





Ma come sarebbe che la mia domanda suppone che ci siano dei criteri conoscitivi strutturali alla nostra mente?
Non siamo noi che conosciamo, la conoscenza non passa attraverso le nostre strutture biologiche e neurologiche, comunque le vogliamo chiamare, la conoscenza umana non è filtrata dai mezzi conoscitivi umani, come quella degli altri animali è filtrata dai loro? Come funzionerebbe allora la conoscenza, ti arriva una PEC dall’Assoluto-Universale-Necessario?
Non si tratta di ipotizzare una realtà offuscata o falsificata, si tratta di spiegare come può la prospettiva umana essere assolutamente oggettiva, cioè attingere a quelle che chiami verità assolute. Voi tomisti pensate che l’uomo coi suoi mezzi possa entrare almeno in parte nel pensiero di Dio, quindi voglio sapere come può essere assoluta la conoscenza umana, chi garantisce questo accesso all’assoluto.
Ti avevo già spiegato che non sto mettendo in dubbio la distinzione fra io e realtà esterna, quindi la tua risposta non c’entra con la mia domanda. E questa distinzione non c’entra niente nemmeno coi principi primi dell’essere, non è il loro fondamento.
Non si può parlare di principi primi dell’essere senza teorizzare l’essere e tutta l’interpretazione della realtà che ne deriva. Che la realtà sia fatta di enti, essenze ecc. è un’interpretazione metafisica della realtà, ma non è la realtà: quello di cui fai esperienza sono le cose fra cui distingui, che poi interpreti come enti: e dopo aver compiuto questo passo tu lo dimentichi, e dici: “io so che i principi primi dell’essere sono universali”. Dimenticando il momento dell’interpretazione, tu identifichi realtà e interpretazione della stessa - eppure te lo avevo già fatto notare.
Quando in ogni risposta che dai torni a parlare del principio di contraddizione, lo fai perché gli attribuisci un significato non solo logico, ma ontologico.
Non ti accorgi in questo modo che una cosa è dire che esistono le cose, un’altra del tutto diversa è dire che quelle cose “hanno l’essere”: la seconda è un’interpretazione basata sulla prima, un’interpretazione che presuppone l’idea di un principio comune del tutto, chiamato “essere”, a sua volta basato unicamente sul fatto che noi diciamo che le cose esistono, e lo possiamo dire anche col verbo essere. Siccome di tutte le cose noi diciamo che “sono”, si conclude che “l’essere” sia il principio del tutto: passaggio del tutto arbitrario dal piano delle parole al piano della realtà.
Quindi, quando tu dici che se il principio di non contraddizione non fosse una legge della realtà, le cose potrebbero essere e non essere quello che sono, commetti lo stesso errore di chi dice che senza “l’essere” le cose non potrebbero nemmeno esistere: c’è al fondo una falsa identità, una fallacia del parassita. C’è la dimenticanza di parlare già da una precisa prospettiva, quella della metafisica dell’essere.
In breve: senza fede metafisica nell’essere, niente valore ontologico del principio di non contraddizione.
Hai perso il filo. L’ambiguità dell’essere non dipende dalla pretesa di farne un principio universale, la sua ambiguità compromette quella pretesa, e quella di farne oggetto di una scienza. Problemi che non si pongono con parole come unità, molteplicità, vita, esistenza, anche qualora rimanesse un margine di ambiguità una volta data loro una definizione.
