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Discussione: Fede o scienza?

  1. #13051
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    @Giò

    Se tu e Topquark volete aggiungerlo alla vostra collezione di definizioni del principio ragion sufficiente:

    "Ogni possibile o ha una ragione, o non ce l’ha (§ 10). Se ha una ragione, qualcosa è la sua ragione (§ 8). Se non ce l’ha, la sua ragione è il nulla (§ 7). Quindi ogni possibile ragione o è il nulla, o è qualcosa (§ 10). Se la ragione di un qualche possibile fosse il nulla, dal nulla sarebbe conoscibile perché esso sia (§ 14), e di qui il nulla stesso sarebbe rappresentabile e sarebbe qualcosa (§ 8): il nulla sarebbe qualcosa (§§ 14, 18). Di qui qualche possibile sarebbe impossibile (§§ 7, 8), il che è assurdo dal § 9. Quindi la ragione di ogni possibile è qualcosa, ossia ogni possibile è un razionato, vale a dire niente è senza ragione, cioè posto qualcosa viene posto qualcos'altro come sua ragione. Questa proposizione viene detta principio di ragione, che si può derivare anche dai §§ 265, 279, in parte per astrazione, in parte evitando un circolo."

    Da Metafisica di Alexander Baumgarten

    ---

    Col contributo di ChatGPT, se ancora non fosse chiaro:

    ---

    Sì, questa è una formulazione del **principio di ragion sufficiente (PRS)**, secondo l’elaborazione metafisica di **Alexander Baumgarten**. Egli segue e sviluppa la tradizione leibniziana, esponendo il PRS in un linguaggio rigoroso e deduttivo.

    Analizziamo i punti chiave:

    1. **Ogni possibile o ha una ragione o non ce l’ha** → Si introduce la dicotomia tra ciò che è fondato (ha una ragione) e ciò che non lo è.

    2. **Se ha una ragione, allora qualcosa è la sua ragione** → Nulla può essere fondato senza un fondamento positivo.

    3. **Se non ha una ragione, la sua ragione è il nulla** → Qui Baumgarten sembra prendere sul serio l’ipotesi che il nulla possa essere una "ragione".

    4. **Dimostrazione per assurdo** → Se il nulla fosse una ragione, allora sarebbe conoscibile e quindi esisterebbe, il che è contraddittorio. Quindi il nulla non può essere una ragione.

    5. **Conclusione: ogni possibile ha una ragione** → Si arriva alla formulazione classica del PRS: **"niente è senza ragione"**, ossia tutto ciò che esiste o è pensabile ha un fondamento.

    Questa è una delle formulazioni più tecnicamente rigorose del PRS, tipica della **Scuola Leibniz-Wolffiana**, e conferma che Baumgarten lo riteneva un principio necessario e derivabile logicamente.


    Ero Narel Jarvi...

  2. #13052
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    @Giò

    Se tu e Topquark volete aggiungerlo alla vostra collezione di definizioni del principio ragion sufficiente:

    "Ogni possibile o ha una ragione, o non ce l’ha (§ 10). Se ha una ragione, qualcosa è la sua ragione (§ 8). Se non ce l’ha, la sua ragione è il nulla (§ 7). Quindi ogni possibile ragione o è il nulla, o è qualcosa (§ 10). Se la ragione di un qualche possibile fosse il nulla, dal nulla sarebbe conoscibile perché esso sia (§ 14), e di qui il nulla stesso sarebbe rappresentabile e sarebbe qualcosa (§ 8): il nulla sarebbe qualcosa (§§ 14, 18). Di qui qualche possibile sarebbe impossibile (§§ 7, 8), il che è assurdo dal § 9. Quindi la ragione di ogni possibile è qualcosa, ossia ogni possibile è un razionato, vale a dire niente è senza ragione, cioè posto qualcosa viene posto qualcos'altro come sua ragione. Questa proposizione viene detta principio di ragione, che si può derivare anche dai §§ 265, 279, in parte per astrazione, in parte evitando un circolo."

