto.
    Leggo che il problema del termine al-mawgud era che aveva già un suo significato nell’arabo corrente, che poteva creare ambiguità perché significava “una cosa nota, determinata”. Il neologismo luità invece non ha questo problema, è un termine del tutto vago, disponibile ad accogliere più significati e quindi perfetto per tradurre un termine equivoco come “essere”. Sono i termini che hanno un significato puntuale a porre eventualmente problemi di traduzione, non quelli vaghi. Quindi il fatto che "essere" sia stato tradotto in altre lingue non significa niente - nemmeno un arabo potrebbe spiegare cos’è la luità senza ricorrere al termine stesso, come tu non puoi spiegare cos’è l’essere senza ricorrere alla parola essere.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    L'hai già detto, ma è una sciocchezza. Come fai a dire che "ciò che si è presentato nel sogno", che sarebbe un ente, era contraddittorio, se hai memoria di qualcosa di incontraddittorio? Fa quasi sorridere quel "come tutti sanno" - a proposito di chi dà per scontato qualcosa.
    Perché il ricordo di una cosa non è la cosa. Se poi il sogno non può essere contraddittorio vorrà dire che non ti è mai capitato di sognare, come non ti è mai capitato di vedere le costellazioni.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    L'idrosfera è tutta la quantità d'acqua presente sul nostro pianeta ed include simultaneamente l'acqua allo stato liquido, allo stato gassoso e allo stato solido: ti risulta contraddittoria?
    Se è tutta la quantità di acqua, non è una certa, determinata quantità di acqua, per esempio un litro, così come nei vostri termini metafisici la totalità dell’essere non è un certo essere determinato.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Queste eccezioni sono dovute al fatto che parliamo di Dio, che è onnipotente, ma non sono eccezioni al pdnc. Sono eccezioni al normale corso delle cose.
    Infatti nel normale corso delle cose diresti che uno non può essere tre, perché sarebbe contraddittorio, mentre fai eccezione per Dio. E da qui anche l’idea che la madre figlia di suo figlio non violi il pdnc. A quanto pare, per chi è onnipotente non valgono i principi primi dell’essere.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  4. #12654
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Si ma tu non sai in anticipo quali saranno le esigenze futuro. Non puoi sapere se le necessità richiederanno i più forti o i più intelligenti e il cirredo genetico dei "malaticci" potrebbe comunque condurre a risultanze genetiche utili.
    Non sapendo la scelta più logica (se di essa si vuol parlare) è massimizzare la differenziazione

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    non sapendo cosa servirà in futuro qualsiasi esortazione ad abbracciare una determinata condotta "per ragioni evolutive" è purissima ideologia; del resto a nessuno viene in mente di far moltiplicare a dismisura la popolazione terrestre "perché è il modo migliore di massimizzare le mutazioni" (magari facendo vivere malissimo di stenti questa massa proliferante avente a disposizione risorse limitate, tanto il punto è solamente riprodursi a dismisura), che sarebbe la conseguenza logica assurda e grottesca della tua impostazione

  5. #12655
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Se il tabù non è abbastanza forte ovviamente si, altrimenti no.
    Oppure si, ma si crea un nuovo reset è al primo tabù se ne somma un altro. Il "mai più" dei primi sopravvissuti diventa "questa volta davvero mai più". Poi se ne somma un altro. Poi in altro. Alla fine secondo me smettono

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    i robusti nerboruti testosteronici sopravvissuti alle condizioni ambientali durissime che si lasciano castrare dai residuali pacifisti perché TheMeroving ha bisogno dell'autocorrezione che da sola per via naturale-ambientale non arriva

  6. #12656
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Darwin Visualizza Messaggio
    Si è innamorato dei film della serie MadMax e si vede a capo dei razziatori.
    Il mondo pacifico non gli consente di estrinsecare le sue qualità.
    non c'entra assolutamente niente (preferisco le colossali macchine da guerra contemporanee alle guerricciole primitive, se devo essere cattivista), tra l'altro io ho più fiducia nella deterrenza nucleare di quanta ne abbiamo i pacifisti spaventati che chiedono il disarmo nucleare planetario (non sospettando il ritorno delle guerre convenzionali fra potenze con decine di milioni di morti)

    semplicemente quando vedo boiate mi viene spontaneo rintuzzarle; una era la fiducia di TheMeroving nei meccanismi naturali di autocorrezione (senonché l'inverno nucleare non ha effetti selettivi più "meritocratici" di un meteorite, così che è stato costretto a ripiegare su un mutamento culturale come tale molto più fragile ed esposto alla persistenza della vecchia genetica richiedente millenni di selezioni prima di "correggersi")