Il verbo essere esprime tutta la realtà dell'oggetto di cui si predica e la esprime totalmente.
Cioè, come già sappiamo, in uno dei suoi usi correnti il verbo essere significa esistere. Ma il fatto che noi usiamo il verbo essere per parlare della realtà non significa che il verbo essere sostantivato esprima un principio trascendentale della realtà.
Dato che di tutte le cose noi diciamo che “sono”, si conclude che “l’essere” sia il principio del tutto, passaggio del tutto arbitrario dal piano delle parole al piano della realtà.
Fallacia del parassita: il verbo essere viene usato per esprimere frasi di senso compiuto inerenti la realtà, il che non significa che sia altro che un tratto di linguaggio. E naturalmente qualunque tratto di linguaggio - per esempio il catasterismo - può essere intelligibile senza che questo implichi che abbia un appiglio al reale.
Ma come fai a dire che sono “universalmente persuasivi” e non razionalmente discutibili degli argomenti come: i miracoli, la resurrezione, le profezie, la diffusione e la santità della chiesa, la verità e la bellezza e sublimità della dottrina cristiana…? Questi argomenti sono soggettivamente persuasivi, cioè qualcuno li troverà persuasivi, e qualcun altro no.
Qui veramente dovresti rileggere la frase a cui stavi rispondendo, non aggiungo altro.
Quella di Parmenide sarà anche una severinata, fatto sta che Platone ed Aristotele la presero molto sul serio - non è colpa mia se tutta la metafisica si fonda proprio su quella opposizione originaria. Peraltro, se di fatto il discorso sull’essere non ha mai smesso di parlare di nulla, cioè di qualcosa che non è reale, questo non depone a favore di quello che dici. Lo dimostra il fatto che mi rispondi citando un testo che parla di “negazione che l’essere fa del nulla”, espressione che afferma proprio quell’opposizione fondante: reale o ideale non ha importanza, perché irrinunciabile.
Leggo che il problema del termine al-mawgud era che aveva già un suo significato nell’arabo corrente, che poteva creare ambiguità perché significava “una cosa nota, determinata”. Il neologismo luità invece non ha questo problema, è un termine del tutto vago, disponibile ad accogliere più significati e quindi perfetto per tradurre un termine equivoco come “essere”. Sono i termini che hanno un significato puntuale a porre eventualmente problemi di traduzione, non quelli vaghi. Quindi il fatto che "essere" sia stato tradotto in altre lingue non significa niente - nemmeno un arabo potrebbe spiegare cos’è la luità senza ricorrere al termine stesso, come tu non puoi spiegare cos’è l’essere senza ricorrere alla parola essere.
Perché il ricordo di una cosa non è la cosa. Se poi il sogno non può essere contraddittorio vorrà dire che non ti è mai capitato di sognare, come non ti è mai capitato di vedere le costellazioni.
Se è tutta la quantità di acqua, non è una certa, determinata quantità di acqua, per esempio un litro, così come nei vostri termini metafisici la totalità dell’essere non è un certo essere determinato.
Infatti nel normale corso delle cose diresti che uno non può essere tre, perché sarebbe contraddittorio, mentre fai eccezione per Dio. E da qui anche l’idea che la madre figlia di suo figlio non violi il pdnc. A quanto pare, per chi è onnipotente non valgono i principi primi dell’essere.
- Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.
Nietzsche, 1887