    Da Metafisica di Alexander Baumgarten

    ---

    Col contributo di ChatGPT, se ancora non fosse chiaro:

    ---

    Sì, questa è una formulazione del **principio di ragion sufficiente (PRS)**, secondo l’elaborazione metafisica di **Alexander Baumgarten**. Egli segue e sviluppa la tradizione leibniziana, esponendo il PRS in un linguaggio rigoroso e deduttivo.

    Analizziamo i punti chiave:

    1. **Ogni possibile o ha una ragione o non ce l’ha** → Si introduce la dicotomia tra ciò che è fondato (ha una ragione) e ciò che non lo è.

    2. **Se ha una ragione, allora qualcosa è la sua ragione** → Nulla può essere fondato senza un fondamento positivo.

    3. **Se non ha una ragione, la sua ragione è il nulla** → Qui Baumgarten sembra prendere sul serio l’ipotesi che il nulla possa essere una "ragione".

    4. **Dimostrazione per assurdo** → Se il nulla fosse una ragione, allora sarebbe conoscibile e quindi esisterebbe, il che è contraddittorio. Quindi il nulla non può essere una ragione.

    5. **Conclusione: ogni possibile ha una ragione** → Si arriva alla formulazione classica del PRS: **"niente è senza ragione"**, ossia tutto ciò che esiste o è pensabile ha un fondamento.

    Questa è una delle formulazioni più tecnicamente rigorose del PRS, tipica della **Scuola Leibniz-Wolffiana**, e conferma che Baumgarten lo riteneva un principio necessario e derivabile logicamente.
    Mi pare che il ragionamento di Baumgarten sia criticabile da Tommaso che osserverebbe che tra ogni possibile c’è anche Dio la cui esistenza è evidente in sé, nella sua essenza, ma non è evidente a noi.
    E’ un errore mettere Dio come un ente tra gli enti, poiché è un ente speciale la cui ragione non è in qualcosa ma in sé, ed è perciò la ragione di qualcosa. Quindi il ragionamento del filosofo leibniziano non dovrebbe dirsi valido per ogni possibile.
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA LIBERA SENZA CONTROLLO.
    Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
    “Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


  3. #13053
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Mi pare che il ragionamento di Baumgarten sia criticabile da Tommaso che osserverebbe che tra ogni possibile c’è anche Dio la cui esistenza è evidente in sé, nella sua essenza, ma non è evidente a noi.
    E’ un errore mettere Dio come un ente tra gli enti, poiché è un ente speciale la cui ragione non è in qualcosa ma in sé, ed è perciò la ragione di qualcosa. Quindi il ragionamento del filosofo leibniziano non dovrebbe dirsi valido per ogni possibile.
    @emv

    L'osservazione è pertinente, ma il filosofo leibniziano (per adesso) risponde con due parole: causa sui.


    Ero Narel Jarvi...

  4. #13054
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    @Gunthr

    Tanto per la cronaca, poco prima del diluvio (questo è il manuale che usava Kant quando insegnava Metafisica), la situazione era chiara:

    ---

    "La CREAZIONE PER EMANAZIONE sarebbe l’attuazione dell’universo a partire dall'essenza di Dio; tramite una creazione di questo tipo

    1) il mondo non verrebbe posto in atto dal nulla (§ 926), infatti l’essenza di Dio è un ente necessario (§§ 109, 816), il che urta il § 926.

    2) L'in­tera essenza di Dio, o una sua parte, || potrebbe venir mutata nell'uni­verso (§ 370), il che urta il § 839.

    3) Una parte di Dio sarebbe posta al di fuori di Dio (§ 388), e Dio sarebbe un composto (§ 225), il che urta il § 838.

    E così risulta chiaro in più modi che la creazione per emana­zione è impossibile (§ 7)."

    Da Metafisica di Alexander Baumgarten

    ---

    Chi vuole sapere esattamente cosa viene urtato può comprarsi la recente versione tradotta da Gualtiero Lorini, a me (in questa sede) premeva solo indicare lo stato dell'arte.


    Ero Narel Jarvi...