    un'altra era la tua idea che il problema principale della guerra nucleare fossero "le radiazioni" anziché la carestia planetaria che lascia in vita una frazione della popolazione mondiale

    da uno che si fa chiamare @Darwin mi sarei aspettato più severità con il confusionismo di TheMeroving quanto alla "natura che si autocorregge", ma so che ti faccio innervosire da cui lo scatto inconsulto dell'altra volta (anche se il principale motivo di nervosismo in questi anni è evidentemente il corso del mondo prescindente da me, a cominciare dal mancato sostegno decisivo all'Ucraina legato proprio alla questione nucleare di cui stiamo parlando)

    probabilmente il fatto è che tu stesso dietro alle pretese di oggettività scientifica covi lo stesso mischione di facciata pseudoscientista e speranza criptoprovvidenzialistica

  7. #12657
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    @Gunthr

    ...in virtù del nulla.

    Se vuoi è come la correzione di Leibniz a nihil est in intellectu, quod non fuerit in sensu, excipe: nisi ipse intellectus.
    Nell’elaborare la loro metafisica, Aristotele e Tommaso tengono fermo o no come legge universale che ex nihilo nihil fit? Le conclusioni di Tommaso smentiscono che questo principio sia universale: se ha un’eccezione significa che non è una verità assoluta, quindi l’intero edificio poggia su un fondamento che non è necessariamente vero - e tutto può essere rimesso in discussione.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  8. #12658
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Nell’elaborare la loro metafisica, Aristotele e Tommaso tengono fermo o no come legge universale che ex nihilo nihil fit? Le conclusioni di Tommaso smentiscono che questo principio sia universale: se ha un’eccezione significa che non è una verità assoluta, quindi l’intero edificio poggia su un fondamento che non è necessariamente vero - e tutto può essere rimesso in discussione.
    @Gunthr

    Se l'edificio poggia sulla verità assoluta "ex nihilo nihil fit, virtute nihili" non cambia nulla.

    Tu stai semplicemente cercando di cojonarci come hai fatto riguardo alla questione dell'ente come genere.


    Ero Narel Jarvi...

  9. #12659
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Gode nella sopraffazione degli avversari per sua stessa ammissione. È la sua mission sui social.
    Naturalmente i suoi avversari sono tutti coloro i quali gli si oppongono..

    Inviato dal mio SM-A536B utilizzando Tapatalk
    per l'esattezza la mia mission è mostrare quanto gli pseudo-scientisti e gli pseudo-oggettivi che fanno le pulci ai religiosi grattando dietro la facciata sicura di sé siano dei confusionari dominati dal wishful thinking; da cui la situazione per cui a Placido dici che ogni cervello è diverso (contro l'essenzialismo tomista rientrato dalla finestra in chiave biologica) e poi con me ritornano uguali (perché la morale laica non può restare in balia della diversità antropologica)

  10. #12660
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Per esempio, sul primo tentativo di cojonatura (poi eventualmente passiamo al secondo):

    II. Testo 3

    Commento alla Metafisica di Aristotele,
    IV, 1, §535-545

    §535 Quindi il Filosofo dice che l’ente, oppure ciò che è, si dice in molti modi. Ma bisogna sapere che qualcosa si predica di cose diverse in vari modi. Alle volte, secondo un concetto totalmente uguale, e allora si dice che viene predicato in modo univoco, come animale [è predicato] di cavallo e di bue. Altre volte secondo concetti totalmente diversi, e allora si dice che viene predicato in modo equivoco, come cane di una costellazione e di un animale. Altre volte ancora, secondo concetti che sono in parte diversi e in parte non diversi; diversi, infatti, in quanto esprimono diversi rapporti, e uguali in quanto questi rapporti si riferiscono a qualcosa di uno e identico; e di ciò si dice che viene predicato in modo analogo, cioè in modo proporzionale, per il fatto che ciascuno viene riferito, secondo il suo rapporto, a quell’uno.

    §536 Poi, bisogna sapere che quell’uno a cui si riferiscono i diversi rapporti, nei nomi analogici, è uno in numero [leggi: in natura] e non solo secondo il concetto, come nel caso di quell’uno che viene designato da un nome univoco. E quindi Aristotele dice che l’ente, anche se si dice in molti modi, non si dice in modo equivoco, bensì in rapporto ad uno; non certo ad un uno che sia solo uno in concetto, bensì che sia uno come una certa natura. E questo risulta evidente dagli esempi dati in seguito.