non sapendo cosa servirà in futuro qualsiasi esortazione ad abbracciare una determinata condotta "per ragioni evolutive" è purissima ideologia; del resto a nessuno viene in mente di far moltiplicare a dismisura la popolazione terrestre "perché è il modo migliore di massimizzare le mutazioni" (magari facendo vivere malissimo di stenti questa massa proliferante avente a disposizione risorse limitate, tanto il punto è solamente riprodursi a dismisura), che sarebbe la conseguenza logica assurda e grottesca della tua impostazione




non c'entra assolutamente niente (preferisco le colossali macchine da guerra contemporanee alle guerricciole primitive, se devo essere cattivista), tra l'altro io ho più fiducia nella deterrenza nucleare di quanta ne abbiamo i pacifisti spaventati che chiedono il disarmo nucleare planetario (non sospettando il ritorno delle guerre convenzionali fra potenze con decine di milioni di morti)
semplicemente quando vedo boiate mi viene spontaneo rintuzzarle; una era la fiducia di TheMeroving nei meccanismi naturali di autocorrezione (senonché l'inverno nucleare non ha effetti selettivi più "meritocratici" di un meteorite, così che è stato costretto a ripiegare su un mutamento culturale come tale molto più fragile ed esposto alla persistenza della vecchia genetica richiedente millenni di selezioni prima di "correggersi")
un'altra era la tua idea che il problema principale della guerra nucleare fossero "le radiazioni" anziché la carestia planetaria che lascia in vita una frazione della popolazione mondiale
da uno che si fa chiamare @Darwin mi sarei aspettato più severità con il confusionismo di TheMeroving quanto alla "natura che si autocorregge", ma so che ti faccio innervosire da cui lo scatto inconsulto dell'altra volta (anche se il principale motivo di nervosismo in questi anni è evidentemente il corso del mondo prescindente da me, a cominciare dal mancato sostegno decisivo all'Ucraina legato proprio alla questione nucleare di cui stiamo parlando)
probabilmente il fatto è che tu stesso dietro alle pretese di oggettività scientifica covi lo stesso mischione di facciata pseudoscientista e speranza criptoprovvidenzialistica


Nell’elaborare la loro metafisica, Aristotele e Tommaso tengono fermo o no come legge universale che ex nihilo nihil fit? Le conclusioni di Tommaso smentiscono che questo principio sia universale: se ha un’eccezione significa che non è una verità assoluta, quindi l’intero edificio poggia su un fondamento che non è necessariamente vero - e tutto può essere rimesso in discussione.
- Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.
Nietzsche, 1887


@Gunthr
Se l'edificio poggia sulla verità assoluta "ex nihilo nihil fit, virtute nihili" non cambia nulla.
Tu stai semplicemente cercando di cojonarci come hai fatto riguardo alla questione dell'ente come genere.


per l'esattezza la mia mission è mostrare quanto gli pseudo-scientisti e gli pseudo-oggettivi che fanno le pulci ai religiosi grattando dietro la facciata sicura di sé siano dei confusionari dominati dal wishful thinking; da cui la situazione per cui a Placido dici che ogni cervello è diverso (contro l'essenzialismo tomista rientrato dalla finestra in chiave biologica) e poi con me ritornano uguali (perché la morale laica non può restare in balia della diversità antropologica)