  5. #13055
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se un singolo individuo decide di non agire in una determinata situazione, è causa della sua condotta oppure no?
    Qui l’individuo in questione è la causa prima. Una causa che decide di non essere causa è una contraddizione, un individuo qualsiasi che decide di non fare qualcosa invece no. Per avere la stessa situazione dovresti immaginare un individuo che decide di non essere individuo.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Noi affermiamo che Dio è "causa prima" proprio perché è a partire da quelli che scopriamo essere i suoi effetti che ci rendiamo conto che gli enti contingenti e mutevoli hanno bisogno per esistere non di una causa qualsiasi, bensì di qualcosa di assolutamente necessario, la cui esistenza è totalmente indipendente. In altre parole, la "causa prima" risulta tale in quanto incausata, immutabile, indiveniente. Sostenere che la "causa prima" non esisterebbe senza i suoi effetti significa perdere di vista ciò che noi scopriamo nel ragionamento che ci porta alla conclusione che è necessario che ci sia. Infatti, più correttamente, si dovrebbe scrivere: "Noi non diremmo Dio causa prima se non avesse prodotto i suoi effetti" per la semplice ragione che noi non ci saremmo e quindi non potremmo scoprire l'esistenza dell'Indiveniente tramite i suoi effetti. Ma l'Indiveniente è tale proprio perché esiste a prescindere da ogni divenuto o diveniente, cioè da ogni effetto possibile.
    Lo so che vuoi dire che Dio esisterebbe anche senza aver creato, ma la causa prima non esiste senza i suoi effetti: qualunque cosa sia, diventa causa nel momento che produce degli effetti, non prima, quindi non è indiveniente.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se vuoi falsare il senso del paragone, puoi metterla in questi termini. Ma, a questo punto, posso rilanciare mettendo da parte la fonte e facendoti notare che l'acqua resta tale a prescindere dal fatto che sia versata o meno nei contenitori vuoti. Ribaltare le frittate non serve.
    Non mi sembra di aver falsato il tuo paragone, in cui la fonte rappresentava la causa prima. Se la fonte si può mettere da parte, devi riformularlo.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Invece ho replicato, facendoti notare che la Vanni Rovighi ha già esposto nelle pagine precedenti il ragionamento che porta alla conclusione necessaria che Dio esiste, quindi in quel punto del testo si è già certi che "il ragionamento che risale dalle cose ad un Creatore" c'è e che non è sbagliato.
    Anche se il ragionamento di Rovighi fosse corretto, siamo certi che non è sbagliata la logica constatazione che non c’è causa senza effetto, e viceversa. E quella constatazione non si accorda col ragionamento di Rovighi, perché causa, motore e creatore diventano tali a partire da un certo punto. Non si tratta solo della “conoscenza che ne abbiamo noi”.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non c'è nulla di contraddittorio nel dire che Dio crea tutte le cose e tutto di ogni cosa senza presupposto alcuno. Risulterebbe contraddittorio se si intendesse Dio come se fosse un fenomeno o un ente fisico qualsiasi.

    Se sei serio, è l'ulteriore prova che non hai minimamente colto il punto. È proprio la contingenza e la mutevolezza delle cose a rendere impossibile la comparsa degli enti dal nulla, se non in virtù della Prima causa incausata, del Primo motore immobile, dell'Indiveniente, con un atto che trascende l'ordine naturale.
    Ti sbagli, dalla contingenza e dalla mutevolezza delle cose si risale (secondo Aristotele) alla necessità di una causa prima - mentre alla necessità che gli enti non compaiano dal nulla si arriva tramite l’opposizione originaria, constatando che l’essere non può venire dal nulla. Questa constatazione precede, ed è alla base dell’altro ragionamento, perché se si ammettesse che gli enti possono comparire dal nulla, cadrebbe la necessità di una causa prima. Ma non cadrebbe certo la loro contingenza e mutevolezza, che sarebbe anzi confermata, essendo liberi gli enti di prodursi dal nulla e mutare in modo del tutto incontrollato e imprevedibile. Nella visione tomista invece si introduce la creazione dal nulla ad opera di Dio, che grazie ai suoi poteri soprannaturali può realizzare l’impossibile, ma resta da spiegare come mai le cose non possono comparire dal nulla, pur essendo state fatte comparire dal nulla al principio.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  6. #13056
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    @Gunthr
    Secondo me tu riveli il tuo retropensiero, da Dio può originare solo un altro Dio; lo penso perché dici di guardare agli effetti e lo colleghi con il concetto di assoluto: non ha senso parlare di Causa prima perché gli effetti sono della stessa sostanza, cioè tutto è Dio. È così?
    No, è più semplice: parlare di causa in senso assoluto = parlare di causa senza che ci siano degli effetti, o prima che ci siano degli effetti. "Absolutum" nel senso di “non vincolato/sciolto da”, mentre causa ed effetto si implicano a vicenda.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  7. #13057
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non è priva di senso proprio perché indica che le cose - cioè, gli enti - sono reali in quanto hanno caratteristiche proprie che le rendono tali (essentia) ed al tempo stesso sono in atto (actus essendi) secondo le modalità delle categorie, illustrate dallo Stagirita ed approfondite dall'Aquinate.