    §537 Così, porta un primo esempio, di quando molti si rapportano ad uno come ad un fine, come si vede nel nome sanativo o salubre. Sanativo, infatti, non si dice in modo univoco di dieta, medicina, orina e animale. Il concetto di sano, infatti, in quanto detto di dieta, consiste nel conservare la salute; in quanto detto di medicina, nel produrre la salute; in quanto detto di orina, è segno di salute; e in quanto detto di un animale, il suo concetto è l’essere ricettivo o suscettivo della salute. E quindi tutto ciò che è sanativo o sano si dice in riferimento ad una medesima salute. Perché è la stessa salute che l’animale riceve, l’orina significa, la medicina produce, e la dieta conserva.

    §538 Poi porta un secondo esempio, di quando molti si rapportano ad uno come ad un principio efficiente; qualcosa infatti si dice medico perché ha l’arte della medicina […].

    §539 E come nei casi suddetti, anche ente si dice in molti sensi. Tuttavia ogni ente si dice in rapporto ad un primo. Questo primo però non è un fine o un efficiente, come negli esempi precedenti, bensì un soggetto. Infatti alcune cose si dicono enti, o si dice che sono, perché hanno l’essere di per sé, come le sostanze, le quali si dicono enti nel modo principale e primario. Altre cose invece si dicono enti perché sono attributi o proprietà di sostanze, come gli accidenti propri di ogni sostanza. E certe cose si dicono enti perché sono una via alla sostanza, come le generazioni e i movimenti. Altre invece si dicono enti poiché sono corruzioni di sostanza. La corruzione infatti è una via al non-essere, come la generazione è una via alla sostanza. E poiché la corruzione termina nella privazione, come la generazione termina nella forma, le stesse privazioni delle forme sostanziali si possono dire enti. Inoltre, si dicono enti le qualità o certi accidenti, poiché sono attive o generative della sostanza, oppure lo sono delle cose dette enti secondo uno dei suddetti rapporti con la sostanza, o secondo qualsiasi altro rapporto. Inoltre, le negazioni delle cose che si rapportano con la sostanza, o anche della sostanza stessa, si dicono enti. Per questo diciamo che il non ente è non ente. Non lo si direbbe, se alla negazione in qualche modo non competesse l’essere.

    §540 Ma bisogna sapere che i suddetti modi di essere si possono ridurre a quattro. Infatti uno di loro, che è debolissimo, si trova soltanto nella ragione, e cioè la negazione e la privazione, che diciamo essere nella ragione, poiché la ragione, quando afferma o nega qualcosa intorno a loro, tratta di loro come di certi enti. (Del modo in cui la negazione e la privazione si distinguono si parlerà più avanti).

    §541 Un altro modo, vicino ad esso in debolezza, è quello secondo cui la generazione e la corruzione e il movimento si dicono enti. Hanno infatti qualcosa che è coinvolto con la privazione e la negazione. Il movimento infatti è atto imperfetto, come si dice nel terzo libro della Fisica.

    §542 Il terzo modo non ha nulla che è coinvolto con il non-ente, però ha un essere debole, poiché non è per sé, bensì in un altro, come sono le qualità, le quantità, e le proprietà della sostanza.

    §543 Il quarto modo è il più perfetto, e cioè quello che ha l’essere nella realtà senza coinvolgere privazione, e ha un essere fermo e solido, come esistente di per sé, come sono le sostanze. E a questo, come a ciò che è primo e principale, si riferiscono tutti gli altri. Infatti si dice che le qualità e le quantità sono, in quanto sono nella sostanza; il movimento e le generazioni sono, in quanto tendono alla sostanza o a una delle cose suddette; le privazioni e le negazioni sono, in quanto tolgono una delle tre cose suddette.

    §544 In seguito, dove Aristotele scrive «Allo stesso modo allora», offre la premessa maggiore del […] ragionamento, affermando che spetta a un’unica scienza considerare non solo le cose che si dicono «secondo uno», ossia in base a un’unica nozione, ma anche le cose che si dicono in relazione a un’unica natura secondo diversi rapporti. Il motivo di ciò è l’unità di ciò in relazione a cui si dicono queste cose; come è chiaro che di tutte le cose curative si occupa un’unica scienza, ossia quella della medicina; e un discorso uguale va fatto per le altre cose che si dicono allo stesso modo.

    §545 In seguito, dove scrive «È dunque evidente», adduce la conclusione voluta, la quale è eloquente di per sé [e cioè che «gli enti saranno oggetto di un’unica scienza, appunto in quanto enti»].


    Ero Narel Jarvi...

 

 
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