Per esempio, sul primo tentativo di cojonatura (poi eventualmente passiamo al secondo):
II. Testo 3
Commento alla Metafisica di Aristotele,
IV, 1, §535-545
§535 Quindi il Filosofo dice che l’ente, oppure ciò che è, si dice in molti modi. Ma bisogna sapere che qualcosa si predica di cose diverse in vari modi. Alle volte, secondo un concetto totalmente uguale, e allora si dice che viene predicato in modo univoco, come animale [è predicato] di cavallo e di bue. Altre volte secondo concetti totalmente diversi, e allora si dice che viene predicato in modo equivoco, come cane di una costellazione e di un animale. Altre volte ancora, secondo concetti che sono in parte diversi e in parte non diversi; diversi, infatti, in quanto esprimono diversi rapporti, e uguali in quanto questi rapporti si riferiscono a qualcosa di uno e identico; e di ciò si dice che viene predicato in modo analogo, cioè in modo proporzionale, per il fatto che ciascuno viene riferito, secondo il suo rapporto, a quell’uno.
§536 Poi, bisogna sapere che quell’uno a cui si riferiscono i diversi rapporti, nei nomi analogici, è uno in numero [leggi: in natura] e non solo secondo il concetto, come nel caso di quell’uno che viene designato da un nome univoco. E quindi Aristotele dice che l’ente, anche se si dice in molti modi, non si dice in modo equivoco, bensì in rapporto ad uno; non certo ad un uno che sia solo uno in concetto, bensì che sia uno come una certa natura. E questo risulta evidente dagli esempi dati in seguito.
§537 Così, porta un primo esempio, di quando molti si rapportano ad uno come ad un fine, come si vede nel nome sanativo o salubre. Sanativo, infatti, non si dice in modo univoco di dieta, medicina, orina e animale. Il concetto di sano, infatti, in quanto detto di dieta, consiste nel conservare la salute; in quanto detto di medicina, nel produrre la salute; in quanto detto di orina, è segno di salute; e in quanto detto di un animale, il suo concetto è l’essere ricettivo o suscettivo della salute. E quindi tutto ciò che è sanativo o sano si dice in riferimento ad una medesima salute. Perché è la stessa salute che l’animale riceve, l’orina significa, la medicina produce, e la dieta conserva.
§538 Poi porta un secondo esempio, di quando molti si rapportano ad uno come ad un principio efficiente; qualcosa infatti si dice medico perché ha l’arte della medicina […].
§539 E come nei casi suddetti, anche ente si dice in molti sensi. Tuttavia ogni ente si dice in rapporto ad un primo. Questo primo però non è un fine o un efficiente, come negli esempi precedenti, bensì un soggetto. Infatti alcune cose si dicono enti, o si dice che sono, perché hanno l’essere di per sé, come le sostanze, le quali si dicono enti nel modo principale e primario. Altre cose invece si dicono enti perché sono attributi o proprietà di sostanze, come gli accidenti propri di ogni sostanza. E certe cose si dicono enti perché sono una via alla sostanza, come le generazioni e i movimenti. Altre invece si dicono enti poiché sono corruzioni di sostanza. La corruzione infatti è una via al non-essere, come la generazione è una via alla sostanza. E poiché la corruzione termina nella privazione, come la generazione termina nella forma, le stesse privazioni delle forme sostanziali si possono dire enti. Inoltre, si dicono enti le qualità o certi accidenti, poiché sono attive o generative della sostanza, oppure lo sono delle cose dette enti secondo uno dei suddetti rapporti con la sostanza, o secondo qualsiasi altro rapporto. Inoltre, le negazioni delle cose che si rapportano con la sostanza, o anche della sostanza stessa, si dicono enti. Per questo diciamo che il non ente è non ente. Non lo si direbbe, se alla negazione in qualche modo non competesse l’essere.
§540 Ma bisogna sapere che i suddetti modi di essere si possono ridurre a quattro. Infatti uno di loro, che è debolissimo, si trova soltanto nella ragione, e cioè la negazione e la privazione, che diciamo essere nella ragione, poiché la ragione, quando afferma o nega qualcosa intorno a loro, tratta di loro come di certi enti. (Del modo in cui la negazione e la privazione si distinguono si parlerà più avanti).
§541 Un altro modo, vicino ad esso in debolezza, è quello secondo cui la generazione e la corruzione e il movimento si dicono enti. Hanno infatti qualcosa che è coinvolto con la privazione e la negazione. Il movimento infatti è atto imperfetto, come si dice nel terzo libro della Fisica.
§542 Il terzo modo non ha nulla che è coinvolto con il non-ente, però ha un essere debole, poiché non è per sé, bensì in un altro, come sono le qualità, le quantità, e le proprietà della sostanza.
§543 Il quarto modo è il più perfetto, e cioè quello che ha l’essere nella realtà senza coinvolgere privazione, e ha un essere fermo e solido, come esistente di per sé, come sono le sostanze. E a questo, come a ciò che è primo e principale, si riferiscono tutti gli altri. Infatti si dice che le qualità e le quantità sono, in quanto sono nella sostanza; il movimento e le generazioni sono, in quanto tendono alla sostanza o a una delle cose suddette; le privazioni e le negazioni sono, in quanto tolgono una delle tre cose suddette.
§544 In seguito, dove Aristotele scrive «Allo stesso modo allora», offre la premessa maggiore del […] ragionamento, affermando che spetta a un’unica scienza considerare non solo le cose che si dicono «secondo uno», ossia in base a un’unica nozione, ma anche le cose che si dicono in relazione a un’unica natura secondo diversi rapporti. Il motivo di ciò è l’unità di ciò in relazione a cui si dicono queste cose; come è chiaro che di tutte le cose curative si occupa un’unica scienza, ossia quella della medicina; e un discorso uguale va fatto per le altre cose che si dicono allo stesso modo.
§545 In seguito, dove scrive «È dunque evidente», adduce la conclusione voluta, la quale è eloquente di per sé [e cioè che «gli enti saranno oggetto di un’unica scienza, appunto in quanto enti»].