    La frase di Berti non è affatto scorretta. Se io scrivo "Socrate è uomo", questo significa che l'essere di Socrate non è qualcosa di vago e generico, ma che si concreta nell'umanità, nel fatto di essere umano. Siamo sempre nell'ambito del linguaggio e dei significati che esprime? Il linguaggio "serve" proprio per esprimere significati ed il punto è se questi significati sono reali - ossia riguardano la realtà - oppure no.

    Ma cosa devo rispondere ad un discorso che parte da una rappresentazione errata della posizione che pretende di criticare? Me lo spieghi?

    Ora, appurato che l'esse commune rerum non è inteso dal tomismo come "qualcosa di esistente di per sé", per quale ragione si dovrebbe negare che la nozione di "essere" è trascendentale? Ricordiamo ancora una volta che cosa s'intende con il concetto di "nozione trascendentale": nozione che è compresa in ogni altra nozione in quanto è più estesa di qualsiasi categoria.

    Ma questo, in fondo, lo sai anche tu, anche se ti costa ammetterlo: perché scrivere che la nozione di "essere" ha "significato (...) di portata più generale" degli altri concetti? Questo è un modo come un altro per dire - cito nuovamente la Vanni Rovighi - che "la nozione di essere trascende le categorie", ossia che "tale nozione è più ampia, più estesa, di qualsiasi categoria; e per questo è compresa in ogni altra nozione" (Sofia Vanni Rovighi, Elementi di filosofia, II, p. 14).

    Dire che questo è un "semplice concetto fra gli altri da noi elaborati" non è un'obiezione: ammesso che sia un concetto (e chi lo nega? È da pagine che sto ripetendo che l'"essere", inteso come esse commune rerum, è una nozione - o concetto - trascendentale), si dovrebbe capire se è un concetto che indica qualcosa di "fantastico", un po' come i concetti di "sarchiapone", "chimera", "unicorno", "snaso", "elfo" aut similia, oppure no. Come dimostrato sopra, non è questo il caso: altrimenti non sarebbe possibile ricondurre al concetto di "essere" ogni cosa e tutto di ogni cosa.

    Perciò, inizio a sospettare che, siccome accanto alla parola "nozione" leggi l'aggettivo "trascendentale" ti parte l'embolo ontofobo perché "trascendentale" ti sembra somigliante all'aggettivo "trascendente", che ovviamente può richiamare a qualcosa di divino, altro oggetto delle fobie di voi laicisti. Il dubbio mi viene perché, più la si approfondisce, più la tua posizione appare insensata e priva di qualsiasi ragione, anche latamente intesa. Ed il dubbio si rafforza perché, anziché usare l'espressione corretta "nozione trascendentale", parli dell'"essere" nei termini di un "principio trascendentale", espressione che, tanto per cambiare, nel contesto del discorso può risultare ambigua e fraintendibile.
    Se dici che Dio ha dato l’essere alle cose e le cose esistono perché hanno l’essere, stai affermando che l’essere è qualcosa che permette alle cose di esistere. Quando dici che l’essere è un concetto che non indica qualcosa di fantastico, intendi dire che indica qualcosa di reale. E questo qualcosa sarebbe l’esistenza. Ma l’esistenza non è qualcosa, come non lo sono la bianchezza, la leggerezza, la bruttezza, che non esistono se non come oggetti mentali, nel momento in cui qualcuno li pensa. Le cose esistono indipendentemente da noi, l’esistenza no.

    Nel linguaggio corrente, l’essere è un verbo con cui possiamo dire che le cose esistono. E fin qui, niente di strano.

    Nel linguaggio metafisico invece dite che le cose esistono perché hanno l'essere, cioè hanno l’esistenza.
    La differenza è già palese nell’astrusità di questa espressione, e solo chi soffre di ontomania terminale non si accorge immediatamente che qualcosa non va.

    Cioè l’esistenza non sarebbe un semplice concetto, ma sarebbe ciò grazie a cui le cose esistono. Che è come dire: la bianchezza è ciò grazie a cui le cose appaiono bianche. Tu rispondi: ma è un fatto che le cose esistono. Bene, ma che alcune cose appaiono bianche è anche questo un fatto, il che però non rende sensato il trasformare il concetto di bianchezza in principio dell’apparire bianco.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Leggiamo cosa scrive nelle righe successive la Vanni Rovighi, perché ci aiuta ulteriormente a capire perché la nozione di "essere" è trascendentale: "Il concetto di essere è implicito non solo nei concetti delle cose, ma anche nei concetti delle determinazioni, delle qualità delle cose e quindi, a differenza degli altri concetti, è predicato di qualsiasi realtà. Animale, per es., si predica di uomo, gatto, cane, ma non della razionalità dell'uomo, del colore del gatto, della fedeltà del cane. Essere invece si predica di animale, di uomo, di cane, ecc., ma anche della razionalità dell'uomo, della fedeltà del cane, ecc." (ibidem).

    In conclusione, la nozione di "essere" si riferisce ad ogni aspetto dei soggetti dei quali si predica, sebbene in termini generalissimi. La parola "essere" indica il concetto del fondamento di ciò che accomuna universalmente e necessariamente ogni cosa e tutti gli aspetti possibili di ogni cosa. Ecco perché, come ho scritto nel post precedente, la nozione di "essere" è una nozione che "copre" le cose, la natura delle cose, la qualità delle cose, la quantità delle cose, l'azione delle cose, il patire o subire delle cose, le relazioni delle cose, il luogo delle cose ed il tempo delle cose, come mise in evidenza Aristotele trattando le categorie.
    E questo è esattamente quello che ho detto io: l’essere si predica, si dice, di ogni cosa, cioè siccome di ogni cosa noi diciamo che esiste, allora un qualcosa chiamato “essere” sarebbe “il fondamento di ciò che accomuna universalmente ogni cosa”. Ma non c’è niente che realmente accomuna tutte le cose, se non il fatto che noi diciamo che esistono. Senza le nostre predicazioni di esistenza, le cose, irriducibilmente diverse le une dalle altre, non hanno proprio niente in comune.

    Dove sono i fatti a questo punto? Quali fatti si possono invocare per dire che l’essere non è solo un concetto, ma è il principio del tutto? Nessuno: che esistono determinate cose, e che determinate cose appaiono bianche sono fatti, mentre l’essere e la bianchezza non sono fatti, ma astrazioni, che fino a prova contraria non hanno nessuna realtà al di fuori della mente che le pensa.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Che cumulo di sciocchezze. Noi diciamo che ogni cosa è uguale a se stessa proprio perché è ciò che constatiamo nella realtà esterna. Noi formuliamo - nella mente e nel parlato o nello scritto - certi giudizi conseguentemente a ciò che cogliamo nella e della realtà. Noi diciamo che una cosa, per essere tale, dev'essere incontraddittoria non perché è la sola condizione che ci permette di pensarla o di discorrerne (oralmente o per iscritto), ma perché noi rileviamo che quella è la condizione necessaria ed universale della realtà medesima. L'incontraddittorietà dell'ente è la sola condizione che ci permette di pensarlo e di parlarne perché, preliminarmente, constatiamo che l'incontraddittorietà dell'ente è la condizione oggettivamente universale e necessaria della realtà. È falso, pertanto, dire che noi consideriamo realmente incontraddittorio l'ente, in modo necessario ed universale, solo perché è il solo modo che abbiamo per pensarlo e per parlarne. È, come appena detto, esattamente il contrario.
    Le tue solite chiacchiere. Le qualifiche di “contraddittorio” e “incontraddittorio” spettano al discorso o al ragionamento, non alla realtà, che non parla e non pensa, e quindi non può contraddirsi, né essere contraddittoria o incontraddittoria. L’espressione “la realtà è incontraddittoria” non ha senso se non all’interno dell’ontologia, se non presupponendo l’interpretazione metafisica della realtà, a cui infatti tu devi ricorrere per spiegarla, parlando di enti incontraddittori. Noi non rileviamo affatto “l'incontraddittorietà dell'ente come condizione oggettivamente universale e necessaria della realtà”, noi rileviamo questa o quella cosa, poi nella speculazione metafisica l’esistere diventa essere, le cose diventano enti, alla realtà si attribuiscono qualità che spettano al discorso, e il principio di non contraddizione diventa legge della realtà invece che semplice principio della logica.
    Se io dico “il sole non è la luna”, oppure “il sole è il sole”, sto usando il linguaggio corrente per esprimere nel primo caso una considerazione di senso comune, nel secondo una tautologia. Che senso ha invece dire “il sole è incontraddittorio”? Nessuno, se non presupponendo che il sole sia un ente, e quindi presupponendo l’essere, l’ontologia aristotelica, e dunque l’interpretazione metafisica della realtà.

    Quindi, proprio come essere, enti, essenze, sostanze e compagnia, anche l’espressione “la realtà è incontraddittoria” appartiene al circo metafisico, e non ha significato al di fuori di esso. E questo è tutto.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Quindi la fisica dice che un atomo può essere ed insieme non essere un atomo sotto il medesimo aspetto?
    La biologia dice che una cellula può essere ed al tempo stesso non essere una cellula sotto lo stesso aspetto?
    La medicina dice che il cancro può essere ed al tempo stesso non essere una malattia?
    E potrei andare avanti all'infinito per farti vedere che nessuna disciplina scientifica possa veramente fare a meno del pdnc.
    Le scienze fanno a meno del significato ontologico di quel principio proprio perché fanno a meno dell’ontologia e della metafisica. È privo di senso parlare di significato ontologico del pdnc al di fuori del discorso sull’essere. Un atomo è un atomo, non è la metafisica a insegnarcelo, la metafisica si limita a specularci sopra. E infatti le scienze prosperano pur essendosi lasciate alle spalle l’essere e i suoi “principi”, dimostrando che questa disciplina dell’universale e necessario… non è necessaria.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Te lo ribadisco un'altra volta: noi sappiamo perché gli animali vedono gli oggetti solo di certi colori e non di altri, così come sappiamo perché sentono suoni che noi non riusciamo ad ascoltare. Quindi, non c'è una "sommatoria delle prospettive": c'è la realtà, di cui noi cogliamo determinati aspetti, in un certo modo, e di cui gli animali ne colgono altri, in un altro modo; e noi sappiamo il perché di entrambi. Sappiamo sia quando, nella conoscenza animale, c'è un effetto "distorsivo" nella visione di determinati colori sia quando, invece, la conoscenza animale riesce a sentire ciò che noi, da soli, non saremmo in grado di cogliere. Perciò, non c'è pericolo che, ad es., un oggetto, che noi vediamo di colore "rosso" e che un gatto vede di colore "giallo", possa essere effettivamente entrambi (cioè rosso e giallo) insieme e sotto il medesimo aspetto.
    Cosa c’entra che noi sappiamo come funziona? Se non tutti i soggetti colgono la stessa realtà allo stesso modo, e nessuno può entrare nell’esperienza dell’altro, come fai a dire che la realtà non è una somma delle diverse prospettive, ed è invece solo e oggettivamente ciò che cogliamo noi?


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non confondere le acque. Io ho detto che, siccome ci sono e sono razionalmente conoscibili principi morali universalmente vincolanti sulla base dei quali ogni essere umano deve agire, il fatto che nel Corano siano riportati insegnamenti difformi da questi principi lo squalifica in partenza, cioè lo rende non credibile. Ed ho aggiunto che, essendo credibili le testimonianze riportate nei Vangeli, ne consegue che quanto le contraddice non può che esser falso.
    Anche nella bibbia ci sono insegnamenti difformi da questi principi, e infatti voi, sulla base di ciò che credete, ne date un’interpretazione figurale. E allo stesso modo, in una prospettiva islamica, essendo credibile il corano, se qualcosa nel cristianesimo lo contraddice non può che essere falso. D’altra parte per stabilire questi principi razionalmente conoscibili il tomismo esclude qualunque posizione inconciliabile con la rivelazione, quindi il cerchio si chiude nel segno della fede.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Ti stai arrampicando sugli specchi: ammetto senza problemi che, nel sogno, le identità non si presentino sempre nitide e definite come nella veglia, ma questo non significa che siano in se stesse contraddittorie. Sostenerlo è un non sequitur. In secondo luogo, tu parli di "esperienza", ma di quali esperienze parli se non c'è nulla che le provi, nel senso più generale che può avere il concetto di "prova"?
    Dovresti ammettere anche che fra il sonno e la veglia ci sono altre differenze, non pensi? E che nel sonno non sono all’opera le stesse facoltà della mente e della ragione, e che magari è per questo che distinguiamo fra sogni e realtà. Che senso ha insistere a ricondurre i sogni a manifestazioni razionali, rispettose del pdnc? È pura follia, lo fai solo perché devi cercare di contestare a prescindere quello che dico.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  8. #13058
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    @Gunthr

    Tanto per la cronaca, poco prima del diluvio (questo è il manuale che usava Kant quando insegnava Metafisica), la situazione era chiara:

    ---

    "La CREAZIONE PER EMANAZIONE sarebbe l’attuazione dell’universo a partire dall'essenza di Dio; tramite una creazione di questo tipo

    1) il mondo non verrebbe posto in atto dal nulla (§ 926), infatti l’essenza di Dio è un ente necessario (§§ 109, 816), il che urta il § 926.

    2) L'in­tera essenza di Dio, o una sua parte, || potrebbe venir mutata nell'uni­verso (§ 370), il che urta il § 839.

    3) Una parte di Dio sarebbe posta al di fuori di Dio (§ 388), e Dio sarebbe un composto (§ 225), il che urta il § 838.

    E così risulta chiaro in più modi che la creazione per emana­zione è impossibile (§ 7)."

    Da Metafisica di Alexander Baumgarten

    ---

    Chi vuole sapere esattamente cosa viene urtato può comprarsi la recente versione tradotta da Gualtiero Lorini, a me (in questa sede) premeva solo indicare lo stato dell'arte.
    E se la creazione per emanazione fosse impossibile, in qualche modo dovrei preoccuparmi? Forse scrivi queste cose perché pensi che io stia dalla parte di Plotino, ma secondo me anche lui sognava. Semplicemente non incontrava i problemi di cui stiamo parlando, perché per lui l’Uno era al di sopra dell’essere.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  9. #13059
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    E se la creazione per emanazione fosse impossibile, in qualche modo dovrei preoccuparmi? Forse scrivi queste cose perché pensi che io stia dalla parte di Plotino, ma secondo me anche lui sognava. Semplicemente non incontrava i problemi di cui stiamo parlando, perché per lui l’Uno era al di sopra dell’essere.
    @Gunthr

    Evidentemente incontrava altri problemi, ma qui stiamo cercando di capire cosa sia più plausibile.


    Ero Narel Jarvi...

  10. #13060
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    No, è più semplice: parlare di causa in senso assoluto = parlare di causa senza che ci siano degli effetti, o prima che ci siano degli effetti. "Absolutum" nel senso di “non vincolato/sciolto da”, mentre causa ed effetto si implicano a vicenda.
    Ma la causa prima non è assoluta. Altrimenti sarebbe causa unica. Una causa senza una sequela.

    E Dio che è assoluto. Il suo essere causa prima è il suo porsi in rapporto. E uso il termine nel senso anche di divisione, qualcosa dovrebbe suggerirti.
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA LIBERA SENZA CONTROLLO.
    Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
    “Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


 

 
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